Los Buddenbrook

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4.3
(3795)

Language: Español | Number of Pages: 711 | Format: Others | In other languages: (other languages) English , German , Italian , French , Dutch , Swedish , Catalan , Romanian

Isbn-10: 8401100011 | Isbn-13: 9788401100017 | Publish date: 

Also available as: Mass Market Paperback , Hardcover , Paperback

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
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  • 5

    Le cose come sono, non come dovrebbero essere

    Per me le saghe familiari sono una garanzia, eppure l’inizio, con un banchetto a casa Buddenbrook troppo lento e con troppi nomi da ricordare, questo romanzo non mi aveva di certo catturato. Non è sta ...continue

    Per me le saghe familiari sono una garanzia, eppure l’inizio, con un banchetto a casa Buddenbrook troppo lento e con troppi nomi da ricordare, questo romanzo non mi aveva di certo catturato. Non è stato uno di quei libri da colpo di fulmine, ma uno di quei libri lunghi che ti iniziano a piacere piano piano e che quando li finisci ti sembra di aver perso, se non un amico, un rito, un momento di piacere. Non che racconti chissà quali eventi o avventure, è la storia della lenta ma inesorabile decadenza di una famiglia borghese di Lubecca.

    “I segni esteriori, quelli visibili, tangibili, della fortuna e dell'ascesa si manifestano soltanto quando in realtà è cominciata la parabola discendente. Quei segni esteriori hanno bisogno di tempo per arrivare a noi, come la luce di una delle stelle lassù, di cui non sappiamo se sia in procinto di spegnersi o se sia già spenta quando brilla più chiara.”

    I personaggi, in compenso, sono umani, molto realistici, con tanti difetti. E sono proprio i loro difetti che li rendono unici e reali e che ti fanno affezionare (in particolare Tony e Thomas). Sono un po’ come degli zii a cui vuoi bene nonostante innegabili difetti. Christian con la sua ipocondria e la sua pigrizia, Hanno con la sua fragilità, Thomas, un po’ uomo pratico un po’ sognatore, con la sua fissazione per gli abiti puliti. E soprattutto Tony, che non perde occasione per criticare gli odiati Hagenström, lamentarsi degli uomini della sua vita e camminare a testa alta, lei che è il vero pilastro della famiglia Buddenbrook.

    La realtà dei Buddenbrook è prosaica (l’unica scappatoia potrebbe essere l’arte): non racconta le cose come dovrebbero essere, ma come sono. Se l’autore fosse stato un romantico, un Manzoni o un Hugo, una fanciulla avrebbe lottato per sposarsi per amore fregandosene del guadagno della famiglia e un uomo avrebbe avuto la costanza per cambiare vita come l’Innominato o Jean Valjean. Ma nella realtà purtroppo un po’ per paura e un po’ per abitudine spesso non manteniamo i nostri propositi. O almeno, io parecchie volte mi sono ripromessa di cercare di essere più così o di non fare più cosà e dopo qualche giorno sono ricaduta nelle mie abitudini.

    “Ho tanto pregustato queste gioie, ma come sempre, l'immaginarsele è stato la parte migliore, perché il bene arriva sempre troppo tardi, diventa realtà troppo tardi, quando non si è piú capaci di goderne[...] E quando il bene che si è desiderato giunge, lento e tardivo, è accompagnato da piccinerie, contrarietà, fastidi, carico di tutta la polvere della realtà, che la fantasia non aveva previsto, e che irrita, urta...”

    E poi, lo ammetto, Mann scrive molto bene, anzi di più.

    said on 

  • 5

    Lo scrittore della ringhiera.

    Mann è Mann. Sempre, comunque. u di lui, il sempre inarrivabile Calvino scrisse: “Lui capì tutto o quasi del nostro mondo, ma sporgendosi da un’estrema ringhiera dell’Ottocento. Noi vediamo il mondo p ...continue

    Mann è Mann. Sempre, comunque. u di lui, il sempre inarrivabile Calvino scrisse: “Lui capì tutto o quasi del nostro mondo, ma sporgendosi da un’estrema ringhiera dell’Ottocento. Noi vediamo il mondo precipitando nella tromba delle scale”. I Buddenbrook è forse il romanzo più "da ringhiera": assolutaente ottocentesco nell'impostazione e nell'ambientazione, vibra però dell'inquietudine novecentesca, ne lascia presagire i drammi. Libro eccezionale.

    said on 

  • 4

    Ho letto questo libro per caso, l'ho trovato a casa e l'ho iniziato.
    Sono presenti molti elementi autobiografici: il fatto che il romanzo è ambientato a Lubecca, città di nascita di Mann, oppure la c ...continue

    Ho letto questo libro per caso, l'ho trovato a casa e l'ho iniziato.
    Sono presenti molti elementi autobiografici: il fatto che il romanzo è ambientato a Lubecca, città di nascita di Mann, oppure la coincidenza della fine del romanzo (anno in cui Justus Johann Kaspar era 15enne) con l'anno della propria nascita. Si nota anche un'analogia tra la famiglia Buddenbrook e la famiglia dell'autore.
    La storia inizia con la famiglia all'apice della prosperità. Poco a poco poi inizia la decadenza. che seguirà tutto il libro. È una perfetta immagine di vita borghese.
    È un libro che affronta molti temi tra cui i rapporti all'interno della famiglia, i valori sociali, l'importanza dell'apparenza,il ruolo della fede e dell'arte, il malessere interiore (che secondo me è dovuto anche al non sentirsi completamente realizzati) e la morte. Attraverso la vita quotidiana dei personaggi si può conoscere la società del tempo: le dinamiche tra classi, il funzionamento della famiglia stessa, in un certo modo anche l'economia. La storia è ambientata in un determinato periodo storico (1835-1875) e in luoghi ben precisi (es. Lubecca), vengono citati anche eventi storici e personaggi realmente esistiti (es. Bismark).
    I personaggi sono caratterizzati molto bene, dal punto di vista fisico, caratteriale e psicologico. Alcuni sono più approfonditi (soprattutto Antonie e Thomas), mentre altri meno (es. Clara e Klothilde). Vengono trasmessi molto bene le modalità di agire di ognuno, le angoscie, il modo di pensare (es. si notano le differenze tra Christian e il fratello Thomas) e anche l'evoluzione che compiono durante la loro vita.
    Thomas è molto legato all'apparenza e ne fa quasi uno scopo, sia nell'abbigliamento che in ogni altro aspetto della vita. Si preoccupa molto di mantenere la fama della famiglia e la decadenza, che diventa evidente nel tempo, lo porta a una sorta di depressione. Arriva a sentirsi impotente di fronte a ciò che sta accadendo, al fallimento.
    Antonie l'ho travata un personaggio maturato con il passare degli anni. Si preoccupa anche lei dell'apparenza e dell'opinione degli altri sulla famiglia. Non si sente realizzata, avrebbe desiderato un matrimonio duraturo, sia per l'onore della famiglia che per sé. In molte occasioni fa da mediatrice in situazioni di contrasto, non sempre le riesce però (es. dopo la morte della madre, Elisabeth, quando con Thomas e Christian devono dividere gli oggetti della casa e i due fratelli litigano).
    Christian si distacca completamente dalle idee dei fratelli, non si interessa molto alle opinioni, a mantenere comportamenti adatti al suo ruolo nella società in quanto parte di una famiglia importante. Si interessa piu a sé stesso, al divertimento, ai suoi desideri. Ha un animo troppo sensibile, a causa di questo spesso non viene preso troppo in considerazione. Christian ha in mano uno degli elementi fondamentali: la parodia. È molto bravo infatti a imitare, fingere dolori.
    Un'altro motivo portante è la teatralità, si notano in Grünlich che è abile nel recitare virtù cristiane e disperazioni suicide, ma anche in Christian come gusto di sceneggiatore e attore, in Thomas come tragica necessità di contegno e Hanno più rivolto all'aspetto musicale del teatro.
    I personaggi di Thomas, Tony e Hanno corrispondono a tre dimensioni di vita: borghese, vitale e musicale.
    Nel testo si delinea un contrasto tra solidità borghese e sensibilità artistica. L'arte si pone come elemento antagonista e dissolutore. Questa contrapposizione è evidente nel rapporto tra Thomas e il fratello Christian.
    I personaggi vivono, in costante conflitto con se stessi, il rapporto tra le norme sociali imposte e il proprio essere. Il romanzo risulta una raffigurazione dello stato di malessere della società di cui sono rappresentate le inquietudini, conciliando Freud e la tradizione umanistica.
    Per quanto possa sembrare complicato unire tutto questo in un testo unico, la lettura è piacevole e non richiede troppe fatiche. Non me lo sarei mai aspettata. Proprio un bel romanzo.

    said on 

  • 5

    Non si può fare una recensione su un libro così. Se ne è parlato e se ne parla sufficientemente. L'unico aspetto su cui riflettere è il "quando" bisogna leggerlo. Durante l'adolescenza, la prima giov ...continue

    Non si può fare una recensione su un libro così. Se ne è parlato e se ne parla sufficientemente. L'unico aspetto su cui riflettere è il "quando" bisogna leggerlo. Durante l'adolescenza, la prima giovinezza, l'età adulta, la vecchiaia?
    Io l'ho letto troppo tardi e me ne dispiace. E' mancato l'incontro tra me e l'autore. Sarebbe stato assai proficuo affrontarlo a 20 anni, ma allora ero invasato con altre letture. E così ho atteso più di vent'anni prima di prenderlo in mano. Che dire? E' un libro da leggere assolutamente se si vuole aver l'ardire di definirsi esseri umani...
    Non saprei nemmeno che figure privilegiare, quali aspetti sottolineare, quale dicotomia prediligere...

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  • 5

    Perché non l'ho letto prima?
    Perché scema sono, l'ho sempre guardato obliquamente, ipotizzavo fosse un bel mattone indigesto, da affrontare con piglio deciso, senza cadere nella tentazione di mollarlo ...continue

    Perché non l'ho letto prima?
    Perché scema sono, l'ho sempre guardato obliquamente, ipotizzavo fosse un bel mattone indigesto, da affrontare con piglio deciso, senza cadere nella tentazione di mollarlo al primo sbadiglio, senza cedimenti. E' un classico no? e un classico ogni tanto fa bene alla salute, quindi forza e coraggio, male che vada lo mollo e lo lascio lì sino all'età della pensione. Devo ammettere che non é l'unico classico sugli scaffali che attende di essere letto, ci guatiamo a vicenda, a volte ho sin l'impressione che sogghignino mentre osservandoli, sondo la mia disponibilità a leggerli. Riposti per mancanza di intenzione lettorie mi sembra di sentirli sghignazzare senza ritegno. Mah, forse é il caso che io riveda il mio approccio a certi libri.
    Ad ogni modo questo libro è una meraviglia delle meraviglie, e una volta finito ne ho provato dispiacere, e ho pensato: e adesso, dopo tutta questa bellezza, che cosa leggo?

    said on 

  • 5

    Comporre la decadenza

    All’epoca di coraggio e imprudenza in cui, nella scelta dei prossimi acquisti letterari, avventurandomi fra munifici e misteriosi scaffali, anziché affidarmi alla bussola scrupolosa dell’indagine prev ...continue

    All’epoca di coraggio e imprudenza in cui, nella scelta dei prossimi acquisti letterari, avventurandomi fra munifici e misteriosi scaffali, anziché affidarmi alla bussola scrupolosa dell’indagine preventiva atta a salvaguardarmi da letture deludenti, lasciavo che fossero le impressioni immediate, un copertina dalla grafica colorita combinata ad un titolo accattivante, a sedurmi, capitava ogni tanto, purché la Fortuna assista chi si avvale di metodi di scelta tanto sprovveduti, di cogliere, nella selva di abbaglianti promesse tramutatesi in relitti, un’eccezione.
    Non fu la copertina austera dell’edizione Eiunaudi ad attrarmi, né il titolo altisonante. Fu Isabel Allende a far da mezzana. Reduce dalla piacevole esperienza col suo esordio letterario, e memore di un’ottima critica sul retro che lo definiva “…un Buddenbrook latinoamericano…”, afferrai l’illustre e sconosciuto termine di paragane, lo portai a casa, ne lessi una decina di pagine abbastanza noiose e lo riposi fra le letture da destinarsi a data ignota.
    Nel frattempo non sono mancate interessanti scoperte, tra cui Emile Zola, che è riuscito dove aveva fallito la Allende. Avendo avuto fortuna con alcune letture dell’autore francese (soprattutto Nanà e L’Assomoir), nel venire a sapere che Mann, previa stesura del suo romanzo d’esordio, si era dedicato alla lettura dell’intero ciclo dei Rougon-Macquart col chiaro intento di appropriarsi dell’abilità di Zola di rendere palpabile la graduale discesa negli inferi della rovina, mi sono riaccostato all’opera tedesca per ritrovare la vertigine della caduta, salvo poi, ahimé, provarne soltanto una sensazione attutita. Dov’era il lezzo di putrefazione così deliziosamente aggressivo in Zola, ciecamente ricercato per allietare il mio gusto dell’orrido? Lo percepivo appena, sepolto da minutaglie psicologiche che distraggono l’autore (quanto si può essere ingenui) dalla tessitura dell’angoscia tanto facile al francese.
    Porto a termine i Buddenbrook, con una punta di delusione (non mi erano sfuggiti i suoi pregi) e passo oltre. Ma lui è di tutt’altro parere. Accade che nei giorni successivi mi arriva un mormorio dalla libreria, anziché tacere il romanzo continua a parlarmi all’orecchio, quasi molesto, come se avesse altro ancora e ancora da dirmi. E senza nemmeno accorgermene ho di nuovo il volume tra le mani, lo compulso per ritrovare determinate frasi e passaggi che, come il mio cibo preferito, so già quale profonda voluttà daranno all’intelletto. Perché Zola, come inopportuno corpo celeste, si è frapposto tra me e Mann per eclissarne parzialmente lo splendore. Ma le eclissi non durano per sempre, e, in ultima analisi, Zola (e tutta la letteratura naturalistica con le sue tautologie, la superficialità psicologica e gli altri limiti) non vale il calamaio di Mann.

    Dunque cos’è che Thomas Mann fa con i Buddenbrook? In apparenza semplicemente raccontare la progressiva disfatta economica e morale di una facoltosa famiglia borghese tramite lo stilema collaudato della saga familiare. Ma facendo diversi passi indietro per acquistare una visione d’insieme ci si accorge di un disegno ben più impressionante.
    L’influenza esercitata da Wagner è profondissima, non solo per lo stile armonioso (la scrittura, cadenzata dai leitmotive mutuati dai suoi spartiti, è potente, raffinata, meravigliosamente composta) ma anche per l’ambizione di erigersi a sunto letterario di un’epoca.
    Dicono di Wagner che nelle sue opere sintetizzò quattro secoli di musica.
    Sulla soglia del IXX secolo in procinto di concludersi, Mann attinge ispirazione, mattoni e cemento dalle correnti letterarie sorte e stabilitesi ai quattro angoli d’Europa nell’800, mescola realismo e naturalismo francesi, narrativa scandinava, psicologia russa e filosofia tedesca per uniformarli in un sublime monumento letterario, opera d’arte a cui affianca una personale dimensione intimista, che, con un occhio puntato sul substrato sociale, quasi accidentalmente assume una dirompente carica simbolica assurgendo ad emblema dell’intera classe borghese in agonia.

    In una prima parte del romanzo, dove il nome dei Buddenbrook risplende con una forza che si riflette su tutta la comunità di Lubecca, la protagonista indiscussa è Toni, personaggio contro cui si possono sollevare alcune riserve per via della sua frivolezza, e che proprio per questa sua incapacità a porsi domande e scrutarsi nell'animo, di guardare più in là dei dogmi borghesi di cui resterà l'unica devota sostenitrice, condurrà un'esistenza relativamente serena, cioè priva di laceranti tribolazioni interiori. Poi, alla lontana, con oscura meraviglia, l’autore si avvicina in punta di piedi a Tom le cui evoluzioni psicologiche affascinano e sbalordiscono per acume, in lui acquista inesorabile vigore il tarlo del dubbio che poco alla volta lo divora dall’interno tarpando le ali all’ascesa dei Buddenbrook. Infine c’è Hanno, piccolo malaticcio e fragile, che trova sicuro rifugio nella musica, nell’arte tanto ostica al sempre meno pratico patriarca, e sulle cui esili spalle pesa la sopravvivenza della stirpe Buddenbrook destinata ad estinguersi.

    Trova ampio spazio uno dei temi più cari all’autore (anzi ne è forse il nucleo): il conflitto tra il mondo borghese a cui apparteneva e quello artistico a cui aspirava. Ma è interessante constatare che per Man, oppresso come era da un’educazione improntata al successo e all’accumulo di denaro (insomma borghese in tutto e per tutto), l’ago della bilancia non protende a favore dell’arte, anzi quest’ultima, talvolta, acquista una forma addirittura malsana, quasi patologica nelle sue diverse forme: Christian, nonostante abbia una spiccata delicatezza artistica, manca di talento e dissipa le proprie energie per mancanza di disciplina, divenendo un gaudente fannullone, un embrione abortito d’artista. Tom vacilla su una corda sospesa tra due abissi, la sua crescente sensibilità non può trovare conforto tra i corridoi di gelida pietra del mondo degli affari (brillantemente dominato per buona parte della sua carriera), ma nemmeno nel mondo dell’arte di cui diffida (nonostante proprio la letteratura gli dia, contro il terrore della morte, una catartica boccata d’ossigeno che esaurirà nel corso di una notte); più di tutti verrà consumato e sfinito dal suo dissidio interiore. Infine Hanno, l'artista definitivo (complice la madre melomane che ne culla il talento) generatosi da germi tarati, il vertice di questa generazionale evoluzione spirituale, Hanno che dalla musica dissotterra frammenti di paradisi, che sui tasti di un pianoforte, come un dio fremente, riversa le ataviche e debordanti inquietudini per tramutarle in materia preziosa e pura.

    La sensibilità e l’introspezione indispensabili all’arte vera(che per l'autore significano debolezza, involuzione, malattia) , erodono dalle fondamenta la ditta e la famiglia Buddenbrook, l'istituzione borghese e, con un monito dalle risonanze funeste irradiatosi dai desolanti destini di questi primigeni "inetti" che di lì a breve avrebbero fecondato la letteratura europea, la vita stessa.
    Con un omaggio all’intera letteratura ottocentesca del vecchio continente, Thomas Mann si congeda dal secolo appena estinto per accedere a quello nuovo ricoperto di tutti gli onori

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  • 5

    Solo brevissime annotazioni su un classico tip-top, da annoverare tra i capolavori!
    Si tratta di un libro pieno di "vita"; la vita di una grande famiglia mercantile di Lubecca, quella dei Buddenbrook ...continue

    Solo brevissime annotazioni su un classico tip-top, da annoverare tra i capolavori!
    Si tratta di un libro pieno di "vita"; la vita di una grande famiglia mercantile di Lubecca, quella dei Buddenbrook, uomini ragguardevoli per merito e per censo, i quali di generazione in generazione hanno fatto grande la ditta, una identità quasi idolatrata.
    Nel tempo hanno condiviso filosofia di vita, fiuto fermezza e virilità, concretezza negli affari, avendo come faro l' ammonimento del fondatore:
    "Figlio mio, dedicati con gioia agli affari durante il giorno, ma fai solo quelli che ci permettano di dormire in pace la notte."
    Thomas Mann ci fa entrare nel loro mondo di affari, di affetti, di sentimenti. Li seguiamo nell' ascesa nell' appagamento di ambizioni personali, nel consolidamento del patrimonio ereditario, fino a quando lentamente la spinta propulsiva che dava gioia e compiacimento si spegne e si arriva ad uno stadio in cui ci sono soltanto posizioni da mantenere. A quel punto, al dinamismo subentra la stanchezza, si appanna il ruolo sociale, crollano certezze e si insinuano inesorabili i dubbi sul futuro.
    Il libro brulica di tanti personaggi. tutti sono illuminati dalla profonda analisi descrittiva, psicologica, sociale e, quanto mai "vivi e moderni", si materializzano ai nostri occhi nei momenti luminosi, in quelli oscuri, nelle contraddizioni, nei travagli interiori, nelle complesse relazioni sociali.
    Senza dubbio rimarrà scolpito nella mia memoria il piccolo Hanno, dalla natura malinconica e sognatrice: mite d' animo, smarrito in un mondo che sente estraneo e gli fa paura.
    Difficilmente cadranno nell' oblio Thomas, impeccabile agli occhi sociali, pur nelle alterne fortune dell' attività commerciale, ma roso nel profondo dell' anima da una silente inquietudine; e poi Thony. donna indomita, temprata dalla vita,capace ogni volta che cade di rialzarsi a testa alta sfidando gli sguardi di tutti.
    Un classico da leggere!!!

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  • 4

    Per me è stato lento e bellissimo

    Un libro davvero eccezionale, premettendo che non sono un'appassionata di questo genere improntato alla quotidianeità della vita dei personaggi. La storia si snoda in modo elastico, le descrizioni onn ...continue

    Un libro davvero eccezionale, premettendo che non sono un'appassionata di questo genere improntato alla quotidianeità della vita dei personaggi. La storia si snoda in modo elastico, le descrizioni onnipresenti ed abbastanza lunghe non appesantiscono la lettura. I personaggi sono ben inquadrati e le loro interazioni sono molto umane (ricche di litigi, problematiche comuni e non).
    La cosa che più mi ha sconvolta durante la lettura di questo libro è stata la scioltezza con cui mi sono ritrovata triste: triste per i protagonisti e per il loro destino tragico, quando fino ad un attimo prima non avevo realizzato come effettivamente la famiglia stesse percorrendo un burrone senza via di ritorno.
    Nonostante la malinconia, il dispiacere e la tristezza ho concluso questo libro molto arricchita.

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  • 5

    Servono le ferie perchè dà dipendenza

    Bruciato in 12 giorni di lettura pazza e disperatissima; letteralmente non ero in grado di staccarmene fino alla fine. Geniale...

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