Los Buddenbrook

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4.3
(3910)

Language: Español | Number of Pages: 711 | Format: Others | In other languages: (other languages) English , German , Italian , French , Dutch , Swedish , Catalan , Romanian

Isbn-10: 8401100011 | Isbn-13: 9788401100017 | Publish date: 

Also available as: Mass Market Paperback , Hardcover , Paperback

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
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  • 5

    Voler bene al mare

    Lo splendore della scrittura è inversamente proporzionale a quello della famiglia negli anni.
    Il romanzo acquista potenza pian piano. E infatti, specialmente all'inizio, ci sono episodi, atteggiamenti ...continue

    Lo splendore della scrittura è inversamente proporzionale a quello della famiglia negli anni.
    Il romanzo acquista potenza pian piano. E infatti, specialmente all'inizio, ci sono episodi, atteggiamenti che vanno dal buffo al grottesco, come se questo giovanissimo scrittore si volesse prendere gioco del lettore e godersi la sua reazione (un sorriso isterico, un checavolostaiscrivendothomas, un "ok, blablabla abbiamo capito, vai oltre")
    (Thomas aveva 26 anni quando il romanzo è stato pubblicato. Ventisei!! -lasciamo perdere quello che combinavo io a 26 anni)
    Più si prosegue con la lettura più il racconto acquista quella bellezza, e tenerezza, e malinconia, e empatia, e umanità (e non solo in senso positivo), ed etc etc etc disarmante -forse anche un po' commovente, specialmente in quelle 3 o 4 volte dove qualcuno "voleva bene" a qualcun altro o qualcos'altro.

    "Onde lunghe...come vengono e si infrangono, l'una dopo l'altra, senza fine, senza scopo, folli e deserte! Eppure hanno un effetto calmante e consolante come le cose semplici e necessarie. Sempre più ho imparato a voler bene al mare... (...) Chi sono quelli che danno la preferenza alla monotonia del mare? Sono quelli, mi sembra, che hanno visto troppo a fondo nelle complicazioni delle cose intime per non dover desiderare in quelle esterne per lo meno una cosa: la semplicità."

    Decadenza di una famiglia
    http://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net/v/t1.0-9/16427751_10212374040611810_4128693555863276870_n.jpg?oh=ffb6ef5e3fba8b63bbce9caec2de59af&oe=594929C6

    said on 

  • 5

    I monumenti sono fatti anche per essere abbattuti. L'ho sempre pensato. Per qualche tempo, ho praticato l'idea. Leggo questo monumento assoluto e penso che, se anche si decidesse un giorno di abbatter ...continue

    I monumenti sono fatti anche per essere abbattuti. L'ho sempre pensato. Per qualche tempo, ho praticato l'idea. Leggo questo monumento assoluto e penso che, se anche si decidesse un giorno di abbatterlo, questo monumento si ricostituirebbe da sé. Le singole macerie riprenderebbero vita, vibrando sul selciato, e ritrovando, di ognuna, il posto preciso.
    Una lingua limpida ed eterna. La letteratura, se ancora la parola ha un senso. E accidenti se ne ha.

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  • 5

    Chi si avvicina ai Buddenbrook ha presente una folla di impressioni vaghe come fosse un telegramma di questo tipo:
    Posizione solida, matrimonio vantaggioso, contegno, borghesia, decoro, salvare le app ...continue

    Chi si avvicina ai Buddenbrook ha presente una folla di impressioni vaghe come fosse un telegramma di questo tipo:
    Posizione solida, matrimonio vantaggioso, contegno, borghesia, decoro, salvare le apparenze, uomini operosi, energici, benestanti. Edificare. No tristezza. La dote. L'eredità. Le spettanze. Dio vede e provvede. Vicini dabbene. Muoiono quasi tutti. Muoiono gli uomini e le donne meno. Un lungo placido valzer degli addii.

    Poi lo si legge in questa ottima e recente traduzione del 2007 a cura di Silvia Bortoli e ci si rende conto che anzitutto I Buddenbrook è un libro felice, sì, un libro che ha come vero cuore Tony (Antonie) Buddenbrook, la sorella che non si abbatte mai, un romanzo che ha la grazia delle opere scritte con piena naturalezza, accuratezza, agilità, mai noiose.
    Un libro in cui si vive la contentezza di andare a scuola con un panino al limone con petto d'oca.
    Un romanzo in cui Tony al suo primo e vero e unico amore, Morten, racconta questa storia:

    "Vuole sapere com'ero stupida una volta?" disse Tony. "Volevo tirar fuori dalle meduse le stelle variopinte. Ne avevo portata a casa una quantità sul fazzoletto e le avevo stese ben bene sul balcone perché svaporassero... Pensavo che poi sarebbero rimaste le stelle! Si figuri che idea... Quando più tardi andai a guardare c'era una grossa chiazza bagnata. Con un leggero odore di alghe marce..."

    La stessa storia nella parte finale la racconterà a suo nipote, Hanno, adolescente.

    Avvengono tanti fatti, Morten partirà, la famiglia Buddenbrook ha deciso quale sarà il buon partito per Tony. Non è Morten. Il mondo dirà a Tony "Comunque non dura a lungo, si attenua, si dimentica".
    "Ma io non voglio dimenticare!" Risponderà Tony. Eppure si atterrà alle regole di famiglia e del mondo in cui è cresciuta. Lo sconterà. Due volte.
    Morten e Tony si baciarono, poi "guardarono la sabbia in direzioni opposte e si vergognarono immensamente".

    Thomas Buddenbrook? è un personaggio al quale non ci si affeziona ma neppure lo si guarda con indifferenza, tutti in questo libro sono perfettamente normali, hanno scatti di nervi normali, crolli normali, contegno normale, allegrie e abbattimenti. Alla fine si esce con la sensazione che Thomas Mann aveva detto tutto già con il suo primo grandioso libro, come concordano Ladislao Mittner e Magris e lo stesso premio Nobel attribuito a questo capolavoro. Tutto il resto di Mann è notevole, ottima letteratura. Ma I Buddenbrook sono di più.
    Basti leggere nella splendida parte ottava il capitolo dei festeggiamenti del centenario della ditta, il 7 luglio 1868, e precisamente le pagine in cui il piccolo Hanno deve recitare la poesia; il bambino è terribilmente sensibile e non riesce a parlare. Tutti sono preoccupati per l'ipersensibilità di Hanno, cosa sarà di lui da grande. E Hanno che dovrà recitare i versi del poeta tedesco Uhland Ludwig, riuscirà a dire solo un verso: "Si aggrappò spasmodicamente al broccato della portiera. 'Sono solo sui vasti campi', disse ancora e poi più niente".

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Questo è un romanzo gigantesco, e non parlo della mole (che è certamente notevole ma non esagerata).
    La prima cosa a stupirmi già dopo poche righe è stato lo stile scorrevole, accattivante, a tratti m ...continue

    Questo è un romanzo gigantesco, e non parlo della mole (che è certamente notevole ma non esagerata).
    La prima cosa a stupirmi già dopo poche righe è stato lo stile scorrevole, accattivante, a tratti molto ironico dell'autore. Ho letto (molto tempo fa) un paio di romanzi brevi di Mann – "La morte a Venezia", "Cane e padrone" e mi pare anche "Tonio Kröger" – e non mi aveva dato questa impressione, ma ero probabilmente diversa (ragazzina) io.
    Proseguendo ho ammirato l'architettura dalla salda coesione interna di questa saga familiare lunga più di quarant'anni, dal 1835 al 1877, in cui si narrano le vicende di quattro generazioni di Buddenbrook, esponenti dell'alta borghesia commerciale di Lubecca.
    Il romanzo si apre nel momento di massimo splendore della famiglia, coronato dall'acquisto di una grande casa nella via più prestigiosa della città, di cui nelle prime pagine si tiene una sontuosa cena di inaugurazione.
    Ma il sottotitolo è chiaro e non lascia scampo: "Decadenza di una famiglia". Da qui in avanti sarà una lenta ma inesorabile discesa verso la rovina, sia economica che umana, dei Buddenbrook.
    Il motivo di questo tracollo? Mann non dà una risposta chiara, ma tra le molte concause spiccano l'incapacità di adattarsi ai tempi che cambiano, la sfortuna che ci mette spessissimo lo zampino e i caratteri dei personaggi, in particolare di quelli che gestiscono la partita nei momenti cruciali.
    I Buddenbrook vengono educati fin da piccoli al mito del loro cognome, all'idea di essere destinati a portarlo avanti e ad accrescerlo, i maschi con il lavoro in azienda e la politica cittadina e le femmine con i buoni matrimoni. Chi si ribella viene emarginato, vedi il figlio di primo letto del console Johann (detto Jean), Gotthold e, più avanti, l'altro figlio Christian.
    Chi non si ribella resta schiacciato da un tale peso, ed è questo il caso di Thomas, personaggio bello e complesso, logorato nel profondo dall'afflizione per non essere un imprenditore capace quanto i suoi predecessori, privo com'è della fiducia nel futuro e nella buona sorte che era di suo nonno o della fede in Dio che era di suo padre. Thomas indossa per tutta la vita la maschera del rigido uomo d'affari che avrebbe voluto essere, ma dentro si consuma, invecchia e a un certo punto crolla.
    Poi c'è Antonie, detta Tony, la sorella di Thomas e Christian, che da ragazzina strafottente e viziata sboccia in giovane donna che deve presto scegliere tra i propri sentimenti e il dovere verso la famiglia. Andrà male anche a lei, più volte. Ma la sua forza non si esaurirà, e non smetterà mai di tenere la testa alta e il petto in fuori.
    L'ultima generazione è rappresentata da Hanno, il figlio di Thomas, che ha ereditato accresciute all'ennesima potenza le debolezze e le ombre del carattere del padre e, da parte di sua madre, l'amore totale per la musica e la propensione a vivere in un mondo tutto suo, e che quindi non sente mai, nonostante ci provi per quel che può, la spinta a riportare in alto il nome della sua famiglia.
    Finisce come annunciato, ma in un'atmosfera di pacata tristezza, come pacatamente e senza tanti strepiti sono stati accolti e accettati tutti gli avvenimenti che hanno colpito questa famiglia.
    È un romanzo struggente ma non urlato, forse più cerebrale che emotivo, con personaggi che per questioni sia cronologiche che geografiche si comportano talvolta in modi che ci sembrano inconcepibili. Eppure io ho sentito spesso una forte empatia verso alcuni di loro e in quei momenti ho avvertito la modernità di questo libro, scritto nel 1900, ottocentesco nella trama ma novecentesco per il carico psicologico, i dubbi e le incertezze che mette in luce.
    C'è ancora molto altro da dire, sulla struttura circolare che vede anche nell'epilogo una riunione familiare in una casa che però ora sta per essere lasciata, sul continuo ribadire le caratteristiche di ciascun personaggio, con un effetto quasi comico ma che a ben vedere cela un che di drammatico, sul ruolo del cibo, del mangiare e dei denti, sul dilungarsi di Mann nel descrivere gli occhi e i nasi... Ma credo che siano questioni ampiamente trattate da fior di studiosi e vale la pena di approfondirmele con calma.
    Chiudo con l'ultima riflessione, ossia che Thomas Mann ha scritto "I Buddenbrook" a venticinque anni, cosa che per me è a dir poco impressionante.

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  • 5

    "lei non rispose, non lo guardò, solo spinse il busto, piano, un po' più vicino a lui sul monticello di sabbia, e morten la baciò lentamente e a lungo sulla bocca. poi chinarono tutti e due gli occhi ...continue

    "lei non rispose, non lo guardò, solo spinse il busto, piano, un po' più vicino a lui sul monticello di sabbia, e morten la baciò lentamente e a lungo sulla bocca. poi chinarono tutti e due gli occhi sulla sabbia, in due direzioni opposte, e si vergognarono moltissimo".
    ecco, arrivata qui mi è preso un grande struggimento, al pensiero della me pischella che adorava tony (e natascia rostova e arturo gerace) e al pensiero del primo bacio di tony.

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  • 0

    Decadenza di una famiglia

    Lettura consigliatissima per un classico della letteratura.
    Mann porta a compimento la narrativa di Tolstoj, aggiungendo uno humour proverbiale nella descrizione dei personaggi. Notevole notare come l ...continue

    Lettura consigliatissima per un classico della letteratura.
    Mann porta a compimento la narrativa di Tolstoj, aggiungendo uno humour proverbiale nella descrizione dei personaggi. Notevole notare come l'interesse per i personaggi prosegua nella narrazione è come ci si affezioni ai nuovi virgulti della famiglia mercantile. L'introspezione psicologica e la resa delle emozioni dei personaggi è offerta dallo scrittore come fosse una pennellata di pittore.

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    4

    Dopo aver affrontato l'altro capolavoro di Mann, La Montagna Incantata, questo romanzo al confronto è una passeggiata. Tuttavia resta un libro dalle affascinanti profondità morali e psico-filosofiche ...continue

    Dopo aver affrontato l'altro capolavoro di Mann, La Montagna Incantata, questo romanzo al confronto è una passeggiata. Tuttavia resta un libro dalle affascinanti profondità morali e psico-filosofiche che l'autore percorre con maestria nelle pieghe dei personaggi. Personaggi che sono plasmati per rivelare dubbi e verita manniani, sempre funzionali all'unita di pensiero dell'autore e mai animati di vita propria e slegati da tale intento come molto spesso si osserva in taluni romanzi. Vi sono, invero, passaggi lenti in cui l'autore sembra indugiare oltremodo, quasi come non volesse o non sapesse proseguire, e questo è il limite del romanzo. Memorabili per stile e vivacità espressiva le pagine sulla descrizione del tifo (che rimandano peraltro alle acute reminiscenze medico-scientifiche de La Montagna Incantata) e e quelle sulla descrizione quasi visiva delle partiture musicali. Entrambe queste perle narrative emergono nel finale, quasi a fronteggiarsi o forse a integrarsi in quanto descrittive ambedue della morte di un ragazzo. E si sa, nulla è più atroce della morte di un ragazzo che appena, seppur roso dai dubbi e dall'ansia di vivere, si affaccia all'esistenza e Mann ce ne risparmia il racconto, ma non certo il drammatico e incomprensibile significato su cui chiama ciascuno dei lettori ad interrogarsi.

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  • 5

    Capolavoro! Dopo aver visitato Lubecca (compresa la casa della famiglia Mann) ed essermene innamorata, avevo deciso di leggere I Buddenbrook non senza però un certo timore...Lessi già due opere di Tho ...continue

    Capolavoro! Dopo aver visitato Lubecca (compresa la casa della famiglia Mann) ed essermene innamorata, avevo deciso di leggere I Buddenbrook non senza però un certo timore...Lessi già due opere di Thomas Mann trovandole pesanti e difficili e qui invece ho scoperto una scrittura bellissima, scorrevole e un piglio ironico nel descrivere i tanti membri della famiglia Buddenbrook con le loro alterne fortune e sfortune che mi ci son proprio affezionata! I Buddenbrook non se la passeranno bene nel corso della storia visto che il titolo completo specifica che si tratta della decadenza di una famiglia, eppure ho provato sempre simpatia e solidarietà per le loro vicende e la vita sociale ed economica nella piccola e antica città anseatica. La decandenza del titolo è resa benissimo, oltre che dal racconto delle varie sfortunate vicissitudini, dal lento ma inesorabile tono che nella scrittura, all’inizio più briosa e vivace, diventa via via più triste, malinconico, quasi spento senza perdere tuttavia in bellezza e profondità. Lubecca, che nel testo non viene mai nominata esplicitamente, con le sue guglie gotiche, le case dai tetti aguzzi, le sue porte d’accesso, le vie che scendono al fiume Trave, centro pulsante delle attività commerciali, fa da bellissima scenografia a tutta la vicenda. Ci sono poi tutte le implicazioni più intime che riguardano il mantenimento delle tradizioni, il tramandarsi l’attività di famiglia, lo sperare nell’imperitura durata di tutto ciò cercando di rifiutare il pensiero che quello che abbiamo creato con forza e passione possa un giorno scomparire dalla faccia della terra. Ma il tempo passa, ci dice Mann, i nostri discendenti, per quanto li vorremmo a nostra immagine e somiglianza, sono individui unici e completamente diversi dai quali non si può pretendere che siano come noi e che si facciano per forza carico dei fardelli passati, ed è con questa realtà che si deve fare i conti nonostante risulti molto amara.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Dominus providebit

    Mi sono accostato a questo romanzo perché, da lettore assiduo di Schopenhauer e di ciò che ne concerne, avevo trovato in un altro romanzo un avvicinamento tra Thomas Mann (in particolare di questa ope ...continue

    Mi sono accostato a questo romanzo perché, da lettore assiduo di Schopenhauer e di ciò che ne concerne, avevo trovato in un altro romanzo un avvicinamento tra Thomas Mann (in particolare di questa opera) e la sana filosofia simpaticamente pessimista del grande di Danzica. Totalmente centro.
    Il romanzo si apre con una bellissima panoramica familiare, in cui ci vengono presentati i personaggi, ed in primis la protagonista, Antoine Buddenbrook, nell'ambiente parentale. Antoine fungerà da cerniera dell'intero romanzo, che affronta le gioie e i dolori di una ricca famiglia borghese. Si seguono le vicende della vita dei Buddenbrook attraverso spaccati, di più o meno ampio respiro, concernenti disparati momenti familiari, dalla morte di alcuni membri fino ad un giorno di scuola, dando a tutti lo stesso peso.
    Emerge l'orgoglio, in Antoine innanzitutto, di appartenere ad un nome, ad un ceto che grazie al duro lavoro - e alla grazia di Dio, avrebbero detto i vecchi Buddenbrook - ha ottenuto prestigio, fama, e rispetto da parte di tutti. Antoine e Thomas sono due personaggi che sacrificano le aspettative personali e affettive (entrambi per posizione sociale preferiscono un matrimonio conveniente rispetto ad un altro prospettato meno vantaggioso) e la propria salute (Thomas è sempre più in preda alla crisi isterica e all'esaurimento nervoso) per il buon nome borghese della dinastia. Eppure ciò non basta a preservare la buona sorte, contrariamente alle credenze tradizionali affidate al duro lavoro e alla grazia divina. La vita nasce, cresce e muore, così la famiglia Buddenbrook, e lo fa senza rispetto alcuno delle credenze umane, o dell'impegno profuso da parte dei membri della specie. Una Volontà cieca permea il tutto, e porta alla decadenza la famiglia borghese, alla fine poco sicura dei valori che l'avevano accompagnata (l'ultimo dialogo di Antoine anche in questo è esemplare).
    Eppure non è così facile abbandonare i propri convincimenti, per una borghesia ancora puramente intrisa di positivismo ottocentesco. E' ciò che accade a Thomas Buddenbrook, allorché si accosta alla filosofia di Schopenhauer: un pensiero di cui sente il fascino, di cui si dichiara per un attimo seguace, ma per cui non è pronto ad abbandonare i convincimenti che l'hanno influenzato per tutta la vita. La borghesia rifiuta, in questo atto, di prendere coscienza dei suoi limiti; non accetta un orizzonte al di là degli affari.
    Egualmente schopenhaueriana è la divisione fra Arte e Vita (Volontà): tutti i personaggi che si accostano all'arte, compreso Christian, risultano inetti agli affari, e viceversa.

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