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Luce d'agosto

Di

Editore: Mondadori (Oscar narrativa, 992)

4.2
(445)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 501 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Francese , Portoghese

Isbn-10: 880432421X | Isbn-13: 9788804324218 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Elio Vittorini ; Prefazione: Fernanda Pivano

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , Travel

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Descrizione del libro
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  • 4

    Lo stile è bellissimo, alta letteratura. Situazioni e personaggi indimenticabili.
    La lettura è impegnativa, e a volte un episodio si trascina così a lungo che il lettore implora, per pietà, di passare ...continua

    Lo stile è bellissimo, alta letteratura. Situazioni e personaggi indimenticabili.
    La lettura è impegnativa, e a volte un episodio si trascina così a lungo che il lettore implora, per pietà, di passare ad altro. Inoltre è spesso oscuro: pagine e pagine raccontano nei minimi dettagli l’infanzia di Christmas nell’orfanatrofio, sensazione dopo sensazione: e però io non ho capito la cosa più importante, cioè come e da chi avesse saputo di essere nero.
    Ma la stellina in meno non è solo per questo. E’ soprattutto perché gli argomenti che ricorrono (credo sempre) in Faulkner mi rendono perplessa: il peccato, l’espiazione, la redenzione, in un’ottica così biblica, ci riguardano ben poco e danno l’impressione che Faulkner avesse una vera e propria fissazione per questi temi.
    C’è anche la violenza, è vero, e quella ci riguarda tutti. Ma la violenza, personalmente, è uno dei pochi temi che non mi interessano.

    ha scritto il 

  • 3

    Sonno d'agosto

    Un libro con andamento sinusoidale: di una lentezza disarmante all'inizio; successivamente un miglioramento sempre più importante (mi riferisco ai capitoli 7 ed 8) che, purtroppo, confluiscono nella n ...continua

    Un libro con andamento sinusoidale: di una lentezza disarmante all'inizio; successivamente un miglioramento sempre più importante (mi riferisco ai capitoli 7 ed 8) che, purtroppo, confluiscono nella noia mortale. Le ultime cinquanta pagine mi hanno quasi costretto ad abbandonare la lettura: ho creduto, ad un certo punto, di leggere un racconto annesso allo stesso volume, tanto la storia andava discostandosi (avrei tranquillamente potuto saltare quella parte, andando direttamente alle ultime tre pagine, almeno si riparlava di Lena).
    Sono così duro perché mi aspettavo molto di più da Faulker, dopo aver letto "Mentre morivo", probabilmente.
    Inutilmente intricato e complesso, ad ogni modo, a differenza di quel che fece suo compare Joyce nell'Ulisse o il grande Dosto ne "L'Adolescente".

    ha scritto il 

  • 4

    E' il primo Faulkner che leggo, e devo dire che mi sono avvicinata con una certa inquietudine, pensando che fosse sopra le mie possibilità.
    In realtà, sì, ha molte delle cose che mi aspettavo, e certo ...continua

    E' il primo Faulkner che leggo, e devo dire che mi sono avvicinata con una certa inquietudine, pensando che fosse sopra le mie possibilità.
    In realtà, sì, ha molte delle cose che mi aspettavo, e certo non è di facile lettura, ma diciamo che mi sono goduta il viaggio.
    E' un romanzo poderoso, con una scrittura che non intende rendersi amabile. Nè completamente comprensibile. Ci sono punti a cui arrivi e ti chiedi dove sia finito il panorama e forse hai sbagliato strada e invece l'autore voleva portarti proprio lì e non farti capire, e farti cercare, e farti dare le tue risposte. C'è sempre, strisciante, il dubbio di "ma avrò capito davvero?", c'è l'elemento discordante, il proseguire con logica via via sempre più rilassante e poi, di colpo, un momento straniante che ti catapulta fuori dalla lettura a chiederti cosa sia successo.
    Probabilmente non è per me, questo, il momento di romanzi lineari con la bella trametta confezionata, perchè credo che, prima, questo libro non mi sarebbe piaciuto. Ora invece ho amato la sfida.

    ha scritto il 

  • 4

    Un po' tutto il romanzo verte su un unico centro: spostarsi, andare a piedi, ricominciare una vita, fuggire, essere altrove; in altre parole la vita 'on the road', ma senza aspettarsi assolutamente nu ...continua

    Un po' tutto il romanzo verte su un unico centro: spostarsi, andare a piedi, ricominciare una vita, fuggire, essere altrove; in altre parole la vita 'on the road', ma senza aspettarsi assolutamente nulla, quasi come fosse un gesto automatico, quasi un istinto migratorio; non una ricerca di altrove ma un semplice impulso, il muoversi per non cadere, un passo dietro l'altro.
    Nel mezzo, tra un passo e un altro, le vicende e le vite di personaggi di provincia, nel piccolo paese di Jefferson.

    Quello che ho provato alla fine di questo libro è la sensazione di aver appena visto solo la superficie del romanzo, ma intuendone la profondità e la grandezza.
    Le vicende narrate, il luogo in cui si svolgono (la provincia del profondo sud-est americano) e il tempo in cui si svolgono hanno la dimensione del mito, ma la grandezza dell'opera risiede soprattutto nella psicologia dei personaggi e quindi, nello stile di scrittura.
    Il cosiddetto "flusso di coscienza" dei grandi scrittori modernisti, qui è ai suoi vertici di bellezza e complessità; ne deriva una scrittura tutt'altro che semplice, con punti di vista multipli e a volte (spesso) assolutamente oscuri. Sembra davvero di addentrarsi non nella mente del personaggio, bensì proprio nella sua coscienza contraddittoria e contorta; una catena ininterrotta di tunnel che si aprono su grandi caverne per poi restringersi improvvisamente togliendo il fiato.
    Non ne consiglio la lettura a nessuno che non sia un vero appassionato di letteratura, uno di quelli che non si ferma davanti alla fatica (a volte enorme, ma MAI per la noia, bensì per la complessità) di, se non proprio "capire", "sentire" i personaggi.
    Un libro che, sono convinto, mi piacerà ancora di più nella seconda lettura.

    ha scritto il 

  • 2

    Ci ho riprovato a leggere un autore americano, ma non c'è stato niente da fare, dopo alcune pagine, quel linguaggio povero, quegli argomenti, quegli spazi, non mi coinvolgono e l'ho abbandonato. ...continua

    Ci ho riprovato a leggere un autore americano, ma non c'è stato niente da fare, dopo alcune pagine, quel linguaggio povero, quegli argomenti, quegli spazi, non mi coinvolgono e l'ho abbandonato.

    ha scritto il 

  • 4

    Un po' Mc Carthy

    Questo romanzo mi ricorda molto alcuni testi di McCarthy, anche se non lo trovo altrettanto deliziosamente accattivamente.... molto dettagliato comunque nella descrizione dei personaggi, nel gioco di ...continua

    Questo romanzo mi ricorda molto alcuni testi di McCarthy, anche se non lo trovo altrettanto deliziosamente accattivamente.... molto dettagliato comunque nella descrizione dei personaggi, nel gioco di intrecci ma confesso che mi aspettavo qualcosa di più. Cosa, non lo saprei proprio dire.

    ha scritto il 

  • 4

    La scrittura di Faulkner, densa e ruvida, asciutta, senza fronzoli stilistici, spesso con un linguaggio non strutturato denota una grande chiarezza e lucidità di vedute. Bastano allo scrittore po ...continua

    La scrittura di Faulkner, densa e ruvida, asciutta, senza fronzoli stilistici, spesso con un linguaggio non strutturato denota una grande chiarezza e lucidità di vedute. Bastano allo scrittore pochi tratti per delineare un personaggio o un paesaggio , ma poi questi tratti sono strutturati in modo da tale da suggerire al lettore un quadro d’insieme in cui storie e voci si rincorrono e si sovrappongono dando origine ad un mondo dove convivono tragedia e commedia, verità e menzogna, passato e presente. Anzi a volte il passato si sovrappone al presente scompigliando tutte le carte!! Ci sono pochi personaggi semplici, direi che la maggior parte sono complessi, quasi un crogiolo di dubbi, speranza, paure, rabbia, certezze e cattiveria. Forse l’unico personaggio positivo, quasi il simbolo stesso della forza della vita è Lena che riesce perfino ad attrarre a sé quel Byron Brunch, che aveva dedicato tutto il suo tempo a fuggire la vita!! Non lo è Johanna, che vuole assumere su di sé i sensi di colpa dei bianchi verso i neri, non lo è assolutamente Lucas, l’incarnazione della vigliaccheria e della presunzione pura, né il reverendo Hightower, che di fronte ad una vita ingrata e sempre in salita si aggrappa alla memoria della morte del nonno, unico dato puro e positivo, tanto da confondersi con esso. Ma soprattutto non lo è Christmas, sul quale incombe già all’inizio del libro un fato quasi inesorabile. Avrebbe potuto salvarsi? Forse no! Faulkner ci descrive un Christmas quasi a 360° con tutti i suoi dubbi, le sue paure, la sua rabbia, un uomo che fugge dal suo passato, da se stesso, dalla sua condanna, dal suo sangue ma con una rassegnazione così irosa e testarda, sulla quale non ci possono essere spiegazioni!!! Forse una grande pietà!!

    ha scritto il 

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