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L'opera al nero

By Marguerite Yourcenar

(3635)

| Paperback | 9788807810626

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Book Description

È questa la storia di un personaggio immaginario, Zenone, medico, alchimista, filosofo, dalla nascita illegittima a Bruges nei primi anni del Cinquecento fino alla catastrofe che ne conclude l'esistenza.
Il destino, il pensiero del personaggio s Continue

È questa la storia di un personaggio immaginario, Zenone, medico, alchimista, filosofo, dalla nascita illegittima a Bruges nei primi anni del Cinquecento fino alla catastrofe che ne conclude l'esistenza.
Il destino, il pensiero del personaggio sono ispirati al grande chimico tedesco Paracelso, a Michele Serveto, dedito anche lui a indagini sulla circolazione del sangue, al Leonardo dei "Quaderni" e a quel filosofo singolarmente audace che fu Tommaso Campanella.
Una folla di comparse, mercanti, banchieri, ecclesiastici, operai, donne di ogni livello e condizione si muove tra le pagine di questo romanzo in cui nulla è sacrificato al pittoresco, ma nel quale i decenni 1510-1569 ci appaiono in un aspetto nuovo, quotidiano, e al tempo stesso sotterraneo, attraverso immagini colte dalla strada maestra, dal laboratorio, dal chiostro, dal banco di vendita, dalla taverna e, infine, dalla prigione.

269 Reviews

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    Un libro importante e penso che libri scritti in seguito abbiano attinto da questo tomo piuttosto pesante per chi come me non ha conoscenze specifiche di filosofia
    - umberto eco la tragica fine di Idelette
    -jan pears i tentativi di trasfusione sangui ...(continue)

    Un libro importante e penso che libri scritti in seguito abbiano attinto da questo tomo piuttosto pesante per chi come me non ha conoscenze specifiche di filosofia
    - umberto eco la tragica fine di Idelette
    -jan pears i tentativi di trasfusione sanguigna
    - wu ming la tragica fine degli anabattisti a Munster
    Con il Capitano Gert non ha nemmeno la compatibilità anagrafica Zenone è nato nel 1510 e morto nel 1569 entrambi però hanno girato tanto in Europa e nel regno Turco arabo Zenone come. Medico ed il Capitano Gert come annoiato insoddisfatto affascinante miscredente

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    Direttoraimy said on Apr 22, 2014 | Add your feedback

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    Un libro acquistato 30 anni fa e rimasto inspiegabilmente sullo sfaccale. XVI secolo, scontro tra riforma e controriforma, guerre diffuse in Europa, malattie e superstizioni, fame e miseria ma anche una borghesia che cerca di emergere, la ricerca di ...(continue)

    Un libro acquistato 30 anni fa e rimasto inspiegabilmente sullo sfaccale. XVI secolo, scontro tra riforma e controriforma, guerre diffuse in Europa, malattie e superstizioni, fame e miseria ma anche una borghesia che cerca di emergere, la ricerca di nuove verità scientifiche sono il terreno sul quale la Yourcenar fa svolgere la vita e l'opera di Zenone. Personaggio in costante ricerca di verità scientificamente dimostrabili per superare antichi dogmi e fondare il sapere al di fuori di nozioni magiche o alchemiche. Una ricerca che lo spinge ad un ateismo insopportabile per il "sistema" fino alla perdita della vita per non abiurare alle convinzioni maturate con l'esperineza della scienza e dell'animo umano. Un punto di vista dell'Europa dietro le quinte del Rinascimento ma di sicuro effetto, dove il rogo prende il posto dell'arte. La Yourcenar ci guida nei meandri di un'Europa dove un potere bigotto si scontra con la forza inarrestabile della curiosità e del pensiero dell'uomo.

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    Diceros said on Apr 3, 2014 | Add your feedback

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    L'uomo è un'istituzione che ha contro di sè il tempo, la necessità, la fortuna, e l'imbecille e sempre crescente supremazia del numero.

    S’era inebriato all’idea di appartenere a un mondo che non era più soltanto la dimora dell’uomo; ai più questo ampliamento procurava le vertigini. Peggio ancora dell’audacia di sostituire la terra col sole al centro delle cose, l’errore di Democri ...(continue)

    S’era inebriato all’idea di appartenere a un mondo che non era più soltanto la dimora dell’uomo; ai più questo ampliamento procurava le vertigini. Peggio ancora dell’audacia di sostituire la terra col sole al centro delle cose, l’errore di Democrito, cioè la credenza nell’infinità dei mondi, che toglie al sole stesso il suo posto privilegiato e nega l’esistenza d’un centro, appariva alla maggioranza delle menti una vera empietà. Lungi dallo slanciarsi con gioia, come il filosofo, oltre il cielo delle stelle fisse, in quegli spazi ardenti e freddi, l’uomo ci si sentiva sperduto, e l’audace che si arrischiava a dimostrarne l’esistenza diveniva un transfuga. Le stesse regole valevano per il settore ancor più scabroso delle idee pure. L’errore di Averroè, l’ipotesi d’una divinità che freddamente opera entro un mondo eterno, sembrava portar via al devoto la risorsa di un dio fatto a sua immagine e che prodiga agli umani le sue collere e le sue bontà. L’eternità dell’anima, errore di Origene, indignava perché riduceva a poca cosa l’immediatezza dell’avventura umana: l’uomo voleva certo che gli si aprisse davanti una immortalità felice o infelice di cui era il responsabile, ma non che si estendesse a ogni cosa una durata eterna in cui egli era pur non essendo. L’errore di Pitagora, che permetteva di attribuire alle bestie un’anima simile alla nostra per natura ed essenza, irritava ancor più il bipede implume che ci tiene a essere il solo vivente a durare sempre. L’enunciato dell’errore di Epicuro, cioè l’ipotesi che la morte è una fine, sebbene più conforme a ciò che osserviamo nei cadaveri e nei cimiteri, feriva sul vivo non solo la nostra avidità di stare al mondo ma l’orgoglio che scioccamente ci assicura che meritiamo di restarvi. Tutte queste opinioni erano considerate offesa a Dio; in realtà si rimproverava loro soprattutto di attentare all’importanza dell’uomo.

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    Fede* said on Mar 24, 2014 | Add your feedback

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    "Usciva dalla stretta oscura.
    In verità ne era già uscito più d'una volta.
    Se la sarebbe cavata ancora.
    I trattati dedicati all'avventura dello spirito si sbagliavano assegnandole fasi successive: tutte, al contrario, si mescolavano; tutto era sogge ...(continue)

    "Usciva dalla stretta oscura.
    In verità ne era già uscito più d'una volta.
    Se la sarebbe cavata ancora.
    I trattati dedicati all'avventura dello spirito si sbagliavano assegnandole fasi successive: tutte, al contrario, si mescolavano; tutto era soggetto a ripetizioni e a reiterazioni infinite. La ricerca dello spirito girava a vuoto. A Basilea, una volta, e in molti altri luoghi, aveva conosciuto lo stesso smarrimento. Le stesse verità erano state apprese più d'una volta. Ma l'esperienza era cumulativa: il passo alla lunga si faceva più sicuro; l'occhio vedeva più lontano dentro certe tenebre; lo spirito constatava almeno certe leggi.
    Come accade a chi sale su per il pendio d'una montagna o ne discenda, egli s'innalzava o inabissava senza mutar posto; tutt' al più, a ogni svolta, lo stesso abisso si apriva ora a destra ora a sinistra. L'ascender si avvertiva solo dall'aria rarefatta e dalle nuove cime che spuntavano dietro quelle che sembravano precludere l'orizzonte. La nozione di ascesa o di discesa era falsa: gli astri brillavano in basso come in alto; si trovava contemporaneamente sul fondo e al centro della voragine.
    L'abisso era allo stesso tempo al di là della sfera celeste e all'interno della volta ossea.
    Si aveva la sensazione che tutto accadesse in fondo a una serie infinita di curve chiuse."

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    Dana (sono solo Nuvole questi pensieri) said on Mar 18, 2014 | Add your feedback

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