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L'ultima amante di Hachiko

By Banana Yoshimoto

(3223)

| Paperback | 9788807815492

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Book Description

L'io narrante è Mao, una ragazza che vive con la madre in una comunitàreligiosa sorta attorno alla carismatica figura della nonna, guaritrice eveggente. La setta, dopo la morte della fondatrice, ha cominciato a tradirnegli insegnamenti Continue

L'io narrante è Mao, una ragazza che vive con la madre in una comunitàreligiosa sorta attorno alla carismatica figura della nonna, guaritrice eveggente. La setta, dopo la morte della fondatrice, ha cominciato a tradirnegli insegnamenti e si è trasformata in impresa a scopo di lucro. Mao se neallontana sempre più e in occasione di una delle sue fughe incontra una coppiadi motociclisti. Chiama lei "mamma"; lui invece si chiama Hachi, è statoabbandonato da piccolo dai genitori hippies giapponesi in India e aireligiosi genitori adottivi ha fatto voto di ritirarsi su una montagna perdedicarsi a una vita ascetica. Con i due Mao instaura una relazione d'amore.

107 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Un inno al creato

    E' una storia lieve, tenera, malinconica, dal sapore orientale. Ci sono visioni a volte più reali del reale. E ci sono momenti in cui sembra di vivere sospesi.
    Lo stile della Yoshimoto ha qualcosa di Miyazaki, Satoshi Kon e Haruki Murakami e a tutto ...(continue)

    E' una storia lieve, tenera, malinconica, dal sapore orientale. Ci sono visioni a volte più reali del reale. E ci sono momenti in cui sembra di vivere sospesi.
    Lo stile della Yoshimoto ha qualcosa di Miyazaki, Satoshi Kon e Haruki Murakami e a tutto questo aggiunge il suo tocco personale, molto femminile, molto delicato, che rende il tutto più sfumato e nel contempo più nitido.
    ATTENZIONE SPOILER

    "L'ultima amante di Hachiko" ti fa entrare nelle vicende della protagonista, Mao, lentamente, quasi accompagnandoti con lei, passo dopo passo, partendo dal suo cinismo e la sua voglia di rivolta verso il mondo e l'ambiente che la circonda, una setta chiamata "Il villaggio dell'amore", fondata dalla madre in "omaggio" ai poteri di veggente della nonna, la quale ha sempre poco gradito quell'ambiente, dimostrandolo con i suoi continui dialoghi dall'aldilà con la nipote.
    Mao scappa di casa perché anche lei, come dicevamo, non sopporta quei luoghi, ha bisogno, ha sete di libertà, di conoscere il mondo e quasi per caso incontrerà la sua "madre" spirituale e Hachiko, fondando con loro due e poi, con quest'ultimo, una sorta di piccola famiglia, con cui esplorare la città.
    Sarà davvero la sua ultima amante per Hachiko, proprio come aveva previsto sua nonna, dato che il giovane ha deciso di andare in India per rinchiudersi in una comunità ascetica. Una cosa davvero lontanissima da noi e dal nostro modo di pensare che però riusciamo a sentire così vera grazie allo sguardo della stessa Mao, sottile alter ego dell'autrice.
    Tra i personaggi che spiccano vi è l'italiano Alessandro Genevrini, che, per fortuna, non presenta quasi nessuno dei luoghi comuni tipici del nostro paese. Non mangia spaghetti, non è mafioso, non beve caffè, non ride sempre. E' un personaggio anzi ben costruito, il cui unico luogo comune è quello che, in quanto italiano, ama l'arte, cosa niente affatto offensiva, anzi. E l'arte la ama davvero, in ogni sua forma: dalla pittura (incoraggiando la giovane protagonista Mao) alla scrittura, passando per l'amore per il cinema. Affascinante poi come venga demolito lo stereotipo dell'italiano tombeur de femmes, magari pure un po' violento: Mao, conoscendolo bene, capirà che l'uomo rispetta sul serio le donne.
    Malinconica e straziante l'ultima parte del libro quando Mao e Hachiko si separarano, con lei che affonda nel dolore e pare incapace di riprendersi, ma che ritrova poi la voglia di vivere proprio grazie all'amico italiano e alla di lei compagna. Davvero molto bella l'immagine di loro due che mangiano insieme la caldarroste in attesa della ragazza. Un'immagine così nitida che pare quasi di toccarla.
    E ho apprezzato non poco anche il riscatto che l'autrice regala alla madre di Mao, che tira fuori l'orgoglio e si porta via le ossa della mamma (la nonna di Mao) e la scritta "Il villaggio dell'amore" dalla casa che ormai non era più sua da tanto tempo, fuggendo insieme alla figlia.
    Un inno alla vita, in tutte le sue sfacettature, anche quelle più dolorose e un inno al creato, dove la natura finisce quasi per abbagliarti con la sua bellezza e potenza.

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    Tawariell said on Aug 28, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Inquietante, assolutamente inquietante, per più di un motivo.
    In primo luogo il personaggio principale, in linea con quelli della Yoshimoto, ha delle caratteristiche peculiari, una grande sensibilità, relativamente al paranormale, ed è però, ed aggiu ...(continue)

    Inquietante, assolutamente inquietante, per più di un motivo.
    In primo luogo il personaggio principale, in linea con quelli della Yoshimoto, ha delle caratteristiche peculiari, una grande sensibilità, relativamente al paranormale, ed è però, ed aggiungerei purtroppo... un'autentica stupida.
    Va detto che molti degli atteggiamenti possono essere spiegati o almeno giustificati dalla sua giovane età. Infatti nella parte iniziale del libro Mao ha quindici anni. In quella finale diciassette. Oltretutto và anche sottolineato che quella giapponese è comunque una cultura molto diversa dalla nostra.
    Malgrado tutto però i comportamenti infantili di lei, la sua incapacità di comprendere anche i sentimenti altrui, oltre che i suoi, o anche la sua idea di come potersi rapportare ad altri... beh, la rendono un personaggio difficile da apprezzare.
    L'idea di un'ipotetica violenza dallo strano mecenate non pare sfiorarla minimamente, nonostante sia sottolineata spesso la leggerezza con la quale quest'ultimo indulge in simili barbarie; approfittando di giovani presunte artiste.
    La stessa idea di voler accettare l'ospitalità di quest'ultimo, tramutandosi in una specie di mantenuta, di questo soggetto discutibile, è un altro di quei dettagli che proprio ho faticato a spiegarmi.
    Ovviamente non và tralasciata l'influenza della sua educazione familiare, praticamente inesistente e venata dal fanatismo religioso, ma credo che anche i tentativi di ribellione di lei alla fine siano tutti fittizi e mai si tramutano veramente in una conquista della sua indipendenza.
    In un modo o in un altro, Mao dipende sempre dagli altri.

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    Manu Shinalia said on Jun 13, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    L'ultima amante di Hachiko, di Banana Yoshimoto. Mao è una ragazzina che vive in una comunità religiosa facente capo a sua nonna, famosa e rispettata veggente. E' proprio l'anziana donna a fare una profezia alla nipote: "tu sarai l'ultima amante di H ...(continue)

    L'ultima amante di Hachiko, di Banana Yoshimoto. Mao è una ragazzina che vive in una comunità religiosa facente capo a sua nonna, famosa e rispettata veggente. E' proprio l'anziana donna a fare una profezia alla nipote: "tu sarai l'ultima amante di Hachiko, un ragazzo proveniente dall'India". Non molto tempo dopo Mao conosce Hachi, ragazzo poco più grande di lui, dalle origini giapponesi ma cresciuto proprio in India, nella quale ha deciso di tornare per iniziare una vita ascetica. Mao ha così solo un anno per trascorrere il tempo con l'uomo della sua vita... Una Yoshimoto meno originale del solito, una scrittura che raggiunge i picchi emotivi tipici della sua autrice solo nell'intenso finale, ma che si poggia per troppe pagine (e troppe davvero, considerando comunque l'esigua lunghezza del romanzo) su una certa monotonia di fondo che impedisce una corretta immedisimazione nei protagonisti, caratterizzati inoltre con poca convinzione. Non privo di elementi sovrannaturali spesso ricorrenti nelle storie della scrittrice giapponese, il racconto offre molto meno di quanto inizialmente preventivato, seppur rimanga qualche momento narrativamente più che felice.

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    Blindevil said on Dec 6, 2013 | Add your feedback

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    Ogni volta che leggo un libro di qualche autore giapponese, provo una sensazione un po' straniante e sento profondamente il divario che c'è tra la cultura orientale e quella occidentale. La scrittura orientale mi sembra sempre così leggera, così mist ...(continue)

    Ogni volta che leggo un libro di qualche autore giapponese, provo una sensazione un po' straniante e sento profondamente il divario che c'è tra la cultura orientale e quella occidentale. La scrittura orientale mi sembra sempre così leggera, così mistica e tutti i personaggi sembrano sempre al di là delle passioni e delle preoccupazioni, come se vivessero sospesi tra il sogno e la realtà, il che dà anche luogo a situazioni un po' assurde. Ecco, questo libro è così: non c'è una vera e propria trama, diciamo che fa da contorno, anche piuttosto cretinamente, alla convivenza tra Mao e Hachiko. Il libro è incentrato proprio su questo, sulla crescita e sulla scoperta di se stessi che questa convivenza porta ai due protagonisti. Il resto è robetta, una cosa che sembra messa lì perché sì, perché sennò cheppalle a parlare solo di 'sti due che vivono assieme e si fanno le pugnette mentali. Non c'è un intreccio, è una storia lineare che come preannuncia di voler finire finisce senza particolari scossoni. Per il resto i temi della Yoshimoto mi sembra ci siano tutti: poteri soprannaturali, rapporti familiari, malinconia, qualcuno che schiatta... Per chi ha voglia di atmosfere rarefatte, una scrittura misticheggiante, un pizzico di assurdo e introspezioni psicologiche, eccole confezionate in un bel pacchetto di poche pagine.

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    Grimes said on Nov 28, 2013 | Add your feedback

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