Maigret e l'osteria dei due soldi

I Libri del pavone n. 391

Di

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

3.9
(425)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 179 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Spagnolo , Olandese

Isbn-10: A000116373 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
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  • 2

    L'amico inatteso di Maigret

    Altro capitolo della serie Maigret, altra sostanziale delusione. Il Commissario raccoglie la mezza confessione di un condannato a morte, un delitto senza colpevole, un luogo dove cercare. Una località ...continua

    Altro capitolo della serie Maigret, altra sostanziale delusione. Il Commissario raccoglie la mezza confessione di un condannato a morte, un delitto senza colpevole, un luogo dove cercare. Una località di campagna, una combriccola eterogenea di amici con qualche segreto, un singolare personaggio che stringe con l'inflessibile poliziotto una specie di amicizia al Pernod.
    Questo rapporto del tutto inatteso, conoscendo il protagonista, è la maggiore ragione di curiosità del racconto, che per il resto si limita a indagare la solita media borghesia che sembra uguale dappertutto, con i soliti cliscé.
    Sul tema, Simenon aveva fatto molto ma molto meglio con due dei miei titoli preferiti (fra i "non Maigret"): Il viaggiatore del giorno dei morti e L'eredità dei Ferchaux.

    ha scritto il 

  • 4

    Tanto va la gatta al....che ci lascia lo zampino

    Leggere e in contemporanea ascoltare l'audiolibro è stata un'esperienza magnifica.
    Come sempre ricco di colpi di scena, specie nel finale, Simenon è una garanzia.

    ha scritto il 

  • 4

    Poesia della memoria, sulle rive della Senna

    Un altro Maigret d'annata, scritto da Simenon nella prima metà degli anni trenta del secolo scorso, e un'altra eccellente ambientazione. Qui, la storia si dipana tra la Parigi dei grandi boulevards ce ...continua

    Un altro Maigret d'annata, scritto da Simenon nella prima metà degli anni trenta del secolo scorso, e un'altra eccellente ambientazione. Qui, la storia si dipana tra la Parigi dei grandi boulevards centrali e la estrema periferia sulle rive della Senna, dove, all'epoca dei fatti, si potevano trovare le osterie che sono uno dei protagonisti di questo libro. Anche in questo caso, invito a dimenticare la trama, cupa e pessimistica, e concentrare la vostra memoria sulla campagna appena fuori Parigi, dove è possibile mangiare, bere, ballare con poco. Sono gli anni trenta, e sono ancora tra noi grazie al talento di un narratore eccezionale.

    ha scritto il 

  • 3

    Iniziato e finito in un vento, come si fa con i buoni gialli, stesa al primo sole di aprile. Senza pretese, ma tiene l'attenzione legata alle pagine, e rimandi quello che dovresti fare per arrivare al ...continua

    Iniziato e finito in un vento, come si fa con i buoni gialli, stesa al primo sole di aprile. Senza pretese, ma tiene l'attenzione legata alle pagine, e rimandi quello che dovresti fare per arrivare alla fine :)

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    "Aveva l'impressione di non essere mai sceso così in fondo nella disperazione umana.
    Non una disperazione nera, ma piuttosto grigia e opaca. Una disperazione senza frasi, senza smorfie, senza ribellio ...continua

    "Aveva l'impressione di non essere mai sceso così in fondo nella disperazione umana.
    Non una disperazione nera, ma piuttosto grigia e opaca. Una disperazione senza frasi, senza smorfie, senza ribellioni.
    Una disperazione al pernod, nemmeno accompagnata da una sbronza. James non si ubriacava mai!"

    ha scritto il 

  • 4

    Jean Lenoir è un condannato a morte che prima di essere giustiziato fa una fugace e parziale rivelazione a Maigret: sei anni prima ha ricattato una persona coinvolta in un omicidio. Con poche indicazi ...continua

    Jean Lenoir è un condannato a morte che prima di essere giustiziato fa una fugace e parziale rivelazione a Maigret: sei anni prima ha ricattato una persona coinvolta in un omicidio. Con poche indicazioni a disposizione, il commissario inizia a indagare per trovare il colpevole e si imbatte in una osteria (detta "da due soldi" appunto) di un piccolo paese della Senna dove, nei primi decenni del Novecento, i parigini trascorrono i giorni di vacanza e i fine settimana. Dietro l'allegra spensieratezza e l'apparente goliardia del gruppo si nascondono in realtà storie di usura, di ricatti e di tradimenti coniugali. Tra un pernod, del quale si fa uso abbondantemente, e una chiacchierata, Maigret alla fine, inevitabilmente, dipana la matassa. Non mancano i colpi di scena e le sorprese anche se il giallo non sembra essere uno dei migliori di Simenon.

    ha scritto il 

  • 4

    "Maigret si reco al bistrò senza rendersene conto. A un certo punto non potè fare a meno di dire a James:
    "Ma voi non andate mai a casa finito l'ufficio? Dalle cinque alle otto..."
    "Bisogna pur avere ...continua

    "Maigret si reco al bistrò senza rendersene conto. A un certo punto non potè fare a meno di dire a James:
    "Ma voi non andate mai a casa finito l'ufficio? Dalle cinque alle otto..."
    "Bisogna pur avere un piccolo angolo tutto per sé" sospirò l'altro.
    E quell'angolo era un bistrò con un tavolino di marmo, con l'aperitivo opalino e come orizzonte il colonnato della Madeleine, il grembiule bianco del cameriere, la folla, le macchine che transitavano."

    ha scritto il 

  • 0

    L'inizio è violento: un condannato a morte, poche ore dell’esecuzione, la domanda di grazia rigettata.
    Accetta docilmente il suo destino, ma con un fastidio: non tutti quelli che lo meriterebbero sono ...continua

    L'inizio è violento: un condannato a morte, poche ore dell’esecuzione, la domanda di grazia rigettata.
    Accetta docilmente il suo destino, ma con un fastidio: non tutti quelli che lo meriterebbero sono destinati alla sua stessa sorte.
    Così racconta a Maigret un crimine del passato, rimasto impunito.

    Un cappello è l’elemento casuale che permette a Maigret di entrare in un’atmosfera all’apparenza bucolica, in realtà artefatta e torbida.

    Che cosa provocò lo “scatto interno”?

    Il caso mi ha fatto leggere questo romanzo subito dopo “Il ballo” di Irène Némirovsky. Vi sono delle assonanze. L’ambiente è un po’ più “basso” rispetto a quello della scrittrice, ma alcune situazioni, alcuni modi di vivere si avvicinano.

    Come sempre in Simenon, non c’è nulla di totalmente negativo e positivo. Alla fine si salva soltanto, a suo modo, un’amicizia.

    Anche in questo romanzo c’è una descrizione del metodo di scrittura “gialla” dell’autore, ovvero del metodo di indagine di Maigret.

    Aveva al suo attivo qualche centinaio di inchieste. Sapeva che quasi tutte si compiono in due tempi, comportano due fasi diverse.
    Innanzi tutto, la presa di contatto del poliziotto con un’atmosfera nuova, con delle persone di cui, sino al giorno prima, non aveva mai sentito parlare, con un piccolo mondo sconvolto da un dramma.
    Si entra là dentro da stranieri, da nemici. Ci si scontra con persone ostili, furbe o ermetiche.
    Era, del resto, il periodo più appassionante per Maigret. Si fiuta. Si annaspa. Non c’è alcun punto di appoggio, spesso alcun punto di partenza.
    Si osservano le persone agitarsi e ognuno può essere il colpevole o il complice.
    All’improvviso, si afferra il capo di un filo, ed ecco la seconda fase che comincia. L’inchiesta si avvia. L’ingranaggio è in moto. Ogni passo, ogni movimento porta a una nuova scoperta e quasi sempre il ritmo si accelera per finire con una brutale rivelazione.
    Il poliziotto non è più il solo ad agire. Gli avvenimenti lavorano per lui, quasi al di fuori di lui. Deve seguirli, senza lasciarsi superare.

    Riporto ancora un passaggio che si trova verso il finale. E’ incompleto, la parte restante me la tengo nelle note private, non posso permettermi uno spoiler così sfacciato!

    Aveva l’impressione di non essere mai sceso così in fondo nella disperazione umana.
    Non una disperazione nera ma piuttosto grigia e opaca. Una disperazione senza frasi, senza smorfie, senza ribellioni.
    [...]

    ha scritto il 

  • 3

    Un Maigret più confuso del solito, il racconto parte in modo un po' nebuloso, anche se poi emerge tutta la tenerezza per i limiti degli uomini che lo contraddsistingue.

    ha scritto il