Luce d'agosto

Di

Editore: Mondadori (Oscar narrativa, 992)

4.2
(511)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 501 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Francese , Portoghese

Isbn-10: 880432421X | Isbn-13: 9788804324218 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Elio Vittorini ; Prefazione: Fernanda Pivano

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Viaggi

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Descrizione del libro
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  • 4

    "Vero o falso che sia, quel che si dice degli uomini occupa spesso altrettanto posto nella loro vita, e soprattutto nel loro destino, quanto quello che fanno." - Victor Hugo, I miserabili

    Prendo in prestito le parole di Hugo per riassumere ciò che credo sia il fulcro di tutto "Luce d'agosto".
    Ci vengono dette voci su qualcuno: all'inizio non ci facciamo nemmeno caso, al massimo esclami ...continua

    Prendo in prestito le parole di Hugo per riassumere ciò che credo sia il fulcro di tutto "Luce d'agosto".
    Ci vengono dette voci su qualcuno: all'inizio non ci facciamo nemmeno caso, al massimo esclamiamo: "Dici davvero?!", ma ci fermiamo lì. A distanza di qualche giorno, non si sa bene il perchè, ripensiamo a quelle voci e iniziamo a costruirci il nostro film: "ecco perchè cammina così, ecco perchè parla così, ecco perchè quel giorno ha detto quella data frase e ha fatto quella data cosa"...e via dicendo.
    Immancabilmente, la nostra opinione su quella persona cambia.
    Inevitabilmente, in peggio. (Avete mai sentito delle dicerie positive su qualcuno? Fateci caso.)
    Non è necessario che le dicerie arrivino all'orecchio del diretto interessato, perchè è comunque già tutto il resto, il contorno, a cambiare atteggiamento su di lui.
    A quel punto, sempre inevitabilmente, anche il diretto interessato inizia a chiedersi il perchè di questi atteggiamenti negativi nei suoi confronti e viene a conoscenza delle dicerie.
    Potrebbe anche lasciarle perdere, ma (e qui prendo a prestito una frase da "Pretty Woman") "è più facile credere alle cattiverie".
    Il tarlo si insinua, inizia a rodere dall'interno, finendo con il convincere anche il diretto interessato che "gli altri" hanno ragione.
    Così succede che anche il comportamento stesso del diretto interessato cambi, ovviamente in peggio.
    Alla fine della storia, quella diceria iniziale non ha nemmeno più importanza. Se non fosse vera? Se lo fosse? Non conta più. Perchè ormai le azioni hanno superato il concetto di verità o falsità.
    Non si torna indietro e non c'è più possibilità di redenzione. Nè per chi ha subito le dicerie, nè per chi (forse ancora più colpevole) le ha divulgate.

    ha scritto il 

  • 4

    Nella città fittizia di Jefferson, nel profondo sud degli Stati Uniti d'America, si sfiorano e si intrecciano le esistenze dure e amare di disadattati ed emarginati, chiusi nei loro tormenti e nelle l ...continua

    Nella città fittizia di Jefferson, nel profondo sud degli Stati Uniti d'America, si sfiorano e si intrecciano le esistenze dure e amare di disadattati ed emarginati, chiusi nei loro tormenti e nelle loro ossessioni e circondati da una comunità ostile.

    Attraverso i personaggi del romanzo, Faulkner esplora temi della segregazione razziale, dell'intolleranza religiosa e delle relazioni di genere.

    La narrazione è intensa e talvolta faticosamente comprensibile, si sposta avanti e in-dietro nel tempo e nei luoghi e continuamente da un personaggio all'altro.
    Un romanzo di non facile lettura. E dire che è stato definito il romanzo più accessibile e più decifrabile di Faulkner…

    ha scritto il 

  • 5

    Se non sai chi sei, e se per giunta sai che non potrai saperlo mai, non sei niente.
    A parte le meravigliose descrizioni ed evocazioni dell''America del profondo sud, dei temi del razzismo, del fanatis ...continua

    Se non sai chi sei, e se per giunta sai che non potrai saperlo mai, non sei niente.
    A parte le meravigliose descrizioni ed evocazioni dell''America del profondo sud, dei temi del razzismo, del fanatismo e del bigottismo, della povertà, dello scontro tra mentalità cittadina e mentalità della gente di campagna; a parte tutto questo ed altro ancora...uno dei più bei romanzi che io abbia letto sulla identità, o meglio, sulla impossibilità di conoscere la propria origine, la propria identità e sulle tragiche conseguenze che fatalmente possono derivarne.

    ha scritto il 

  • 3

    Il colore nero, dai piedi al cuore

    A fine agosto mi sono fatta tentare: come sarà stata la luce di un agosto di cent’anni fa, in un altro Sud?
    Il libro è ambizioso e riflette su una quantità di temi. Quello che mi sembra centrale è la ...continua

    A fine agosto mi sono fatta tentare: come sarà stata la luce di un agosto di cent’anni fa, in un altro Sud?
    Il libro è ambizioso e riflette su una quantità di temi. Quello che mi sembra centrale è la questione razziale, che nonostante la guerra di secessione è rimasta irrisolta fino a pochi decenni fa (sempre che si possa dire risolta, forse si con Obama for President): nel 1955 Rosa Parks venne arrestata perché in autobus non si era alzata per cedere il posto a un bianco, ma questa è un’altra storia.
    Nel libro un “bianco” adottato da una famiglia di “bianchi” perde la ragione e uno dei pensieri sui quali la sua mente inciampa è l’idea di avere sangue “nero”. L’orrore che prova è autentico e non mediato dal fatto di essere stato respinto o escluso: non può tollerare questo pensiero. Mentre fugge, scambia le sue scarpe con quelle di un nero per far perdere le tracce e guardando queste calzature grossolane e nere, pensa che il colore nero inizierà a propagarsi dai piedi verso l’alto fino al cuore, al cervello. Questo dramma del sangue nero mi pare incomprensibile anche a quei tempi: in Alabama le famiglie bene avevano cuoche e bambinaie nere, si tratta di ruoli chiave nella vita di una famiglia, che mi pare richiedano massima fiducia.
    Il sud di Faulkner abbonda di gente matta o perseguitata da pensieri ossessivi che non sa riconoscere come tali- il peccato, la dannazione, il nonno eroe della guerra di secessione -. Ci sono anche, per fortuna, le persone che fanno girare il mondo, con serenità, quanto gli altri sono d’intralcio: la donna che cerca il padre del nascituro, l’uomo della segheria che si prende cura di lei, il padrone del camion al quale si deve il racconto dell’epilogo.
    Riconosco l’interesse e il valore documentario dell’opera, che tuttavia ho trovato a tratti noiosa, per esempio quando si parla della relazione della donna yankee con Christmas: discorso interminabile e abbastanza oscuro. L’introduzione di Fernanda Pivano è interessante ( e scritta male ?!) e fa capire come Faulkner abbia attinto a piene mani dalla storia di famiglia, in particolare per creare il paesaggio umano su quale si staglia il dramma.

    ha scritto il 

  • 5

    Non me l'aspettavo. Non così bello.
    Dopo "Mentre morivo" e "L'urlo e il furore" - due libri ben scritti ma che il lettore riesce a rendere suoi solo a lettura completata, quando tutti i nodi sono stat ...continua

    Non me l'aspettavo. Non così bello.
    Dopo "Mentre morivo" e "L'urlo e il furore" - due libri ben scritti ma che il lettore riesce a rendere suoi solo a lettura completata, quando tutti i nodi sono stati sciolti e l'intera trama è stata intessuta - in "Luce d'agosto" Faulkner accontenta il lettore fin da subito. Lo guida in questa storia piena di luce e di ombre, in bianco e nero ma anche a colori.
    La storia è ambientata tra le due guerre, in Mississippi, ma potrebbe anche svolgersi in un non luogo tanto i personaggi sono, in un certo senso, universali. Sembrano tutti marchiati a fuoco da un peccato originale, che non hanno commesso o che non possono evitare di commettere, che non è possibile espiare o che può essere espiato solo con la morte, unico strumento per raggiungere quella pace interiore e quella serenità che in vita non hanno conosciuto.
    Joe Christmas, il "mezzo negro" (un personaggio molto complesso); Lena Grove, la ragazza madre (o con la famiglia "del sabato sera", come dice l'autore), fiduciosa e determinata; Gail Hightower, l'uomo cresciuto in mezzo ai fantasmi, che vorrebbe lui stesso diventare invisibile, tradito e umiliato ma, alla fine, redento; Lucas Burch (o Brown), l'uomo meschino e inaffidabile; Byron Bunch, colui che "non riesci a vederlo nemmeno se è sdraiato in fondo ad una piscina vuota", lavorava anche il sabato pomeriggio perché solo così avrebbe potuto evitare di ferire o di essere ferito da qualcuno ma anche così non riuscirà a sfuggire al suo destino; la signorina Burden, una donna sconfitta senza neppure aver combattuto, una zitella amica dei negri per espiare le colpe dei suoi antenati schiavisti, che conoscerà la perdizione e la corruzione della carne e la cui vita avrà un epilogo degno di un personaggio da tragedia greca.
    Personaggi indimenticabili, lettura indimenticabile, stile fluido, tecnica narrativa caratterizzato dalla costante identificazione dei moti interiori dell'animo con quelli esteriori della natura, con i suoi cambi di luce, i suoi suoni e rumori, o quando il pensiero è più veloce dell'azione e viene descritto nei minimi dettagli da ciò che vivono i vari personaggi: tensione, paura, sconcerto, amore, passione, furore, indignazione, ecc.
    Un libro che consiglio a chi non ha mai letto nulla di Faulkner, a chi volesse scoprire uno scrittore americano degli anni '30 che non si è lasciato incantare dalla Parigi di quel tempo ma è rimasto ancorato nel profondo sud americano, a chi vuole concedersi una bella lettura.

    ha scritto il 

  • 5

    questo libro ti prende

    ti abbraccia

    ti seduce

    e ti lascia senza fiato

    in preda a crisi esistenziali

    su quanto possa essere bella

    la disperazione degli altri

    ma non per dileggiarla

    quanto ...continua

    questo libro ti prende

    ti abbraccia

    ti seduce

    e ti lascia senza fiato

    in preda a crisi esistenziali

    su quanto possa essere bella

    la disperazione degli altri

    ma non per dileggiarla

    quanto per capirla

    se poi la si cerca

    occorreranno ulteriori sedute

    ma non di lettura

    ha scritto il 

  • 5

    questo libro ti prende

    ti abbraccia

    ti seduce

    e ti lascia senza fiato

    in preda a crisi esistenziali

    su quanto possa essere bella

    la disperazione degli altri

    ma non per dileggiarla

    quanto per arricchir ...continua

    questo libro ti prende

    ti abbraccia

    ti seduce

    e ti lascia senza fiato

    in preda a crisi esistenziali

    su quanto possa essere bella

    la disperazione degli altri

    ma non per dileggiarla

    quanto per arricchirsi ed evitarla

    se poi la si cerca

    occorreranno ulteriori sedute

    ma non di lettura

    ha scritto il 

  • 5

    Scatti in Black & White

    Bianco e nero, bene e male, luce e oscurità, schiavismo e libertà, vita e morte: ecco la fotografia del mondo che ci regala Faulkner scrivendo nel 1932 questo meraviglioso romanzo incentrato su due st ...continua

    Bianco e nero, bene e male, luce e oscurità, schiavismo e libertà, vita e morte: ecco la fotografia del mondo che ci regala Faulkner scrivendo nel 1932 questo meraviglioso romanzo incentrato su due stranieri che giungono a Jefferson, fantasioso territorio del sud dove l’autore ha ambientato la maggior parte dei suoi romanzi.

    Da una parte troviamo Lena, ragazza bianca, incinta, in viaggio alla ricerca del padre del bambino che aspetta, dall’altra Joe Christmas, uomo misterioso e solitario che fugge da tutto e da tutti per dimenticare le sue inquietudini razziali e la sua infanzia disastrosa: apparentemente bianco, scopre crescendo di avere del sangue nero che scorre nelle proprie vene.

    Ben presto, nella comunità di Jefferson, si spargerà la voce di un brutale omicidio che risucchierà tutti i suoi membri in una spirale vertiginosa di odio, di razzismo, di fanatismo religioso, di provincialità, di ignoranza e bigottismo che ci porterà ad analizzare sentimenti, angosce ed emozioni che non pensavamo di incontrare.

    Joanna Burden e la sua morte misteriosa, odiata da tutti perché yankee e abolizionista, Lucas Burch, ragazzotto di poche speranze che tradisce il compagno di loschi affari per intascare la ricca taglia e che fugge terrorizzato dalla donna che gli sta dando un figlio, Byron Bunch che si innamora perdutamente di Lena e cerca di aiutarla nella ricerca del marito e la assiste durante il parto, il reverendo Gail Hightower ripudiato dalla sua stessa chiesa per lo scandalo legato alla moglie adultera e suicida, sono i personaggi che incontriamo in questo lungo cammino, un cammino sempre in salita tra i bisbigli della gente, i deliri del fanatismo, il peso del male, della colpa e della memoria.

    Un libro da leggere con la sensazione di avere sempre della sabbia in bocca: duro, polveroso, ruvido, un cammino lento e faticoso in un deserto assolato, accecante, delirante, farneticante, febbrile. Tutti sono personaggi a loro modo crudeli, brutali, mascolini, implacabili, perdenti, ma nonostante questo la prosa è di una bellezza quasi musicale, di una precisione sconcertante, di un fascino ammaliante, i personaggi indimenticabili, ognuno con i propri difetti ma proprio per questo così umani da apparire vivi davanti a noi, ognuno con il suo percorso ineluttabile, contro il quale non si può lottare e combattere.

    Il capitolo finale chiude alla perfezione il cerchio di questo romanzo, tutto va come doveva andare, nessuno può fuggire dal proprio destino, inutile trovare delle spiegazioni o delle giustificazioni: a volte ci sono sole delle storie che ci vengono raccontate e noi ci sentiamo più ricchi solo per aver partecipato. Questo è il dono che ci fa la letteratura: vivetelo!

    “Eppure sono arrivato più lontano in questi sette giorni che in tutti i trent’anni. Ma non sono mai uscito dal cerchio. Non sono mai sfuggito dall’anello di quello che ho fatto e non potrò mai disfare”.

    ha scritto il 

  • 5

    «Nella mia terra la luce ha una sua qualità particolarissima; fulgida, nitida, come se venisse non dall’oggi ma dall’età classica». William Faulkner

    Archetipo del (grande) romanzo americano ad impronta “sudista”, Luce d’agosto avvolge nella sua prosa vertiginosa e febbrile una decina di personaggi, solo per limitarsi ai maggiori, ossessionati e to ...continua

    Archetipo del (grande) romanzo americano ad impronta “sudista”, Luce d’agosto avvolge nella sua prosa vertiginosa e febbrile una decina di personaggi, solo per limitarsi ai maggiori, ossessionati e tormentati da passioni insanabili e da un passato, prossimo o remoto, personale o familiare, col quale non riescono in alcun modo a pacificarsi.

    Forse l’unica figura solida e determinata nell’affrontare il proprio destino è quella in apparenza più fragile e indifesa: Lena, la ragazza di campagna che apre il romanzo col suo incedere caracollante per via della gravidanza avanzata e lo chiude rafforzata nella propria speranza, determinazione e coraggio.

    Gli uomini che troverà, e noi con lei, lungo il suo cammino appaiono invece come fantasmi o interlocutori di fantasmi presenti nel loro subconscio o nel loro vissuto, in un Mississippi rurale dove sono ancora ben presenti gli echi della guerra civile, benché distante ormai mezzo secolo, ma ancora viva e cocente nella mente dei personaggi come lo era certamente in quella dell’autore.

    Bisognerebbe conoscere di più dell’opera di Faulkner per tentare un’analisi approfondita di questo romanzo, oltre la patina di una trama straordinariamente variegata e arricchita da affascinanti flashback, oltre il diaframma, talora duro, resistente e anche un po’ ostico, dello stile vorticoso e caleidoscopico dell’autore. Non è il mio caso: la sua scrittura tese a respingermi in passato e solo ora (alla buon’ora!) comincia a penetrare più a fondo nella mia comprensione; nella comprensione che non è necessario afferrare ogni passaggio, ogni sussulto, ogni azione di questi torturati personaggi, propensi al soliloquio, all’autocoscienza, alla spietata valutazione delle scelte proprie e altrui, degli eventi che determinano e condizionano l’esistenza di un individuo, di una collettività e di un popolo.

    ha scritto il 

  • 5

    Nella luce di agosto le ombre son più corte...?

    Libro formidabile che descrive la provincia americana degli anni '30.
    Un libro dove c'è il razzismo, il fanatismo religioso, la condizione della donna in quegli anni, l'estrema povertà.

    In questo libr ...continua

    Libro formidabile che descrive la provincia americana degli anni '30.
    Un libro dove c'è il razzismo, il fanatismo religioso, la condizione della donna in quegli anni, l'estrema povertà.

    In questo libro troviamo Lena, donna perduta come la Maddalena da cui prende il nome, mera scusa per raccontarci la vita di Christmas Joe, un povero bianco/negro che cresce con un dubbio, mai chiarito, che lo colloca in un posto a cui lui pensa di non dover/poter appartenere, ma che lo confina anche dal posto dove alcuni altri vorrebbero collocare.

    Poi c'è Hightower, figura ambigua, resa sgradevole nella descrizione che attraversa la vita dei due e che sembra quasi che così possa espiare una sua colpa e affrontare i suoi fantasmi.

    La scrittura di Faulkner è magnifica, piena di sfumature, di largo respiro, minuziosa ma dall'ampia visuale, ci mostra ma non ci indica, lascia al lettore il suo mestiere di lettore...

    9.5/10

    ha scritto il 

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