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MAS ALLA, A LA DERECHA

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Publisher: Ediciones Siruela, S.A.

3.8
(2417)

Language:Español | Number of Pages: | Format: Others | In other languages: (other languages) French , German , Italian

Isbn-10: 8478449574 | Isbn-13: 9788478449576 | Publish date: 

Also available as: Mass Market Paperback

Category: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Book Description
Apostado en un banco, mientras vigila la ventana del hijo de un diputado, el ex policía Kehlweiler descubre un fragmento de hueso humano entre los excrementos de un perro. obsesionado por este caso, abandona su investigación en París para localizar al dueño del perro. Sus pesquisas lo llevarán a Port-Nicolas, un pueblo perdido en la recóndita Bretaña. Allí, en un viejo bar lleno de humo, escucha y vigila, tomando una cerveza tras otra, escrutando un rostro tras otro, y haciendo correr sin tregua, por las húmedas carreteras y las playas desiertas, a su joven ayudante Marc Vandoosler, el medievalista que ya apareció en la novela Que se levanten los muertos. ¿De quién era el hueso? ¿Habrá habido asesinato?
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  • 4

    Kehlweiler, detto il Tedesco, si fa aiutare da Marc l'evangelista che coinvolge anche Mathias, l'altro evangelista. Belli i personaggi, bella l'ambientazione e l'atmosfera. Piacevolissimo.

    said on 

  • 4

    La Vargas si conferma scrittrice di valore che ama le trame improbabili. Il libro è divertente ed i personaggi sopra le righe: un'ottima lettura. Voto: 8,5/10.

    said on 

  • 4

    L'osservatore di cacca

    La grande differenza fra l’uomo e l’animale su cui bisognava riflettere era che l’animale apriva le porte ma non se le richiudeva mai alle spalle, mai, mentre l’uomo invece sì.
    Un abisso comportament
    ...continue

    La grande differenza fra l’uomo e l’animale su cui bisognava riflettere era che l’animale apriva le porte ma non se le richiudeva mai alle spalle, mai, mentre l’uomo invece sì.
    Un abisso comportamentale.

    Non c’è lo spalatore di nuvole, in quest'altro divertente romanzo della Vargas.
    Però, come da titolo, c'è un osservatore di cacca.
    Infatti l’indagine su un probabile omicidio parte da una traccia molto insolita: l’osso rosicchiato di un alluce umano ritrovato fra gli escrementi di un cane.
    E’ quanto basta allo strambo ex investigatore Kehlweiler per trasformarsi in novello Don Chisciotte e partire impavido alla ricerca del defecatore anonimo a quattro zampe; lo aiutano nell’ardua impresa un paio di Sancho Panza altrettanto scombinati.
    Riusciranno i nostri eroi a ritrovare il misterioso cane che ha cacato sulla griglia di un albero di Parigi?

    Come scrittrice la Vargas mi piace per due motivi: uno è la sua capacità di tratteggiare dei personaggi sospesi, fluttuanti sempre fra normalità e qualcos’altro di non ben definito, ma capaci di arrivare alla meta con caparbia determinazione.
    L’altro è che tramite lei, o meglio tramite la discussione su un suo libro, ho conosciuto una bella persona che, a distanza di tanti anni, è ancora un carissimo amico.

    ☆☆☆☆ che si controllano la suola delle scarpe

    said on 

  • 3

    Ho scoperto Fred Vargas leggendo “Chi è morto alzi la mano” e l’avevo nominata mia scrittrice preferita. Mi era piaciuto il modo in cui aveva raccontato il mistero della cantante scomparsa e l’intrecc ...continue

    Ho scoperto Fred Vargas leggendo “Chi è morto alzi la mano” e l’avevo nominata mia scrittrice preferita. Mi era piaciuto il modo in cui aveva raccontato il mistero della cantante scomparsa e l’intreccio con tutti i vari colpi di scena che un buon giallo deve avere. Mi ero affezionato soprattutto ai protagonisti, i tre studiosi – Marc, Lucien e Matthias, chiamati i tre evangelisti - e il padrino di uno di loro, il vecchio Vandoosler, poliziotto con una macchia nello stato di servizio. Per questo non ho esitato a leggere il seguito di questa trilogia, “Un po’ più in là sulla destra” per l’appunto. E un po’ di delusione c’è stata, inutile negarlo. Prima di tutto perché San Luca non compare per niente, il vecchio Vandoosler se non in un paio di righe e San Matteo, nonostante la presenza nel finale, è praticamente inconsistente. Anche San Marco, quello che nel primo romanzo aveva un ruolo un po’ più evidente qui ha il compito di fare da spalla a un nuovo protagonista, un certo Kehlweiler sulle tracce di antichi crimini e di delitti più recenti il cui sospetto parte da un osso di un alluce mangiato ed espletato da un cane. Scritto bene, su questo non si discute e i tasselli tornano tutti ai propri posti, ma quel vago sentore di delusione per l’assenza di ciò che mi aspettavo rimane.

    said on 

  • 3

    Secondo libro sugli Evangelisti

    Entra a far parte del gruppo un nuovo elemento: Louis Kehlweiler (ex poliziotto, soprannominato "Il Tedesco") vecchia conoscenza del padrino di Marc.
    Quest'ultimo lavora con Kehlweiler aiutandolo a ca ...continue

    Entra a far parte del gruppo un nuovo elemento: Louis Kehlweiler (ex poliziotto, soprannominato "Il Tedesco") vecchia conoscenza del padrino di Marc.
    Quest'ultimo lavora con Kehlweiler aiutandolo a catalogare diversi avvenimenti di cronaca ritagliati dai più disparati giornali.
    E' da anni che Kehlweiler svolge questa attività di ritaglio e ha davvero bisogno di mettervi un po' di ordine.
    Nel frattempo, intanto che Marc lavora all'archivio, lui ama passeggiare (e soprattutto) osservare tutto ciò che di anomalo accade nei dintorni.
    A dargli una mano ci sono diversi osservatori suoi collaboratori volontari perché, come viene chiarito nel libro, è difficile non farsi affascinare da Kehlweiler.
    In una di queste osservazioni, individua un frammento di osso umano che lo porterà lontano da Parigi, in un piccolo paesino con le proprie storie sui rapporti fra i vari abitanti.
    Relazioni di amore odio, opportunismo e altruismo, scoperte imprevedibili da ricollegare proprio a quei ritagli. Una storia nella storia che serve senz'altro a movimentare la trama.
    Scrittura scorrevole e descrizioni non troppo minuziose contribuiscono a rendere il libro una facile lettura. Rilassante nonostante gli argomenti trattati.

    said on 

  • 0

    4780172
    charta's review Jul 21, 12 · edit
    3 of 5 stars
    bookshelves: narrativa, giallo-noir, europa
    Read in August, 2009

    Vargas, pur rimanendo nell'ambito del noir, non è ancorata al suo cavallo di b ...continue

    4780172
    charta's review Jul 21, 12 · edit
    3 of 5 stars
    bookshelves: narrativa, giallo-noir, europa
    Read in August, 2009

    Vargas, pur rimanendo nell'ambito del noir, non è ancorata al suo cavallo di battaglia, l'affascinante e fantasioso Adamsberg.
    Riesce a creare altri protagonisti di tutto rispetto.
    Ci regala anche uno stile dove si percepisce il comico ed il ridicolo, e, ogni tanto, qualche aforisma da incorniciare.
    Purtroppo qui manca la sobrietà.
    Due cattivi, entrambi puniti in chiusura, sono troppi, e cade nell'inverosimiglianza psicologica durante il tratteggio di qualche personaggio.
    Il cacciatore-raccoglitore è troppo dotato e poco delineato per essere realistico; colpa ancor più grave svolgerà un ruolo chiave nell'apoteosi finale.
    Si inizia in crescendo, ci sono abili depistaggi, brava la nostra studiosa francese, per terminare come Descartes alla fine del suo costrutto filosofico: spiegazioni poco credibili e misere per cementare il tutto.
    Al pari di svariati autori contemporanei, per di più, Vargas non rifugge l'attrativa della sinfonia rispetto all'assolo.
    Forse credendo che congerie di figure sia sinonimo di qualità.
    In realtà è molto più difficile tenere desta l'attenzione, creare stupore, attrazione e meraviglia giocandosi un'unica carta.
    Genialità forse è anche questo.

    said on 

  • 5

    Secondo libro che leggo di questa autrice e secondo capitolo della trilogia degli Evangelisti di cui fanno parte Chi è morto alzi la mano, Un po’ più in la sulla destra e Io sono il tenebroso.
    Come se ...continue

    Secondo libro che leggo di questa autrice e secondo capitolo della trilogia degli Evangelisti di cui fanno parte Chi è morto alzi la mano, Un po’ più in la sulla destra e Io sono il tenebroso.
    Come sempre questa autrice non mi ha delusa, dall’affascinante storia di Louis al genio malefico dell’assassino.
    Una scrittura veloce e coinvolgente, mai noiosa e anche se i paragrafi sono lunghi non sono mai noiosi.
    Ho letto questo romanzo in tre giorni e ad ogni romanzo di questa autrice mi appassiono sempre di più ai personaggi presenti in tutti e tre i romanzi della serie e mi ritrovo sempre più stupita di questa scrittrice che non conoscevo per la sua scrittura.

    said on 

  • 3

    Un po’ troppo in là…

    Dopo aver letto anni fa quasi tutti i romanzi della Vargas, all’inizio con un certo divertimento, avevo infine raggiunto la soglia di saturazione, anche a causa di un’evidente ripetitività della formu ...continue

    Dopo aver letto anni fa quasi tutti i romanzi della Vargas, all’inizio con un certo divertimento, avevo infine raggiunto la soglia di saturazione, anche a causa di un’evidente ripetitività della formula, accentuata dalla spiccata caratterizzazione dei personaggi.

    Mi era rimasto ancora, in una zona seminascosta della libreria, questo romanzetto che ho intrapreso più per l’impegno preso con me stesso di abbattere la pila dei libri ancora “da leggere”, che per oggettivo interesse.

    Ciò premesso devo ammettere che, nella prima metà del libro, la Vargas è tornata a farmi sorridere per la verve degli eventi descritti e la loro obliqua consequenzialità che non sai mai dove ti porterà (in Bretagna, questa volta…); poi nel corso della lettura ho ritrovato il tic dell’autrice di spingersi sempre “un po’ più in là…” sulla destra, sulla sinistra o altrove, accumulando situazioni sempre più artificiali e stucchevoli; finché l’ultimo quinto del romanzo sbraca non solo nell’inverosimile (cosa cui ero preparato…) ma anche nel fastidioso autocompiacimento dove Parigi, la Francia, l’Europa stessa, sembrano un borgo di poche anime tutte collegate e tutte impegnate a riconoscersi o a farsi riconoscere reciprocamente in un balletto grottesco da pochade (gli improvvisati rimbalzi della trama verso gli eventi bellici passano il limite della parodia…).

    Ciò nonostante, considerato che per oltre la metà era riuscito a divertirmi, non mi sento di decretare un giudizio complessivamente negativo per questo romanzo, in fin dei conti da leggere senza troppe pretese, fra il 2 e il 3, un po’ più in là verso il 3...

    Solo dopo aver scritto le mie impressioni ho verificato che la maggior parte degli anobiiani ha un’opinione opposta alla mia: ritengono che la prima parte sia “lenta” e che invece il finale rutilante faccia “ritrovare la Vargas preferita”
    … mah! Non discuto, forse è il mio approccio ad essere inadeguato ad apprezzare le doti che sostengono il successo di pubblico dell’autrice.

    said on 

  • 4

    In realtà secondo me il titolo del libro doveva essere "Luis/Ludwing Kehlweiler". Certo come titolo non sarebbe stato accattivante, così come "Voglio una birra". Delle frasi ricorrenti di Luis "un po ...continue

    In realtà secondo me il titolo del libro doveva essere "Luis/Ludwing Kehlweiler". Certo come titolo non sarebbe stato accattivante, così come "Voglio una birra". Delle frasi ricorrenti di Luis "un po' più in là sulla destra" è la migliore!
    Dopo l'entusiasmante inizio con "chi è morto alzi la mano" questo mi ha deluso.
    E' molto bello ma solo per le ultime 100 pagine che veramente divori. Il primo pezzo un po' lento.
    Poi io adoro Marthe e Marc, meno i Luis, tanto Lucien che qui non c'è per niente. La trilogia è da finire insomma!

    said on 

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