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L'uomo senza qualità

By Robert Musil

(814)

| Paperback | 9788806144685

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Book Description

Questo capolavoro incompiuto del Novecento, da mezzo secolo al centro di un tormentato lavoro di sistemazione critica e filologica, ora in una edizione che organizza i materiali inediti in una prospettiva capace di illuminare l'architettura segreta d Continue

Questo capolavoro incompiuto del Novecento, da mezzo secolo al centro di un tormentato lavoro di sistemazione critica e filologica, ora in una edizione che organizza i materiali inediti in una prospettiva capace di illuminare l'architettura segreta del lavoro di Musil.

164 Reviews

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  • 8 people find this helpful

    Potrei iniziare la recensione di questo romanzo pazzesco, strepitoso, con le stesse identiche parole che ho usato per commentare i volumi della Recherche letti finora: “ci sono libri che non sono solo libri, e neanche "solo" capolavori... Sono ...(continue)

    Potrei iniziare la recensione di questo romanzo pazzesco, strepitoso, con le stesse identiche parole che ho usato per commentare i volumi della Recherche letti finora: “ci sono libri che non sono solo libri, e neanche "solo" capolavori... Sono qualcosa di talmente grande, e profondo, da chiedersi come sia stato possibile concepirli e come sia possibile per noi, oggi, recepire anche solo un pezzettino del loro immenso valore... ”

    Questo romanzo è stato allo stesso tempo una confema e un’incredibile sorpresa. Una conferma perchè, se alcune opere godono di una certa “fama”, un motivo ci sarà... o almeno io l'ho sempre trovato. E obiettivamente L’uomo senza qualità è un capolavoro. Punto.
    Ma è stata anche una sorpresa, perchè – preparata, ma allo stesso tempo leggermente intimidita nell’accostarmi a un’opera magna di questo calibro (una di quelle davanti alle quali, senza ancora averne letta una pagina, viene spontaneo inchinarmi a priori) – certo non mi sarei immaginata una scrittura così brillante, ironica, spassosa, complessa ma assolutamente mai “noiosa”. In questo casi, per come la vedo io, quando ci si trova davanti a un romanzo che non solo è intellettualmente, filosoficamente e persino “scientificamente” ineguagliabile, ma anche penetrante, stimolante e, a suo modo, divertente, non si può che gridare al genio letterario.

    É impensabile che io riesca a isolare anche solo uno dei temi o degli aspetti di quest’opera fra i tanti che mi hanno colpito... la complessità e la mole del libro non me lo consentono.
    C’è però una cosa che voglio sottolineare e per farlo mi ricollego a ciò che ho scritto all’inizio, ovvero che davanti a certe opere ci si chiede intimiditi se saremo capaci di coglierne tutto il valore e la bellezza, ovvero in parole povere (e banali): se saremmo “all’altezza”.
    Bè, posso rispondere raccontando quello che ho provato io: l’emozione indescrivibile di essere trascinata al di fuori di me, di essere “elevata”, “rapita” – quasi fosse un’estasi – per godere dell’incredibile e raro privilegio di condividere l’ “altezza” raggiunta dall’autore. Come se Musil fosse riuscito a prendermi per mano e, a metà fra il sogno e il delirio, a condurmi laddove lui è stato capace di giungere e io – senza di lui, senza questo libro – non sarei mai riuscita ad arrivare. Ha condiviso con me il suo anelito a qualcosa di “grande”, mi ha reso partecipe della sua esaltazione e, ogni volta che alzavo gli occhi dalle pagine e tornavo a guardarmi intorno, mi sentivo colta da una sorta di capogiro. Questo è quello che ho provato, senza esagerazioni.

    In questo romanzo si parla di tutto. Tutto: l’amore, lo spirito, Dio e la morale, la realtà e la possibilità, la Storia, le idee, l’azione, la verità e le opinioni, il sentimento, il pensiero, la politica e il denaro, la sanità e la follia, l'estasi, il bene e il male, i buoni e i cattivi, i “buoni” Cattivi e i “cattivi” Buoni, il genio e la mediocrità, il sesso, la pace e la guerra, la giustizia, il libero arbitrio... E ogni volta in modo talmente preciso e profondo da lasciami spesso senza parole (e, conoscendomi, non è facile!).
    L’uomo senza qualità non avrà forse la trama avvincente di un romanzo d’avventura, nè il fascino di un viaggio tutto interiore come nei romanzi prettamente psicologici, ma, contenendo in sé il germe di tutte queste cose, di certo ha il privilegio dell’unicità, dell’irripetibilità e il segno di una straordinaria e insuperabile epopea moderna.

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    newlife said on Aug 3, 2014 | 2 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    Romanzo interessante che descrive alla perfezione i sentimenti di un Austria di inizio Novecento. Purtroppo trtoppo lungo e troppo prolisso, per questo motivo solo 3 stelline.

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    Erika said on Jan 7, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    L’opera di Musil nonostante la sua vastità restò incompiuta. Come spesso accade per opere di tali dimensioni le pagine fungono da maglia che mal distribuiscono le azioni dei personaggi in un lasso di tempo talvolta immobile. Non vi è una vera e propr ...(continue)

    L’opera di Musil nonostante la sua vastità restò incompiuta. Come spesso accade per opere di tali dimensioni le pagine fungono da maglia che mal distribuiscono le azioni dei personaggi in un lasso di tempo talvolta immobile. Non vi è una vera e propria trama, e tra i personaggi si inseriscono spesso discorsi di natura filosofica tanto da avvicinarsi alla forma saggistica.
    Ulrich è l’uomo senza qualità, colui che incarna non solo l’uomo della società austriaca benestante ma anche l’attuale uomo mal propenso ad ogni genere di azione, il quale non ode le sue attitudini.
    Circondato da personaggi della nobiltà viennese si accinge alla preparazione dell’Azione parallela, manifestazione che dovrà rivelare la magnificenza dell’impero austriaco sia nel campo politico-economico che in quello culturale. Con essa Musil intende creare una metafora della società e della perdita dei valori.
    La terza parte è caratterizzata dalla presenza di un nuovo personaggio, la sorella Agathe. Tra i due si instaura un rapporto dalla forma quasi morbosa-incestuosa e dall’impronta spirituale.
    A quest’ultima breve parte seguono una serie di bozze e possibili finali.

    Ho desiderato di leggere l’opera da anni, ora che essa è passata attraverso il setaccio della mente e dell’anima ben poco resta se non qualche frase appuntata.
    Preferisco in assoluto il poetico Musil che scrisse Congiungimenti.

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    Ametista said on Dec 26, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Impresa mastodontica. Oggi, 16/12/2013, a un terzo del libro.

    11/01/2014. Situazione di stallo.

    14/01/2014. Niente, con incalcolabile rammarico, decido di ibernarne la lettura.

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    Sus said on Dec 16, 2013 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Everest letterario

    Ok, ammetto che tecnicamente non l’ho letto proprio tutto. Mi sono fermato alla parte che Musil pubblicò in vita, cioè omettendo gli “Abbozzi e frammenti”, perché francamente non ne potevo più (in termini di pagg. sono 1180 su 1780).
    È sicuramente il ...(continue)

    Ok, ammetto che tecnicamente non l’ho letto proprio tutto. Mi sono fermato alla parte che Musil pubblicò in vita, cioè omettendo gli “Abbozzi e frammenti”, perché francamente non ne potevo più (in termini di pagg. sono 1180 su 1780).
    È sicuramente il romanzo più complesso e impegnativo che abbia mai letto. Ma alla fine non è che mi abbia lasciato molto. Senza dubbio in ciò gioca molto il fatto che, per quanto io possa essere avvezzo ai grandi classici e a letture più o meno impegnate, alla fin fine quello che richiedo da un romanzo è pur sempre un po’ di intrattenimento. E l’intrattenimento è l’ultima cosa che uno può trovare in questo romanzo, e certamente l’ultima per cui questo fu scritto. Già parlare di romanzo è una forzatura: gli elementi narrativi sono talmente pochi da poter essere riassunti in 2-3 righe. Per il resto si tratta della riproposizione di una serie di nuclei tematici (sintomatico il titolo della seconda parte: “Le stesse cose ritornano”) attraverso la voce dei personaggi, a cominciare naturalmente dal protagonista Ulrich, vero e proprio campione di atteggiamento distaccato rispetto al reale e di evanescenza intellettuale. Il tutto filtrato da un velo di inconcludenza e stanchezza che, se da un lato viene restituito con eccezionale maestria – lungi da me negare che alcune delle digressioni più filosofiche siano in effetti molto acute –, dall’altro hanno avuto nel mio caso l’effetto di rendere questi interminabili (e interminati) volumi alquanto indigesti.
    Le ragioni per cui Musil abbia deciso di declinare queste tematiche – il nichilismo, la crisi dell’Impero Austro-Ungarico, il senso esistenziale della possibilità – in un romanzo di tale lunghezza, al punto da morire prima di averlo ultimato, resta per me un mistero. Quel che è certo, più o meno paradossalmente, è che quegli aspetti che ai miei occhi hanno reso questo romanzo quasi illeggibile sono gli stessi per i quali esso si può dire ben riuscito.

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    pempi said on Oct 6, 2013 | 4 feedbacks

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