Lumi di punk

La scena italiana raccontata dai protagonisti

Di

Editore: Agenzia X

3.8
(91)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 235 | Formato: Altri

Isbn-10: 8895029089 | Isbn-13: 9788895029085 | Data di pubblicazione: 

Genere: Musica , Non-narrativa , Da consultazione

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Descrizione del libro
La nascita del punk in Italia si è intrecciata allo straordinario movimentodella sinistra extraparlamentare. Da questo incontro, quasi inesistentealtrove, esplode un'originale esperienza che utilizza gli spazi occupati dallaprecedente generazione per organizzare concerti autogestiti e strutturareun'innovativa e radicale proposta politico-esistenziale. Lungo tutta lapenisola decine e decine di gruppi punk formano un circuito perfettamentefunzionante che crea le basi di un preciso stile di vita anticonformistae riottoso, destinato a influenzare in profondità anche il presente. In"Lumi di punk" trenta protagonisti di quella scena prendono la parola. Laprima tappa di una ricognizione sui sussulti che hanno dato origine all'ultimoperiodo in cui l'Italia non è stata provincia.
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  • 3

    Punk (cultura) - movimento e subcultura giovanile nato negli anni settanta

    per molta gente ragazzini viziati, annoiati, senza rispetto di niente e nessuno, gentaglia da rinchiudere in galera o ai lavori forzati!!ste ragazzacci con il moicano, gli anfibi e i jeans rotti...org ...continua

    per molta gente ragazzini viziati, annoiati, senza rispetto di niente e nessuno, gentaglia da rinchiudere in galera o ai lavori forzati!!ste ragazzacci con il moicano, gli anfibi e i jeans rotti...orgoglioso di provenire da questa subcultura!!un viaggio tra le voci e i ricordi di chi quel movimento l'ha portato in italia...chi più chi meno scrivendo pagine indimenticabili sia della propria vita sia dell'italia della strada!!
    si va dai fighetti del virus, ai coatti di romana, ai controcorrente della toscana e ai filo-rossi della bologna per arrivare all'isolato sud dove c'era da combattere anche contro le mafie!
    una vita breve ma intensa per questo stile di vita che ha caratterizzato e continua a caratterizzare gran parte dei giovani d'oggi!e se non ci credete chiedetevi da dove provengono le all-star che ora pagate a peso d'oro e che ormai per moda indossate quasi tutti i giorni!!!
    ne servi ne padroni!punk oi!

    ha scritto il 

  • 4

    Io c'ero allora e mi ritrovo adesso in quanto narrato. Una bell'operazione "nostalgia". Questo libro è un importante testimonianza degli anni in cui il "business" non aveva ancora preso il sopravento. ...continua

    Io c'ero allora e mi ritrovo adesso in quanto narrato. Una bell'operazione "nostalgia". Questo libro è un importante testimonianza degli anni in cui il "business" non aveva ancora preso il sopravento.

    ha scritto il 

  • 4

    Io c'ero!

    Tantissime testimonianze di un passato del punk ormai morto nel nostro stato. Belle, avvincenti e spesso malinconiche. Interessanti anche la raccolta di vinili e i fumetti finali. Evitabile l'intervis ...continua

    Tantissime testimonianze di un passato del punk ormai morto nel nostro stato. Belle, avvincenti e spesso malinconiche. Interessanti anche la raccolta di vinili e i fumetti finali. Evitabile l'intervista al cantante dei Punkreas, che con la scena non ha niente a che fare. Spesso però tutti i racconti si assomigliano, i concetti sono sempre quelli e sono tutti molto, troppo recenti.

    ha scritto il 

  • 4

    Wu Ming 1 su Lumi di punk

    Philopat è il nostro bardo delle comunità di base, un connettore e uno storico orale, poeta-cartografo dei collegamenti, delle amicizie, delle coincidenze, delle educazioni parallele, dei "gradi di se ...continua

    Philopat è il nostro bardo delle comunità di base, un connettore e uno storico orale, poeta-cartografo dei collegamenti, delle amicizie, delle coincidenze, delle educazioni parallele, dei "gradi di separazione" che uniscono gli sforzi di ciascuno a quelli di tanti altri. E' soprattutto questo fondamento del suo lavoro a raggiungermi e commuovermi. Certo, se chi legge ha attraversato le situazioni descritte, incrociato le persone e sentito le voci, l'effetto è centuplicato, il libro diventa ipertesto, partita di squash nelle stanze della memoria.
    Per dire: l'intervento di Helena Velena in Lumi di punk è lungo... soltanto venti pagine?! Con l'età sta imparando a contenersi! :-)
    Per dire: davvero Onofrio Catacchio suonava negli Undernoise?
    Per dire: sarebbe difficile sovrastimare l'impatto che ebbe su di me Lo spirito continua dei Negazione.
    Per dire: io i Negazione li ho pure visti dal vivo (ma facevano già una specie di speed metal). E i Kina. E i Contropotere, se è per quello. Tutte e tre le band alla Sala Estense, Ferrara, tra '87 e '89. Dietro l'angolo, un passaggio di fase.
    Appunto: in Lumi di punk molti descrivono la "Pantera" (le occupazioni universitarie dell'inverno 1990) come un momento di snodo e passaggio di consegne, di ripartenza. Cazzo, se mi ci ritrovo! I tre mesi di occupazione di Lettere e Filosofia a Bologna: uno degli eventi più importanti della mia vita. Diciannove anni, faccio appena in tempo a iscrivermi a Storia che, sbamm!, si decide di occupare (contro la Legge Ruberti sull'autonomia universitaria). Sono matricola, esami da dare non ne ho fino a maggio, mi butto anima e corpo nell'occupazione, mi sbatto, in tre mesi perdo quasi dieci chili. La comunanza è intensa, palpabile, conosco persone con cui lavorerò e condividerò esperienze di ogni tipo, per anni. In quei novanta giorni comincio a sperimentare, scrivo volantini, con altri invento giochi che oggi chiameremmo Alternate Reality Games (es. la ricerca collettiva di una misteriosa "Silvia Maltoni di Forlì", studentessa scomparsa la prima notte di occupazione*), faccio elaborati scherzi (ai media ma anche agli occupanti più seriosi), organizzo performances e coups informativi, m'impratichisco coi mezzi del centro-stampa occupato, con la "radio di facoltà" (in realtà un microfono + due casse fuori sul cornicione) e addirittura con la posta elettronica (me la fa conoscere Gian Paolo Papini detto "Gesù", che traffica coi VAX all'assemblea permanente di Astronomia).
    Più di tre lustri dopo, quei tre mesi non hanno esaurito la spinta propulsiva. Mi rispecchio perfettamente nella frase del Duka a pag.63: "Una volta finito il movimento della Pantera molti degli attivisti, di qualsiasi fazione, stavano a rota... Perché la dipendenza non è solo causata dalle droghe, ma anche dalle situazioni... Così i centri sociali di colpo si sono riempiti [...]"
    La stessa cosa la dice Zulù, a pag.81: "Dopo due mesi e mezzo l'occupazione finì ma noi non potevamo più tornare indietro, avevamo bisogno di un posto dove continuare le pratiche condivise, stare insieme il più possibile, inventarci le lotte, ognuno con il proprio ruolo [...]".
    Questa è verità colata, andò davvero così, a Roma come a Bologna, a Napoli come a Torino. Sarebbe interessante narrare le vite parallele di quegli occupanti del '90. Una storia orale "alla Philopat" di chi in quei giorni iniziò a sperimentare, fare comunicazione, politica, musica, giornalismo, arte povera, whatever.
    Ecco, il grosso merito di Lumi di punk (libro che è anche una mostra, ed è anche un convegno senza sede fissa né fine) è di far partire a scheggia tutte queste riflessioni, far uscire da buchi che non sapevi di avere sul corpo fiotti di coscienza, soffioni boraciferi di reminiscenze.
    http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/nandropausa11.htm#34

    ha scritto il 

  • 4

    Bella raccolta di esperienze di vita vissuta nel movimento punk italiano. E' un testo molto istruttivo; Philopat fa osservare che mentre i sessantottini hanno storicizzato ogni sospiro della propria e ...continua

    Bella raccolta di esperienze di vita vissuta nel movimento punk italiano. E' un testo molto istruttivo; Philopat fa osservare che mentre i sessantottini hanno storicizzato ogni sospiro della propria esperienza, nulla rimaneva ad attestare l'esistenza e l'importanza del punk. Io stessa le ignoravo, almeno per quanto riguarda l'Italia; devo ammettere, vergognandomene, di avere sempre dato per vero lo stereotipo dei punk nichilisti senza spina dorsale, che si limitavano a strillare "no future", strafarsi e sfasciare vetrine. I mass media, come sempre, non aiutano. <br />Quel che risulta dal libro è che invece il movimento punk, nato in contrapposizione, o forse in seguito al fallimento del '68-'77, ebbe un alto valore costruttivo oltre che di negazione (non manca però, in tal senso, l'opinione di chi lo ritenne solo "una mano di bianco"). Dal movimento punk, non è ben chiaro se direttamente o indirettamente, sarebbero nati i seguenti concetti e valori cari all'attuale sinistra antagonista, no/new global e chi più ne ha più ne metta:<br />1)Autogestione di spazi e gruppi (come ad esempio centri sociali)<br />2)Autoproduzione<br />3)Cultura straight-edge "puritana", ma non per questo meno antisistema.<br />4)Libero accesso alla musica e all'arte, nel senso di "non sognare, fallo". Se vuoi suonare, piglia uno strumento sfasciato e cimentati; se vuoi scrivere, prendi la penna e vai. Niente laccioli accademici, niente preoccupazioni di forma.<br />5)Condivisione del sapere. Probabilmente, ma questa è solo una mia ipotesi, sono da rintracciare nel punk i germi della successiva cultura hacker e copyleft.<br />6)L'ottica di non vagheggiare una completa rivoluzione futura, ma cominciare a costruirla adesso, con uno stile di vita alternativo.<br />E' difficile, per chiunque si senta anche solo un po' "antagonista" non condividere questi concetti. E' difficile anche per me che sono sempre stata materialista di impostazione, ed anche una persona estremamente tranquilla e "seria" nel mio modo di vivere, che è agli esatti antipodi dello stile di vita punk. Non snifferò mai colla per aeromodelli, questo è sicuro, e probabilmente non sfascerò mai una vetrina. Nondimeno, capisco l'importanza dell'apporto punk, ed ancor meglio capisco la rabbia di chi, volendosi ribellare, si sentiva rispondere con sufficienza dai sessantottini che loro avevano già fatto tutto. <br />Più che mai mi convinco della necessità di non pensare tutti allo stesso modo, non fare tutti le stesse cose, ma condividere il più possibile. Lunga vita alle culture radicali.

    Nota di manutenzione (2011): questa reccy è diventata obsoleta. Per più versi, sia dal punto di vista delle Mutazioni Storiche intervenute dal 2009 in qua (e se non ve ne siete accorti siete in coma, spero farmacologico) sia perché io ho mutato opinioni.

    ha scritto il 

  • 4

    Seppur non sia avvezzo al genere di musica trattata, ho trovato interessante e stimolante questo viaggio all'interno della controcultura italiana degli anni 80.
    Essenziale per capire l'humus culturale ...continua

    Seppur non sia avvezzo al genere di musica trattata, ho trovato interessante e stimolante questo viaggio all'interno della controcultura italiana degli anni 80.
    Essenziale per capire l'humus culturale in cui è germinato l'hard core italiano.

    ha scritto il 

  • 5

    I racconti di chi, passato il '68, passato il '77, aveva davanti la fine di un'era e non ha voluto rassegnarsi. Fa quasi venire il rimpianto per non esserci stato, anche se gli stessi protagonisti amm ...continua

    I racconti di chi, passato il '68, passato il '77, aveva davanti la fine di un'era e non ha voluto rassegnarsi. Fa quasi venire il rimpianto per non esserci stato, anche se gli stessi protagonisti ammettono che erano più disperati che felici

    ha scritto il