Language: Français | Number of pages: 171 | Format: Paperback | En langues différentes: (langues différentes) English , Spanish , German , Italian , Chi traditional , Swedish , Portuguese , Catalan , Dutch , Galego

Isbn-10: 2080722891 | Isbn-13: 9782080722898 | Publish date: 

Translator: Pierre Jean Jouve

Aussi disponible comme: Others

Category: Fiction & Literature , Foreign Language Study , History

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  • *** Ce commentaire dévoile des détails importants de l\'intrigue ! ***

    4

    Macbeth: fin troppo umano

    Macbeth è tra i più conosciuti drammi di Shakespeare, nonché tragedia più breve, composta da cinque atti e composta indicativamente tra il 1905 ed il 1906. Si apre con l'apparizione delle tre Streghe, ...continuer

    Macbeth è tra i più conosciuti drammi di Shakespeare, nonché tragedia più breve, composta da cinque atti e composta indicativamente tra il 1905 ed il 1906. Si apre con l'apparizione delle tre Streghe, chiamate anche Sorelle Fatali, personaggi poco realistici, quasi mistici che nelle prima battute progettano di incontrare Macbeth in seguito ad una battaglia. Sono personaggi singolari che fanno immediatamente trasparire una realtà tetra ed ambigua.

    Bello è il brutto e brutto il bello: Voliamo per la nebbia e l’aria lurida. Atti I, Scena I

    Questa enigmatica frase è quella con cui le streghe si congedano dalla primissima scena di Macbeth e fa emergere immediatamente i contenuti dell'intera tragedia: si assiste infatti ad uno stravolgimento dei valori, ad una deformazione della realtà con la conseguente perdita di ogni certezza. I contrasti semantici, ben chiari in questa battuta (bello-brutto) sono una sorta di colonna portante dell'intera tragedia e consentono di mantenere un clima di costante oscura confusione.
    Il successivo incontro delle sorelle fatali con Macbeth e l'amico Banquo rappresenta quello che si può definire il "punto di non ritorno" di tutta la storia: le tre streghe, infatti, con toni vaghi tipici delle profezie, chiamano Macbeth con i titoli di conte di Glamis, conte di Cawdor ed infine re di Scozia; mentre a Banquo confidano che egli non regnerà ma sarà padre di una discendenza di re.

    E' questa corsa al potere ed alla corona che comporterà per il protagonista del dramma shakespeariano l'avviarsi di un circolo vizioso di complotti ed omicidi. All'interno di questo disfunzionale contesto Lady Macbeth, donna ambiziosa e apparentemente senza scrupoli (mi ricorda un po' la regina Cersei de Le cronache del ghiaccio e del fuoco), avrà un ruolo cruciale. Ella, infatti, farà leva sullo spirito facilmente influenzabile del marito per riuscire a raggiungere i suoi obiettivi attraverso i mezzi più sanguinosi e disumani.
    Interessante è il monologo in cui invoca gli spiriti del male affinché le diano la forza necessaria per compiere le azioni progettate senza paura e ripensamenti (Atto I, Scena IV)
    L'aspetto più intrigante dell'intera vicenda è, a mio parere, il fatto che i veri antagonisti siano i fantasmi della coscienza di Macbeth e della moglie, i quali trasformeranno i protagonisti da assassini ambiziosi a eroi tragici, alle prese con i tormenti costanti del loro personale inferno interiore.
    Si rivelano personaggi totalmente umani, con pulsioni, desideri e paure reali, incapaci di non essere soggiogati dalla brama del potere ma altrettanto inadeguati nell'affrontare le conseguenze che la via che hanno deciso di percorrere comporta, perché ad ogni piccolo crimine ne sussegue un altro, e poi un altro, e poi un altro ancora. La ciclicità della crudeltà umana è un aspetto, purtroppo, estremamente quotidiano e la tragedia di Macbeth sembra essere un invito ad utilizzare sempre la ragione e la forza di volontà per vincere non sugli altri, bensì su sé stessi e sulle nostre pulsioni più primordiali e disfunzionali.

    Ne parlo anche qui: http://federicafrarfi.blogspot.it/2016/02/macbeth.html

    dit le 

  • 5

    A tale Told by an idiot, full of sound and fury, signifying nothing.

    Nell'anno shakesperiano, ricomincio la lettura di tutta l'opera del Bardo da questo capolavoro. Immenso, perfetto e lucido come un diamante: in meno di 100 pagine il tema eterno del male e del potere ...continuer

    Nell'anno shakesperiano, ricomincio la lettura di tutta l'opera del Bardo da questo capolavoro. Immenso, perfetto e lucido come un diamante: in meno di 100 pagine il tema eterno del male e del potere viene messo in scena in tutta la sua potenza, ambiguità e assolutezza.
    Non credo si possa aggiungere molto di più al lavoro critico di questi secoli, se non notare come il destino e il fato (incarnato dalle streghe) giochi in modo sottile e complicato nella vicenda di Macbeth: la tragedia si mette in moto nel momento in cui il protagonista ascolta la profezia delle streghe - è quindi una self-fulfilling prophecy ? Macbeth avrebbe percorso la sua strada di sangue senza questo predizione di regalità? il dubbio rimane e rende ancora più grande questa opera...

    dit le 

  • 5

    La scrittura del Bardo è la voce perfetta, quasi naturale, del delirio dell'essere umano sconvolto da se stesso, una traduzione degli scossoni di un corpo preso dagli spasmi dello spavento e dalle con ...continuer

    La scrittura del Bardo è la voce perfetta, quasi naturale, del delirio dell'essere umano sconvolto da se stesso, una traduzione degli scossoni di un corpo preso dagli spasmi dello spavento e dalle convulsioni del desiderio di potere e nella solennità di un'anima che, pur ghermita dalla morsa dell'orrido e del peccaminoso, non cessa di affermare la propria solennità in momenti di fortissimo pathos in cui il cuore di Macbeth sembra dialogare direttamente con quel Cielo che spera distolga gli occhi dai suoi crimini e non penetri il manto nero che li deve nascondere.
    http://athenaenoctua2013.blogspot.it/2016/01/macbeth-shakespeare.html

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  • 5

    "Non dormirai mai più! Macbeth ha assassinato il sonno" l'innocente sonno che ravviva l'intrico degli affanni, la morte d'ogni giorno,lavacro d'ogni pena balsamo della mente ferita, pietanza prima alb ...continuer

    "Non dormirai mai più! Macbeth ha assassinato il sonno" l'innocente sonno che ravviva l'intrico degli affanni, la morte d'ogni giorno,lavacro d'ogni pena balsamo della mente ferita, pietanza prima albanchetto della vita.
    Stupendo! Tra le migliori tragedie mai scritte da shakespeare.

    dit le 

  • 5

    Rosso e nero, nero e rosso; no, non mi riferisco al deplorevole Milan né a Stendhal, ma ai due colori predominanti nel Macbeth: rosso come il sangue, nero come la notte. Queste sono le due costanti cr ...continuer

    Rosso e nero, nero e rosso; no, non mi riferisco al deplorevole Milan né a Stendhal, ma ai due colori predominanti nel Macbeth: rosso come il sangue, nero come la notte. Queste sono le due costanti cromatiche da cui non si può prescindere durante la lettura e da cui il testo stesso non prescinde. Le scene più significative sono avvolte nell'oscurità, mentre il sangue trasuda da ogni gesto ed evapora ad ogni azione. Le esalazioni affliggono ogni personaggio in scena, senza esclusioni. Con un po' di fantasia si potrebbe anche asserire che Macbeth è uno splatter ante litteram a tutti gli effetti, almeno concettualmente.

    E mentre ci addentriamo tra le tenebre, tra una coltellata qua e una là, ci rendiamo conto che in realtà quel coraggioso guerriero che pensavamo fosse tale nelle prime battute, non è altro che uno degli esseri più abietti che abbiano mai strisciato tra cielo e terra.

    Ma la verità è che, sebbene sia amato e rispettato da chi lo circonda, Macbeth un desiderio di ambizione lo cova da tempo, già prima di apparire da dietro le quinte nella terza scena del primo atto. Qua io ci trovo l'immensa grandezza Shakespereana, ancora una volta: è come se il Bardo avesse creato un personaggio il cui animo e le cui contraddizioni fossero già vive ancor prima di essere fissate su carta. Geniale.

    Così, l'incontro con le tre streghe e la conseguente predizione non sono altro che il pretesto per far emergere con prepotenza il male già latente in Macbeth, che tra qualche dubbio e insicurezza alla fine decide di agire supportato dalla sua consorte, con la quale condivide la stessa sete di potere.

    I due sono uniti nel nome dell'amore e della dannazione, e pianificano il regicidio come se fosse un atto di comunione e procreazione. Infatti, come sottolinea Bonnefoy – e concordo – non è da escludere che la mancata paternità di Macbeth sia uno degli elementi scatenanti la sua furia omicida e il suo sfrenato desiderio di potere; ma questo è un sottotesto che purtroppo non sono in grado di approfondire con competenza.

    Diciamo che ancora una volta Shakespeare mette in scena personaggi grandiosi dal destino nefasto; mai monolitici o prevedibili, ma sfaccettati e contraddittori nel pensiero e nelle azioni. Il ruolo di Lady Macbeth è tanto importante quanto quello marito: lei è istigatrice del delitto ma non è esente da colpe o rimorsi, e la scena del sonnambulismo ( altra genialata del Bardo ) ne è la riprova; come ne è la riprova il verso: “ Had he not resembled my father as he slept, I had done't” ( II. II.), che non solo attesta la profonda umanità del personaggio, ma ne lascia presagire la fine.

    Benché questa sia una delle tragedie più brevi di Shakespeare, è palese che se ne possa estrarre l'inverosimile. Una azione continua, concitata e pulsante che in scena credo proprio renda il giusto.

    Ho riletto quest'opera in preparazione alla visione dell'adattamento con il bravissimo ( e bellissimo) Fassbender: ho tante aspettative perché mi tocca un mostro sacro, spero non mi deluda.

    Dell'edizione Mondadori ottima l'introduzione e la postfazione; la traduzione invece mi ha lasciata un po' interdetta: Gassman dice che non ha badato ai vincoli del linguaggio teatrale per tradurre; nel contempo, secondo me, anche inconsciamente un'attenzione tutta rivolta alle dinamiche teatrali non può non esserci stata. Però dai, tra versi sciolti e qualche timida battuta resa in rima, diciamo che va bene così.

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  • 5

    "Nella lingua, appari come il fiore innocente. Ma sii la serpe che vi si cela sotto".

    Se un giorno, in un'altra vita, fossi una grande attrice di teatro acclamata dal pubblico o semplicemente se in questa vita trovassi il coraggio di salire sul palco del teatro parrocchiale un venerdì ...continuer

    Se un giorno, in un'altra vita, fossi una grande attrice di teatro acclamata dal pubblico o semplicemente se in questa vita trovassi il coraggio di salire sul palco del teatro parrocchiale un venerdì sera qualunque, davanti ad una platea vuota ed in penombra, dopo che catechisti, educatori e frequentatori della parrocchia fossero andati via, mi piacerebbe cimentarmi nel celebre monologo di Lady Macbeth tratto da questa immensa tragedia.

    A parte la grande boiata appena scritta, ho ripreso Shakespeare dopo anni da quando lo lessi all'Università e forse non ne apprezzai fino in fondo la grandezza. All'epoca il corso di studi era incentrato sulle commedie: La bisbetica domata, La tempesta, Come vi pare, Il mercante di Venezia (beh, in effetti il monologo di Shylock sugli ebrei mi aveva già dato i brividi allora).

    Qualche settimana fa, invece, per caso mi sono imbattuta nel trailer di Macbeth, film in uscita oggi 5 gennaio e - complici i meravigliosi attori che interpretano la malvagia coppia, Michael Fassbender e Marion Cotillard - mi sono detta che non potevo presentarmi in sala senza aver letto l'originale.

    Se anche per una qualunque ragione ora dovessi perdermi la visione del film, a dispetto della meravigliosa coppia di cui sopra, sarei comunque ben contenta di aver fatto la conoscenza del Barone di Glamis e della sua perfida signora.

    Non mi dilungherò a parlare di un capolavoro del teatro e della letteratura di tutti i tempi; probabilmente ci ritornerò quando avrò visto anche il film. Mi limito a citare i versi che un giorno, in un'altra vita o in questa, vorrei avere il coraggio di osare "recitare":

    Venite, Spiriti
    Che presiedete a pensieri di morte, toglietemi
    Il sesso e riempitemi tutta, dalla testa
    Ai piedi, della più feroce crudeltà!
    Rendete denso il mio sangue, fermate
    L'accesso e il varco alla compassione affinchè
    Nessuna compunta visita dei sentimenti
    Naturali scuota il mio tristo proposito
    O ponga una tregua tra questo e l'esecuzione!
    Venite alle mie mammelle di donna
    E mutate il mio latte in fiele, voi,
    Ministri d'assassinio, dovunque nelle vostre
    Sostanze invisibili attendete ai misfatti
    Della Natura! Vieni, densa Notte,
    E avvolgiti nel più scuro fumo d'inferno,
    Affinchè il mio coltello acuminato non veda
    La ferita che fa, ne' il Cielo, attraverso
    La coltre del buio, s'affacci per gridare
    "Ferma, ferma!"

    Macbeth, Atto I, Scena V

    dit le 

  • 5

    Era ora che leggessi Shakespeare. Un po' per timore reverenziale un po' perché non sono molto a mio agio nel leggere i testi teatrali (anche se in questo caso non mi ha creato nessun fastidio) ho semp ...continuer

    Era ora che leggessi Shakespeare. Un po' per timore reverenziale un po' perché non sono molto a mio agio nel leggere i testi teatrali (anche se in questo caso non mi ha creato nessun fastidio) ho sempre rimandato. Mi è piaciuto molto, le note sono un supporto utile ma non ricordo molto di quando lo studiai in letteratura inglese al liceo, perciò mi piacerebbe leggere il testo critico scritto dal curatore dell'edizione che ho letto. Non avendo fatto studi umanistici non sono molto pratica di letture critiche e spiegazioni delle opere (sembrano così lontani gli anni della scuola, eppure sono giovane! La matematica ha rubato parecchio spazio di archiviazione), però sarei curiosa di guardare oltre alla lettura "di solo piacere".
    Che dire dell'opera in sé? Innanzitutto premio mamma del XVII secolo a Lady Macbeth che appena apre bocca si mostra una meravigliosa genitrice. xD Ho adorato le Tre Streghe perché adoro la figura delle Parche/Moire/in qualunque modo si chiamino cambiando cultura!
    Insomma, sono contenta di essere riuscita ad apprezzarlo molto nonostante non abbia grandi strumenti tecnici!

    dit le 

  • 5

    Stars, hide your fires; Let not light see my black and deep desires.

    La grandiosità di Shakespeare, il dramma del potere per eccellenza.

    dit le 

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