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London Fields

By

Publisher: Random House Group Ltd

3.7
(171)

Language:English | Number of Pages: 480 | Format: eBook | In other languages: (other languages) Spanish , Italian , French , Dutch

Isbn-13: 9781409028710 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Hardcover , Audio Cassette , Library Binding , Others

Category: Fiction & Literature

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Book Description

There is a murderer, there is a murderee, and there is a foil.





Everyone is always out there searching for someone and something, usually for a lover, usually for love. And this is a love story.





But the murderee - Nicola Six - is searching for something and someone else: her murderer. She knows the time, she knows the place, she knows the motive, she knows the means. She just doesn't know the man.





London Fields is a brilliant, funny and multi-layered novel. It is a book in which the narrator, Samson Young, enters the Black Cross, a thoroughly undesirable public house, and finds the main players of his drama assembled, just waiting to begin. It's a gift of a story from real life...all Samson has to do is write it as it happens.

Sorting by
  • 1

    Il bullo è la pupa, il secchione è un pupattolo, il bullo vuole diventare Carlo Conti o Ricki Memphis. Poi quello che non ti aspetti accada di nuovo accade di nuovo, ovvero lo scrittore ci mette lo zampino sebbene si rida bene solo quando resta al largo.

    Di Martin Amis volevo leggere ‘Money’. Poi la persona che mi ha suggerito il bel romanzo “Lo schiaffo”, di Christos Tsiolkas, mi scrive “Già che ci sei, leggiti London Fields di Martin Amis, che in it ...continue

    Di Martin Amis volevo leggere ‘Money’. Poi la persona che mi ha suggerito il bel romanzo “Lo schiaffo”, di Christos Tsiolkas, mi scrive “Già che ci sei, leggiti London Fields di Martin Amis, che in italiano non so come l’abbiano tradotto.” Perché la persona ha letto in originale sia “Lo schiaffo” – godendoselo enormemente dippiù – sia London Fields, quindi io spero che Amis in originale renda di più, lo spero per Amis.

    Verso Amis avevo una aspettativa alta, perciò mi è piaciuta l’idea di leggerne un libro che non fosse quello al quale mi ero preparato io. “London Fields” non mi è piaciuto per niente dopo la cinquantesima pagina, però, e mi dispiace per chi me l’ha consigliato più che per Martin Amis e per chi lo traduce – in italiano ha uno stile rumoroso e incoerente, ciarliero e inessenziale, per dirlo con un termine tecnico prelevato di forza dalla critica postmoderna: cazzaro con la solita scusa pallosa della libertà formale e della trasformazione del romanzo (ben venga se da cavalluccio marino lo si tramuta in un pegaso con l’extra di un corno di unicorno, ma se un asino sardo lo riduci a un dondolo di peluche, il peluche potrà avere i bottoncini degli occhi fosforescenti quanto vuoi e lo stereo cablato nel pancino e il bottoncino per esplodere facendo una strage in un’area circostante di cento metri di raggio, ma l’asino sardo batte il dondolo di peluche dieci a zero, non c’è titubanza buridaniana alcuna).

    La prima pagina mi aveva ben predisposto, con Amis che ragiona sul titolo scelto: di solito gli scrittori che scrivono una pagina sul titolo del loro romanzo sono bravi. Il blaterio dello stile è stato immediato, ma se il tuo personaggio narrante è uno scrittore inferiore e logorroico passi anche questo, seppure a me i romanzi dove gli scrittori raccontano di uno scrittore alle prese con il suo romanzo mettono subito la nausea, è come mangiare un panino con dentro dei wurstel imbottiti di panini coi wurstel: ma dammi direttamente il ripieno e tieniti il resto! Cosa me ne devo fare di te e del racconto inventato del tuo processo di invenzione? Ancora con le menate la-letteratura&la-vita… Che poi alla faccia della rivoluzione strutturale: nelle venti o trenta pagine lo scrittore di Amis racconta il tutto-per-tutto dei tre personaggi principali (uno più pupazzato dell’altro, e non ce ne è uno tra i secondari che superi lo stadio di scarabocchio fatto-per-ridere), toh che pozzo di onniscienza, manco nella Bibbia la voce narrante è così informata, ogni tanto si perde un fratello o un figliuol prodigo.

    Poi Amis vorrebbe tirare avanti per 600 pagine giocando sul come lo fa tirare la femmina a uno dei due maschi, quello medioricco, l’estremamente mediocre, mentre l’altro maschio, quello cattivomicatanto, il bullo da blockbuster, si fa tutte le altre femmine tranne lei, che per riparare all’insulsaggine generale devi figurartela come una Scarlet Johansson che è un po’ l’ossessione nell’immaginario di parecchi scrittori anche italiani tra gli altri. Io lo so dove te lo tirerei, questo romanzo spurgante, che si accumula, che blatera, che a me non ha fatto divertire nemmeno una volta: Londra Duemila meno Uno e dovrei trovare simpatici i ragionamenti tra sesso anale e sole nero di una stella binaria che si fa una col nome ridicolo a uso fonetico di Nicola Six? Mi ha fatto lo stesso effetto de “Lamento di Portnoy” di Roth: una barzelletta che avrà fatto ridere una ventina o trentina di anni prima che nascessi io. Nel sesso utilizzato come provocazione non c’è più niente di provocante se lo sbirulinizzi pure, seicento pagine e non chiama mai il cazzo cazzo, soltanto verso il finalissimo c’è una mano su un pene: tadaaaa. È una commediola da tinello, non porta dentro niente se non trovate da satira al telegiornale. Troppo poco, spacciato per tantissima roba.

    In “London Fields” non c’è un romanzo, c’è una sperimentazione strutturale non riuscita, un pastone, un voler giocare con la letteratura ma in letteratura è il linguaggio che deve giocare a acchiapparello con il non-linguaggio, non è un rimpallo di generi, perché se mischi il giallo con il rosa con il rosso con il nero comunque nient'altro che un colore da etichettare otterrai: color Amis acido. La letteratura è incolore, ovvero invisibile agli occhi, nasce da tonalità tutte sue, non è il risultato industriale di un ulteriore raffinamento delle vernici a magazzino. È il riflesso dell’esistente attraverso chi lo deforma attraversandolo, se comincia a essere il riflesso di un riflesso di un riflesso diventa un hobby per affezionati, e a quel punto preferisco il giardinaggio.

    Amis, per come è tradotto (facile così: quando un libro è bello, è bravo lo scrittore, quando è brutto, sarà stato scarso il traduttore) è uno che si dà l’aria di saper scrivere e di poter scrivere perciò quello che gli pare senza ancor dato prova della sua bravura, perciò la sua scrittura manca d’ariosità, di brio autentico, di maestria che per essere tale non deve dare nemmeno il pensiero della sua presenza. In Amis c’è scimmiottamento, iperbolismo, demenzialità ricercata, c’è soprattutto la vistosa fatica di ottenere una voce riconoscibile, di reiterarla, di confermarla, e seicento pagine così sanno ormai di dilettantismo secondo cui o la va o la spacca, ma non va e manco spacca.

    Prima di “London Fields” avevo letto un po’ di poeti e qualche romanzo fantasy per ragazzini, quindi il doveroso dubbio me lo sono posto “Martin Amis è un nome della letteratura contemporanea, vuoi vedere che sono io a essermi smosciato? L’ultimo romanzo contemporaneo importante letto è stato ‘La collina’ di Assaf Gavron, circa una settimana fa: basta una settimana di letture più frivole per perdere l’allenamento alla scrittura eccellente? È un mesetto che non leggo qualcosa di competitivo come ‘Suttree’ di McCarty. Mi rimetto alla prova: leggo “Gli esordi” di Moresco o qualcosa di Vollman?”

    Infine ho deciso per una rilettura di ‘Vendita galline km 2’ di Busi. E lo spasso della impietosa letteratura contemporanea mi sono ricordato subito cos’è. Non è ‘London Fields’ di Martin Amis, naaaaah.

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  • 4

    Relaciones perversas

    Una de las características de Martin Amis es que no quiere a sus personajes, no se salva prácticamente ninguno y en Campos de Londres todos son malvados o cuando menos tontos. La historia trata de un ...continue

    Una de las características de Martin Amis es que no quiere a sus personajes, no se salva prácticamente ninguno y en Campos de Londres todos son malvados o cuando menos tontos. La historia trata de un asesinato que aún no se ha cometido, la trama es complicada porque el asesino no sabe que lo es y la víctima es la que lo organiza todo. El ambiente es constantemente agobiante y a veces te darán ganas de tirar la novela porque no soportas a sus protagonistas, pero también está cargada de ironía y humor negro. Reconozco que Martin Amis no estará entre mis escritores ingleses favoritos, tampoco me acabó de convencer Dinero, pero esta es una gran novela con una trama poderosa e inteligente, unos personajes desagradables pero bien construidos y con un desarrollo original y sorprendente, y probablemente un mensaje importante aunque difícil de captar.

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  • 4

    Libro solido e non banale, ma siamo lontani dallo scoppietante "Money". Sono indecisa fra tre e quattro stelle. Vabbè, facciamo 4. Ma verso Martin sono in credito di mezza stellina.

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  • 3

    Estenuante. I personaggi sono molto divertenti, ma la prosa è veramente un po' pesante. O sono io che non sono abbastanza intellettuale? L'atmosfera oscilla tra la farsa e la tragedia, un'ambiguo scen ...continue

    Estenuante. I personaggi sono molto divertenti, ma la prosa è veramente un po' pesante. O sono io che non sono abbastanza intellettuale? L'atmosfera oscilla tra la farsa e la tragedia, un'ambiguo scenario dove recitano personaggi eccessivi e alla lunga abbastanza insopportabili. Mi è piaciuto il ruolo del narratore che si immerge nel racconto e dialoga con i suoi personaggi. Alla fine sono loro a prendere il sopravvento, in tutti i sensi.

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  • 5

    Citazione

    Forse perché schiavi della forma, gli scrittori non tengono il passo con la mancanza di forma contemporanea. Scrivono di una realtà vecchia, in un linguaggio che è anche più vecchio. Non sono le parol ...continue

    Forse perché schiavi della forma, gli scrittori non tengono il passo con la mancanza di forma contemporanea. Scrivono di una realtà vecchia, in un linguaggio che è anche più vecchio. Non sono le parole sono i ritmi del pensiero. In questo senso tutti i romanzo sono storici.

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  • 4

    Amis ha qui cercato di scrivere il suo romanzo "totale" e definitivo, mettendo al centro della narrazione Londra e la solita (per lui) torma di personaggi dal nome "che indirizza". alcune pagine sono ...continue

    Amis ha qui cercato di scrivere il suo romanzo "totale" e definitivo, mettendo al centro della narrazione Londra e la solita (per lui) torma di personaggi dal nome "che indirizza". alcune pagine sono eccellenti, la scrittura come sempre ispiratissima - da altre parte e dal punto di vista della pura struttura dle romanzo si eccede in lungaggini che un pó appesantiscono l´effetto complessivo. insomma bello ma a volte noioso - oppure noiosetto ma sostanzialmente bello

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  • 3

    Diverse volte si ride, Amis propone sempre la sua scrittura ricca e speziata, ma la tira troppo in lungo, la parte "catastrofista" rimane piuttosto arida, e la sensazione generale alla fine è abbastan ...continue

    Diverse volte si ride, Amis propone sempre la sua scrittura ricca e speziata, ma la tira troppo in lungo, la parte "catastrofista" rimane piuttosto arida, e la sensazione generale alla fine è abbastanza di inessenziale. Se ne può fare a meno.

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