Möss och människor

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Förlag: Albert Bonniers förlag

4.2
(5595)

Language: Svenska | Number of Pages: | Format: Others | På andra språk: (andra språk) English , Spanish , Chi traditional , German , French , Italian , Dutch , Portuguese , Turkish , Catalan , Danish

Isbn-10: 9100117560 | Isbn-13: 9789100117566 | Publish date: 

Category: Fiction & Literature , History , Social Science

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Bokbeskrivning
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  • 4

    Si legge d'un fiato

    Una singolare amicizia. Una bontà demente e distruttiva. Una storia che procede spedita verso la sua inevitabile e straziante conclusione, lasciandoti col naso incollato alle pagine.

    sagt den 

  • 4

    “[…] I migliori piani dei topi e degli uomini, / Van spesso di traverso, / E non ci lascian che dolore e pena, / Invece della gioia promessa!” (Robert Burns)

    Dopo l’appassionante lettura di “Furore” di qualche tempo fa, torno a Steinbeck con questo romanzo breve che affronta i temi sociali tanto cari all’autore: la crisi economica, l’emigrazione verso Oves ...fortsätt

    Dopo l’appassionante lettura di “Furore” di qualche tempo fa, torno a Steinbeck con questo romanzo breve che affronta i temi sociali tanto cari all’autore: la crisi economica, l’emigrazione verso Ovest, lo sfruttamento, le ingiustizie e le sofferenze che ne derivano.
    Sullo sfondo di tutto ciò si muovono i due protagonisti, George e Lennie, in rappresentanza di un’umanità derelitta perennemente in cammino e in cerca, dinnanzi alle asperità della vita, soltanto di una casa e un pezzetto di terra dove mettere finalmente radici e assaporare, se non proprio la felicità, almeno la sua illusione. Intorno a loro tanti altri personaggi molto ben delineati, dal garzone Crooks, vittima del pregiudizio razziale in quanto nero, alla giovane moglie di Curley, tutti sprofondati nell’immobilità di una solitudine da cui appare vano ogni tentativo di fuga.
    Un dramma intenso e commovente, dove i sogni, le speranze, le illusioni di ognuno s’infrangono miseramente contro l’imperscrutabilità di un destino purtroppo già scritto. Un piccolo capolavoro del quale consiglio la lettura!
    Felice, infine, di aver trovato nel libro una interessantissima nota su John Steinbeck a firma di Claudio Gorlier, giornalista, docente universitario e critico letterario recentemente scomparso, che ebbi il piacere di conoscere di persona a Torino alcuni anni fa. Grazie di tutto, Professore!

    sagt den 

  • 4

    i miseri indomabili

    Lennie non è cattivo, Lennie non vuole fare del male, Lennie vuole solo affetto, Lennie vuole abbracciare forte, ma Lennie abbraccia spezzando le ossa, solo George lo sa, gli altri no, quindi Lennie è ...fortsätt

    Lennie non è cattivo, Lennie non vuole fare del male, Lennie vuole solo affetto, Lennie vuole abbracciare forte, ma Lennie abbraccia spezzando le ossa, solo George lo sa, gli altri no, quindi Lennie è un mostro. Poco più di un racconto questo di Steinbeck, ma di un'intensità strabiliante. Il solito Steinbeck, quello in grado di cogliere e rappresentare quel rovescio della medaglia dagli aspetti miseri e sordidi della scintillante società americana, quella degli umili, ma non dei vinti, che sanno ancora sognare. Perché è proprio questo che rende stupefacente lo scrittore Californiano, egli non crea storie, ma scolpisce personaggi rubati dalla strada con un efficacia impareggiabile, perché non restano le vicende, ma i personaggi con i loro strascichi di umanità e disumanità in grado, pare proprio, di vivere di vita propria districandosi pure dalle vicende più drammatiche. Steinbeck fa pensare ad un Twain ma più maturo e complesso, ricorda anche London ma più acuto e modesto, ad un Hemingway ma meno ingabbiato dall'ingombrante sagoma del super uomo alcolizzato, un Faulkner ma più raggiungibile, a mio modesto parere, il punto più alto raggiunto dalla letteratura americana.

    sagt den 

  • 4

    C'è un non so che di primordiale e brutale in questo libro che, in sole 117 pagine, riesce ad essere profondamente d'impatto.
    Steinbeck è profondamente crudele e impietoso nel trattare i due protagoni ...fortsätt

    C'è un non so che di primordiale e brutale in questo libro che, in sole 117 pagine, riesce ad essere profondamente d'impatto.
    Steinbeck è profondamente crudele e impietoso nel trattare i due protagonisti, Lennie e George, obbligandoli e precipitare in quello che è il loro destino in quel periodo difficile del dopo Depressione. Un dramma sociale, dove osare credere di uscire dal proprio ruolo è impossibile. Ed ecco che quel progetto così bello e semplice di un pezzo di terra proprio viene spazzato via.
    Semplice e forte Lennie, intelligente e cauto George: si presentano già come strani solo per il fatto di vagare assieme da ranch in ranch, per guadagnare i soldi necessari a quel grande progetto. Attorno a loro ruotano figure ferocemente imprigionate nei loro ruoli: da Crooks, il garzone nero, a Candy il vecchio scopino che vede sempre più vicino il suo venir rimpiazzato come il suo vecchio cane.
    Per queste persone il sogno di Lennie e George pare una follia, eppure tutti ne sono in qualche modo attratti e vorrebbero farne parte, segno di un desiderio di rivalsa che però rimane latente e che non osano concretizzare.

    Crudele, asciutto, forte.
    Ti rimane dentro fino all'ultima riga.

    sagt den 

  • 5

    Romanzo amaro e brutale che riesce a renderti partecipe delle vite e delle emozioni dei due protagonisti in appena un centinaio di pagine.

    sagt den 

  • 4

    Il titolo "Uomini e topi" si riferisce al fatto che sia gli uomini che i topi fanno dei piani per cercare di migliorare la propria vita, ma puntualmente finiscono in fallimento.
    E' proprio quel che ac ...fortsätt

    Il titolo "Uomini e topi" si riferisce al fatto che sia gli uomini che i topi fanno dei piani per cercare di migliorare la propria vita, ma puntualmente finiscono in fallimento.
    E' proprio quel che accade a George e Lennie. Lennie è il tipico "gigante buono", non ha molto cervello e George si prende cura di lui ormai da tanto tempo che si è abituato. Devono spostarsi in un ranch della California per cercare lavoro, perché hanno perduto il precedente a causa di Lennie e della sua mania di accarezzare sempre tutto ciò che gli piace. In questo nuovo ranch intrecceranno le loro avventure insieme a quelle degli altri lavoratori: lo scopino Candy, molto affezionato al suo vecchio cane e poco utile perché ha perduto una mano; il rissoso Curley, figlio del padrone; Slim, l'autorevole ma anche molto umano capo-mulattiere; Crooks, lo stalliere di colore isolato e vittima di razzismo. Tra loro vi è anche la sensuale moglie di Curley, presagio di sventura fin dalla sua prima comparsa.
    Steinbeck è riuscito a tenermi incollata alle pagine fino alla fine: racconta della speranza di libertà, della obbligatoria condizione da sottomessi dei braccianti, della speranza di una terra propria, di razzismo. Molto commovente il personaggio di Lennie, non si può non amare: al termine sono rimasta con le lacrime al cuore, ricordando anche la sorte del povero vecchio cane di Candy.

    sagt den 

  • 5

    Il dolore si cura con l’erbetta alfalfa.

    Di “Uomini e topi” andavo dicendo a tutti come avessi provato a leggerlo ma: la noia!, m’ero addormentato alla prima pagina e addio a mai più John Steinbeck, che da allora diventò per me il termine di ...fortsätt

    Di “Uomini e topi” andavo dicendo a tutti come avessi provato a leggerlo ma: la noia!, m’ero addormentato alla prima pagina e addio a mai più John Steinbeck, che da allora diventò per me il termine di paragone: “Chi ti dice che certi scrittori o ti piacciono o non ti piace la letteratura mandalo da me, che gli parlo di John Steinbeck, di come quella mattina d’estate m’addormentai sulla sedia del balcone alla prima pagina che ancora me la ricordo a stento, una grande descrizione su una cascata mi pare, e d’un tratto gli uomini e i topi, una robaccia.”

    Nessuna cascata, nel breve romanzo c’è la brevissima descrizione di un fiume in apertura, dopodiché una scrittura lanciata al galoppo, leggera e inclemente, affascinane e terribile come un destino che non ha animosità alcuna. Cosa devo aver creduto di leggere quindici o venti anni fa? Di cosa fu colpevole l’ammanco di sonno che attribuii vigliaccamente al libro di Steinbeck? Ogni tanto bisogna ricordarsi dei propri giudizi, per potergli dare di piccone.

    Ho letto Steinbeck dopo aver letto il romanzo “Le cure domestiche” della Robinson. Il romanzo e lo stile della Robinson sono il loro mondo a parte, eppure leggendolo dentro mi è suonato qualcosa: dove ho già sentito dei vagabondi americani, dei lavoranti privi di un centro di gravità permanente; di quali altre storie sono i più immediati protagonisti?

    Allora mi sono andato a ripescare il libro di Steinbeck. L’ho letto in una mattinata, nella traduzione di Pavese. È teatro, non è bello perché è teatro ma perché si vede ogni cosa. Si vede come tutto è ingiusto, disperato, condizionato, necessitato, sbagliato, irrevocabile, e leggere questa tragedia è bellissimo, è commovente, è un atto dovuto.

    Leggi Uomini e topi e puoi sentire la voce di Steinbeck che ti dice “Ora tu vedi.”

    Tu vedi come non è colpa di George anche se è colpa di George, e come sia colpa di Lennie anche se non può essere colpa di Lennie, e sembra tutti siano meno colpevoli di Curley, ma perché mai Curley dovrebbe essere più colpevole della moglie o di suo padre, o di Crooks lo stalliere? Sarà colpa della vita nei ranch o della vita e basta. O dell’America! O di tutto il Dio-mondo.

    A me viene voglia di adagiarli tutti su un campo di alfalfa i personaggi di Steinbeck e di accarezzarli sulla fronte, sullo spazio tra gli occhi, come fossero cagnolini, coniglietti, topini da mettersi nella tasca della giacca, ottimi per procurarsi una illusione di prossimità, di vicinanza. Di indicibile tenerezza.

    sagt den 

  • 3

    Un lungo racconto (o breve romanzo) ancora una volta a cavallo della Grande Depressione, penalizzato da una traduzione che, per quanto "evocativa", suona anacronistica

    sagt den 

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