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Madame de Sade

By Yukio Mishima

(3)

| Paperback | 9780394173047

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Book Description

13 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    La miglior opera teatrale di Mishima

    Quest'opera riflette in pieno l'estetica di Mishima, il suo punto di vista. In questo testo il protagonista non è nè il Marchese de Sade nè sua moglie. All'inizio sembra che il protagonista sia il marchese, che pur non comparendo mai, viene rievocato ...(continue)

    Quest'opera riflette in pieno l'estetica di Mishima, il suo punto di vista. In questo testo il protagonista non è nè il Marchese de Sade nè sua moglie. All'inizio sembra che il protagonista sia il marchese, che pur non comparendo mai, viene rievocato dai personaggi, tutti femminili; poi sembra che il personaggio principale sia la moglie di de Sade, che inizia a vivere di luce riflessa del marito, prima latitante e poi segregato in carcere per il suo reato di Sodomia e violenza ai danni di alcune prostitute.
    Tuttavia il protagonista principale di quest'opera è la bellezza fisica, alla fine la moglie del marchese si rifiuta di vedere il marito,scarcerato da poco, perchè questi ha abbandonato la carnalità per interessarsi all'intelletto, ha smesso di dedicarsi ai piaceri della carne in favore della scrittura, dove ha riposto tutte le sue più perverse fantasie e dunque è decaduto sia il suo fisico che la sua virtù. D'altronde Mishima nella sua vita ha sempre criticato l'intellettuale che ha abbandonato la via della bellezza fisica.

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    Agostino said on Sep 11, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    “Perché il vincolo resti stretto meglio starsi alla larga”: la mente che si mette in competizione con il corpo è una mente stupida degna di un corpo che si metta in competizione con la mente.

    Mishima legge una biografia sul Marchese de Sade e viene colpito da un particolare e per quel particolare scrive un testo teatrale per rispondere alla domanda: com’è che la moglie del Marchese, dopo una vita spesa per liberarlo, quando lo liberano po ...(continue)

    Mishima legge una biografia sul Marchese de Sade e viene colpito da un particolare e per quel particolare scrive un testo teatrale per rispondere alla domanda: com’è che la moglie del Marchese, dopo una vita spesa per liberarlo, quando lo liberano poi si rifiuta di vederlo? Più che una risposta è la messa in scena dell’ideale estetico di Mishima, per fortuna mitigato dalla stesura di alcuni dialoghi formidabili e arricchito della creazione del personaggio della Contessa di Saint-Fond, molto più interessante dell’intera vicenda e delle conversazioni tra la moglie, la cognata e la suocera del Marchese di Sade, che per il solo fatto di aver avuto una moglie, una cognata e una suocera smette di sembrare un geniaccio della provocazione diabolica e comincia a diventare un cattivo soggetto degno di compassione ovvero di noia da mettere in condivisione.

    La domanda che resta insoluta in me invece è un’altra: quanto doveva essere bruttona la suocera del Marchese per dissuaderlo dal concupire anche lei oltre alle sue due figlie? Sarà stato più per questa sua mancata depravazione romantica che la suocera gliel’ha giurata contro e l’ha fatto chiudere in galera quanto più tempo le è stato possibile.

    Non sono ancora riuscito a farmi una idea su chi sia il Marchese De Sade, una su Mishima però l’ho abbozzata: è sua moglie.

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    Coda said on May 8, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    rileggendolo ora a distanza di anni, direi che l'ho sovrastimato; la scrittura europeggiante e di stampo classico, la storia fatta di pulsioni e passioni, sono molto nello stile di Mishima; ma la storia è troppo faragginosa, i dialoghi inverosimili e ...(continue)

    rileggendolo ora a distanza di anni, direi che l'ho sovrastimato; la scrittura europeggiante e di stampo classico, la storia fatta di pulsioni e passioni, sono molto nello stile di Mishima; ma la storia è troppo faragginosa, i dialoghi inverosimili e inutilmente complicati.

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    KillDevilHill said on Jan 2, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Un volume fra i meno conosciuti di Mishima, ma non per questo meno pregnante. Si tratta di un'opera teatrale in tre atti, dal setting molto particolare per un autore orientale (ma non per Mishima): la Francia di fine XVIII secolo. L'opera, come già d ...(continue)

    Un volume fra i meno conosciuti di Mishima, ma non per questo meno pregnante. Si tratta di un'opera teatrale in tre atti, dal setting molto particolare per un autore orientale (ma non per Mishima): la Francia di fine XVIII secolo. L'opera, come già da titolo, c'entra molto col marchese de Sade e si ispira infatti alla sua vicenda biografica. Mishima, però, approccia la figura di Donatien Alphonse François de Sade in modo atipico: attraverso gli occhi di sua moglie Renée, della sorella di lei e della loro madre, oltre che di due altre donne (la baronessa di Simiane e la contessa di Saint-Fond). E questo sarebbe già un motivo per leggere quest'opera, poiché è rarissimo che Mishima ponga come protagoniste delle donne (e che donne grandi, le sue, paradossalmente!). Ognuna di queste donne ha nello svolgimento del dramma un ruolo ben definito, ognuna mostra coi propri occhi un lato del marchese de Sade (che è davvero se stesso "solo quando esce da se stesso, è un aborto sanguinante di Dio"). Ognuna mostra un uomo che, alla fine dei conti, è "solo un uomo", cioè imperfetto per sua natura.
    Durante la lettura diviene chiaro come mai Mishima si sia interessato a una figura controversa come quella di de Sade, ma anche e soprattutto alla figura di sua moglie. Ha scelto di spiegare, a suo modo, il comportamento di Renée che dopo aver fatto tanto per liberare il marito dal carcere si rifiuta di vederlo dopo diciannove anni. E l'ha fatto riempiendo questo buco con le meraviglie della sua estetica, in quel modo stupendo che ha di rovesciare tutte le carte. Troviamo sempre dei personaggi in qualche modo "borderline", in qualche modo manchevoli, in qualche modo diversi, incompresi, o dalla doppia natura. Troviamo l'ipocrisia della società "bene" (incarnata dalla madre di Renée), oppure l'emblema del vizio e della depravazione (la Saint-Fond) che muore portata in processione come una santa martire. Troviamo la purezza che germoglia anche nelle anime considerate più abiette, la crudeltà innocente, la "polvere d'oro che luccica nel fango sul fondo dell'inferno". Troviamo Alphonse che, grazie al suo vizio, "ha costruito una scala che porta al paradiso". Non c'è un "bene", o un "male", assoluto. Solo la luce del sole e le ombre che porta con sé. Solo fiori candidi sporcati di sangue contro la loro volontà. E poi il mare, le nuvole.

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    Vitani Days said on Jul 28, 2013 | Add your feedback

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