Mai ci fu pietà

La banda della Magliana dal 1977 a oggi

Di

Editore: Editori Riuniti

4.2
(6)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 439 | Formato: Altri

Isbn-10: 8835980224 | Isbn-13: 9788835980223 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: eBook

Genere: Criminalità , Storia , Non-narrativa

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Descrizione del libro
Angela Camuso scrive, con lo spessore e gli scrupoli della storica, la vicenda di un gruppo di uomini che coltivarono a Roma, con cinismo e crudeltà, il progetto di mettere al servizio di ogni potere politico e istituzionale la loro capacità di creare nel cuore del paese una struttura di criminalità organizzata quali erano la camorra e la mafia. Gli uomini della Magliana, figli maledetti del popolo e della miseria salgono alla ribalta e si autodistruggono attraverso clamorosi pentimenti che illuminano tanti misteri d'Italia. Tutto all'insegna di un'enciclica rovesciata in cui la pietà non era ammessa.
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    Interessante

    Un saggio che affronta la storia della famosa "Banda della Magliana" attiva a Roma dal settantasette fino ai primi anni novanta.

    A tratti sembra quasi, per la particolare forma narrativa scelta dall'a ...continua

    Un saggio che affronta la storia della famosa "Banda della Magliana" attiva a Roma dal settantasette fino ai primi anni novanta.

    A tratti sembra quasi, per la particolare forma narrativa scelta dall'autrice, di leggere un romanzo...Molto interessante e scorrevole avrebbe potuto approfondire di più il legame della banda con gli esponenti del clero e della politica.

    Che terribile storia dietro a questa sanguinaria banda....

    ha scritto il 

  • 0

    Questo non è un libro complottista, fatto di allusioni, illazioni, uno di quelli che nel titolo abusa di espressioni come “la storia vera di”.
    La storia vera raccontata da Angela Camuso è veramente ve ...continua

    Questo non è un libro complottista, fatto di allusioni, illazioni, uno di quelli che nel titolo abusa di espressioni come “la storia vera di”.
    La storia vera raccontata da Angela Camuso è veramente vera e, anche nei momenti in cui sembra davvero di vivere un incubo o di trovarsi in qualche universo distopico, è basata esclusivamente su fatti accertati in sede processuale, di interrogatorio o di intercettazioni rese pubbliche.
    Per questo la lettura si presenta talvolta ripetitiva, perfino noiosa, nei momenti in cui i resoconti degli omicidi si assomigliano l’uno all’altro o le dichiarazioni di pentiti o imputati sono variazioni sul tema.
    Tolto questo limite, dovuto a elementi alla realtà dell’oggetto della narrazione, “Mai ci fu pietà” sembra essere un libro definitivo, non finito peraltro, vista la solerzia dell’autrice ad aggiornarlo con gli eventi nuovi di una storia infinita: l’edizione aggiornata arriva alla fine del 2014, con vicende processuali e indagini ancora aperte e con lo scoperchiamento del vaso di Pandora chiamato “Mafia Capitale”, con l’arresto di Massimo Carminati e della presa di coscienza, non la prima a dire il vero, della sua portata di leader della criminalità romana.

    L’idea di partenza, negli anni Settanta, è quasi imprenditoriale: c’è un’esigenza nel mercato, bisogna impegnarsi per colmare un vuoto. Il vuoto è quello di una criminalità romana che, dopo la fine di alcune bande storiche e la liquidazione dei Marsigliesi, non esprime un’organizzazione autoctona e autorevole.
    Nasce la Banda della Magliana che, pur avendo un nucleo “puro”, di persone proveniente da quartieri poveri capaci di esprimere una sorta di solidarietà e uguaglianza, non si presenta sin da subito come una realtà monolitica. Si mescola con altre bande che nascono parallelamente in altre zone di Roma e basta il contatto di un solo membro con Cosa Nostra, o con la camorra, o con la ‘ndrangheta per scalfire l’idea di “romanità” a tutti i costi.

    È l’inizio di una storia di collaborazioni criminali, trust, alleanze, per la gestione di droga, gioco d’azzardo, estorsioni, autosaloni e tutte le attività illecite o di facciata lecite da cui sia possibile spremere denaro.
    Una storia di morti, tanti morti. Amici che a un certo punto smettono di essere amici e si fanno fuori a vicenda, da cui il titolo del libro.
    Una storia desolante, come gli stessi investigatori e magistrati ammetteranno, di connivenze, amicizie, aiutini nelle istituzioni e nelle forze dell’ordine, forse perfino nella magistratura.
    Una storia sin da subito in evoluzione, ai banditi di quartiere si affiancano mafiosi e terroristi ma, soprattutto, un giro enorme di colletti bianchi che riesce a coordinarsi, pur mantenendo le rivalità e le logiche di una concorrenza che non si fa con la qualità ma con minacce e pistole, imprenditori che sono anche usurai, faccendieri capaci di giostrare tra il pubblico e il privato.
    Una storia che sfiora tutta una serie di misteri italiani, Roberto Calvi, la strage di Bologna, Aldo Moro, Emanuela Orlandi, in un vespaio di interessi dove non tutti partecipano ma dove esperienze criminali, eversive, corrotte, deviate, si incontrano. Scambi di favori, finanziamenti, lavori sporchi fatti per conto terzi.

    Una storia che non finisce mai. In Mafia Capitale saltano fuori fantasmi del passato, non solo Massimo Carminati, definito L’imperatore nero.
    Una storia desolante, di magistrati e funzionari delle forze dell’ordine corrotti, di professionisti che dialogano con criminali di strada, di politici che si umiliano nel chiedere favori e garanzie, di personaggi della “Roma bene” che entrano in contatto con questa Terra di Mezzo che raccorda chi sta “in alto” con chi sta “in basso”, in un abbattimento delle barriere di classe, di titolo di studio e di censo, un egualitarismo che si realizza con modalità molto diverse da quelle immaginate da filosofi e pensatori.
    Il tutto in attesa di indagini che procedono, di istruttorie ancora da chiudere, processi da celebrare (il che vuol dire gli eoni della giustizia italiana).
    E con l’amaro in bocca delle conclusioni a cui si può arrivare, che manchi il senso di una morale diffusa a partire dalla rinuncia alla scorciatoia, all’aiutino, al favore, che sono poi i punti di partenza con cui si finisce per entrare in contatto con realtà molto più grandi. E la sensazione che i mezzi legali di contrasto di uno Stato democratico e liberale abbiano troppi limiti per contrastare forze che si radicano, sanno manipolare, conoscono le strategie per svicolare, aggirare, basti ricordare la teoria di certificazioni quanto meno superficiali di disturbi mentali, un escamotage che ricorre spesso in questa storia.

    Una storia che non finisce mai e che non abbiamo motivi di pensare che nemmeno con la storia di Mafia Capitale si chiuda.
    In attesa della prossima edizione, aggiornata ed estesa, di questo libro.

    ha scritto il