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Luce d'agosto

Di

Editore: Mondadori (Oscar classici)

4.2
(468)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 387 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Francese , Portoghese

Isbn-10: A000039432 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Elio Vittorini

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , Travel

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Descrizione del libro
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  • 5

    Scatti in Black & White

    Bianco e nero, bene e male, luce e oscurità, schiavismo e libertà, vita e morte: ecco la fotografia del mondo che ci regala Faulkner scrivendo nel 1932 questo meraviglioso romanzo incentrato su due st ...continua

    Bianco e nero, bene e male, luce e oscurità, schiavismo e libertà, vita e morte: ecco la fotografia del mondo che ci regala Faulkner scrivendo nel 1932 questo meraviglioso romanzo incentrato su due stranieri che giungono a Jefferson, fantasioso territorio del sud dove l’autore ha ambientato la maggior parte dei suoi romanzi.

    Da una parte troviamo Lena, ragazza bianca, incinta, in viaggio alla ricerca del padre del bambino che aspetta, dall’altra Joe Christmas, uomo misterioso e solitario che fugge da tutto e da tutti per dimenticare le sue inquietudini razziali e la sua infanzia disastrosa: apparentemente bianco, scopre crescendo di avere del sangue nero che scorre nelle proprie vene.

    Ben presto, nella comunità di Jefferson, si spargerà la voce di un brutale omicidio che risucchierà tutti i suoi membri in una spirale vertiginosa di odio, di razzismo, di fanatismo religioso, di provincialità, di ignoranza e bigottismo che ci porterà ad analizzare sentimenti, angosce ed emozioni che non pensavamo di incontrare.

    Joanna Burden e la sua morte misteriosa, odiata da tutti perché yankee e abolizionista, Lucas Burch, ragazzotto di poche speranze che tradisce il compagno di loschi affari per intascare la ricca taglia e che fugge terrorizzato dalla donna che gli sta dando un figlio, Byron Bunch che si innamora perdutamente di Lena e cerca di aiutarla nella ricerca del marito e la assiste durante il parto, il reverendo Gail Hightower ripudiato dalla sua stessa chiesa per lo scandalo legato alla moglie adultera e suicida, sono i personaggi che incontriamo in questo lungo cammino, un cammino sempre in salita tra i bisbigli della gente, i deliri del fanatismo, il peso del male, della colpa e della memoria.

    Un libro da leggere con la sensazione di avere sempre della sabbia in bocca: duro, polveroso, ruvido, un cammino lento e faticoso in un deserto assolato, accecante, delirante, farneticante, febbrile. Tutti sono personaggi a loro modo crudeli, brutali, mascolini, implacabili, perdenti, ma nonostante questo la prosa è di una bellezza quasi musicale, di una precisione sconcertante, di un fascino ammaliante, i personaggi indimenticabili, ognuno con i propri difetti ma proprio per questo così umani da apparire vivi davanti a noi, ognuno con il suo percorso ineluttabile, contro il quale non si può lottare e combattere.

    Il capitolo finale chiude alla perfezione il cerchio di questo romanzo, tutto va come doveva andare, nessuno può fuggire dal proprio destino, inutile trovare delle spiegazioni o delle giustificazioni: a volte ci sono sole delle storie che ci vengono raccontate e noi ci sentiamo più ricchi solo per aver partecipato. Questo è il dono che ci fa la letteratura: vivetelo!

    “Eppure sono arrivato più lontano in questi sette giorni che in tutti i trent’anni. Ma non sono mai uscito dal cerchio. Non sono mai sfuggito dall’anello di quello che ho fatto e non potrò mai disfare”.

    ha scritto il 

  • 5

    «Nella mia terra la luce ha una sua qualità particolarissima; fulgida, nitida, come se venisse non dall’oggi ma dall’età classica». William Faulkner

    Archetipo del (grande) romanzo americano ad impronta “sudista”, Luce d’agosto avvolge nella sua prosa vertiginosa e febbrile una decina di personaggi, solo per limitarsi ai maggiori, ossessionati e to ...continua

    Archetipo del (grande) romanzo americano ad impronta “sudista”, Luce d’agosto avvolge nella sua prosa vertiginosa e febbrile una decina di personaggi, solo per limitarsi ai maggiori, ossessionati e tormentati da passioni insanabili e da un passato, prossimo o remoto, personale o familiare, col quale non riescono in alcun modo a pacificarsi.

    Forse l’unica figura solida e determinata nell’affrontare il proprio destino è quella in apparenza più fragile e indifesa: Lena, la ragazza di campagna che apre il romanzo col suo incedere caracollante per via della gravidanza avanzata e lo chiude rafforzata nella propria speranza, determinazione e coraggio.

    Gli uomini che troverà, e noi con lei, lungo il suo cammino appaiono invece come fantasmi o interlocutori di fantasmi presenti nel loro subconscio o nel loro vissuto, in un Mississippi rurale dove sono ancora ben presenti gli echi della guerra civile, benché distante ormai mezzo secolo, ma ancora viva e cocente nella mente dei personaggi come lo era certamente in quella dell’autore.

    Bisognerebbe conoscere di più dell’opera di Faulkner per tentare un’analisi approfondita di questo romanzo, oltre la patina di una trama straordinariamente variegata e arricchita da affascinanti flashback, oltre il diaframma, talora duro, resistente e anche un po’ ostico, dello stile vorticoso e caleidoscopico dell’autore. Non è il mio caso: la sua scrittura tese a respingermi in passato e solo ora (alla buon’ora!) comincia a penetrare più a fondo nella mia comprensione; nella comprensione che non è necessario afferrare ogni passaggio, ogni sussulto, ogni azione di questi torturati personaggi, propensi al soliloquio, all’autocoscienza, alla spietata valutazione delle scelte proprie e altrui, degli eventi che determinano e condizionano l’esistenza di un individuo, di una collettività e di un popolo.

    ha scritto il 

  • 5

    Nella luce di agosto le ombre son più corte...?

    Libro formidabile che descrive la provincia americana degli anni '30.
    Un libro dove c'è il razzismo, il fanatismo religioso, la condizione della donna in quegli anni, l'estrema povertà.

    In questo libr ...continua

    Libro formidabile che descrive la provincia americana degli anni '30.
    Un libro dove c'è il razzismo, il fanatismo religioso, la condizione della donna in quegli anni, l'estrema povertà.

    In questo libro troviamo Lena, donna perduta come la Maddalena da cui prende il nome, mera scusa per raccontarci la vita di Christmas Joe, un povero bianco/negro che cresce con un dubbio, mai chiarito, che lo colloca in un posto a cui lui pensa di non dover/poter appartenere, ma che lo confina anche dal posto dove alcuni altri vorrebbero collocare.

    Poi c'è Hightower, figura ambigua, resa sgradevole nella descrizione che attraversa la vita dei due e che sembra quasi che così possa espiare una sua colpa e affrontare i suoi fantasmi.

    La scrittura di Faulkner è magnifica, piena di sfumature, di largo respiro, minuziosa ma dall'ampia visuale, ci mostra ma non ci indica, lascia al lettore il suo mestiere di lettore...

    9.5/10

    ha scritto il 

  • 5

    "Ma pensa un po'. Se ne fa di strada..."

    Non so da dove iniziare. Avevo letto ormai una decina di anni fa altri due libri di Faulkner (Mentre morivo e L’urlo e il furore) che mi erano piaciuti molto, sì, questo lo ricordo, ma dei quali ad es ...continua

    Non so da dove iniziare. Avevo letto ormai una decina di anni fa altri due libri di Faulkner (Mentre morivo e L’urlo e il furore) che mi erano piaciuti molto, sì, questo lo ricordo, ma dei quali ad esempio non rammento nessun particolare. Ho cominciato la lettura temendo una scrittura un po’ difficile e pesante, un’impresa titanica: invece niente di tutto questo. E’ un romanzo sorprendente per come è scritto (specie considerato che è del 1932) e per come è costruito. Dopo un iniziale momento di calma, di descrizioni del paesaggio americano, attraversato e affrontato con mezzi di fortuna dalla placida Lena, la storia prende piede e diventa una cavalcata sempre più in velocità, sempre più a perdi fiato verso un finale che chiude il cerchio e riporta tutto al grande e sconfinato territorio americano. In mezzo una storia noir, terribile, brutale, che si definisce con l’intrecciare di tempi, personaggi e capitoli e si incentra via via su Joe Christmas. Razzismo, pregiudizi, maltrattamenti, povertà, ignoranza… non è anticipabile la trama perché è un dipanarsi che bisogna scoprire pagina dopo pagina. Non ci sono moralismi da parte dell’autore, già ce ne sono raccontati troppi dai vari protagonisti, che nelle proprie colpe o fantasmi, macerano le loro vite. Non c’è riscatto. Non ci sono buoni o cattivi, tutti sono umanamente estremi, segnati. Due personaggi, in momenti diversi, ma speculari, scavalcano una finestra e, metaforicamente, fanno un salto nel loro destino. Faulkner ci chiede di uscire, allo stesso modo, da quella finestra e di saltare verso una scrittura e un’opera che non ammette freni e ragioni, ma segue paure e istinti, così da non aver il tempo di fermarsi e da restare, irrimediabilmente, abbagliati dalla luce d’agosto che ci investe.

    ha scritto il 

  • 3

    Qualche pecca [Edited]

    Ho riletto questo romanzo, rapidamente e dopo essermi formato un'opinione su di esso dopo una prima lettura approfondita. Confermo che la mia prima impressione che qualche pecca esiste in questo roman ...continua

    Ho riletto questo romanzo, rapidamente e dopo essermi formato un'opinione su di esso dopo una prima lettura approfondita. Confermo che la mia prima impressione che qualche pecca esiste in questo romanzo. Ammetto però che queste pecche sono da ridimensionare e, per questo, riedito quanto scrissi un paio di settimane fa (lasciandone traccia in coda a questa “recensione”) . D'altronde preferirei leggere 100 romanzi come questo, coi suoi limiti, che guardare un “reality show”.
    In linea di massima posso dire di non essere mai stato costretto ad utilizzare il vocabolario sebbene la traduzione sia particolarmente pregnante e puntuale: non so se non aver imparato nuovi vocaboli o nuovi significati di vocaboli sia una vera pecca.
    All'inizio mi sono sentito un po'spaesato: Faulkner tenta di mimetizzarsi tra i personaggi che sono come “punti di vista” tra loro equivalenti in termini di importanza e spessore. Sebbene non sia veramente necessario per me individuare ( o storicizzare) l'autore, ero spaesato dalla tecnica utilizzata da Faulkner per mimetizzarsi; una tecnica che veri esegeti definirebbero cinematografica: un continuo variare del narratore (ora personaggio, ora comunità – società – , ora esterno onnisciente, ora interno – cosciente e razionale o subcosciente ed emozionale – ) che stilisticamente viene accompagnato da primi piani, piani sequenza, flash-back che trascolorano l'uno nell'altro.
    Rimangono, però, delle sequenze di foto in bianco e nero ( come quella della copertina della mia edizione: una magnifica foto del 1936 di Walker Evans, Alabama: spaccio ), come il bianco ed il nero sono i colori che dominano incontrastati, luce totalmente riflessa e luce totalmente assorbita. Totalmente come totalmente, in questo romanzo, viene riflesso o assorbito l'essere umano dalla società. Nel primo caso l'essere umano diviene doppio e opposto e, nel romanzo, tutti i personaggi hanno un loro doppio opposto antinomico con cui si confrontano direttamente o a distanza. Nel secondo caso l'essere umano viene dissolto – allineato e coperto – nella società, è indefinibile, un chiacchiericcio costante di sottofondo – un flusso di coscienza collettiva della comunità – , un rumore di fondo. In entrambi i casi, tutti i personaggi sono lasciati da Faulkner liberi di narrarsi, di prendere coscienza di se stessi, di essere voci fuori dal coro, giganti in mezzo a nani. La libertà di narrazione non implica, però, la libertà di autodeterminarsi: i personaggi percorrono ciascuno una propria strada che incrocia quella degli altri; leggono e mi raccontano tutti i segnali della strada, ma non descrivono l'incrocio: esso avviene ed io, lettore, lo percepisco come naturale anche se in quell'incrocio si verifica un incidente; non mi dicono chi ha costruito quella strada, chi ha piazzato ciascuno di loro sulla loro propria strada: percepisco che si tratta di una costruzione della Società in cui si muovono i personaggi – Christmas è davvero un “negro”? o il suo essere “negro” è una costruzione, un pregiudizio? e il suo comportamento è il frutto della sua naturale tendenza o il risultato di una coercizione educativa della sua natura? –.
    Una Società manichea che distrugge, che stigmatizza, che crocifigge tutto quanto sia un tono di grigio o che manifesti una duplice essenza – come quella del dio-uomo : un bianco col sangue negro, una donna bianca che esprime liberamente la sua formazione o la sua sessualità, una convivenza tra uomini; una Società razzista maschilista omofobica sciovinista all'ombra di un'etica protestante calvinista che riduce il bene a dio e lavoro ed il male ad accidia e pensieri oziosi, un'etica fredda implacabile, un'etica che spezza l'essere umano in maschi bianchi lavoratori e in femmine bianche travagliatrici; una Società corrotta da un capitalismo fordista che mostra la sua ferocia nei confronti di chi prima veniva paternalisticamente accudito come un animale domestico – i “negri” – e che ora viene lasciato libero – di morire di fame e di cedere alla propria natura immorale –.
    In questa fotografia è, forse, la pecca principale del romanzo: l'autore si è egregiamente mimetizzato fino al punto di non lasciarmi comprendere se stigmatizzando questa Società egli agogni un ritorno alla precedente Società basata sullo schiavismo o il progresso verso una nuova Società, libera.
    E, credo, di aver tediato tutti ad abbundatiam, ora.
    Saluti.

    Ho letto con piacere ed interesse molte delle recensioni scritte prima di questo mio punto di vista.
    Certamente tutte hanno un che di vero riguardo il valore di questo romanzo in sé.
    Io però mi vorrei un po' allontanarmi dalle critiche entusiastiche: questo libro, scritto sicuramente in modo affascinante, non è una critica alla colpa di tutti gli uomini bianchi, lo schiavismo il razzismo l'apartheid, ma semplicemente una fotografia in bianco e nero di un mondo che, forse, sta per cambiare ma che l'autore non sembra voler cambiare. Proprio questa fotografia, l'assenza di colori, questa narrazione, questa architettura romanzesca – costruita con metafore a volte semplici e banali - , non regge il peso del male assoluto, il peso della colpa, il peso dei temi trattati, il peso delle emozioni, il peso della memoria.
    Preciso che il mio primo Faulkner e che l'ho letto nella traduzione di Materassi per Adelphi.
    Non saprei dire però se tale precisazione ha senso dato che sin dalle prime pagine l'autore tenta di mimetizzarsi tra i personaggi, tutti di uguale spessore e di uguale importanza pur essendo tutti reietti, schiavi della propria natura.
    Sì, sebbene a Lena siano dedicate poche pagine, questa ragazza madre coraggiosissima imperterrita motivatissima, al pari degli altri personaggi, incombe in tutta la narrazione.
    Già, la narrazione: l'autore riesce egregiamente a mimetizzarsi tra i personaggi proprio perché rende a ognuno di loro la possibilità di narrarsi ( in un discretamente riuscito connubio tra narratore esterno onnisciente – un po'debole e forzato – , narratore interno che spiega i pensieri consci ed uno interno che esprime le sensazioni e le emozioni dei personaggi ) .La possibilità però evidentemente non è libertà, perché non vi è libertà sulla strada durante il viaggio: l'itinerario è predeterminato inesorabile vano, riporta tutti alla propria natura, una natura in bianco e nero in cui i toni grigi (sangue negro in aspetto bianco) vengono liquefatti dall'educazione manichea della società del sud degli USA; l'autore, non lasciando la libertà ai personaggi di narrarsi e di mettersi in discussione, dunque, non è tra i personaggi o un loro pari, ma in ciascuno di loro, il loro Deus ex machina, anzi: ogni personaggio sembra l'eco del pensiero dell'autore, un pensiero apparentemente paternalistico e manicheo e semplicistico.
    To be continued.

    ha scritto il 

  • 4

    E' il mio primo Faulkner e mi ha colpito tutto di questo libro, definito giustamente "un paradiso dei lettori".
    E' una narrazione densa, non facile, criptica, angosciante e a volte surreale; con perso ...continua

    E' il mio primo Faulkner e mi ha colpito tutto di questo libro, definito giustamente "un paradiso dei lettori".
    E' una narrazione densa, non facile, criptica, angosciante e a volte surreale; con personaggi che rimangono impressi, con la loro tragicità e meschinità, raccontati magistralmente nel loro vivere a agire in questa particolarissima Luce d'agosto "fulgida, nitida, come se venisse non dall'oggi ma dall'età classica".

    ha scritto il 

  • 4

    Lo stile è bellissimo, alta letteratura. Situazioni e personaggi indimenticabili.
    La lettura è impegnativa, e a volte un episodio si trascina così a lungo che il lettore implora, per pietà, di passare ...continua

    Lo stile è bellissimo, alta letteratura. Situazioni e personaggi indimenticabili.
    La lettura è impegnativa, e a volte un episodio si trascina così a lungo che il lettore implora, per pietà, di passare ad altro. Inoltre è spesso oscuro: pagine e pagine raccontano nei minimi dettagli l’infanzia di Christmas nell’orfanatrofio, sensazione dopo sensazione: e però io non ho capito la cosa più importante, cioè come e da chi avesse saputo di essere nero.
    Ma la stellina in meno non è solo per questo. E’ soprattutto perché gli argomenti che ricorrono (credo sempre) in Faulkner mi rendono perplessa: il peccato, l’espiazione, la redenzione, in un’ottica così biblica, ci riguardano ben poco e danno l’impressione che Faulkner avesse una vera e propria fissazione per questi temi.
    C’è anche la violenza, è vero, e quella ci riguarda tutti. Ma la violenza, personalmente, è uno dei pochi temi che non mi interessano.

    ha scritto il 

  • 3

    Sonno d'agosto

    Un libro con andamento sinusoidale: di una lentezza disarmante all'inizio; successivamente un miglioramento sempre più importante (mi riferisco ai capitoli 7 ed 8) che, purtroppo, confluiscono nella n ...continua

    Un libro con andamento sinusoidale: di una lentezza disarmante all'inizio; successivamente un miglioramento sempre più importante (mi riferisco ai capitoli 7 ed 8) che, purtroppo, confluiscono nella noia mortale. Le ultime cinquanta pagine mi hanno quasi costretto ad abbandonare la lettura: ho creduto, ad un certo punto, di leggere un racconto annesso allo stesso volume, tanto la storia andava discostandosi (avrei tranquillamente potuto saltare quella parte, andando direttamente alle ultime tre pagine, almeno si riparlava di Lena).
    Sono così duro perché mi aspettavo molto di più da Faulker, dopo aver letto "Mentre morivo", probabilmente.
    Inutilmente intricato e complesso, ad ogni modo, a differenza di quel che fece suo compare Joyce nell'Ulisse o il grande Dosto ne "L'Adolescente".

    ha scritto il 

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