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Maigret e l'osteria dei due soldi

I Libri del pavone n. 391

Di

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

3.9
(389)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 179 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Spagnolo , Olandese

Isbn-10: A000116373 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    "Aveva l'impressione di non essere mai sceso così in fondo nella disperazione umana. Non una disperazione nera, ma piuttosto grigia e opaca. Una disperazione senza frasi, senza smorfie, senza ...continua

    "Aveva l'impressione di non essere mai sceso così in fondo nella disperazione umana. Non una disperazione nera, ma piuttosto grigia e opaca. Una disperazione senza frasi, senza smorfie, senza ribellioni. Una disperazione al pernod, nemmeno accompagnata da una sbronza. James non si ubriacava mai!"

    ha scritto il 

  • 4

    Jean Lenoir è un condannato a morte che prima di essere giustiziato fa una fugace e parziale rivelazione a Maigret: sei anni prima ha ricattato una persona coinvolta in un omicidio. Con poche ...continua

    Jean Lenoir è un condannato a morte che prima di essere giustiziato fa una fugace e parziale rivelazione a Maigret: sei anni prima ha ricattato una persona coinvolta in un omicidio. Con poche indicazioni a disposizione, il commissario inizia a indagare per trovare il colpevole e si imbatte in una osteria (detta "da due soldi" appunto) di un piccolo paese della Senna dove, nei primi decenni del Novecento, i parigini trascorrono i giorni di vacanza e i fine settimana. Dietro l'allegra spensieratezza e l'apparente goliardia del gruppo si nascondono in realtà storie di usura, di ricatti e di tradimenti coniugali. Tra un pernod, del quale si fa uso abbondantemente, e una chiacchierata, Maigret alla fine, inevitabilmente, dipana la matassa. Non mancano i colpi di scena e le sorprese anche se il giallo non sembra essere uno dei migliori di Simenon.

    ha scritto il 

  • 4

    "Maigret si reco al bistrò senza rendersene conto. A un certo punto non potè fare a meno di dire a James: "Ma voi non andate mai a casa finito l'ufficio? Dalle cinque alle otto..." "Bisogna pur ...continua

    "Maigret si reco al bistrò senza rendersene conto. A un certo punto non potè fare a meno di dire a James: "Ma voi non andate mai a casa finito l'ufficio? Dalle cinque alle otto..." "Bisogna pur avere un piccolo angolo tutto per sé" sospirò l'altro. E quell'angolo era un bistrò con un tavolino di marmo, con l'aperitivo opalino e come orizzonte il colonnato della Madeleine, il grembiule bianco del cameriere, la folla, le macchine che transitavano."

    ha scritto il 

  • 0

    L'inizio è violento: un condannato a morte, poche ore dell’esecuzione, la domanda di grazia rigettata. Accetta docilmente il suo destino, ma con un fastidio: non tutti quelli che lo meriterebbero ...continua

    L'inizio è violento: un condannato a morte, poche ore dell’esecuzione, la domanda di grazia rigettata. Accetta docilmente il suo destino, ma con un fastidio: non tutti quelli che lo meriterebbero sono destinati alla sua stessa sorte. Così racconta a Maigret un crimine del passato, rimasto impunito.

    Un cappello è l’elemento casuale che permette a Maigret di entrare in un’atmosfera all’apparenza bucolica, in realtà artefatta e torbida.

    Che cosa provocò lo “scatto interno”?

    Il caso mi ha fatto leggere questo romanzo subito dopo “Il ballo” di Irène Némirovsky. Vi sono delle assonanze. L’ambiente è un po’ più “basso” rispetto a quello della scrittrice, ma alcune situazioni, alcuni modi di vivere si avvicinano.

    Come sempre in Simenon, non c’è nulla di totalmente negativo e positivo. Alla fine si salva soltanto, a suo modo, un’amicizia.

    Anche in questo romanzo c’è una descrizione del metodo di scrittura “gialla” dell’autore, ovvero del metodo di indagine di Maigret.

    Aveva al suo attivo qualche centinaio di inchieste. Sapeva che quasi tutte si compiono in due tempi, comportano due fasi diverse. Innanzi tutto, la presa di contatto del poliziotto con un’atmosfera nuova, con delle persone di cui, sino al giorno prima, non aveva mai sentito parlare, con un piccolo mondo sconvolto da un dramma. Si entra là dentro da stranieri, da nemici. Ci si scontra con persone ostili, furbe o ermetiche. Era, del resto, il periodo più appassionante per Maigret. Si fiuta. Si annaspa. Non c’è alcun punto di appoggio, spesso alcun punto di partenza. Si osservano le persone agitarsi e ognuno può essere il colpevole o il complice. All’improvviso, si afferra il capo di un filo, ed ecco la seconda fase che comincia. L’inchiesta si avvia. L’ingranaggio è in moto. Ogni passo, ogni movimento porta a una nuova scoperta e quasi sempre il ritmo si accelera per finire con una brutale rivelazione. Il poliziotto non è più il solo ad agire. Gli avvenimenti lavorano per lui, quasi al di fuori di lui. Deve seguirli, senza lasciarsi superare.

    Riporto ancora un passaggio che si trova verso il finale. E’ incompleto, la parte restante me la tengo nelle note private, non posso permettermi uno spoiler così sfacciato!

    Aveva l’impressione di non essere mai sceso così in fondo nella disperazione umana. Non una disperazione nera ma piuttosto grigia e opaca. Una disperazione senza frasi, senza smorfie, senza ribellioni. [...]

    ha scritto il 

  • 3

    Un Maigret più confuso del solito, il racconto parte in modo un po' nebuloso, anche se poi emerge tutta la tenerezza per i limiti degli uomini che lo contraddsistingue.

    ha scritto il 

  • 4

    Zio Maigret

    Maigret è un uomo che all'inizio non fa tanta simpatia: intanto é un poliziotto, uno che indaga, non di bell'aspetto, anzi un po' corpulento, molto sicuro di se, che sa che prima o poi sentirà ...continua

    Maigret è un uomo che all'inizio non fa tanta simpatia: intanto é un poliziotto, uno che indaga, non di bell'aspetto, anzi un po' corpulento, molto sicuro di se, che sa che prima o poi sentirà quello scatto di serratura che gli farà "aprire il caso", e anche irascibile se questo non accade nei tempi che lui aveva immaginato. Però leggendo delle sue inchieste si impara a volergli bene, come ad uno zio che, si sa, ha le sue rigidità, ma in fondo nasconde qualcosa dì prezioso e di raro. E cos'è questa cosa preziosa e rara che ha Maigret? É semplicemente una dote che nella società moderna è sempre meno diffusa, ossia la capacità di ascoltare, di osservare e soprattutto di aspettare. E in questa inchiesta, dove l'intreccio è costruito magistralmente, Maigret aspetta. L'ambientazione è Morsang, poco fuori Parigi, sulle rive della Senna, dove in una balera a conduzione familiare un'accolita di borghesi parigini abbastanza disomogenei tra loro trascorrono la domenica a mangiare, ballare e dimenticare lo stress della citta. E in questa compagnia, descritti come solo Simenon sa fare, circolano tanti personaggi: commercianti equivoci, donne che si concedono con estrema facilità e in cambio di favori anche se indiretti, mogli annoiate, delinquentelli senza arte né parte, usurai, vecchie tate accoglienti, tutti descritti con quel tratto immediato ma estremamente raffinato che ti fa sembrare di conoscerle quelle persone, perché non sono personaggi con una oro identità personale ma tipi umani, archetipi. Così, a partire dalla rivelazione di un balordo condannato a morte, Maigret risale le rive della Senna, rimandando la partenza per le ferie e l'incontro con la moglie in Alsazia e con la sua marmellata di albicocche, e affronta questa congerie umana, facendosi trascinare, a forza di pernod sorseggiati con l'uno o con l'altro, tra i loro loschi segreti, nella solitudine e nella pochezza della loro vita, scandita dal valore dei soldi e dell'amore facile e transeunte, e solo alla fine riscattata da uno spiraglio di dignità.

    ha scritto il 

  • 4

    Maigret e l'osteria dei due soldi

    Il merito di Simenon, nel suo ciclo di romanzi sulle inchieste del commissario Maigret, è sempre quello di offrire uno sguardo sulle varie sfumature del carattere e della personalità degli esseri ...continua

    Il merito di Simenon, nel suo ciclo di romanzi sulle inchieste del commissario Maigret, è sempre quello di offrire uno sguardo sulle varie sfumature del carattere e della personalità degli esseri umani. Riesce benissimo in questo romanzo, sempre gradevole e ben equilibrato dal punto di vista strutturale.

    ha scritto il 

  • 4

    Un classico Maigret che decisamente non delude. La trama è intricata e intrigante. Il libro è breve ma il carattere dei personaggi è delineato tutt'altro che superficialmente: profondi, completi ...continua

    Un classico Maigret che decisamente non delude. La trama è intricata e intrigante. Il libro è breve ma il carattere dei personaggi è delineato tutt'altro che superficialmente: profondi, completi ed interessanti. E soprattutto, come sempre, la storia è ricca di umanità.

    ha scritto il