Madame Bovary : costumi di provincia

La Biblioteca di Repubblica. Ottocento, 15

Di

Editore: Gruppo Editoriale L'Espresso

3.9
(13335)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 423 | Formato: Cofanetto | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Portoghese , Spagnolo , Tedesco , Norvegese , Catalano , Svedese , Olandese , Galego , Chi tradizionale , Turco , Chi semplificata , Giapponese , Rumeno , Ceco , Polacco , Russo

Isbn-10: 8889145153 | Isbn-13: 9788889145159 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Sandra Teroni ; Prefazione: Sandra Teroni

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico , Copertina rigida , Rilegato in pelle , CD audio , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Rosa

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Descrizione del libro
“Madame Bovary, c’est moi”, ebbe a dire Flaubert a difesa del suo libro accusato di oltraggio alla morale e alla religione. Ma proprio quelle accuse ne fecero uno dei romanzi di maggior successo di allora e dei secoli a venire. Di Emma Bovary, eroina moderna, messaggera di nuovi disagi, sappiamo tutto. Del suo male di vivere, del suo rifiuto del ruolo di moglie e di madre borghese, della sua ansia di libertà e di altro ancora. E, infine, di come tutte le sue inquietudini, diventando le inquietudini dell’autore, segnarono il declino delle passioni romantiche, spianando la strada al naturalismo.
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  • 5

    Premessa:
    Ultimamente mi capita di leggere libri con l'ansia di finirli perché ne ho altri che mi hanno incuriosito o che mi sono ripromessa di leggere da tempo; mi avvicino con riluttanza a volumi co ...continua

    Premessa:
    Ultimamente mi capita di leggere libri con l'ansia di finirli perché ne ho altri che mi hanno incuriosito o che mi sono ripromessa di leggere da tempo; mi avvicino con riluttanza a volumi con più di 200-300 pagine perché già so che durante la lettura mi verrà voglia di leggere altro.
    [Mi viene in mente il lettore che entra in libreria nel primo capitolo di Se una notte un viaggiatore; rispetto a quando scriveva Calvino, ora siamo ancora più bombardati dagli stimoli...]
    Immagino che non sia solo un mio problema; un'amica, forte lettrice, mi ha confessato di essersi andata a studiare tecniche di lettura rapida per poter leggere ancora più libri (poi per fortuna ha lasciato perdere).
    Ma insomma, così non va. Che rimane - banalmente - del piacere di leggere un buon libro? E soprattutto, che rimane di ciò che leggo?
    Per quale motivo leggo? Solo dunque per assecondare un istinto compulsivo, sbiadita memoria di ciò che era (ma ormai non è nemmeno più) un piacevole intrattenimento?
    Spererei che leggere sia altro, che sia più di semplice intrattenimento, e decisamente più di una compulsione.

    Allora, a scopo terapeutico, ho riletto un libro. Ah si, ci sono tanti libri da leggere? E io ne leggo uno che avevo già letto.

    fine premessa.

    Madame Bovary lo lessi per la prima volta quando avevo sui vent'anni. Ricordavo confusamente la trama e di averlo apprezzato, che all'epoca voleva dire averlo letto con piacere e (relativo) coinvolgimento.
    Quello che ora ho ritrovato è un romanzo di una bellezza abbagliante.
    E altro che relativo coinvolgimento!

    Ma andiamo con ordine: intanto la scrittura. Leggere Flaubert è come guardare un quadro. O come guardare il paesaggio dal finestrino del treno. Non so dirlo in altro modo. E' puro piacere di lettura.

    E poi, e poi c'è Emma Bovary.

    Mi sembra che Emma rappresenti una condizione esistenziale molto moderna; il suo travaglio interiore ha motivazioni molto più indefinite e sfuggenti rispetto a un Raskolnikov, per dire; eppure io l'ho percepito con chiarezza sbalorditiva. Emma soffre, è infelice; la tensione tra ciò che vorrebbe dalla vita e ciò che ha è troppo forte. O tra ciò che vorrebbe essere e ciò che è? La sua consapevolezza non arriva a questa seconda ipotesi, si ferma alla prima.
    Emma soffre perché aspira alla felicità e si rende - confusamente - conto che non può trovarla tra le convezioni sociali che la imprigionano nel suo ruolo di moglie di un modesto medico di provincia e di madre. La cerca al di fuori, agendo sugli unici gradi di libertà a sua disposizione, gli amanti e il lusso, ma si rende conto di essere ugualmente infelice.

    "Anche se lo amava non era felice, non era mai stata felice. Di dove le veniva, dunque, quell'insufficienza della vita, quella putrefazione istantanea di tutte le cose su cui s'appoggiava?"

    Nell'angoscia della condizione di Emma ho ritrovato - col senno di poi - tante suggestioni di romanzi letti nel corso degli anni, romanzi novecenteschi... non li cito per non fare paragoni peregrini che non mi posso permettere, però avendo letto di recente Yates - lettura che si è sovrapposta a quella di Madame Bovary - non ho potuto fare a meno di pensare che i suoi personaggi fossero tutti inguaribilmente malati di bovarismo.

    Altro personaggio importantissimo nel romanzo è Homais, il farmacista. La sua levatura morale non è certo migliore di quella di Emma, eppure lui è stimato e rispettato. Un uomo di successo. Ah, che maestria quella di Flaubert nel farsi beffe della piccolezza di quest'uomo, del suo fanatismo tutto esteriore per la scienza e il progresso, del suo accanimento (sempre esteriore) contro la religione cattolica, dell'ipocrisia, della ricerca del prestigio anche fondato sulla falsità... eppure riceverà la croce d'onore. L'umanità non ci fa una bella figura.
    (E mi chiedo anche, perché Emma soffre e quest'uomo ignobile no? forse perché è proprio la sofferenza a riscattare Emma...)

    Non credo di riuscire a dire altro di questo romanzo che sento davvero, troppo, troppo vicino ai miei nervi scoperti...

    "[...] come se a questo mondo fosse effettivamente possibile esprimere esattamente i propri desideri, le proprie idee, i propri dolori, come se la parola umana non fosse un vaso di rame incrinato su cui battiamo cadenze capaci al massimo di far ballonzolare gli orsi, mentre aspireremmo a intenerir le stelle."

    ha scritto il 

  • 5

    Ci son libri che odorano di nero ...

    Un tessuto. Un intreccio ordito per il tramite delle connessioni neuronali del succedersi di commenti e letture anobiane. Letture che evocano altre letture, Santuario che si connette a Madame Bovary e ...continua

    Un tessuto. Un intreccio ordito per il tramite delle connessioni neuronali del succedersi di commenti e letture anobiane. Letture che evocano altre letture, Santuario che si connette a Madame Bovary e ora colgo in maniera più precisa ciò che Faulkner intendesse con:

    "...odora come quella roba nera che sgorgò dalla bocca di Madame Bovary e le colò sul velo da sposa appena le alzarono la testa"

    Santuario, come Madame Bovary, è un’opera in cui tutto precipita, sciaguratamente e con metodo, e tutto è al peggio di come potrebbe essere. Nero, notte, sfacelo; mediocrità, ipocrisia; stupidità. E, più o meno come nel romanzo di Flaubert, non si salva nessuno. In entrambi i casi le convenzioni sociali sono assieme il contesto e il male.

    E questo non è l'unico richiamo libresco evocatomi dalla lettura delle vicende di Emma. Questo personaggio ad inizio lettura appare come una donnetta da poco, irritante, antipatica, presuntuosa, insoddisfatta e molto inquieta che confonde "sensualità del lusso con gli slanci del cuore, le abitudini eleganti con le delicatezze del sentimento" . Una mediocre annoiata che si crede di essere migliore di tutti quanti la circondano, una donnetta cui sta stretto tutto della vita che le è toccata: campagna, matrimonio, marito, figlia, contesto sociale.

    "Detesto i personaggi banali, i sentimenti moderati, ce ne sono già troppi nella vita di ogni giorno.”

    Ad un certo punto però Emma comincia proprio a far pena. Perché sì... sarà anche una donnetta, ma è una donnetta che rimane comunque fedele al suo sogno, alla sua idea sbagliata di amore romantico coltivato per il tramite di letture "stravaganti, in cui si succedevano scene orgiastiche e situazioni cruente", letture che fungono da concime per tutti i 'bachetti' impiantati in una mente sentimentale nella accezione più deteriore del termine, centrata solo sulla soddisfazione dei desideri personali necessari a saziare la "voracità del suo cuore", alla ricerca costante di emozioni che la facciano sentire viva.

    E dirò un'eresia. Ma in Emma vedo Achab, che per rincorrere la sua ossessione, 'manda in vacca' (francesismo...) vita sua e di tutta la ciurma....

    "Il futuro era un corridoio tutto nero. In fondo, c'era una porta chiusa, ben chiusa."

    E sulle sorti di Madame Bovary non può che calare un nero sipario così come "cade la notte, in un volo di cornacchie."

    Ma davanti all'arrivismo e alla pochezza di certi personaggi che circondano Emma (merciaio, curato, farmacista, amante 1 e amante 2... escludo solo il marito, unica figura positiva del romanzo) sicuramente non è lei a fare la figura peggiore.

    Forse sbaglio o forse son troppo suggestionabile io pure, ma mi par quasi di sentire Flaubert che a fine lettura, dopo aver fatto disprezzare Emma, ponga al lettore il provocatorio quesito: "E tu carissimo, sei proprio così sicuro di essere così tanto migliore di lei?"

    ha scritto il 

  • 5

    Il bovarismo

    A volte, quando il romanzo è così conosciuto e diffuso, è meglio soffermarsi sugli elementi stilistici dettati dallo stesso autore e su quanto ci ha lasciato. Troppo facile evocare lo scandalo suscita ...continua

    A volte, quando il romanzo è così conosciuto e diffuso, è meglio soffermarsi sugli elementi stilistici dettati dallo stesso autore e su quanto ci ha lasciato. Troppo facile evocare lo scandalo suscitato a quei tempi, clamore e falsi moralismi hanno stimolato l'élite della cultura francese, nonché mondiale, a schieramenti a favore e, soprattutto, contro l'autore della signora Emma Bovary per poi cambiare repentinamente parere o addirittura col non aiutare chi è stato emarginato lungamente e ingiustamente. Comincio subito col dire che, in Madame Bovary, Flaubert conferma che non si è lasciato trascinare dal mito romantico di trasporre l'assoluto nel quotidiano, di modellare la vita sui sogni. È una storia inventata, non vi ha messo niente dei suoi sentimenti né della sua esistenza, Madame Bovary sono io: è quanto dichiara in più occasioni lo stesso autore. Il romanzo nasce da un lungo lavoro interiore dello scrittore che dosa gli elementi e ricerca la raffinatezza della scrittura: è una composizione in blocchi integrati in un piano minuzioso. La struttura del libro è fatta di tempi lunghi, verbi all'imperfetto e scene chiave; quando, invece, la descrizione si fa vivace e ritmata vi è l'uso del passato remoto. Ogni dettaglio è funzionale alla scena e al disegno complessivo della storia; incomprensione e crudeltà determinano una serie di sensazioni e atti che annunciano a loro volta la vicenda intera nel romanzo. Vi è infatti un'eroina che è insoddisfatta della propria vita dislocata in piccole cittadine della provincia francese e rappresenta la crisi degli ideali romantici. Il realismo dell’autore non sta solo nei dettagli ma anche nella descrizione dei luoghi, dei personaggi e degli ambienti (sia contadini sia quelli della piccola borghesia e dell’aristocrazia della Normandia); ciò fornisce al lettore una sensazione di profonda verità, talvolta forse un po’ di malessere, ma occorre ricordare che l’autore lancia uno sguardo sempre ironico. Nonostante Madame Bovary abbia avuto vari amanti e l’amore che provava fosse da lei considerato come assoluto, in realtà era una fonte di delusione continua, più che di soddisfazione si trattava di una chimera, tanto che la sua vita sfociava continuamente in un nulla esistenziale. Tutto il romanzo di Flaubert sarà quindi una lunga variazione su questo tema, volendo mescolare tematiche come l’amore sensuale, l’amore mistico, l’esaltazione religiosa e quella dei sensi, paralleli, ma di tono diverso, utilizzo di banalità e frasi fatte nei momenti di maggiore tensione drammatica sottolineano la distanza tra il sogno d'assoluto e la volgarità del quotidiano, l'irrisorietà e la stupidità delle convenzioni borghesi. Vince la mediocrità nella storia narrata da Flaubert, lo scarto insieme ridicolo e crudele tra l'essere e il voler essere che prenderà il nome di "bovarismo".

    ha scritto il 

  • 5

    Due giorni fa ho finito questo grande classico del realismo francese. Flaubert con le sue descrizioni ci trasporta nella campagna francese, dove incontriamo il dottore Bovary e sua moglie Emma. Di que ...continua

    Due giorni fa ho finito questo grande classico del realismo francese. Flaubert con le sue descrizioni ci trasporta nella campagna francese, dove incontriamo il dottore Bovary e sua moglie Emma. Di quest'ultima, in particolare, impariamo a conoscere la sua psicologia, il suo modo di pensare e di essere. Emma è una donna che cerca il lusso e il divertimento ed è ciò che suo marito non le dà. Ci sono momenti in cui la irrita profondamente e momenti in cui lei si dona anima e corpo a lui. Sicuramente Emma non è una donna stabile ed è oppressa dalla noia che circonda una donna borghese, che non lavora, ma passa le sue giornate in casa a dare ordini alla sua serva, a rammendare abiti, a leggere libri. Ed è per questo che cerca nuove avventure, come nei due amanti che nel corso del romanzo ha.
    Flaubert mi ha tenuta incollata a queste pagine meravigliose, con le sue descrizioni veramente reali. Ho imparato a conoscere Emma, ho imparato ad amarla e ad odiarla e alla fine ho avuto pena per lei.

    ha scritto il 

  • 0

    la stronza che c'è in noi

    Ma perché ce l'avete tutte con Emma, porella! E' un personaggio che fa solo compassione (cum - patior, patire con) con quella disperata voglia di vivere una vita diversa da quella grigia e monotona a ...continua

    Ma perché ce l'avete tutte con Emma, porella! E' un personaggio che fa solo compassione (cum - patior, patire con) con quella disperata voglia di vivere una vita diversa da quella grigia e monotona a cui è relegata, senza soprassalti, senza turbamenti, senza la possibilità di stupirsi come ci si può stupire quando si affonda nel cuore della vita! Calma piatta attorno a lei e sotto i suoi piedi. Emma si riduce a entusiasmarsi per un nastro di trine, un ventaglio, un bastone col pomo d'argento: il senso della vita cercato in freddi oggetti, perché non riesce ( o non le è concesso) di sperimentare altro. S'innamora dell'amore, mai delle persone, e qui sbaglia. Ma a chi di noi non è mai capitato? E' circondata da una anaffettività tremenda, a cominciare dal padre, dallo stesso marito (che la ama, sì, ma che cosa ama? che lei sia dolce e tranquilla e soddisfatta a vegliare il focolare), da vicini, dal farmacista, dal curato, da tutte quelle persone che, quando muore, prendono la cosa come un diversivo alla noia del paesello. Noia, noia, noia. Ecco quello a cui cerca di ribellarsi Emma. E la scelta finale di quel veleno, di quella lenta, lucida agonia, è forse il suo riscatto: che almeno la morte abbia un senso, e le dia dignità.
    Ohibò, senza volere ho fatto una recensione. E sì che non ho neanche messo Madame Bovary in libreria!

    Ritrovo dopo anni questo commento postato in una discussione. Metto il libro nei miei scaffali e aggiungo che Emma mi piace. Sì, mi piace. E mi ci ritrovo. Perché finalmente ha avuto il coraggio di tirare fuori la parte che disturba tanto gli altri (uomini e donne compresi), quella della donna strega, un po' stronza, se si vuole, o perlomeno considerata tale perché ha il coraggio di mettere da parte il ruolo che da sempre le si richiede, quello materno nell’accezione più ampia di grembo, conforto, consolazione, comprensione e perdono. Il mondo si aspetta (pretende) da lei, e lei sfida il mondo, le convenzioni, la morale, per occuparsi finalmente di sé stessa e prendersi ciò di cui ha bisogno. E paga, Emma. E pagano le donne che decidono di dire dei no. “Quei” no. E non sanno, gli altri che giudicano, che etichettano Emma di immoralità, (oh, la puttana che la dà a tutti! oh la puttana che non è riconoscente al bravo maritino che l’adora!), che quei “no” servono alla poveretta per non soccombere, per tirare avanti, per credere che la vita sia – in qualche modo, da qualche parte nell’incompiuto – ancora degna di essere vissuta.
    Ad maiora.

    ha scritto il 

  • 3

    L'Inno alla Noia

    Al ricordo della prima lettura avvenuta all'epoca delle scuole superiori avevo dato 4 stelline... chissà cosa mi ricordavo... alla seconda lettura (oggi) l'ho trovato di una noia mortale!
    Però in ques ...continua

    Al ricordo della prima lettura avvenuta all'epoca delle scuole superiori avevo dato 4 stelline... chissà cosa mi ricordavo... alla seconda lettura (oggi) l'ho trovato di una noia mortale!
    Però in questo sta la bravura di Flaubert: l'aver saputo trasmetterci attraverso tutte le descrizioni minuziose di luoghi e personaggi lo stato d'animo di Emma, la noia e l'insofferenza che prova questa donna perennemente scontenta, inappagata... una sognatrice che non si vuole arrendere a vivere in modo remissivo com'era consuetudine per una donna di quell'epoca, ma desidera l'avventura, l'amore travolgente... poi quando lo trova opprime a tal punto i suoi amanti talmente è assillante, soffocante e capricciosa, che questi si danno alla fuga.
    Una donna disadattata che non riesce ad instaurare un rapporto sano con nessuno, tantomeno col marito troppo accondiscendente e arrendevole, privo di carattere.
    Ma vogliamo parlare dei personaggi che popolano il paesino in cui si svolge la vicenda? Una serie di borghesi perbenisti, ipocriti e moralisti, uno su tutti Homais sempre pronto a dare consigli non richiesti, invadente... quasi quasi ho preferito la scaltrezza e l'arroganza del mercante Lheureux.

    ha scritto il 

  • 3

    Sicuramente non doveva essere facile all'epoca dire così apertamente che un buon matrimonio e una posizione sociale rispettabile non sempre bastano a dare la felicità. Lei non è altro che l'odiosa ins ...continua

    Sicuramente non doveva essere facile all'epoca dire così apertamente che un buon matrimonio e una posizione sociale rispettabile non sempre bastano a dare la felicità. Lei non è altro che l'odiosa insoddisfazione nei confronti della quotidianità nascosta in ognuna di noi e sviluppata all'ennesima potenza senza badare alle conseguenze. Troppo lento ed eccessivamente descrittivo per metterlo tra i preferiti ma ne ho apprezzata la capacità di far riflettere.

    ha scritto il 

  • 5

    Madame Bovary, se muore

    Rileggendo recentemente un paio dei saggi contenuti in Apocalittici e Integrati di Umberto Eco, mi sono soffermato in particolare sui brani di tale Dwight MacDonald, riguardanti la struttura del catti ...continua

    Rileggendo recentemente un paio dei saggi contenuti in Apocalittici e Integrati di Umberto Eco, mi sono soffermato in particolare sui brani di tale Dwight MacDonald, riguardanti la struttura del cattivo gusto e la banalizzazione dei cosidetti romanzi popolari che sfruttano e riducono una avanguardia riducendola a elemento di consumo.
    Traduco: Secondo l'autore gran parte dei romanzi moderni (moderni all'epoca) hanno libero accesso a una cultura superiore ormai non più aristocratica (ovvero a beneficio di pochi) e la adoperano banalizzandola per poterla offrire al popolo.
    Tenete presente che il saggio di MacDonald è stato scritto oltre cinquant'anni fa e i romanzi popolari da lui giudicati in questa maniera erano, fra gli altri, Il vecchio e il mare di Hemingway , Comma22 di Heller e Piccola città di Wilder...
    Pochi anni fa alcuni ponevano le stesse critiche nei confronti dei romanzieri postmoderni o nei minimalisti. Ogni modificazione degli strumenti culturali nella storia dell'umanità, si presenta come una profonda messa in crisi del "modello culturale" precedente.
    E' sempre stato così, fin dai tempi di Platone, quando nel Fedro fa sostenere a Socrate la superiorità della parola sulla scrittura ( "tu sei disposto a credere che i discorsi parlino come esseri pensanti; ma ove tu rivolga loro qualche domanda, volendo imparare, non ti rispondono che una cosa sola, e sempre la stessa").

    Ora, mi rendo conto cosi come si rendeva conto Eco che disquisire dei fenomeni di costume e di cultura popolare è un'attività impossibile da definire una volta per tutte, perché quel che sosteniamo oggi non avrà più lo stesso valore giovedì prossimo, ma da quanto ho scritto finora vorrei si evidenziasse l'inesattezza della tesi di MacDonald attraverso la grandezza di Madame Bovary, un romanzo popolare scritto dal "basso" e per il popolo. Oltre che per se stesso, perché "Madame Bovary c'est moi! "

    Avete mai letto Madame Bovary? E' ambientato in luoghi dove lo stesso Flaubert aveva vissuto e sofferto, e dove se non fosse stato animato da un potente e tormentato spirito da artista, sarebbe passato dal nulla al nulla, come tanti altri.
    Flaubert ha scritto le sue ossessioni e le ha trasmesse a una creatura destinata a incarnare molti dei suoi tormenti.
    La dolce e amara voluttà di immaginare un altro destino: se fosse stato donna. Se fosse stato privo di altre caratteristiche, se infine, invece di fare il romanziere fosse stato condannato a vivere e morire come una piccola borghese di provincia.
    Flaubert era un bambino sensibile e disincantato, distante e ironico, e la malinconia e la tristezza lo accompagnarono durante tutta la vita. Il mondo lo disgustava, lo feriva e lo irritava. Decise di farne un altro a propria immagine e somiglianza. Perché non ha senso creare altro, se la realtà che ci è stata data già ci soddisfa.
    E il tema di Madame Bovary è la stessa esistenza di Gustave Flaubert, la stessa distanza che cresceva ogni giorno fra la sua vita reale e la sua fantasia; i sogni, trasformati in volgari realtà, gli amori sublimi ridotti a irrisori luoghi comuni.
    Cosa poteva fare quella povera disgraziata se non suicidarsi? E grazie al sacrificio di quella poveretta, di quella derelitta, di quella ridicola romanticona, Flaubert (tristemente) si salva
    Si salva Flaubert così come fino ad oggi vi siete salvati voi. Questi sono i libri che vorreste sempre leggere.
    Tutto quello che cercate lo troverete tra le poche ossessioni che vi tormentano, e in questo libro. Questo porta i grandi scrittori a riscattarsi grazie all’arte. Per questo motivo leggiamo i loro romanzi. E per questo motivo l'epoca moderna ha visto nascere i grandi romanzieri che attingevano dalla cultura precedente per comunicare e rendere consapevoli dei loro afflitti la nuova moltitudine di lettori.

    Una volta, parlando di un romanzo di Ernesto Sabato, ammisi di non essere mai andato a visitare i luoghi di Madame Bovary, ma che ero ugualmente accanto a lui e a chi li visitò quando un lontano giorno d’autunno contemplò dalla cima di una collina, con il cuore in gola, la chiesetta di Ry.
    Ero con lui quando entrammo silenziosi e intimoriti, in quella che era stata la farmacia di Monsieur Homais, e quando vedemmo il posto dove la povera Emma, smaniosa e patetica, prendeva la diligenza che l’avrebbe portata a Rouen.
    E nessuno di noi, non io, non Ernesto Sabato e non Voi, vedeva una chiesa né una farmacia né la strada di un villaggio, ma i frammenti di uno spirito immortale che percepivamo attraverso quei semplici oggetti del mondo esteriore.
    Di questo è capace l’arte. Da dove provenga, se dalla cultura alta o se ispirata da una canzone pop, non è mai importato nulla.

    https://youtu.be/WIXg9KUiy00

    ha scritto il 

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