Luce d'agosto

Di

Editore: Mondadori

4.2
(549)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 387 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Francese , Portoghese

Isbn-10: A000076278 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Elio Vittorini ; Prefazione: Fernanda Pivano

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Viaggi

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Descrizione del libro
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  • 4

    Luce d'agosto di William Faulkner

    Questo é il secondo romanzo di Faulkner che leggo e sebbene mi sia costato più fatica dell’altro mi é piaciuto altrettanto. Le atmosfere sono le solite a cui ci ha ab ...continua

    Luce d'agosto di William Faulkner

    Questo é il secondo romanzo di Faulkner che leggo e sebbene mi sia costato più fatica dell’altro mi é piaciuto altrettanto. Le atmosfere sono le solite a cui ci ha abituato l autore, polverose, indistinte quasi illimitate. Questa é una storia di persone povere, é una storia di viaggio dentro e fuori di noi ,un viaggio di sentimenti e di speranza, un viaggio nelle polvere del tempo. Il flusso di coscienza ti obbliga ad ascoltare con le orecchie ma soprattutto col cuore. É un viaggio nel tradimento dell’ uomo sotto ogni punto di vista, verso se stesso, gli altri, l amore, l ideale ma é anche un invito alla speranza, alla ricerca di quella luce che non muore al calare del sole.

    ha scritto il 

  • 4

    Una lettura pregna di tormenti e di ingenuità, di ingiustizie e di purezza.
    Una lettura che mi ha appassionata, con la meschina ombra del razzismo e l'intensa luce di una giovane donna incinta, forte ...continua

    Una lettura pregna di tormenti e di ingenuità, di ingiustizie e di purezza.
    Una lettura che mi ha appassionata, con la meschina ombra del razzismo e l'intensa luce di una giovane donna incinta, forte e ingenua al tempo stesso.
    Alcuni capitoli raccontano i soprusi di diverse vite spente dalle tante ingiustizie, altri illustrano la storia di una collettività ancora accecata dalle ignoranti credenze e dalle brutture tipiche del periodo descritto.
    Un'intensa e a tratti dura lettura che ho apprezzato molto.

    ha scritto il 

  • 4

    "Giaceva laggiù in fondo, nero, impenetrabile, con la ghirlanda delle sue tremule luci di agosto. Poteva essere la cava originaria, l'abisso stesso."

    Ipnotico e estenuante, Luce d'agosto ci accompagna, ma più spesso ci abbandona, nella terra ruvida e impervia del Sud, tra Alabama e Tennessee, dove si muovono individui portatori di un male originari ...continua

    Ipnotico e estenuante, Luce d'agosto ci accompagna, ma più spesso ci abbandona, nella terra ruvida e impervia del Sud, tra Alabama e Tennessee, dove si muovono individui portatori di un male originario da cui scaturiscono i molteplici effetti della solitudine esistenziale, che induce verso i personaggi che ne sono portatori (Joe Christmas su tutti) una pietas mista a ribrezzo; e dove si rappresentano malattie sociali endemiche, come la discriminazione razziale e il fanatismo religioso, matrici di ogni peggiore fondamentalismo nei secoli dei secoli.
    Faulkner guida la narrazione con la consueta maestria e un periodare a tratti abbagliante, rimanendo però in questo caso narratore nascosto. A raccontare le vicende e a mostrare i principali attori di questo drammatico teatrino della vita aspra e basilare, è una molteplicità di voci e di linguaggi che si intrecciano, si sovrappongono, si scambiano il punto di vista, producendo uno straordinario effetto di alternanza tra mediocre coralità e profonda, criptica intimità.
    Sperimentazione linguistica e narrativa che arricchisce il romanzo di una particolare prospettiva simbolica di ombra-luce. Luce d'agosto, tenebra umana.

    ha scritto il 

  • 4

    Luce d'Agosto. Faulkner

    I protagonisti di questo romanzo, ambientato in un' America desolata e abbagliante, sono tutti schiacciati da un senso di colpa atavico che li porterà a cercare, in qualche modo, l'espiazione; ma è se ...continua

    I protagonisti di questo romanzo, ambientato in un' America desolata e abbagliante, sono tutti schiacciati da un senso di colpa atavico che li porterà a cercare, in qualche modo, l'espiazione; ma è sempre il vuoto interiore l'elemento che maggiormente mi colpisce nei personaggi di Faulkner dove il senso di umanità viene spesso a mancare. In Luce d'Agosto, però, anche questo elemento affiora spesso, inaspettatamente, forse proprio per alleggerire quel senso di colpa di cui il romanzo sembra essere gravato..
    Benché anche qui la scrittura sia a volte complessa, il romanzo scorre secondo un flusso più tradizionale che accompagna il lettore fino all'epilogo; molto differente, quindi, da Mentre morivo e L'urlo e il furore, che restano per me, finora, ancora insuperabili.
    Da leggere, certamente.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro che difficilmente uscirà dalla mia pur sempre più labile memoria.
    Pagine incantevoli, talvolta liriche, talvolta dure, talvolta tragiche e cupe, dipingono un’America rurale, tradizionalista, ...continua

    Un libro che difficilmente uscirà dalla mia pur sempre più labile memoria.
    Pagine incantevoli, talvolta liriche, talvolta dure, talvolta tragiche e cupe, dipingono un’America rurale, tradizionalista, ignorante e bigotta ancora sofferente delle ferite subite dalla sconfitta secessionista del secolo precedente, abitata da personaggi dalla vita grama, spesso ai limiti del “borderline”, che talvolta viene narrata da loro stessi (in prima persona) talvolta da altri personaggi (anche di puro contorno), talvolta dal narratore esterno a tutta la vicenda, a comporre un a sorta di polittico “fiammingo” nel quale è difficile identificare protagonisti e comprimari, distinguere il presente dal passato (anche l’uso dei tempi verbali utilizzato dall’autore si alterna di continuo, indipendentemente da quello dei fatti narrati e della loro consequenzialità), quello è successo da quello che è solo pensato o ricordato.
    Una luce abbacinante, quasi insopportabile (quella dei Paesi del profondo Sud degli Stati Uniti) avvolge tutta la scena e i personaggi che si muovono in essa, ma senza cancellare ombre e spettri che li accompagnano.
    Un romanzo corale, epico, straordinario, di una ricchezza sublime, che basterebbe da solo a fare di Faulkner un maestro indiscusso della letteratura americana. Ma anche della letteratura tout court.

    ha scritto il 

  • 2

    Un alveo pietroso

    Si avverte, sotterranea, una falda freatica potente, ma in superfice emerge un rigagnolo d’acqua stentato che lentamente si fa strada fra sassi e ghiaioni.
    L’avvio è stentato, segnato da una scrittura ...continua

    Si avverte, sotterranea, una falda freatica potente, ma in superfice emerge un rigagnolo d’acqua stentato che lentamente si fa strada fra sassi e ghiaioni.
    L’avvio è stentato, segnato da una scrittura sincopata, lento come il carro di legno prosciugato e nodoso, sul quale Lena è in viaggio verso il Texas alla ricerca del suo Lucas che l’ha abbandonata incinta.
    Nella segheria di Jefferson, dove forse si è nascosto, ci sono due bellimbusti senza ne arte ne parte, Cristmas e Brown, sbattuti in fondo all’officina a spalare una montagna di segatura.
    Li ho osservati con curiosità, ho ascoltato i loro dialoghi frammentati, attendendo che il fiume della narrazione finalmente prendesse a fluire torrenziale.
    Inutilmente.
    Ma dopo quaranta pagine, Cristmas e Brown sono ancora lì a spalare segatura e io ho piantato la mia pala nel mucchio e me ne sono andato.
    Ci sono autori, come Faulkner, che hanno scritto opere sublimi, la cui aurea si è estesa, per me incomprensibilmente, su tutte le pagine che la loro penna ha toccato.

    ha scritto il 

  • 4

    "Vero o falso che sia, quel che si dice degli uomini occupa spesso altrettanto posto nella loro vita, e soprattutto nel loro destino, quanto quello che fanno." - Victor Hugo, I miserabili

    Prendo in prestito le parole di Hugo per riassumere ciò che credo sia il fulcro di tutto "Luce d'agosto".
    Ci vengono dette voci su qualcuno: all'inizio non ci facciamo nemmeno caso, al massimo esclami ...continua

    Prendo in prestito le parole di Hugo per riassumere ciò che credo sia il fulcro di tutto "Luce d'agosto".
    Ci vengono dette voci su qualcuno: all'inizio non ci facciamo nemmeno caso, al massimo esclamiamo: "Dici davvero?!", ma ci fermiamo lì. A distanza di qualche giorno, non si sa bene il perchè, ripensiamo a quelle voci e iniziamo a costruirci il nostro film: "ecco perchè cammina così, ecco perchè parla così, ecco perchè quel giorno ha detto quella data frase e ha fatto quella data cosa"...e via dicendo.
    Immancabilmente, la nostra opinione su quella persona cambia.
    Inevitabilmente, in peggio. (Avete mai sentito delle dicerie positive su qualcuno? Fateci caso.)
    Non è necessario che le dicerie arrivino all'orecchio del diretto interessato, perchè è comunque già tutto il resto, il contorno, a cambiare atteggiamento su di lui.
    A quel punto, sempre inevitabilmente, anche il diretto interessato inizia a chiedersi il perchè di questi atteggiamenti negativi nei suoi confronti e viene a conoscenza delle dicerie.
    Potrebbe anche lasciarle perdere, ma (e qui prendo a prestito una frase da "Pretty Woman") "è più facile credere alle cattiverie".
    Il tarlo si insinua, inizia a rodere dall'interno, finendo con il convincere anche il diretto interessato che "gli altri" hanno ragione.
    Così succede che anche il comportamento stesso del diretto interessato cambi, ovviamente in peggio.
    Alla fine della storia, quella diceria iniziale non ha nemmeno più importanza. Se non fosse vera? Se lo fosse? Non conta più. Perchè ormai le azioni hanno superato il concetto di verità o falsità.
    Non si torna indietro e non c'è più possibilità di redenzione. Nè per chi ha subito le dicerie, nè per chi (forse ancora più colpevole) le ha divulgate.

    ha scritto il 

  • 4

    Nella città fittizia di Jefferson, nel profondo sud degli Stati Uniti d'America, si sfiorano e si intrecciano le esistenze dure e amare di disadattati ed emarginati, chiusi nei loro tormenti e nelle l ...continua

    Nella città fittizia di Jefferson, nel profondo sud degli Stati Uniti d'America, si sfiorano e si intrecciano le esistenze dure e amare di disadattati ed emarginati, chiusi nei loro tormenti e nelle loro ossessioni e circondati da una comunità ostile.

    Attraverso i personaggi del romanzo, Faulkner esplora temi della segregazione razziale, dell'intolleranza religiosa e delle relazioni di genere.

    La narrazione è intensa e talvolta faticosamente comprensibile, si sposta avanti e in-dietro nel tempo e nei luoghi e continuamente da un personaggio all'altro.
    Un romanzo di non facile lettura. E dire che è stato definito il romanzo più accessibile e più decifrabile di Faulkner…

    ha scritto il 

  • 5

    Se non sai chi sei, e se per giunta sai che non potrai saperlo mai, non sei niente.
    A parte le meravigliose descrizioni ed evocazioni dell''America del profondo sud, dei temi del razzismo, del fanatis ...continua

    Se non sai chi sei, e se per giunta sai che non potrai saperlo mai, non sei niente.
    A parte le meravigliose descrizioni ed evocazioni dell''America del profondo sud, dei temi del razzismo, del fanatismo e del bigottismo, della povertà, dello scontro tra mentalità cittadina e mentalità della gente di campagna; a parte tutto questo ed altro ancora...uno dei più bei romanzi che io abbia letto sulla identità, o meglio, sulla impossibilità di conoscere la propria origine, la propria identità e sulle tragiche conseguenze che fatalmente possono derivarne.

    ha scritto il 

  • 3

    Il colore nero, dai piedi al cuore

    A fine agosto mi sono fatta tentare: come sarà stata la luce di un agosto di cent’anni fa, in un altro Sud?
    Il libro è ambizioso e riflette su una quantità di temi. Quello che mi sembra centrale è la ...continua

    A fine agosto mi sono fatta tentare: come sarà stata la luce di un agosto di cent’anni fa, in un altro Sud?
    Il libro è ambizioso e riflette su una quantità di temi. Quello che mi sembra centrale è la questione razziale, che nonostante la guerra di secessione è rimasta irrisolta fino a pochi decenni fa (sempre che si possa dire risolta, forse si con Obama for President): nel 1955 Rosa Parks venne arrestata perché in autobus non si era alzata per cedere il posto a un bianco, ma questa è un’altra storia.
    Nel libro un “bianco” adottato da una famiglia di “bianchi” perde la ragione e uno dei pensieri sui quali la sua mente inciampa è l’idea di avere sangue “nero”. L’orrore che prova è autentico e non mediato dal fatto di essere stato respinto o escluso: non può tollerare questo pensiero. Mentre fugge, scambia le sue scarpe con quelle di un nero per far perdere le tracce e guardando queste calzature grossolane e nere, pensa che il colore nero inizierà a propagarsi dai piedi verso l’alto fino al cuore, al cervello. Questo dramma del sangue nero mi pare incomprensibile anche a quei tempi: in Alabama le famiglie bene avevano cuoche e bambinaie nere, si tratta di ruoli chiave nella vita di una famiglia, che mi pare richiedano massima fiducia.
    Il sud di Faulkner abbonda di gente matta o perseguitata da pensieri ossessivi che non sa riconoscere come tali- il peccato, la dannazione, il nonno eroe della guerra di secessione -. Ci sono anche, per fortuna, le persone che fanno girare il mondo, con serenità, quanto gli altri sono d’intralcio: la donna che cerca il padre del nascituro, l’uomo della segheria che si prende cura di lei, il padrone del camion al quale si deve il racconto dell’epilogo.
    Riconosco l’interesse e il valore documentario dell’opera, che tuttavia ho trovato a tratti noiosa, per esempio quando si parla della relazione della donna yankee con Christmas: discorso interminabile e abbastanza oscuro. L’introduzione di Fernanda Pivano è interessante ( e scritta male ?!) e fa capire come Faulkner abbia attinto a piene mani dalla storia di famiglia, in particolare per creare il paesaggio umano su quale si staglia il dramma.

    ha scritto il 

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