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Maigret e l'osteria dei due soldi

I Libri del pavone n. 391

By Georges Simenon

(21)

| Mass Market Paperback

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Book Description

29 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    "Aveva l'impressione di non essere mai sceso così in fondo nella disperazione umana.
    Non una disperazione nera, ma piuttosto grigia e opaca. Una disperazione senza frasi, senza smorfie, senza ribellioni.
    Una disperazione al pernod, nemmeno accompagna ...(continue)

    "Aveva l'impressione di non essere mai sceso così in fondo nella disperazione umana.
    Non una disperazione nera, ma piuttosto grigia e opaca. Una disperazione senza frasi, senza smorfie, senza ribellioni.
    Una disperazione al pernod, nemmeno accompagnata da una sbronza. James non si ubriacava mai!"

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    Giacomo Ta 91 said on Jan 17, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Jean Lenoir è un condannato a morte che prima di essere giustiziato fa una fugace e parziale rivelazione a Maigret: sei anni prima ha ricattato una persona coinvolta in un omicidio. Con poche indicazioni a disposizione, il commissario inizia a indaga ...(continue)

    Jean Lenoir è un condannato a morte che prima di essere giustiziato fa una fugace e parziale rivelazione a Maigret: sei anni prima ha ricattato una persona coinvolta in un omicidio. Con poche indicazioni a disposizione, il commissario inizia a indagare per trovare il colpevole e si imbatte in una osteria (detta "da due soldi" appunto) di un piccolo paese della Senna dove, nei primi decenni del Novecento, i parigini trascorrono i giorni di vacanza e i fine settimana. Dietro l'allegra spensieratezza e l'apparente goliardia del gruppo si nascondono in realtà storie di usura, di ricatti e di tradimenti coniugali. Tra un pernod, del quale si fa uso abbondantemente, e una chiacchierata, Maigret alla fine, inevitabilmente, dipana la matassa. Non mancano i colpi di scena e le sorprese anche se il giallo non sembra essere uno dei migliori di Simenon.

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    Salvatore Palma said on Oct 25, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    "Maigret si reco al bistrò senza rendersene conto. A un certo punto non potè fare a meno di dire a James:
    "Ma voi non andate mai a casa finito l'ufficio? Dalle cinque alle otto..."
    "Bisogna pur avere un piccolo angolo tutto per sé" sospirò l'altro.
    E ...(continue)

    "Maigret si reco al bistrò senza rendersene conto. A un certo punto non potè fare a meno di dire a James:
    "Ma voi non andate mai a casa finito l'ufficio? Dalle cinque alle otto..."
    "Bisogna pur avere un piccolo angolo tutto per sé" sospirò l'altro.
    E quell'angolo era un bistrò con un tavolino di marmo, con l'aperitivo opalino e come orizzonte il colonnato della Madeleine, il grembiule bianco del cameriere, la folla, le macchine che transitavano."

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    Stefanino said on Aug 31, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    L'inizio è violento: un condannato a morte, poche ore dell’esecuzione, la domanda di grazia rigettata.
    Accetta docilmente il suo destino, ma con un fastidio: non tutti quelli che lo meriterebbero sono destinati alla sua stessa sorte.
    Così racconta a ...(continue)

    L'inizio è violento: un condannato a morte, poche ore dell’esecuzione, la domanda di grazia rigettata.
    Accetta docilmente il suo destino, ma con un fastidio: non tutti quelli che lo meriterebbero sono destinati alla sua stessa sorte.
    Così racconta a Maigret un crimine del passato, rimasto impunito.

    Un cappello è l’elemento casuale che permette a Maigret di entrare in un’atmosfera all’apparenza bucolica, in realtà artefatta e torbida.

    Che cosa provocò lo “scatto interno”?

    Il caso mi ha fatto leggere questo romanzo subito dopo “Il ballo” di Irène Némirovsky. Vi sono delle assonanze. L’ambiente è un po’ più “basso” rispetto a quello della scrittrice, ma alcune situazioni, alcuni modi di vivere si avvicinano.

    Come sempre in Simenon, non c’è nulla di totalmente negativo e positivo. Alla fine si salva soltanto, a suo modo, un’amicizia.

    Anche in questo romanzo c’è una descrizione del metodo di scrittura “gialla” dell’autore, ovvero del metodo di indagine di Maigret.

    Aveva al suo attivo qualche centinaio di inchieste. Sapeva che quasi tutte si compiono in due tempi, comportano due fasi diverse.
    Innanzi tutto, la presa di contatto del poliziotto con un’atmosfera nuova, con delle persone di cui, sino al giorno prima, non aveva mai sentito parlare, con un piccolo mondo sconvolto da un dramma.
    Si entra là dentro da stranieri, da nemici. Ci si scontra con persone ostili, furbe o ermetiche.
    Era, del resto, il periodo più appassionante per Maigret. Si fiuta. Si annaspa. Non c’è alcun punto di appoggio, spesso alcun punto di partenza.
    Si osservano le persone agitarsi e ognuno può essere il colpevole o il complice.
    All’improvviso, si afferra il capo di un filo, ed ecco la seconda fase che comincia. L’inchiesta si avvia. L’ingranaggio è in moto. Ogni passo, ogni movimento porta a una nuova scoperta e quasi sempre il ritmo si accelera per finire con una brutale rivelazione.
    Il poliziotto non è più il solo ad agire. Gli avvenimenti lavorano per lui, quasi al di fuori di lui. Deve seguirli, senza lasciarsi superare.

    Riporto ancora un passaggio che si trova verso il finale. E’ incompleto, la parte restante me la tengo nelle note private, non posso permettermi uno spoiler così sfacciato!

    Aveva l’impressione di non essere mai sceso così in fondo nella disperazione umana.
    Non una disperazione nera ma piuttosto grigia e opaca. Una disperazione senza frasi, senza smorfie, senza ribellioni.
    [...]

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    F.Ramone said on Jun 14, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un Maigret più confuso del solito, il racconto parte in modo un po' nebuloso, anche se poi emerge tutta la tenerezza per i limiti degli uomini che lo contraddsistingue.

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    Semola said on Mar 30, 2013 | Add your feedback

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