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Lotta di classe

Di

Editore: Einaudi

3.9
(507)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 229 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8806194984 | Isbn-13: 9788806194987 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
«Io passo attraverso i muri. Attraverso le villette antiladro controllate dagli allarmi antizingaro, protette da inferriate antinegro con vernice antiruggine dove antipatici padroni antisemiti con crema antirughe fanno antipasti antiallergici in bunker antiatomici.
Attraverso le banche videosorvegliate. Attraverso i muri delle caserme, dei manicomi, delle galere.
E mi viene da ridere mentre una guardia prova a fermarmi, perché attraverso anche lei con la sua divisa. Lei che si girerà dicendo: - Brigadiere, che facciamo? Questa è stregoneria!
E io le risponderò: - No, questa è lotta di classe».

Questo è un libro in cui perdersi. Un saliscendi di storie, su e giù per le scale di un condominio di periferia. Sono torrenti di voci che corrono verso un burrascoso racconto corale, una miscela irripetibile di affabulazione, politica e poesia.

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  • 5

    "Parlano del fascino della divisa, invece io provo terrore. Io credo che le divise le hanno inventate per questo. Sennò per quale motivo una persona normale dovrebbe girare con le stelle sulla camicia, le strisce sui calzoni e le piume in testa? Uno che gira vestito così dovrebbe far ridere tu ...continua

    "Parlano del fascino della divisa, invece io provo terrore. Io credo che le divise le hanno inventate per questo. Sennò per quale motivo una persona normale dovrebbe girare con le stelle sulla camicia, le strisce sui calzoni e le piume in testa? Uno che gira vestito così dovrebbe far ridere tutti. E invece non ride nessuno per il cappello fiammeggiante e gli stivaloni fino al ginocchio. Come non rideva nessuno per il pazzo pelato che voleva spezzare le redini alla Grecia e muoveva la scucchia come un buffone affacciato al balcone di piazza Venezia. Non rideva nessuno per il suo camerata tedesco, pure se somigliava a Charlot. E lo sai perché? Perché non è il pianto il contrario del riso, è il terrore."

    ha scritto il 

  • 4

    Di Celestini credo di poter dire con una certa sicurezza che è una brava persona, nel senso migliore dell’espressione.
    Non amo moltissimo il suo modo di recitare, mi stucca un po’ quel tono cantilenante e l’accento borgataro, però mi piace da matti quando infila lì certe sintesi superbe su orrori ...continua

    Di Celestini credo di poter dire con una certa sicurezza che è una brava persona, nel senso migliore dell’espressione. Non amo moltissimo il suo modo di recitare, mi stucca un po’ quel tono cantilenante e l’accento borgataro, però mi piace da matti quando infila lì certe sintesi superbe su orrori che abbiamo davanti agli occhi e non riusciamo a vedere: lui sì, li vede e ce li presenta nudi e crudi, non li enfatizza ma riesce a trasformarli in sassate. E in questo libro, davvero, piovono pietre. La lotta di classe di cui si parla è quella dei nostri tempi, così povera, grigia, scialba e misera; tempi di cibi scadenti e scaduti, precarietà, lavori a progetto, criceti che fanno girare la ruota. Nel racconto -sgangherato e surreale, tenero ma con momenti atroci nel ricordo dei campi di sterminio-, si alternano quattro voci di altrettanti personaggi, ciascuno perso nel proprio affanno quotidiano e spaesato di fronte a ciò che accade al mondo. In certe condizioni, perfino la lotta di classe è precaria. Fa da sfondo la vicenda della Atesia, un mostro sociale nei primi anni 2000, il più grande call center d’Europa, vero laboratorio di sfruttamento e compressione dei diritti dei lavoratori; qualcuno lo ricorderà, un’ispezione fece emergere che quei contratti a progetto camuffavano normali rapporti di lavoro subordinato, ma privi di ogni garanzia. Il caso si concluse con una sorta di “sanatoria”: stabilizzazione in cambio della rinuncia al pregresso, con la benedizione di tutti i sindacati e con lauti finanziamenti pubblici; poi passaggi di proprietà, apertura della procedura di cassa integrazione, delocalizzazione dell’attività verso lidi più convenienti. Una storia tipicamente italiana, allora fece notizia ma costituì un esempio per molte altre aziende, fino all’attuale “istituzionalizzazione”.

    Celestini: Come se la polizia becca il ladro che mi porta via la borsetta e invece di metterlo in galera gli fa <<vattene a casa, riconsegna la borsa, ma se vuoi tieniti il portafoglio>> e al derubato gli dice <<firma un documento nel quale giuri che non denuncerai questo borseggiatore sennò non ti ridiamo manco la metà di quello che t’ha fregato>>. Chiaro, no?

    ha scritto il 

  • 4

    Ascanio Pop

    E così questa sera rientrando in treno non avrò niente da leggere. Poco male, riprenderò in mano il libro di Ascanio Celestini che ho appena finito e tornerò su alcuni passaggi che ho particolarmente apprezzato.
    Se vi è capitato di vedere l’autore in qualche spettacolo a teatro o in tivvù, conosc ...continua

    E così questa sera rientrando in treno non avrò niente da leggere. Poco male, riprenderò in mano il libro di Ascanio Celestini che ho appena finito e tornerò su alcuni passaggi che ho particolarmente apprezzato. Se vi è capitato di vedere l’autore in qualche spettacolo a teatro o in tivvù, conoscete la sua incantevole capacità narrativa, ed è la stessa che si ritrova anche nel libro. Piccole storie, che suscitano grandi moti sentimentali in chi le legge, che si rincorrono l’una con l’altra e si ritrovano una nell’altra finendo per appartenere tutte ad un unico tessuto fitto fitto di vicende. In questo “Lotta di classe” troviamo diversi personaggi, i principali sono due fratelli, uno più grandicello che vive le difficoltà del nostro secolo legate alla crisi economica e a quella del lavoro, il più piccolo che conferisce al romanzo un’incantevole innocenza che, però, fa riflettere e che offre al lettore le prime occasioni di leggerezza e divertimento. Altri due personaggi sono le donne attraverso le quali ci parla Celestini, entrambe schiave di una società legata all’apparenza e al profitto in cui è difficile trovare la felicità. Il libro mi è piaciuto molto perché offre interessanti spunti di riflessione, perché è scritto (direi raccontato) bene, perché è leggero ma profondo, perché fa sorridere e perché fa storcere il naso, perché è sincero e popolare.

    ha scritto il 

  • 4

    Un ennesima ...

    ... ma non banale, riflessione sul grande tema : " ma come abbiamo fatto a ridurci così ? ".
    E' vero come scrive Maltese in quarta di copertina, che Pasolini ne aveva visto e raccontato gli esordi; ma sordi e ciechi siamo andati dritti incontro al Declino, e che qualche voce si levi e dica : " m ...continua

    ... ma non banale, riflessione sul grande tema : " ma come abbiamo fatto a ridurci così ? ". E' vero come scrive Maltese in quarta di copertina, che Pasolini ne aveva visto e raccontato gli esordi; ma sordi e ciechi siamo andati dritti incontro al Declino, e che qualche voce si levi e dica : " ma è davvero così che vogliamo, che possiamo vivere ? " non è affatto sufficiente a invertire la rotta, a cercare di fermarsi e ripartire diversamente. Celestini fa intellettualmente quello che può, segnalando, con amara ironia che siamo tutti morti ; e che non è più e non solo una deriva italiana ( pur eccellente ) ma occidentale sicuramente e planetaria a breve. E per farlo anche lui si accorda con qualche editore per editare, con qualche produttore per filmografare, fa vetrina radical chic dalla miliardaria Dandini nella orrida televisione... perchè anche quello è call center ! Tutto è call center, se nel sistema vuoi portare un pezzo di pane a casa.

    ha scritto il 

  • 5

    Nuda e cruda, la realtà di tanta parte di abitanti di questo sgangherato paese che ogni giorno lottano, stringono i denti, vivono e combattono con una quotidianità di cui si trovano vittime e carnefici. Nella 'ruota del criceto' del più forte ci finiamo tutti prima o poi, bisogna solo trovare la ...continua

    Nuda e cruda, la realtà di tanta parte di abitanti di questo sgangherato paese che ogni giorno lottano, stringono i denti, vivono e combattono con una quotidianità di cui si trovano vittime e carnefici. Nella 'ruota del criceto' del più forte ci finiamo tutti prima o poi, bisogna solo trovare la forza per correre veloci e farsi il meno male possibile. Buonissima lettura!

    ha scritto il 

  • 4

    Un continuo intersecarsi di voci, sussurrate quasi. Giovani e giovanissimi che percorrono le tortuose vie di una vita non facile, che combattono con il mostro dell'indifferenza, con il male dell'apatia, con il peso dell'eterna attesa. Echi di call center brulicanti di giovani sempre al bivio tra ...continua

    Un continuo intersecarsi di voci, sussurrate quasi. Giovani e giovanissimi che percorrono le tortuose vie di una vita non facile, che combattono con il mostro dell'indifferenza, con il male dell'apatia, con il peso dell'eterna attesa. Echi di call center brulicanti di giovani sempre al bivio tra demansionamento e licenziamento che stanno lì solo perché di meglio la società non offre. Che si accontentano. Che obbligatoriamente si rassegnano. Adulti che con i cocci taglienti di sogni infranti cercano di preparare la valigia per una permanenza e un futuro altrove. In Cina, magari. Ma è proprio il futuro che è sfuggente, indefinito, spesso non realizzabile. Celestini ci offre, con il suo linguaggio crudo come la verità, un quadro, a tratti ironico e a tratti atroce, di vita di periferia metropolitana. E quel quadro è intriso di slanci verso qualcosa di diverso che o non si trova o non esiste perlomeno per i piccoli-grandi protagonisti di questo romanzo corale che, inevitabilmente, ci entrano nel cuore.

    ha scritto il 

  • 5

    Iniziando questo libro temevo che il teatro di Celestini, fermato su carta, perdesse di qualità. Leggendolo ho capito che non è così, che anche senza essere guidati dalla voce il snesato delirio dei suoi racconti è ugualmente efficace e avvincente. Triste, sofferente, bellissimo

    ha scritto il 

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