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L'opera galleggiante

By John Barth

(329)

| Hardcover | 9788875212636

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Book Description

La mattina del 21 giugno 1937 Todd Andrews (un'avviatissima carriera di avvocato, una sobria vita borghese in una cittadina di mare del New England, un improbabile menage à trois con l'amico Harrison, erede di un impero dei sottaceti, e la graziosiss Continue

La mattina del 21 giugno 1937 Todd Andrews (un'avviatissima carriera di avvocato, una sobria vita borghese in una cittadina di mare del New England, un improbabile menage à trois con l'amico Harrison, erede di un impero dei sottaceti, e la graziosissima moglie di lui) si sveglia, si alza dal letto e guardandosi allo specchio scopre che la risposta a ogni suo problema è il suicidio. Vent'anni dopo, ancora vivo, racconta al lettore gli sviluppi di quella fatale giornata. Pubblicato originariamente nel 1956 e rivisto dallo stesso autore nel 1967, il romanzo è considerato da molti il capolavoro di John Barth, in cui si fondono spirito nichilista, humour nero e critica di costume.

135 Reviews

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  • 4 people find this helpful

    Se non conoscete John Barth, ma avete sentito parlare – oppure avete letto, e apprezzato tantissimo, o odiato (ché le vie mediane non sono probabili) – Thomas Pynchon, questo dimostra i misteriosi percorsi delle notizie letterarie e della diffusione ...(continue)

    Se non conoscete John Barth, ma avete sentito parlare – oppure avete letto, e apprezzato tantissimo, o odiato (ché le vie mediane non sono probabili) – Thomas Pynchon, questo dimostra i misteriosi percorsi delle notizie letterarie e della diffusione della conoscenza degli Autori. Barth ha fondato la narrativa postmoderna e ne ha rese chiare le caratteristiche. E tali caratteristiche sono le coordinate essenziali entro cui si muove la letteratura statunitense contemporanea (con una varietà di rese che va dal capolavoro al giochino autocompiaciuto del tipo: 'mamma, guarda, senza mani', come lo definisce Wallace). Meritoriamente dunque (e offrendo un servizio alla comunità dei lettori) l'opera di esordio di John Barth è stata ripubblicata nel 2010 da minimum fax.
    Ora, sebbene L'opera galleggiante sia il primo romanzo di questo genio letterario (lo so, la genialità viene attribuita con generosità al giorno d'oggi, ma a volte è dovuta), è un manifesto del postmodernismo virtuoso che solo Wallace, appunto, è stato in grado di rispettare – e, a mio avviso, superare.
    Giocare con la struttura stessa del libro è prassi, attualmente: John Barth utilizza un titolo che è anche il nome di una barca presente nel testo; barca, badate, che ospita uno spettacolo teatrale, una narrazione. Sicché abbiamo una storia nella storia, ed entrambe si chiamano nello stesso modo: mise en abyme, dunque. Gioco prospettico che, guarda un po', è anche nella copertina della raccolta di racconti di Barth pubblicata da minimum fax, La vita è un'altra storia (un cilindro da mago con dentro un libro dalla copertina dello stesso libro che hai comprato, con un cilindro a sua volta contenente un libro – ma l'ultimo libro ospita un coniglio: un monito a non prendersi troppo sul serio, nella scrittura come nella critica letteraria). E la metanarratività è ovunque. Lo scrittore non nasconde la mano con cui crea i personaggi né cela gli artifici letterari, anzi, rende il lettore partecipe della finzione.
    Millenni di letteratura e un sessantennio di narrazione televisiva pervasiva: come potrebbe uno scrittore pretendere la piena sospensione dell'incredulità del lettore, e condurlo per mano in una storia di cui potrebbe già intuire tutti i colpi di scena, perché educato a farlo? No, meglio renderlo complice e suggerirgli che l'autore sa benissimo che tu stai tenendo fra le mani l'oggetto concreto, solido e inchiostrato prodotto da una tipografia. Forse i personaggi non lo sanno, ma tu sai anche che i personaggi sono stati creati, e le loro personalità immaginate, e le loro azioni si srotolano sulla carta che tu stai toccando perché qualcuno ha scritto prima che tu leggessi, ma in funzione del momento in cui tu avresti letto, e dunque sa che per lui (scrittore), come per te (smaliziato lettore), la storia si crea man mano che i tuoi occhi scorrono sulla pagina, si fa con e per la tua lettura.
    La divagazione, poi, di cui finora nella stesura di questo "commento" ho dato fulgido esempio (ma non per mero esercizio di stile) è caratteristica fondamentale di Barth (e del postmodernismo), insieme al suo opposto: la preterizione. L'attuale narrativa statunitense è pervasa tanto da discorsi iniziati e mai portati a termine (perché il narratore e, soprattutto, l'Autore si riversano in rivoli apparentemente minori della storia) quanto da discorsi che si dichiara di non voler prendere, salvo sviscerarli in lungo e in largo per spiegare perché non ne si vuole parlare (esempio da manuale: 'Cesare taccio, che per ogni piaggia...'). Ecco perché la storia di Todd Andrews, protagonista dell'Opera galleggiante (e aspirante distruttore dell'Opera galleggiante-barca) si svolge in una sola giornata, ma si tratta di ore che si dilatano a raccontare tutta la sua vita, esattamente come avviene nella vita vera, quando nel breve spazio di tempo in cui conosciamo una persona apprendiamo molto più di quello che accade mentre viviamo, proprio perché ci raccontiamo anche tutto il resto. Ma 'la vita è un'altra storia', e infatti Barth suggerisce, nel perfetto racconto breve Ad infinitum, che il pregio della narrazione è nel controllo sul testo che detiene il deus ex machina narrativo, salvo quando i personaggi gli sfuggono di penna, o quando (come per Wallace) narrazione e realtà si fondono in un groviglio indipanabile, e la vita diventa decisamente la stessa storia.

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    ♫ Daniela ★ said on Aug 20, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Postmoderno ma senza dar fastidio

    Metaletterario quel tanto che basta ad incuriosire, è la storia buffa e sapientemente contorta di quello che il narratore presenta come "il giorno in cui decisi di togliermi la vita": gli credi, ti affidi, ridi (sorridi) con e di lui e quando arriva ...(continue)

    Metaletterario quel tanto che basta ad incuriosire, è la storia buffa e sapientemente contorta di quello che il narratore presenta come "il giorno in cui decisi di togliermi la vita": gli credi, ti affidi, ridi (sorridi) con e di lui e quando arriva la svolta, rimani forse un po' deluso per chissà quale finale che ti eri immaginato e non arriva. Ma forse anche questo fa parte del grande show.

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    Tinni said on Jul 22, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Devo premettere che la corrente definita postmodernismo di molta letteratura americana non mi ha mai suscitato molto entusiasmo. Detto questo, ammetto comunque che alcune caratteristiche dello stile e del modus operandi di Barth sono singolari e int ...(continue)

    Devo premettere che la corrente definita postmodernismo di molta letteratura americana non mi ha mai suscitato molto entusiasmo. Detto questo, ammetto comunque che alcune caratteristiche dello stile e del modus operandi di Barth sono singolari e interessanti e che il libro presenta originalità sia nel contenuto sia soprattutto nella forma. Importanti sono il coinvolgere continuamente il lettore nella finzione letteraria, rendendolo partecipe, intrecciare più piani narrativi, sfoggiare un humor nero , anche se potenzialmente fastidioso, e le divagazioni continue … inserire una storia nella storia, sospenderla e poi riprenderla; tutte ottimi mezzi e qualità per portare il lettore ad entrare nella vita interiore del protagonista e della sua storia senza utilizzare , per esempio, il flusso di coscienza che avrebbe reso la lettura meno godibile e scorrevole. Ammesse tutte queste sue indubbie doti, devo confessare che il romanzo non mi ha appassionato, ho trovato noioso e fragile il protagonista, con questo suo continuo convincere e auto convincersi di essere un nichilista, un personaggio che reagisce agli accadimenti della vita costruendosi una corazza con la quale si sente in grado di potersi far beffe di tutti!!!

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    elettra said on Jul 18, 2014 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    My last day on earth

    E' un piccolo gioiello questo esordio di Barth, imperfetto e in qualche modo non del tutto maturo, ma capace di colpire il lettore con lampi di genio letterario. A volte sembra che Barth non osi fino al punto che vorrebbe, che abbia intuizioni "folli ...(continue)

    E' un piccolo gioiello questo esordio di Barth, imperfetto e in qualche modo non del tutto maturo, ma capace di colpire il lettore con lampi di genio letterario. A volte sembra che Barth non osi fino al punto che vorrebbe, che abbia intuizioni "folli", ma che sia non ancora del tutto sicuro di poterle seguire fino in fondo.
    Qui gli elementi meta-narrativi sono infilati quasi di soppiatto, inseriti tra parentesi nel mezzo della narrazione di una vicenda personale che oscilla tra la tragedia e la farsa, tra l'understatement e la filosofia esistenziale, tra pagine strazianti e divertentissime.

    Se questo è stato il primo libro, devo davvero recuperare le altre opere di Barth!

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    Habemus_Apicellam said on Jul 8, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Todd Andrews, non me la racconti giusta...

    ...perché a fine lettura, dopo aver ascoltato ad libitum proclami di assoluto non-commitment, il lettore intuisce che il protagonista è assolutamente committed, solo che non vuol darlo a vedere.

    Il "narratore inaffidabile" è una ...(continue)

    ...perché a fine lettura, dopo aver ascoltato ad libitum proclami di assoluto non-commitment, il lettore intuisce che il protagonista è assolutamente committed, solo che non vuol darlo a vedere.

    Il "narratore inaffidabile" è una cosa che mi affascina sempre. Nella vita reale, l'interlocutore non dice sempre la verità: per pudore, ritrosia. Tutti indossiamo una maschera, e Todd ha scelto per se la maschera del cinismo. A sentirlo, nulla è importante, tutto è vano. Ma il passaggio finale, che lo spinge ancora di più dietro la maschera (da "nulla importa, quindi mi suicido" a "nulla importa, quindi è indifferente se vivere o morire") in realtà lo inguaia ancora di più, come un tizio che davanti a una vetrina sfondata continui a dire "io non ho rubato nulla".
    Insomma, l'interlocutore non è onesto neanche con se stesso (non riesce, non può). La realtà va colta tra le righe.

    Il narratore inattendibile esisteva già, la trama non lineare pure, però Barth usa tali espedienti con un'insistenza e una frequenza tali che l'effetto è qualitativamente diverso. (Uh. Questa mi sembra di averla già sentita.) Il come è importante, ec-come.

    Per me, l'aspetto più bello del romanzo resta la dinamica della storia a tre. Il giocattolo smontato mi rivela che Todd è innamorato, che gli altri due sono degli insopportabili snob compiaciuti e terribilmente ipocriti, che Todd marcisce in questa vicenda marcia facendosi via via più cinico e fintamente indifferente, talmente cinico da volerli tutti morti. Ma lui, Todd, mica la mette in questi termini: lui dice: di loro non mi è mai fregato nulla. Lui dice: di niente mi è mai fregato nulla. Todd non dice "li voglio tutti morti, questi schifosi ipocriti"; dice "voglio suicidarmi perché m'annoio di vivere.
    Sopravvive, sopravvivono tutti, e lui: mavadavialciàp, fanculo tutti, andate in Europa e a mai più rivederci. Se niente è importante, allora nemmeno vivere o morire è importante.
    La narrazione è isterica e "scoppiata" quanto il narratore e io non riesco proprio a separare il come dal cosa, e mi sono goduto tutto quanto.

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    ferrigno said on Jun 30, 2014 | 2 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    Adoro il postmoderno e mi piacciono molti gli espedienti metanarrativi, ma ritengo che questa resti l'opera prima di un uomo giovanissimo, come dice lo stesso Barth, superato da molti altri dopo di lui.

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    elalma said on Jun 29, 2014 | 3 feedbacks

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