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Lupo mangia cane

Di

Editore: Mondadori

3.5
(201)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 357 | Formato: Altri

Isbn-10: 8804564105 | Isbn-13: 9788804564102 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: M. G. Castagnone

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Il cadavere di uno dei padroni della Nuova Russia, disposti a tutto pur dimantenere la loro posizione privilegiata, viene ritrovato dalla polizia aipiedi del suo lussuoso appartamento in uno dei grattacieli di nuovacostruzione. Tutto potrebbe far pensare a un suicidio, se non fosse per unostrano particolare: il pavimento del suo guardaroba è ricoperto di sale.Arkady Renko, l'ispettore della polizia criminale di Mosca, già protagonistadi "Gorky Park", "Stella polare", "Red Square" e "Havana", indaga e continua afare domande scomode...
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  • 4

    I lupi di Chernobyl

    Un gran bel libro, con una vicenda lasciata volutamente in sordina, che porta in primo piano la descrizione del dramma sociale e ambientale, ancor prima che umano, di Chernobyl. Un racconto ordinato e ...continua

    Un gran bel libro, con una vicenda lasciata volutamente in sordina, che porta in primo piano la descrizione del dramma sociale e ambientale, ancor prima che umano, di Chernobyl. Un racconto ordinato e avvincente, che diventa il pretesto per l'esposizione di uno dei più grandi e rimossi crimini contro l'umanità.

    ha scritto il 

  • 4

    Lupo mangia cane

    Renko ritorna. Sempre di stanza a Mosca ma stavolta alla prese con un suicidio (vero?) e un trasferimento a Chernobyl.

    Un nuovo ricco (uno dei tanti nati dal disgregamento dell'unione russa) si lanci ...continua

    Renko ritorna. Sempre di stanza a Mosca ma stavolta alla prese con un suicidio (vero?) e un trasferimento a Chernobyl.

    Un nuovo ricco (uno dei tanti nati dal disgregamento dell'unione russa) si lancia nel vuoto dal suo appartamento bunker e muore. Una saliera sotto il corpo e un grosso quantitativo di sale all'interno fanno dubitare Renko che sia un vero suicidio.

    ha scritto il 

  • 4

    5° Arkady Renko

    Bellissimo libro sia dal punto di vista dell'indagine che delle descrizioni dell'ambiente in cui si dipana la storia...Chernobyl.
    Non conoscevo la realtà di questa terra dopo l'esplosione del reattore ...continua

    Bellissimo libro sia dal punto di vista dell'indagine che delle descrizioni dell'ambiente in cui si dipana la storia...Chernobyl.
    Non conoscevo la realtà di questa terra dopo l'esplosione del reattore...è inimmaginabile e molto ben descritta da Smith con toni e immagini molto coinvolgenti.

    Consigliato :)

    ha scritto il 

  • 4

    Dei libri che non ti aspetti

    Una sorpresa: mi aspettavo un noir di genere e mi sono trovata tra le mani un romanzo ben costruito, con un'efficace caratterizzazione dei personaggi e una sottotraccia narrativa attuale e avvincente. ...continua

    Una sorpresa: mi aspettavo un noir di genere e mi sono trovata tra le mani un romanzo ben costruito, con un'efficace caratterizzazione dei personaggi e una sottotraccia narrativa attuale e avvincente.
    Posologia: non per lettori distratti.

    ha scritto il 

  • 0

    Non male, ma sembra che l'autore non si sia divertito molto a scriverlo. La parte più coinvolgente riguarda tutta la descrizione del territorio di Chernobyl, dei suoi stanchi abitanti ormai assuefatti ...continua

    Non male, ma sembra che l'autore non si sia divertito molto a scriverlo. La parte più coinvolgente riguarda tutta la descrizione del territorio di Chernobyl, dei suoi stanchi abitanti ormai assuefatti all'aria maligna che li circonda. Casualmente letto in piena crisi nipponica !

    ha scritto il 

  • 1

    Altri gialli seriali. - 16 gen 11

    Beh, siamo sul brutto spinto. Faticoso, lungo, con una trama che a volte ammicca, quasi ambisce ad alti voli, ma che non decolla mai. Erano molti anni che non tornavo a leggere di Arkady Renko, di cui ...continua

    Beh, siamo sul brutto spinto. Faticoso, lungo, con una trama che a volte ammicca, quasi ambisce ad alti voli, ma che non decolla mai. Erano molti anni che non tornavo a leggere di Arkady Renko, di cui mi era rimasto favorevolmente impresso il primo romanzo di Cruz Smith, quel Gorky Park degno del successo avuto. Lo scrittore ne ha fatti altri, intorno al poliziotto onesto in un mondo prima strano, poi crollato, poi decisamente mafioso. Ne lessi qualcosa senza troppi ricordi. Ora ritorna nella collana che mi ostino a seguire, ma che è tra le più deboli tra quelle proposte da Repubblica. E mi domando perché mi ostino (certo l’amore per il poliziesco, l’intreccio, è una cosa che lascia sempre il suo segno). Dato che questo libro è ad uno dei punti più bassi sia della collana, sia delle mie letture. Non fino al punto, Pennac docet, di abbandonarlo, ma certo trascina dolo per giorni e giorni, sperando magari in qualche illuminazione, che purtroppo non avviene. Ci sono magnati russi, che si sono arricchiti certo non in modo pulito, che stranamente muoiono. Suicidi, uccisioni. Mosca decadente. Polizia corrotta. Poi… si cambia scenario, e ci si immerge per tre quarti del libro nell’atmosfera mefitica di Chernobyl. Che poi è la vera trama del libro. L’angoscia individuale e collettiva del disastro del 26 aprile 1986. Ma è un’angoscia vista da un americano che, per quanto bravo, rimane sempre uno spettatore altro rispetto al disastro e dal modo di viverlo della gente che in quei giorni, in quegli anni viveva sul posto. Quindi intesse una descrizione di un mondo “alla moda fantascientifica”, con paludi, cesio, decontaminatori, atmosfere cupe, ladruncoli e ladroni, contadini di ottanta anni che tornano sui loro posti natii, dottori che cercano di salvare il salvabile. Intanto la trama scorre, ma senza sorprese. Ci si aspetta già una fine come poi puntualmente avviene. Si pensa solo ad immaginare se tutti i buoni si salveranno, o, come è più reale, non ci sono tanti salvati, ma tutti che ne escono con delle ferite, più o meno profonde. Il buon Renko si muove dentro tutto ciò, con la forza delle sue idee di correttezza e giustizia, che avranno buon fine s’è detto. Poi c’è la dottoressa Eva, l’unica con un po’ di sole e di ombre. Il mafioso ebreo-americano Hoffmann che rompe le scatole per tutto il libro, ma di cui poco ci importa. Il ricercatore Alex, oppresso dalla figura paterna. Ed ogni tanto compare l’adolescente Zenhya, un po’ autistico, un po’ giocatore di scacchi, abbastanza simpatico (almeno a me) ma non si capisce cosa ci faccia in tutta questa storia. Insomma, un tentativo di descrivere qualcosa che magari si è studiato a fondo, ma non vissuto di persona, e nonostante la bravura dello scrittore, che non si riesce a rendere vivo sulle pagine. Speriamo che il prossimo anno, la serie di Noir di Repubblica ci riservi uscite migliori.

    ha scritto il