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MAS ALLA, A LA DERECHA

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Publisher: Ediciones Siruela, S.A.

3.8
(2365)

Language:Español | Number of Pages: | Format: Others | In other languages: (other languages) French , German , Italian

Isbn-10: 8478449574 | Isbn-13: 9788478449576 | Publish date: 

Also available as: Mass Market Paperback

Category: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Book Description
Apostado en un banco, mientras vigila la ventana del hijo de un diputado, el ex policía Kehlweiler descubre un fragmento de hueso humano entre los excrementos de un perro. obsesionado por este caso, abandona su investigación en París para localizar al dueño del perro. Sus pesquisas lo llevarán a Port-Nicolas, un pueblo perdido en la recóndita Bretaña. Allí, en un viejo bar lleno de humo, escucha y vigila, tomando una cerveza tras otra, escrutando un rostro tras otro, y haciendo correr sin tregua, por las húmedas carreteras y las playas desiertas, a su joven ayudante Marc Vandoosler, el medievalista que ya apareció en la novela Que se levanten los muertos. ¿De quién era el hueso? ¿Habrá habido asesinato?
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  • 3

    Un po’ troppo in là…

    Dopo aver letto anni fa quasi tutti i romanzi della Vargas, all’inizio con un certo divertimento, avevo infine raggiunto la soglia di saturazione, anche a causa di un’evidente ripetitività della formula, accentuata dalla spiccata caratterizzazione dei personaggi.


    Mi era rimasto ancora, in ...continue

    Dopo aver letto anni fa quasi tutti i romanzi della Vargas, all’inizio con un certo divertimento, avevo infine raggiunto la soglia di saturazione, anche a causa di un’evidente ripetitività della formula, accentuata dalla spiccata caratterizzazione dei personaggi.

    Mi era rimasto ancora, in una zona seminascosta della libreria, questo romanzetto che ho intrapreso più per l’impegno preso con me stesso di abbattere la pila dei libri ancora “da leggere”, che per oggettivo interesse.

    Ciò premesso devo ammettere che, nella prima metà del libro, la Vargas è tornata a farmi sorridere per la verve degli eventi descritti e la loro obliqua consequenzialità che non sai mai dove ti porterà (in Bretagna, questa volta…); poi nel corso della lettura ho ritrovato il tic dell’autrice di spingersi sempre “un po’ più in là…” sulla destra, sulla sinistra o altrove, accumulando situazioni sempre più artificiali e stucchevoli; finché l’ultimo quinto del romanzo sbraca non solo nell’inverosimile (cosa cui ero preparato…) ma anche nel fastidioso autocompiacimento dove Parigi, la Francia, l’Europa stessa, sembrano un borgo di poche anime tutte collegate e tutte impegnate a riconoscersi o a farsi riconoscere reciprocamente in un balletto grottesco da pochade (gli improvvisati rimbalzi della trama verso gli eventi bellici passano il limite della parodia…).

    Ciò nonostante, considerato che per oltre la metà era riuscito a divertirmi, non mi sento di decretare un giudizio complessivamente negativo per questo romanzo, in fin dei conti da leggere senza troppe pretese, fra il 2 e il 3, un po’ più in là verso il 3...

    Solo dopo aver scritto le mie impressioni ho verificato che la maggior parte degli anobiiani ha un’opinione opposta alla mia: ritengono che la prima parte sia “lenta” e che invece il finale rutilante faccia “ritrovare la Vargas preferita”
    … mah! Non discuto, forse è il mio approccio ad essere inadeguato ad apprezzare le doti che sostengono il successo di pubblico dell’autrice.

    said on 

  • 4

    In realtà secondo me il titolo del libro doveva essere "Luis/Ludwing Kehlweiler". Certo come titolo non sarebbe stato accattivante, così come "Voglio una birra". Delle frasi ricorrenti di Luis "un po' più in là sulla destra" è la migliore!
    Dopo l'entusiasmante inizio con "chi è morto alzi ...continue

    In realtà secondo me il titolo del libro doveva essere "Luis/Ludwing Kehlweiler". Certo come titolo non sarebbe stato accattivante, così come "Voglio una birra". Delle frasi ricorrenti di Luis "un po' più in là sulla destra" è la migliore!
    Dopo l'entusiasmante inizio con "chi è morto alzi la mano" questo mi ha deluso.
    E' molto bello ma solo per le ultime 100 pagine che veramente divori. Il primo pezzo un po' lento.
    Poi io adoro Marthe e Marc, meno i Luis, tanto Lucien che qui non c'è per niente. La trilogia è da finire insomma!

    said on 

  • 2

    delusa

    Questo è il secondo volume della trilogia "degli Evangelisti", il primo mi ha catturata totalmente e, infatti, gli ho dato un punteggio massimo. In questo speravo di trovare come protagonisti sempre gli stessi tre ragazzi e il vecchio Vandoosler, invece, il loro ruolo si sposta. Lucien e i vecchi ...continue

    Questo è il secondo volume della trilogia "degli Evangelisti", il primo mi ha catturata totalmente e, infatti, gli ho dato un punteggio massimo. In questo speravo di trovare come protagonisti sempre gli stessi tre ragazzi e il vecchio Vandoosler, invece, il loro ruolo si sposta. Lucien e i vecchio Vandoosler compaiono per un breve cameo e Marc e solo successivamente Mathias sono quelli che partecipano alle indagini sostenendo il vero protagonista Kehlweiler. Concordo con gli utenti che scrivono che è noioso: nelle prime 130-140 l'indagine non evolve, nelle ultime 100 la Vargas si ripiglia e trova il suo naturale registro. Sembra quasi che la prima parte gliela abbia scritta qualcun altro. In più scoprire l'assassino è stato fin troppo prevedibile. Questo libro non rappresenta affatto la bravura dell'autrice.

    said on 

  • 4

    Per un momento, anche se più lungo del normale, ho davvero pensato di leggere il primo libro brutto della Vargas. Poi fortunatamente la situazione è tornata alla normalità. Si, perché Un po' più in la sulla destra è diverso per certi versi ai racconti precedenti della scrittrice francese. Sembra ...continue

    Per un momento, anche se più lungo del normale, ho davvero pensato di leggere il primo libro brutto della Vargas. Poi fortunatamente la situazione è tornata alla normalità. Si, perché Un po' più in la sulla destra è diverso per certi versi ai racconti precedenti della scrittrice francese. Sembra spaccato in due, con una prima parte davvero lenta e caotica ed una seconda parte brillante e decisamente interessante. Normalmente la Vargas ha abituato i suoi lettori ad entrare subito nel vivo dopo 20-30 pagine. In questo caso, la gestazione è stata lunga e pesante, segno che la storia ha preso corpo a poco a poco nella mente della scrittrice cui forse non era ancora ben chiara la fine. Il libro ne risente negativamente nella prima parte dove tutto sembra rallentato e poco fluido, ma ne risente anche positivamente perché trattandosi pur sempre di un genere thriller/giallo , sembra ad ogni pagina che tutti possano essere assassini e vittime in una serie infinita di colpi di scena e situazioni intricate. Non si smentisce mai Fred Vargas, anche se stavolta ho avuto delle riserve e perplessità rispetto ad altre sue opere.(less)

    said on 

  • 2

    Noioso, poco avvincente, a volte confuso: tutti aggettivi che non avrei mai pensato di associare ad un romanzo di Fred Vargas. Sarà il mio amore sconfinato per Adamsberg che non mi ha fatto apprezzare il Tedesco, ma la descrizione del primo, il modo in cui l'autrice ne racconta azioni e pensieri ...continue

    Noioso, poco avvincente, a volte confuso: tutti aggettivi che non avrei mai pensato di associare ad un romanzo di Fred Vargas. Sarà il mio amore sconfinato per Adamsberg che non mi ha fatto apprezzare il Tedesco, ma la descrizione del primo, il modo in cui l'autrice ne racconta azioni e pensieri non ha quasi nulla a che vedere con il Tedesco. La trama è intrecciata abbastanza bene, ma non è all'altezza delle altre opere dell'autrice.

    said on 

  • 4

    Non succede spesso di finire un libro e pensare con simpatia e affetto sia a chi te lo ha consigliato che all’autore.
    Grazie alla Vargas, che ha ideato una serie di personaggi improbabili, pazzi e affascinanti per far vivere i suoi noir in cui si muovono vecchi ispettori di polizia dal pa ...continue

    Non succede spesso di finire un libro e pensare con simpatia e affetto sia a chi te lo ha consigliato che all’autore.
    Grazie alla Vargas, che ha ideato una serie di personaggi improbabili, pazzi e affascinanti per far vivere i suoi noir in cui si muovono vecchi ispettori di polizia dal passato non trasparente ma che non si arrestano nel loro intento di combattere il male, giovani precari talentuosi innamorati della storia ma inesorabili nel trovare la verità, vecchie puttane che sanno tutto degli uomini, (ma anche delle donne) , rospi un po’ scemi ma riflessivi e che vivono dentro le tasche della giacca dei loro padroni. E Grazie alla mia amica, che ha capito che mi sarei innamorata di questi personaggi ed ha insistito perché li conoscessi.
    La Vargas ha una abilità tutta sua di confezionare il noir e disseminarlo di situazioni divertenti senza nulla togliere alla suspance che ne resta illesa fino all’ultima riga.
    Quando si chiude il libro, sei disposto a chiudere un occhio (e anche tutt’e due) sulla forzatura delle coincidenze, perché ti accorgi che stai ancora sorridendo.

    said on 

  • 4

    piuttosto interessante questo ex investigatore Kehlweiler del Ministero dell'interno ed i suoi 3 giovani "aiutanti-amici", molto
    attento, perspicace, perseverante e direi anche instancabile segugio... mi ricorda molto il fantastico commissario Adamsberger,che lui peraltro ammira molto.

    said on 

  • 3

    Mi veniva in mente Georges Feydeau, leggendo l’incedere un po’ bislacco di questo romanzo della Vargas. Sarà stato merito di quella pletora di personaggi pazzarielli e circensi. Sicuramente matacchioni, anche se di un omicidio si stanno interessando. E anche se tra le pieghe della storia, emergon ...continue

    Mi veniva in mente Georges Feydeau, leggendo l’incedere un po’ bislacco di questo romanzo della Vargas. Sarà stato merito di quella pletora di personaggi pazzarielli e circensi. Sicuramente matacchioni, anche se di un omicidio si stanno interessando. E anche se tra le pieghe della storia, emergono frammenti di crimini bellici. Ma la storia va, procede, anche se un po’ a fatica.
    Ma di invenzione si tratta e perciò ben venga l’overdose di fantasia e di casualità. In fondo è anche per questo che si legge.
    Rimango comunque fedele ad Adamsberg, il commissario, lo spalatore di nuvole. La sua irrazionalità mi è quasi familiare.

    said on 

  • 3

    Un po' più in là sulla destra è un romanzo giallo del 1996 della scrittrice francese Fred Vargas. Dopo Chi è morto alzi la mano tornano i personaggi dei tre evangelisti e di Vandoosler il vecchio. Debutta invece il personaggio di Ludwig Kelweihler, che tornerà anche nel successivo Io sono il tene ...continue

    Un po' più in là sulla destra è un romanzo giallo del 1996 della scrittrice francese Fred Vargas. Dopo Chi è morto alzi la mano tornano i personaggi dei tre evangelisti e di Vandoosler il vecchio. Debutta invece il personaggio di Ludwig Kelweihler, che tornerà anche nel successivo Io sono il tenebroso.
    Ludwig (o Louis) Kelweihler è un ex dipendente del ministero dell'Interno e un vero esperto di indagini particolari. È molto alto e zoppo, a causa di un incidente che gli ha bruciato il ginocchio. Possiede un rospo, Bufo, che porta sempre con sé.
    Dopo un forte temporale ritrova in place de la Contrescarpe a Parigi, un piccolo frammento di osso umano. Kelweihler fiuta la possibilità che dietro al frammento osseo possa esserci una sordida storia conclusasi con un omicidio. Ignorato dal commissario Paquelin (che ha sostituito Adamsberg), Ludwig il Tedesco, nomignolo affibbiato dai detrattori dei metodi di Kelweihler, decide di imbastire una sua personale indagine con l'aiuto della sua rete di informatori personali, ma soprattutto con l'aiuto di Marc Vandoosler, detto San Marco, studioso del medioevo e archivista personale di Kelweihler.
    Ludwig scopre che l'osso è un frammento di un alluce femminile ingerito da un cane e dallo stesso animale digerito ed evacuato. Marc comincia quindi a sorvegliare i cani che frequentano la zona di ritrovamento del frammento e scopre una possibile traccia che porterà prima Kelweihler e poi lo stesso Marc in un piccolo paesino della Bretagna profonda, Port-Nicolas, a una ventina di chilometri da Quimper.
    A Port-Nicolas i due avranno a che fare con Sevran, il padrone del cane (un appassionato quanto eccentrico collezionista di macchine per scrivere), con il sindaco Chevalier (un abile mentitore) e col losco Blanchet (un razzista deciso a prendere la poltrona di Chevalier). Ma Kehlweiler è a conoscenza che a Port-Nicolas vive anche Pauline, una delle poche donne che il Tedesco abbia veramente amato, ma con la quale non parla da molti anni; così decide di rivederla un po' per interessi personali e un po' per interessi professionali.
    Kehlweiler ricostruirà pazientemente la storia del dramma che ha portato alla morte della vecchia Marie, la proprietaria del piccolo osso ritrovato per caso in una piazza parigina, a centinaia di chilometri dal luogo dove era stata brutalmente assassinata.
    Godibile, molto attento ai particolari, anche se ho letto di meglio.

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