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Maigret e il corpo senza testa

Di

Editore: Adelphi (Gli Adelphi; 277)

3.9
(367)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 169 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese

Isbn-10: 8845920283 | Isbn-13: 9788845920288 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Margherita Belardetti

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida , Altri

Genere: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Il primo pezzo che viene ritrovato, quasi per caso, impigliato nell'elica diuna chiatta ferma sul canale Saint-Martin, in una luminosa giornata di marzoche profuma già di primavera, è un braccio. Ma, poiché non è così raro che unsadico si accanisca su una prostituta, la polizia non sembra preoccuparsene granché. Questa volta, però, la cosa è diversa, e Maigret lo intuisce subito:perché si tratta di un braccio non di donna, ma di uomo. Il palombaroincaricato delle ricerche non ci metterà molto a recuperare altri pezzi, e apartire da quelli il dottor Paul, dell'Istituto di medicina legale, comincia afare delle ipotesi... Scritto a Lakeville, nel Connecticut, nel gennaio del 1955, questo romanzo apparve nel corso dello stesso anno.
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  • 3

    Mi è sembrato un pelo più stanco rispetto alla media, ma in fondo anche Maigret è affaticato, compresso com'è tra la necessità di capire gli atteggiamenti dell'enigmatica proprietaria di un bistrot e l'urgenza altrettanto impellente di tenere botta al poco sopportabile giudice Comeliau. Come a po ...continua

    Mi è sembrato un pelo più stanco rispetto alla media, ma in fondo anche Maigret è affaticato, compresso com'è tra la necessità di capire gli atteggiamenti dell'enigmatica proprietaria di un bistrot e l'urgenza altrettanto impellente di tenere botta al poco sopportabile giudice Comeliau. Come a poco a poco la vicenda disvela, nel confronto tra due opposti modi di vivere la propria condizione umana (quella del giudice e quella dell'ostessa) sta il succo del racconto. Molto carina la scena di Maigret che resta solo nel bistrot e, tutto contento, va a mettersi - per una volta! - dietro al bancone.

    ha scritto il 

  • 4

    Il solito bel Simenon/Maigret, un caso che parte con un pezzo mancante, la testa del corpo di un uomo ripescato sul fondo del Canal Saint-Martin.
    Sfortuna vuole che il caso sia affidato ad un giudice istruttore che il commissario non sopporta... "Il che significava che Maigret avrebbe ricevuto tu ...continua

    Il solito bel Simenon/Maigret, un caso che parte con un pezzo mancante, la testa del corpo di un uomo ripescato sul fondo del Canal Saint-Martin. Sfortuna vuole che il caso sia affidato ad un giudice istruttore che il commissario non sopporta... "Il che significava che Maigret avrebbe ricevuto tutti i santi giorni cinque o sei telefonate di Coméliau e che sarebbe dovuto andare tutte le mattine a fare il punto della situazione nel suo ufficio." Non si inizia bene, ma la necessità di fare una telefonata, porterà Maigret ad entrare in un bistrot, l'incontro con la proprietaria, una donna apatica, taciturna, spenta, lo porterà alla soluzione del caso... "Aveva preferito restarsene nel suo cantuccio, nel cantuccio che si era scelta, come un animale nella sua tana." Alla fine è la storia di una scelta di vita, una scelta non rispettata.

    ha scritto il 

  • 0

    I Maigret sono diversi dai gialli d’oggi.
    I gialli d’oggi sono d’azione, puntano sui fatti e devono essere incalzanti e spettacolari perché non bisogna fermarsi per andare a fondo ma creare stupore, e se non se ne fa scoppiare un po’ ogni capitolo la carica del libro finisce, non c’è altro.
    In Ma ...continua

    I Maigret sono diversi dai gialli d’oggi. I gialli d’oggi sono d’azione, puntano sui fatti e devono essere incalzanti e spettacolari perché non bisogna fermarsi per andare a fondo ma creare stupore, e se non se ne fa scoppiare un po’ ogni capitolo la carica del libro finisce, non c’è altro. In Maigret l’indagine concreta non è rilevante, gli eventi sono pochi ma non piatti, hanno una terza dimensione, quella del mondo interiore, e a dar intensità è lo scavo di questa realtà, che aumenta la profondità dell’immagine, trova equilibri di luce e d’ombra, crea l’atmosfera e ci immerge profondamente il lettore, e così l’autore dipinge il quadro con i colori della tua anima. Leggersi Maigret vuol dire scendere da un treno velocissimo e tecnologico e farsi una camminata per Parigi, inspirare l’atmosfera, rallegrarsi del sole di primavera, fermarsi in un piccolo bar e a fine giornata godersi i gustosi piatti della simpatica signora Maigret, vuol dire scendere da un mondo in cui si cataloga invece di capire e entrare in un modo di pensare in cui si cerca di capire invece di giudicare, vuol dire passeggiare insieme al buon commissario per ricomporre insieme frammenti di verità.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho già letto più della metà dei Maigret scritti da Simenon, e non sono mai stata delusa. Questo in particolare vede la scrittura di Simenon in piena forma, ricco di atmosfere parigine che adoro:
    le chiatte, il fiume, piccoli bistrot, il caffè mattutino della signora Maigret, e i personaggi che al ...continua

    Ho già letto più della metà dei Maigret scritti da Simenon, e non sono mai stata delusa. Questo in particolare vede la scrittura di Simenon in piena forma, ricco di atmosfere parigine che adoro: le chiatte, il fiume, piccoli bistrot, il caffè mattutino della signora Maigret, e i personaggi che alla fine ti entrano dentro. Questa volta Maigret non cerca l’assassino, perché ben presto ha già capito chi è, quello che lo turba e lo tormenta è poter capire “perché”. E per trovare il movente Maigret ha bisogno di immedesimarsi nella vita degli altri, vittime e carnefici, per poter capire i sentimenti, le frustrazioni, le amarezze, le passioni. Quando alla fine arrivano le confessioni, non c’è da parte di Maigret alcuna soddisfazione, egli al pari dei colpevoli si sente svuotato, e in questo caso addirittura si preoccupa di chi si prenderà cura del gattino dopo che la padrona è stata arrestata. Tenerissimo Maigret, anche quando borbotta ed è di malumore.

    ha scritto il 

  • 4

    Ennesimo ritratto d'autore della Parigi meno conosciuta, quella che le guide turistiche non raccontano.


    Un omicidio scoperto per caso, una vittima di cui non si scopre immediatamente l'identita', una vittima senza testa: e' un'allegoria particolarmente forte, poiche' di norma Simenon si co ...continua

    Ennesimo ritratto d'autore della Parigi meno conosciuta, quella che le guide turistiche non raccontano.

    Un omicidio scoperto per caso, una vittima di cui non si scopre immediatamente l'identita', una vittima senza testa: e' un'allegoria particolarmente forte, poiche' di norma Simenon si concentra sulla psicologia della vittima, e non su quella dell'omicida.

    Qui invece si affronta la psicologia del colpevole (si capisce presto di chi si parla, non e' questo che interessa Simenon, l'indagine e' su un altro piano) perche' c'e' un muro, invisibile, contro il quale Maigret si scontra a lungo.

    Ovviamente questa e' una sfida a cui il nostro commissario non vuole sottrarsi; giunge infine a trovare il varco, ad oltrepassare la barriera, entra nel mondo dell'assassino e lo osserva senza compiacersi; ha il solo desiderio di comprendere un'altra sfaccettatura dell'animo umano.

    Come sempre i personaggi sono tratteggiati in maniera superba. Quello che, forse, manca e' la naturalezza della trama. Qua e la' un paio di passaggi un poco forzati, qualche coincidenza di troppo che porta Maigret al posto giusto ed al momento giusto. Mi rendo conto, oramai, che non sono questi i difetti che posso imputare ad un gigante della letteratura come Simenon. A lui perdono molte cose.

    ha scritto il 

  • 4

    Un giallo in classico stile Simenon, psicologico, e malinconico. Nella periferia di una Parigi a tinte fosche.


    In un canale vengono ritrovate le parti di un uomo fatto a pezzi. Tranne la testa. E’ impossibile identificare la vittima, ma ancora una volta, un po’ per fortuna, e un po’ grazie ...continua

    Un giallo in classico stile Simenon, psicologico, e malinconico. Nella periferia di una Parigi a tinte fosche.

    In un canale vengono ritrovate le parti di un uomo fatto a pezzi. Tranne la testa. E’ impossibile identificare la vittima, ma ancora una volta, un po’ per fortuna, e un po’ grazie al suo formidabile intuito, il commissario Maigret si ritrova sulla strada giusta. Una strada che lo porta ad incontrare dei personaggi singolari, accomunati dalle loro risposte laconiche e monosillabiche, che sembrano voler nascondere qualcosa. E così ha inizio l’indagine, un’indagine che scava sul fondo di un canale, ma soprattutto nelle personalità e nel passato dei personaggi, fino a raggiungere la soluzione del mistero.

    “Quando era giovane e fantasticava sul futuro, non si era forse immaginato un mestiere ideale che, malauguratamente, nella vita non esiste? Non l’aveva mai detto a nessuno e non aveva mai pronunciato quelle parole, nemmeno fra sé e sé, ma avrebbe voluto fare il «raddrizza-destini».”

    Ma come ci insegna Simenon, i destini di alcune persone non possono essere «raddrizzati», e diventano tragedia. Lasciando un profondo senso di malinconia.

    ha scritto il 

  • 4

    Parigi protagonista

    La vera protagonista di questo romanzo è la Parigi di Quay de Valmy, discosta e crepuscolare nei suoi bistrot e nei suoi canali. Ogni personaggio, anche secondario, è cesallato da Simenon con maestria. Chabrol e Truffaut hanno sicuramente preso nota.

    ha scritto il