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Lord Jim

Di

Editore: Mursia (Gruppo Editoriale)

3.9
(765)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 384 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Portoghese , Ceco , Polacco , Greco , Danese , Tedesco , Olandese

Isbn-10: 8842510610 | Isbn-13: 9788842510611 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: R. Prinzhofer , U. Mursia

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati , Copertina rigida , eBook

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Travel

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Descrizione del libro
Fra la verità e il giudizio umano, fra il coraggio e il dubbio, che si alternano come onde di nebbia lungo tutto il romanzo (e proprio le nebbie, le nuvole, i vapori delle tempeste ne sono immagini chiave), si scorge a tratti la figura sfuggente del protagonista, dipinta con elusiva precisione. E' Lord Jim, uno dei personaggi più celebri, complessi, difficili e amati di Conrad, con il suo idealismo tenebroso, problematico ed essenzialmente umano.
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  • 5

    Quand'ero bambino Lord Jim aveva i tratti della matita di Stelio Fenzo, illustre disegnatore veneziano, da tempo collaboratore del Giornalino, ai miei tempi distributore di una lunga serie di riduzioni a fumetti di grandi classici della letteratura.
    La riduzione del testo era stata affidata ...continua

    Quand'ero bambino Lord Jim aveva i tratti della matita di Stelio Fenzo, illustre disegnatore veneziano, da tempo collaboratore del Giornalino, ai miei tempi distributore di una lunga serie di riduzioni a fumetti di grandi classici della letteratura.
    La riduzione del testo era stata affidata al fratello Fabio, rimaneggiando una trama giudicata forse troppo cruda per bambini di nove anni: Gioiello partecipe stratega, l'animalesco Brown e il lurido Cornelio romanticamente uccisi insieme da una fucilata di Tamb'Itam e il vecchio Doramin riluttante a compiere il gesto conclusivo del romanzo.
    Non andavano proprio così le cose; lo scoprii anni dopo, quando presi in mano per la prima volta il romanzo.

    Magari perché zuppo di letture ginnasiali, mi sembrò subito Jim un novello Achille: biondo, alto, forte e di bell'aspetto.
    Una medesima sentenza, inoltre, li accomunava: entrambi erano destinati al ritardo perpetuo, assai più grave, invero, in Jim.
    L'eroe greco del fine, al pari di Aiace Telamonio, era già destinato ad essere sorpassato dal vessillifero del mezzo, Odisseo; l'aspirante eroe inglese era in ritardo di una tonnellata di secoli.
    Se l'eroismo di Achille era funzionale ad un codice socioculturale già compromesso ma ancora esistente, quello in cui vive Jim è un'epoca dove lo scricchiolare di una paratia è sufficiente a lasciare al proprio destino ottocento anime senza rimorso alcuno.

    Uguali, eppure diversi, Achille e Jim; e non poteva essere altrimenti, agendo in due tempi e due luoghi così dissimili. Per Achille la pena per la viltà era l'oblio, il disonore del mondo; quale la pena per Jim?
    In valore assoluto, nessuna; come nessuno si prenderà la briga di andare a scovare i compagni di fuga. I pellegrini arabi abbandonati? Poco più di un danno d'immagine. La punizione? Un ridicolo ritiro della patente nautica. Per Jim, tragicomico uomo - fossile, c'è però molto di più. Ragazzo dal patologico bisogno di eroismo, non fugge; attende la propria sorte, e trasforma un evento squallido, ma di poco conto, in una dostoevskijana epopea di colpa e punizione.

    Corre qua e là Jim, alla ricerca di un riscatto che non c'è, perché colpa, in fondo in fondo, sembra ammettere Conrad, non c'è.
    Il degno teatrino dei suoi tentativi di emendamento è una romanzata Malesia di indigeni rissosi e in fondo pavidi, addirittura un po' cretini; il degno antagonista, un abietto e viscido portoghese, Cornelio, il cui alter ego omerico non è certo Odisseo, ma il piagnucoloso Tersite; gli eserciti contro cui combatte, banducole malassortite.

    Razzista Conrad? Un po' forse, come l'Orwell di Giorni in Birmania, come Burroughs, come Kipling. Ma non del tutto, come ognuno di loro.
    In questo romanzo di alter ego, anche i Conrad sono due: il Conrad colonialista e il Conrad colonizzato.
    E' il Conrad colonizzato a lasciare che Tamb'Itam scampi alla scure del pregiudizio, a renderlo capace di comprendere appieno (anche se a malincuore) la decisione finale di Tuan Jim, naturale per il fittizio mondo tribale di Patusan (per quanto anch'esso occidentalizzatosi) e incomprensibile, di contro, agli uomini bianchi, a Marlow, al Conrad colonialista.
    La verità è che Jim è eroe comico solo per il Conrad bianco ed europeo; per l'altro Conrad, la cui voce, in verità, è spesso assai fioca, Jim è eroe tragico.
    In mezzo, Gioiello, alla cui natura ibrida, mezzo europea e mezzo asiatica si salda l'incoercibile sentimento d'amore; per amore, non per cultura, Gioiello maledice il gesto di Jim. A Gioiello è affidato il testimonio della superiorità assoluta del sentimento umano sul sedimento culturale, sia esso occidentale od orientale. Che romanzo meraviglioso è Lord Jim.

    ha scritto il 

  • 3

    Ricorda qualcosa?

    L'equipaggio abbandona vigliaccamente la nave che sta affondando mentre gli 800 passeggeri dormono. Ricorda qualcosa? Magari qualche fatto di cronaca recente? E invece no, perché il primo ufficiale di quella nave, che pur era stato l'ultimo a salire sulla scialuppa e solo quando non pareva vi fos ...continua

    L'equipaggio abbandona vigliaccamente la nave che sta affondando mentre gli 800 passeggeri dormono. Ricorda qualcosa? Magari qualche fatto di cronaca recente? E invece no, perché il primo ufficiale di quella nave, che pur era stato l'ultimo a salire sulla scialuppa e solo quando non pareva vi fossero alternative alla morte, viene assalito da tali e tanti rimorsi e da tale vergogna che per la vita intera fugge dal mondo e da quegli avvenimenti in cerca di un mondo nuovo, quasi un altro pianeta, dove poter realizzare se stesso e dimenticare il passato. Quindi con quel fatto di storia recente questo libro non "ci azzecca". Come in tutti i libri di Conrad il lettore viene trasportato in mondi esotici, tra la vita dei marinai e degli indigeni di terre lontane e sconosciute, ma in questo caso vi è un indugio eccessivo sui particolari e sul talento letterario ed il libro alla fine risulta quasi noioso al lettore contemporaneo, portato ormai a cercare la velocità e la sintesi ovunque.

    ha scritto il 

  • 5

    Immensa la caratura di questo diamante. La vicenda di un uomo che fa dell'onore, della dignità e del riscatto i valori più importanti della propria esistenza: una storia di uno spessore etico incredibile e per giunta scritta nello stile più impeccabile. Una pietra miliare nella vita di chi ha la ...continua

    Immensa la caratura di questo diamante. La vicenda di un uomo che fa dell'onore, della dignità e del riscatto i valori più importanti della propria esistenza: una storia di uno spessore etico incredibile e per giunta scritta nello stile più impeccabile. Una pietra miliare nella vita di chi ha la fortuna di possedere questo romanzo e di averlo letto.

    ha scritto il 

  • 4

    LORD JIM - UNA SPECIE DEFINITIVAMENTE ESTINTA.

    LORD JIM
    Una specie definitivamente estinta.
    Lo stesso Conrad lo fa definire da Marlow e Stein, SMODERATAMENTE ROMANTICO.
    Un giovane inglese e la sua etica integra, integralista alla quale viene meno in un momento fatale di istintiva umanissima paura. Un salto dalla murata della ...continua

    LORD JIM
    Una specie definitivamente estinta.
    Lo stesso Conrad lo fa definire da Marlow e Stein, SMODERATAMENTE ROMANTICO.
    Un giovane inglese e la sua etica integra, integralista alla quale viene meno in un momento fatale di istintiva umanissima paura. Un salto dalla murata della nave un attimo prima che affondi, nella consapevolezza di non poter far nulla per aiutare. Un salto in mare, lasciando centinaia di persone stipate a morire annegate. Come le bagnarole degli scafisti nel Mediterraneo.
    E non ha nessuna importanza che in realtà la nave non affondi, che venga rimorchiata e l’intero carico umano messo in salvo. Ormai l’atto vile è stato compiuto e l’onore, corpo identitario di Jim, è stato irrimediabilmente compromesso. Così come i sogni di gloria e di avventura. Un salto e il futuro ha un'unica crudele strada da percorre.
    Jim, alto biondo bello, duro e morbido, la dignità ferita. Jim che affronta il processo a testa alta e sguardo dritto. Jim, l’incarnazione dell’onestà, della lealtà, della sincerità. Jim che lavora strenuamente per rifarsi una vita, Jim perseguitato dalla sua onta.
    Jim che arriva a Pastusan, un luogo isolato, all’interno, un insediamento di agricoltori buddisti soggiogato da un pazzo disumano, lungo un fiume fangoso, stretto tra due montagne in cui il sole affonda come a morire. La giungla tutta intorno e la nebbia a bagnare un’umanità povera, vessata. Jim, alto e bianco, rilucente di luce, irradiante bontà, ci crede, questa volta, al riscatto in terra. Sottomette il tiranno Sherif Ali, diviene amico del capo tribù Doramin, incontra Gioiello, la ragazza di cui s’innamorerà e governerà l’area in pace, con saggezza e giustizia. Sarà chiamato Tuan Jim, ovvero Lord Jim.
    Ma l’ala scura della sua coscienza/destino non ha finito il suo sporco lavoro.

    Questo libro fa parte della raccolta che ho nel e-book. Non è il mio Conrad preferito, ma ho voluto tirarlo fuori dal gruppo per compiere simbolicamente un atto di riscatto. Ridare dignità a questo eroe mancato, smoderatamente romantico, epico che mi piacerebbe far tornare in vita.
    Lode e onore a Jim.
    Rileggendo mi sono accorta che ho dato tanta luce a Jim, e una patina eccessivamente fulgida, in realtà Conrad lo lascia nell'ombra, nella vergogna, nell'incertezza. Le voci che descrivono Jim sono molteplici e quindi diverse nelle percezioni, contrastanti, opposte. Non mancano personaggi viscidi, laidi, crudeli, cinici, nelle cui parole Jim diviene merce avariata.

    ha scritto il 

  • 3

    Non mi è dispiaciuto, ma non posso dire neppure che mi abbia appassionata. Certi passaggi erano affascinanti, molto approfondita la descrizione dei tormenti di Jim, e ho trovato interessante la critica di fondo al colonialismo, con le sue luci e ombre, però per gran parte del tempo mi sono annoia ...continua

    Non mi è dispiaciuto, ma non posso dire neppure che mi abbia appassionata. Certi passaggi erano affascinanti, molto approfondita la descrizione dei tormenti di Jim, e ho trovato interessante la critica di fondo al colonialismo, con le sue luci e ombre, però per gran parte del tempo mi sono annoiata e ho trovato il romanzo, nell'insieme, davvero pesante.

    ha scritto il 

  • 5

    Può un uomo scappare ad una colpa che lo rode da dentro? Si se non ha morale, basta trovare un giustificativo forte per tale colpa! Un giustificativo che regga ai tentativi di farsi largo della propria coscienza. Ma se l'uomo è un inguaribile romantico ed ha una coscienza forte allora nulla potrà ...continua

    Può un uomo scappare ad una colpa che lo rode da dentro? Si se non ha morale, basta trovare un giustificativo forte per tale colpa! Un giustificativo che regga ai tentativi di farsi largo della propria coscienza. Ma se l'uomo è un inguaribile romantico ed ha una coscienza forte allora nulla potrà sottrarlo al proprio rimorso. E' inutile fare come Jim: scappare dalla civiltà per andare a nascondersi dove nessuno conosce la sua storia, dove nessuno lo ritiene colpevole di nulla. Li Jim era innocente davanti agli uomini ma sempre colpevole davanti al giudice più severo: se stesso.
    La colpa ed il tentativo di fuggirvi sono il centro del libro, di questo enorme viaggio nell'abisso del rimorso. Conrad, da abile marinaio, ci fa navigare su di esso con maestria grazie, soprattutto, alla sua scrittura non diretta ma evocativa. Jim si delinea pian piano nella mente del lettore, egli è un personaggio difficile da comprendere ma condivisibile, affascinante grazie al suo rimorso interno.
    Jim è un uomo vero, forte ma fragile, come tutti. Grandissimo Conrad.

    ha scritto il 

  • 4

    "Nessuno di noi è abbastanza protetto contro la propria debolezza, quasi sempre ignota, ma spesso sospettata."

    Uno è il grande pregio di Jim -o difetto, chissà: a volte mostra aspetti di sé che rendono sin troppo facile riconoscersi in lui. Questo diventa ancor più vero per un assiduo lettore d’avventura; e visto che è proprio a lui che il romanzo è indirizzato, non sta a me raccontarvi della strage di cu ...continua

    Uno è il grande pregio di Jim -o difetto, chissà: a volte mostra aspetti di sé che rendono sin troppo facile riconoscersi in lui. Questo diventa ancor più vero per un assiduo lettore d’avventura; e visto che è proprio a lui che il romanzo è indirizzato, non sta a me raccontarvi della strage di cuori che esso, con colpevole facilità, si lascia dietro. Inevitabile complice del misfatto, lo stile di Conrad, che non saprei descrivere in altro modo se non come una di quelle penne di cui ci si innamora a pagina dieci, a pagina cinque se ci si trova in condizioni di particolare vulnerabilità.

    Ora, se da un lato, come ho appena detto, la prosa di Conrad non lascia scampo, dall'altro neppure la sua bellezza ed il suo magnetismo riescono a far scorre indolori alcuni passaggi, che paiono addirittura piazzati strategicamente per farti fumare quei quattro neuroni che ti è riuscito sinora di salvare dall’angoscia causata da questa benedettissima vicenda.
    Scusate lo sfogo.
    Dicevamo, la difficoltà nel superare alcuni passaggi. Con ciò non intendo affatto dire che risultino noiosi (nel caso non si fosse capito, lo ribadisco: Conrad maneggia le parole in modo da far sembra tutto così magnifico che la noia è sconosciuta), ma piuttosto che infastidiscano con la loro inopportunità. Fanno sì che questo viaggio, che già per il suo significato e per il suo valore è tutto in salita, si trasformi nella scalata del K2. Una volta giunti in cima, tuttavia, non si può non ammettere che il paesaggio è valso la pena di qualunque sacrificio.

    Nell'introduzione alla mia edizione, Conrad racconta di un parere riportatogli da un suo amico di ritorno da un viaggio in Italia, dove aveva conosciuto una signora che aveva criticato Lord Jim, definendo la sua una vicenda «troppo morbosa». Dopo un’ora di ansietà e incertezza, l’autore giunge però alla conclusione che «la persona che aveva espresso quella critica non poteva essere italiana», in quanto «un temperamento latino non avrebbe scorto nulla di morboso nell’acuta, dolorosa consapevolezza dell’onore perduto». «Tale consapevole ipersensibilità» continua Conrad difendendo paternamente la sua creatura, «può essere giusta o sbagliata, o può essere considerata artificiale; e, forse, il mio Jim non è un tipo molto comune. Ma posso assicurare i miei lettori che egli non è il prodotto di una fantasia fredda».
    Ed eccolo qui, il cuore pulsante della questione. L’onore, la sensibilità, una fantasia che di freddo non ha nulla: il romanticismo. Così Jim viene definito più volte nel corso della storia (Romantico! Romantico!). E da qui, io credo, deriva la sua imperscrutabilità, il mistero che aleggia miracolosamente intorno alla sua figura anche dopo cinquecento e rotte pagine di romanzo. Perché nessuno, in questa vicenda, è riuscito a comprendere fino in fondo le ragioni di Jim, per quanto in molti ci abbiamo provato, e mossi dai sentimenti più nobili: Stein, Gioia, Marlow. Quest'ultimo arriva a dire, a seguito di una conversazione con lui: «Mi pareva di essere sul punto di comprendere l'inconoscibile, e vi garantisco che nessuna sensazione è più penosa di questa». Una semplice quanto criptica ammissione d'impotenza, questa, che non fa altro che aprirci gli occhi sulla complessità e la vastità dell'animo di un protagonista unico nel suo genere, qualità che, oltretutto, rendono ancora più significativo il breve periodo di piena soddisfazione che Jim riesce a conquistarsi nella remota isoletta di Patusan.

    Con la commozione e l'ammirazione nel cuore, arrivo alla fine proclamando a gran voce la grandezza di Lord Jim, non perché è un classico, non perché è stato scritto da un maestro, ma perché quella che ci narra è una storia vera. La storia di un uomo che Conrad, come attesta lui stesso nella sopracitata introduzione, vide passare una mattina in una rada dell'Estremo Oriente. Egli era uno dei nostri e la sua figura non chiedeva altro che di essere raccontata. Conrad ha compiuto l'impresa. A noi goderne i frutti.

    ha scritto il 

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