Madame Bovary

Di

Editore: Fabbri Editori

3.9
(13328)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 318 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Portoghese , Spagnolo , Tedesco , Norvegese , Catalano , Svedese , Olandese , Galego , Chi tradizionale , Turco , Chi semplificata , Giapponese , Rumeno , Ceco , Polacco , Russo

Isbn-10: A000153656 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Giuseppe Achille

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico , Cofanetto , Rilegato in pelle , CD audio , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Rosa

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Descrizione del libro
Libro senza ISBN appartenente alla collana Fabbri Editori "I Grandi Classici della Letteratura Straniera", probabilmente una collana uscita in edicola. Il copyright sulla collana è del 1996 di RCS Libri S.p.a., e un'altra informazione aggiuntiva riporta che il libro è anche pubblicato nella collana Biblioteca Universale Rizzoli.La traduzione è di Giuseppe Achille.
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  • 5

    Il bovarismo

    A volte, quando il romanzo è così conosciuto e diffuso, è meglio soffermarsi sugli elementi stilistici dettati dallo stesso autore e su quanto ci ha lasciato. Troppo facile evocare lo scandalo suscita ...continua

    A volte, quando il romanzo è così conosciuto e diffuso, è meglio soffermarsi sugli elementi stilistici dettati dallo stesso autore e su quanto ci ha lasciato. Troppo facile evocare lo scandalo suscitato a quei tempi, clamore e falsi moralismi hanno stimolato l'élite della cultura francese, nonché mondiale, a schieramenti a favore e, soprattutto, contro l'autore della signora Emma Bovary per poi cambiare repentinamente parere o addirittura col non aiutare chi è stato emarginato lungamente e ingiustamente. Comincio subito col dire che, in Madame Bovary, Flaubert conferma che non si è lasciato trascinare dal mito romantico di trasporre l'assoluto nel quotidiano, di modellare la vita sui sogni. È una storia inventata, non vi ha messo niente dei suoi sentimenti né della sua esistenza, Madame Bovary sono io: è quanto dichiara in più occasioni lo stesso autore. Il romanzo nasce da un lungo lavoro interiore dello scrittore che dosa gli elementi e ricerca la raffinatezza della scrittura: è una composizione in blocchi integrati in un piano minuzioso. La struttura del libro è fatta di tempi lunghi, verbi all'imperfetto e scene chiave; quando, invece, la descrizione si fa vivace e ritmata vi è l'uso del passato remoto. Ogni dettaglio è funzionale alla scena e al disegno complessivo della storia; incomprensione e crudeltà determinano una serie di sensazioni e atti che annunciano a loro volta la vicenda intera nel romanzo. Vi è infatti un'eroina che è insoddisfatta della propria vita dislocata in piccole cittadine della provincia francese e rappresenta la crisi degli ideali romantici. Il realismo dell’autore non sta solo nei dettagli ma anche nella descrizione dei luoghi, dei personaggi e degli ambienti (sia contadini sia quelli della piccola borghesia e dell’aristocrazia della Normandia); ciò fornisce al lettore una sensazione di profonda verità, talvolta forse un po’ di malessere, ma occorre ricordare che l’autore lancia uno sguardo sempre ironico. Nonostante Madame Bovary abbia avuto vari amanti e l’amore che provava fosse da lei considerato come assoluto, in realtà era una fonte di delusione continua, più che di soddisfazione si trattava di una chimera, tanto che la sua vita sfociava continuamente in un nulla esistenziale. Tutto il romanzo di Flaubert sarà quindi una lunga variazione su questo tema, volendo mescolare tematiche come l’amore sensuale, l’amore mistico, l’esaltazione religiosa e quella dei sensi, paralleli, ma di tono diverso, utilizzo di banalità e frasi fatte nei momenti di maggiore tensione drammatica sottolineano la distanza tra il sogno d'assoluto e la volgarità del quotidiano, l'irrisorietà e la stupidità delle convenzioni borghesi. Vince la mediocrità nella storia narrata da Flaubert, lo scarto insieme ridicolo e crudele tra l'essere e il voler essere che prenderà il nome di "bovarismo".

    ha scritto il 

  • 5

    Due giorni fa ho finito questo grande classico del realismo francese. Flaubert con le sue descrizioni ci trasporta nella campagna francese, dove incontriamo il dottore Bovary e sua moglie Emma. Di que ...continua

    Due giorni fa ho finito questo grande classico del realismo francese. Flaubert con le sue descrizioni ci trasporta nella campagna francese, dove incontriamo il dottore Bovary e sua moglie Emma. Di quest'ultima, in particolare, impariamo a conoscere la sua psicologia, il suo modo di pensare e di essere. Emma è una donna che cerca il lusso e il divertimento ed è ciò che suo marito non le dà. Ci sono momenti in cui la irrita profondamente e momenti in cui lei si dona anima e corpo a lui. Sicuramente Emma non è una donna stabile ed è oppressa dalla noia che circonda una donna borghese, che non lavora, ma passa le sue giornate in casa a dare ordini alla sua serva, a rammendare abiti, a leggere libri. Ed è per questo che cerca nuove avventure, come nei due amanti che nel corso del romanzo ha.
    Flaubert mi ha tenuta incollata a queste pagine meravigliose, con le sue descrizioni veramente reali. Ho imparato a conoscere Emma, ho imparato ad amarla e ad odiarla e alla fine ho avuto pena per lei.

    ha scritto il 

  • 0

    la stronza che c'è in noi

    Ma perché ce l'avete tutte con Emma, porella! E' un personaggio che fa solo compassione (cum - patior, patire con) con quella disperata voglia di vivere una vita diversa da quella grigia e monotona a ...continua

    Ma perché ce l'avete tutte con Emma, porella! E' un personaggio che fa solo compassione (cum - patior, patire con) con quella disperata voglia di vivere una vita diversa da quella grigia e monotona a cui è relegata, senza soprassalti, senza turbamenti, senza la possibilità di stupirsi come ci si può stupire quando si affonda nel cuore della vita! Calma piatta attorno a lei e sotto i suoi piedi. Emma si riduce a entusiasmarsi per un nastro di trine, un ventaglio, un bastone col pomo d'argento: il senso della vita cercato in freddi oggetti, perché non riesce ( o non le è concesso) di sperimentare altro. S'innamora dell'amore, mai delle persone, e qui sbaglia. Ma a chi di noi non è mai capitato? E' circondata da una anaffettività tremenda, a cominciare dal padre, dallo stesso marito (che la ama, sì, ma che cosa ama? che lei sia dolce e tranquilla e soddisfatta a vegliare il focolare), da vicini, dal farmacista, dal curato, da tutte quelle persone che, quando muore, prendono la cosa come un diversivo alla noia del paesello. Noia, noia, noia. Ecco quello a cui cerca di ribellarsi Emma. E la scelta finale di quel veleno, di quella lenta, lucida agonia, è forse il suo riscatto: che almeno la morte abbia un senso, e le dia dignità.
    Ohibò, senza volere ho fatto una recensione. E sì che non ho neanche messo Madame Bovary in libreria!

    Ritrovo dopo anni questo commento postato in una discussione. Metto il libro nei miei scaffali e aggiungo che Emma mi piace. Sì, mi piace. E mi ci ritrovo. Perché finalmente ha avuto il coraggio di tirare fuori la parte che disturba tanto gli altri (uomini e donne compresi), quella della donna strega, un po' stronza, se si vuole, o perlomeno considerata tale perché ha il coraggio di mettere da parte il ruolo che da sempre le si richiede, quello materno nell’accezione più ampia di grembo, conforto, consolazione, comprensione e perdono. Il mondo si aspetta (pretende) da lei, e lei sfida il mondo, le convenzioni, la morale, per occuparsi finalmente di sé stessa e prendersi ciò di cui ha bisogno. E paga, Emma. E pagano le donne che decidono di dire dei no. “Quei” no. E non sanno, gli altri che giudicano, che etichettano Emma di immoralità, (oh, la puttana che la dà a tutti! oh la puttana che non è riconoscente al bravo maritino che l’adora!), che quei “no” servono alla poveretta per non soccombere, per tirare avanti, per credere che la vita sia – in qualche modo, da qualche parte nell’incompiuto – ancora degna di essere vissuta.
    Ad maiora.

    ha scritto il 

  • 3

    L'Inno alla Noia

    Al ricordo della prima lettura avvenuta all'epoca delle scuole superiori avevo dato 4 stelline... chissà cosa mi ricordavo... alla seconda lettura (oggi) l'ho trovato di una noia mortale!
    Però in ques ...continua

    Al ricordo della prima lettura avvenuta all'epoca delle scuole superiori avevo dato 4 stelline... chissà cosa mi ricordavo... alla seconda lettura (oggi) l'ho trovato di una noia mortale!
    Però in questo sta la bravura di Flaubert: l'aver saputo trasmetterci attraverso tutte le descrizioni minuziose di luoghi e personaggi lo stato d'animo di Emma, la noia e l'insofferenza che prova questa donna perennemente scontenta, inappagata... una sognatrice che non si vuole arrendere a vivere in modo remissivo com'era consuetudine per una donna di quell'epoca, ma desidera l'avventura, l'amore travolgente... poi quando lo trova opprime a tal punto i suoi amanti talmente è assillante, soffocante e capricciosa, che questi si danno alla fuga.
    Una donna disadattata che non riesce ad instaurare un rapporto sano con nessuno, tantomeno col marito troppo accondiscendente e arrendevole, privo di carattere.
    Ma vogliamo parlare dei personaggi che popolano il paesino in cui si svolge la vicenda? Una serie di borghesi perbenisti, ipocriti e moralisti, uno su tutti Homais sempre pronto a dare consigli non richiesti, invadente... quasi quasi ho preferito la scaltrezza e l'arroganza del mercante Lheureux.

    ha scritto il 

  • 3

    Sicuramente non doveva essere facile all'epoca dire così apertamente che un buon matrimonio e una posizione sociale rispettabile non sempre bastano a dare la felicità. Lei non è altro che l'odiosa ins ...continua

    Sicuramente non doveva essere facile all'epoca dire così apertamente che un buon matrimonio e una posizione sociale rispettabile non sempre bastano a dare la felicità. Lei non è altro che l'odiosa insoddisfazione nei confronti della quotidianità nascosta in ognuna di noi e sviluppata all'ennesima potenza senza badare alle conseguenze. Troppo lento ed eccessivamente descrittivo per metterlo tra i preferiti ma ne ho apprezzata la capacità di far riflettere.

    ha scritto il 

  • 5

    Madame Bovary, se muore

    Rileggendo recentemente un paio dei saggi contenuti in Apocalittici e Integrati di Umberto Eco, mi sono soffermato in particolare sui brani di tale Dwight MacDonald, riguardanti la struttura del catti ...continua

    Rileggendo recentemente un paio dei saggi contenuti in Apocalittici e Integrati di Umberto Eco, mi sono soffermato in particolare sui brani di tale Dwight MacDonald, riguardanti la struttura del cattivo gusto e la banalizzazione dei cosidetti romanzi popolari che sfruttano e riducono una avanguardia riducendola a elemento di consumo.
    Traduco: Secondo l'autore gran parte dei romanzi moderni (moderni all'epoca) hanno libero accesso a una cultura superiore ormai non più aristocratica (ovvero a beneficio di pochi) e la adoperano banalizzandola per poterla offrire al popolo.
    Tenete presente che il saggio di MacDonald è stato scritto oltre cinquant'anni fa e i romanzi popolari da lui giudicati in questa maniera erano, fra gli altri, Il vecchio e il mare di Hemingway , Comma22 di Heller e Piccola città di Wilder...
    Pochi anni fa alcuni ponevano le stesse critiche nei confronti dei romanzieri postmoderni o nei minimalisti. Ogni modificazione degli strumenti culturali nella storia dell'umanità, si presenta come una profonda messa in crisi del "modello culturale" precedente.
    E' sempre stato così, fin dai tempi di Platone, quando nel Fedro fa sostenere a Socrate la superiorità della parola sulla scrittura ( "tu sei disposto a credere che i discorsi parlino come esseri pensanti; ma ove tu rivolga loro qualche domanda, volendo imparare, non ti rispondono che una cosa sola, e sempre la stessa").

    Ora, mi rendo conto cosi come si rendeva conto Eco che disquisire dei fenomeni di costume e di cultura popolare è un'attività impossibile da definire una volta per tutte, perché quel che sosteniamo oggi non avrà più lo stesso valore giovedì prossimo, ma da quanto ho scritto finora vorrei si evidenziasse l'inesattezza della tesi di MacDonald attraverso la grandezza di Madame Bovary, un romanzo popolare scritto dal "basso" e per il popolo. Oltre che per se stesso, perché "Madame Bovary c'est moi! "

    Avete mai letto Madame Bovary? E' ambientato in luoghi dove lo stesso Flaubert aveva vissuto e sofferto, e dove se non fosse stato animato da un potente e tormentato spirito da artista, sarebbe passato dal nulla al nulla, come tanti altri.
    Flaubert ha scritto le sue ossessioni e le ha trasmesse a una creatura destinata a incarnare molti dei suoi tormenti.
    La dolce e amara voluttà di immaginare un altro destino: se fosse stato donna. Se fosse stato privo di altre caratteristiche, se infine, invece di fare il romanziere fosse stato condannato a vivere e morire come una piccola borghese di provincia.
    Flaubert era un bambino sensibile e disincantato, distante e ironico, e la malinconia e la tristezza lo accompagnarono durante tutta la vita. Il mondo lo disgustava, lo feriva e lo irritava. Decise di farne un altro a propria immagine e somiglianza. Perché non ha senso creare altro, se la realtà che ci è stata data già ci soddisfa.
    E il tema di Madame Bovary è la stessa esistenza di Gustave Flaubert, la stessa distanza che cresceva ogni giorno fra la sua vita reale e la sua fantasia; i sogni, trasformati in volgari realtà, gli amori sublimi ridotti a irrisori luoghi comuni.
    Cosa poteva fare quella povera disgraziata se non suicidarsi? E grazie al sacrificio di quella poveretta, di quella derelitta, di quella ridicola romanticona, Flaubert (tristemente) si salva
    Si salva Flaubert così come fino ad oggi vi siete salvati voi. Questi sono i libri che vorreste sempre leggere.
    Tutto quello che cercate lo troverete tra le poche ossessioni che vi tormentano, e in questo libro. Questo porta i grandi scrittori a riscattarsi grazie all’arte. Per questo motivo leggiamo i loro romanzi. E per questo motivo l'epoca moderna ha visto nascere i grandi romanzieri che attingevano dalla cultura precedente per comunicare e rendere consapevoli dei loro afflitti la nuova moltitudine di lettori.

    Una volta, parlando di un romanzo di Ernesto Sabato, ammisi di non essere mai andato a visitare i luoghi di Madame Bovary, ma che ero ugualmente accanto a lui e a chi li visitò quando un lontano giorno d’autunno contemplò dalla cima di una collina, con il cuore in gola, la chiesetta di Ry.
    Ero con lui quando entrammo silenziosi e intimoriti, in quella che era stata la farmacia di Monsieur Homais, e quando vedemmo il posto dove la povera Emma, smaniosa e patetica, prendeva la diligenza che l’avrebbe portata a Rouen.
    E nessuno di noi, non io, non Ernesto Sabato e non Voi, vedeva una chiesa né una farmacia né la strada di un villaggio, ma i frammenti di uno spirito immortale che percepivamo attraverso quei semplici oggetti del mondo esteriore.
    Di questo è capace l’arte. Da dove provenga, se dalla cultura alta o se ispirata da una canzone pop, non è mai importato nulla.

    https://youtu.be/WIXg9KUiy00

    ha scritto il 

  • 5

    https://lemieletturecommentate.wordpress.com/

    Io conosco questi personaggi, sono vivi e sono tra noi.

    Io Emma l’ho conosciuta. Il mondo è pieno di Emma Bovary, donne che non so se mi fanno più pena, rabbia o tenerezza per la loro incapacità di a ...continua

    Io conosco questi personaggi, sono vivi e sono tra noi.

    Io Emma l’ho conosciuta. Il mondo è pieno di Emma Bovary, donne che non so se mi fanno più pena, rabbia o tenerezza per la loro incapacità di amare e per la loro ignara cattiveria. Donne che credono di essere interessanti, che si reputano brillanti ed intelligenti, che credono di avere diritto al meglio solo perchè hanno una bella figura, donne che sbattono le ciglia per ottenere regali costosi, donne che a parole dicono di voler bene ma che con i fatti dimostrano il contrario.

    Emma Bovary è una donna mediocre ma non sa di esserlo, anela ad una vita sfarzosa e vivace ma si ritrova un marito che nonostante tutto il suo impegno ed amore non potrà mai darle ciò che lei ritiene di meritare. Le sue passioni culturali non sono autentiche, sono superficiali e servono solo a illuderla di essere ingiustamente relegata in un ruolo inferiore alle sue aspettative, non le sono di reale aiuto per un’evoluzione umana o per alleviare la noia di tutti i giorni.

    Emma si annoia. Emma soffre di depressione, anche se all’epoca veniva chiamata “problema di nervi” quasi con condiscendenza dagli uomini. Emma trova rifugio nella passione dei suoi due amanti, ma anche questa passione non è amore vero, lei non ha la più pallida idea di cosa significhi amare, la sua graziosa testolina è infarcita di fantasie, d’altronde non c’è amore nemmeno da parte dei due uomini; questi incontri clandestini, uniche fonti di vitalità per lei, come una sorta di pena di contrappasso per il suo comportamento ignobile verso il marito, la porteranno alla rovina.

    Certo va detto che le donne una volta non avevano molte possibilità rispetto ad un uomo, c’erano delle regole da rispettare e dei ruoli da tenere, ma tutto sommato Emma non ci appare, nonostante lei se ne lamenti, particolarmente prigioniera di convenzioni o di doveri. Come madre è un disastro, completamente disinteressata alla figlia, dopo averla partorita la lascia per mesi ad una balia sudicia e malsana, e quando la porta a casa con sé la ignora delegandone la cura quasi esclusivamente alla domestica.

    Ho conosciuto anche Charles Bovary, un uomo buono ma insulso, capace di far danni soltanto con la propria stupida ottusità e capace di essere cieco d’amore per una donna che non ha nulla a che fare con lui e che si approfitta soltanto della sua cieca adorazione.

    Probabilmente con un marito così sarei stata disperata anche io, va detto però che Emma non è stata costretta a sposarlo. Pover’uomo, la classica brava persona priva di ogni attrattiva, quanti ne vedo se mi guardo intorno… uomini nemmeno belli, che sono mediocri in tutto, anche nel loro lavoro, la cui unica qualità talvolta è la bontà, qualità che purtroppo se non associata a qualcos’altro risulta di una noia micidiale.

    Conosco anche Rodolphe, quanti Rodolphe ci sono! Predatori egoisti, incapaci di un qualsiasi sentimento genuino se non verso il proprio ego.

    Ma il mondo è pieno anche di Leon, giovani dal cuore infiammato d’amore che non esitano a fuggire dinanzi alle difficoltà una volta che la vampa della passione si affievolisce, giovani senza le palle detto volgarmente.

    Vogliamo poi parlare di Lheureux? L’aguzzino, l’usuraio, il lupo travestito da agnello che mellifluamente porta Emma e Charles alla rovina economica? Quanti Lheurex ci sono anche adesso, sono nascosti dietro la proposta di comprare a rate, dietro le finanziarie che ti consigliano di spendere senza avere il denaro, i Lheureux lavorano nell’ombra per impossessarsi di tutto. Lheureux portato ai giorni nostri incarna l’economia del consumo, il nostro ingranaggio che crea falsi bisogni per spingere all’acquisto di cose inutili.

    Che campione di umanità vario e tipico ci offre Flaubert con questo romanzo! Non avrei mai creduto che potesse piacermi così tanto una storia del genere, ed invece mi sorprendo dinanzi all’ennesima scoperta della bellezza dei classici; mi innamoro di una letteratura che avevo sempre sottovalutato perchè vi trovo molto di più di ciò che in apparenza sembra esserci, è una letteratura che nutre la mente. In questa storia c’è molto di ciò che si trova nella vita, pare impossibile che sia stata scritta nell’800, perchè anche se adesso invece della carrozza si anela al “suv”, siamo gli stessi omiciattoli descritti da Flaubert con grazia e impietoso realismo.

    Stavolta non riporto le citazioni volutamente, esistono troppe versioni del romanzo tradotto e non sono riuscita a leggere quella che per epoca storica si avvicina maggiormente all’autore, quindi mi limito ai concetti e tralascio lo stile.

    ha scritto il 

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