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Mal tiempo

By David Fauquemberg

(68)

| Paperback | 9788889767252

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Book Description

18 Reviews

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    Boxe e Cuba

    E' un romanzo in prima persona, lo stile è ottimo e ci sono tante immagini. In più l'autore ha molta competenza sul pugilato. La storia però è debole e manca il finale.

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    trcap said on Apr 26, 2014 | Add your feedback

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    David Fauquemberg - Mal Tiempo

    “Puoi credermi, pahtnah, si boxa sempre per qualcuno… Un padre, una donna, i figli… Per l’Altissimo, per quello che mi riguarda”
    “Ero come te, io boxavo per gli altri. Ma Yoangel è diverso”
    “Salire da solo sul ring è impossibile!...”
    “Non conosci la ...(continue)

    “Puoi credermi, pahtnah, si boxa sempre per qualcuno… Un padre, una donna, i figli… Per l’Altissimo, per quello che mi riguarda”
    “Ero come te, io boxavo per gli altri. Ma Yoangel è diverso”
    “Salire da solo sul ring è impossibile!...”
    “Non conosci la sua forza…”
    “Nessuno è abbastanza forte!”
    “Yoangel boxa per sé”
    “Allora è fottuto. È morto”

    Chi vi scrive, purtroppo, non è mai stato un pugile.
    Per educazione familiare, assoluta mancanza di talento e mezzi fisici, e tardiva scoperta di questo meraviglioso sport, chi vi scrive si limita a riempirsi i polmoni, appena può, dell’aria di autentico pugilato che trasuda la palestra nella quale si reca ad allenarsi. Nonostante l’oggettiva realtà delle cose, di cui anche un incallito sognatore come me ha dovuto prendere atto, mi sento onorato di aver colto lo spirito di questo sport e di averlo fatto mio nella vita di tutti i giorni.
    Alla luce di questa premessa, non sento di poter condividere l’affermazione di Joyce Carol Oates (“non considero la boxe, per parlare da scrittore, metafora di qualcos’altro. (…) La vita è come la boxe in molti particolari inquietanti. Ma la boxe è soltanto come la boxe”) perché, a ben guardare, siamo tutti dei pugili sul ring della vita e, se uno decide di non combattere, ha già perso in partenza.
    Getta l’asciugamano e muore.
    Certo, verrebbe da pensare, l’incontro a due con l’Esistenza è già perso in partenza perché, al primo, quinto, nono o dodicesimo round, tutti dobbiamo soccombere.
    Può darsi.
    Non so come la pensiate voi, ma per come la vedo io avanzare verso il centro del quadrato con la guardia ben chiusa, i bicipiti alti, lo sguardo convinto e concentrato, pronti a dimostrare il proprio valore contro qualsiasi ostacolo, è già un incipit di immortalità.
    Punti di vista, per carità.
    Al di là di simili disquisizioni, peraltro discordanti rispetto al simbolismo evocato da Mal Tiempo, chi scrive sa di aver letto un libro diverso dal solito, intenso e delicato sia nelle descrizioni ambientali dell’isola di Cuba sia nella variopinta caratterizzazione dei personaggi.
    Un libro a tutto tondo, essenziale e vibrante come il sordo rumore dei pugni contro il sacco eppure complesso e articolato al pari dell’arte pugilistica.
    O del vivere secondo coerenza, giorno dopo giorno.
    Proprio la coerenza è ciò che anima il cuore di Yoangel Corto, peso massimo cubano destinato a un sicuro avvenire: un pugile dalla forza spaventosa eppure stiloso e raffinato nel gesto tecnico.
    Una meraviglia, insomma.
    Eppure la sua testa è altrove, la convinzione che anima il suo combattere non è quella di un pugile vero e quindi, dopo tanti incontri vinti senza fatica in virtù di una superiorità quasi soprannaturale, si trova a dover affrontare se stesso e un pensiero che, lentamente, va erodendo le proprie certezze: un’idea più forte di qualsiasi combinazione di colpi possa aggredirlo.
    L’idea che, forse, la boxe non rappresenta la risposta alle proprie domande.

    “Non avevo mai visto El Chino in quello stato. Era fuori di testa, scostava la gente col gomito, non bisognava toccare il suo gallo… prima di lasciarlo l’ha baciato sulla cresta. Il volatile avversario non era molto solido, aveva l’aria di non essere granché… Non appena ha sentito la sua presenza, il gallo di El Chino ha gonfiato le piume del collo, la sua gola ha fatto uno strano rumore e si è lanciato…”.
    Yoangel raccoglieva delle manciate di sabbia, le faceva scivolare nell’incavo delle mani, a ritmo.
    “L’ha mancato, socio! Non che l’altro si fosse mosso, no… Semplicemente l’aveva mancato. È ricaduto a lato, è rotolato nella polvere! Ha ricominciato, uguale, lo stesso circo, due, tre volte! Si schiantava nella terra rossa, scuoteva le piume, l’idiota, e riprendeva a combattere. Tutti i guajiros se la ridevano, non avevano mai visto uno spettacolo così divertente! El Chino non voleva crederci, insisteva: ‘Vamos!’”.
    Yoangel ha buttato la sabbia. Si è fregato le mani, se le è pulite sui pantaloni bianchi. Il tono della sua voce sembrava accompagnato dal mormorio triste della risacca.
    “Io avevo capito al primo colpo. Quel gallo non ci vedeva. Per quanto fosse robusto, era cieco, o quasi… L’altro l’ha capito d’istinto, ha cominciato a colpire, all’inizio col becco, poi con gli speroni. Qui da noi gli fissiamo una lama, socio, come un rasoio. I galli non conoscono la pietà. Se non li si ferma si cavano gli occhi, le interiora. Alla fine c’è la morte.
    “Il gallo di El Chino non lo vedeva arrivare, se no l’avrebbe schivato… L’altro gli ha tagliato la gola, gli ha fatto a brandelli il petto e le ali. Sanguinava. Ma finché si è tenuto sulle zampe, ha continuato la lotta. Era coraggioso, quel gallo, più di tutti noi. Le bestie non pensano. L’avevano messo in quell’arena, e resisteva.
    “El Chino non voleva saperne, aveva scommesso troppo. ‘Vamos!... Vamos!...’, Il povero animale andava a pezzi, la gente attorno urlava e lo prendeva in giro. Ogni volta si rialzava con quello strano rumore di gola. Non li sentiva più, i colpi”.
    Le espressioni del suo viso riempivano i vuoti del racconto. L’assurdo canto del mondo. Aveva scordato la mia presenza. Intontito dalle proprie parole, si è interrotto nel bel mezzo di una frase. I suoi occhi scuri si sono posati su di me. Ha preso un respiro profondo. “È morto senza capire, socio”.

    Non il solito romanzo volto ad esaltare l’arte pugilistica, spesso incompresa o, peggio, maltrattata da coloro che la ignorano, ma un’opera introspettiva dagli esiti tutt’altro che scontati. Un libro che, a suo modo, fa riflettere.
    Un must per gli amanti del genere.
    Imperdibile, per chi vi scrive.

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    Marco La Terra said on Nov 24, 2013 | 1 feedback

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    “Cristo, come amavo quell’odor di cuoio marcio intriso di sudore, che impregna la pelle, resiste al sapone. Il rumore dei colpi, suole che stridono, il violento metronomo della corda che schiocca… L’acqua calda della doccia mi bruciava i lividi, risv ...(continue)

    “Cristo, come amavo quell’odor di cuoio marcio intriso di sudore, che impregna la pelle, resiste al sapone. Il rumore dei colpi, suole che stridono, il violento metronomo della corda che schiocca… L’acqua calda della doccia mi bruciava i lividi, risvegliava il dolore alle giunture delle mani, bombardava i muscoli induriti”.
    A parlare,anzi a pensare, è un pugile trentenne, rimasto dilettante per limiti di talento (“la grazia non aveva bussato alla mia porta”). Ha deciso di smettere, ma l’esule russo che gestisce la palestra in cui si allena, gli chiede di fare da accompagnatore, a Cuba, a un paio di pugili francesi molto promettenti.

    A Cuba, gli allenamenti sono durissimi, la disciplina marziale, ma nessuno dei dieci giovani pugili osa protestare. Sanno quale opportunità può rappresentare la boxe. Ogni giorno i ritmi si fanno più intensi, con il clima che accentua la drammaticità dello sforzo: “Era sempre più umido, l’aria era un peso che stritolava i polmoni… Pesi, tonicità, ripetizioni a mani nude davanti alle grandi specchiere, addominali, flessioni, trazioni… Peso tre volte al giorno. Lo sfinimento tormentava i corpi, scavava i visi, erodeva le conversazioni”. Il trentenne francese è costretto a cedere: “Mi sentivo vecchio. Il tempo mi era passato davanti”.
    Fra i dieci pugili cubani, spicca il peso massimo Yoangel Corto: “Il pistone delle spalle emanava una tale potenza che sotto l’impulso si percepiva il fruscio sordo dei muscoli… Superbia e disciplina in perfetto equilibrio”. Un prodigio. Un predestinato.

    “Al gong, Yoangel l’ha lasciato avanzare, si è appoggiato alle corde, ha bloccato un jab, un altro, e al primo gancio sinistro l’ha abbattuto d’incontro, con un destro incrociato sulla parte superiore del cranio la cui brutalità ha pietrificato la sala”. È solo un esempio di un romanzo che contiene alcune delle più belle descrizioni della boxe che abbia mai letto, a livello di Jack London, Norman Mailer, Joyce Carol Oates; la traduzione di Tatiana Moroni restituisce uno stile inebriante e musicale. Anche la ferocia di un combattimento fra galli è resa in modo mirabile.

    Il romanzo si chiude su un match che riverbera atmosfere simili al celeberrimo match fra Dempsey e Tunney e alla corsa apparentemente apatica del maratoneta narrata da Alan Sillitoe.

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    Rudi said on Aug 2, 2013 | Add your feedback

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    Il mondo della box è un mondo spietato, incalzante, fatto di intuizioni e mosse che sorprendano l’avversario tanto da spingerlo al tappeto per il tempo necessario a dichiarare l’incontro concluso.
    Nelle sue due parti, Mal tiempo racconta la vita di u ...(continue)

    Il mondo della box è un mondo spietato, incalzante, fatto di intuizioni e mosse che sorprendano l’avversario tanto da spingerlo al tappeto per il tempo necessario a dichiarare l’incontro concluso.
    Nelle sue due parti, Mal tiempo racconta la vita di un pugile ormai divenuto l’ombra di se stesso che, durante un viaggio a Cuba con alcune reclute della sua palestra e insieme al maestro Rouslan, conosce Yoangel Corto, una giovane promessa della box. I due personaggi sono molto diversi: il protagonista/narratore – del quale non conosciamo il nome, ma solo la sua nazionalità (francese) – è un uomo che si è perso, non sa più chi sia, ma è consapevole che il tempo che aveva per brillare nella disciplina che ama è finito; Yoangel è giovane, forse un po’ inesperto, un colosso di capacità sovraumane, che però boxa solo perché non crede che valga la pena lavorare per una misera paga. Un incontro tra i due che diventa un’amicizia, alla scoperta del quartiere natale di Corto, della sua famiglia e di un carattere che lo mette in cattiva luce agli occhi del lettore: gradasso e volgare con le donne, spietato contro gli avversari, eppure con l’animo semplice di chi ha dovuto crescere in fretta senza genitori. Nonostante la cosa possa intenerire l’animo di chi scorre le pagine, la storia non decolla.
    Con ciò non voglio sminuire il valore di questo romanzo, che ha il pregio di avermi presentato un mondo che ignoravo totalmente, quale quello del pugilato e del suo “solfeggio”, ben più interessante dell’intera vicenda narrata, perché metafora della vita: basta una sola svista e ci si ritrova a terra. Il mal tiempo del titolo è un accettare che il destino, una volta intrapresa una certa strada, non può essere cambiato: tempus fugit, il tempo non si esaurisce, ma tende a “passarci davanti”. Nelle descrizioni degli incontri di box si ha un’essenzialità che si disperde nel resto del romanzo, che sembra essere uno snervante ed eterno lamento del pugile “finito”, e che rende ancora più difficoltoso andare avanti nella lettura. E' un vero peccato, perché potenzialmente la storia è scritta davvero bene. Ma, come ormai saprete, il mio mantra resta sempre lo stesso: non basta una buona prosa per fare un buon libro.
    Mi sarei aspettata un viaggio nella psicologia dei personaggi, che sembrano invece sagome delle quali ogni tanto scopriamo qualche particolare. La caratterizzazione precisa e anche psicologica è riservata solo ai personaggi di contorno – come ad esempio Renè, che ben rappresenta la Cuba immutata e immutabile, ma sempre colorata e appassionata – mentre tutto il resto cade in secondo piano. Piuttosto, risulta molto interessante il modo fotografico di descrivere le strade e la vita a Cuba, come anche la palestra nella quale le giovani promesse si allenano, tra competizione e cameratismo.
    Veniamo poi alla linguistica del testo: in alcuni dialoghi si ha l’impressione di un’indecisione nella traduzione dal francese all’italiano, che rende quasi sterile la commistione tra spagnolo cubano e italiano, tanto che alcune espressioni più colorite sembrano in realtà essere forzate. Mi spiego meglio: è come vedere un film nel quale il personaggio viene doppiato in modo da far intendere di avere davanti uno spagnolo, ma rendendo i dialoghi poco credibili perché non si è rispettato in pieno l’identità dell’idioma. Con questo non voglio assolutamente criticare il lavoro svolto dalla traduttrice, che comunque è ragguardevole, né posso dire che sia qualcosa di cui si ha sentore leggendo il testo in originale, perché non ho una conoscenza del francese tale da cimentarmi nell’ impresa.
    Concludo questa recensione spendendo poche parole riguardo il formato del libro, che ho trovato davvero interessante e particolare, e che è forse ciò che mi ha attirato prima ancora della trama. Detto questo, ve lo consiglio se amate il pugilato e tutto quello che vi gira intorno, ma se cercate qualcosa di più analitico, se cercate la storia fuori dal ring, allora meglio non approcciarvisi, perché nemmeno i protagonisti hanno la forza di tirare l’asciugamano bianco.

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    Valentina N. said on May 16, 2013 | Add your feedback

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    La nobile arte della povera gente

    E' un bel libro quello di Fauquemberg. Ha i tempi di un pugile sul ring, fatto di attese, finte, attacchi esplorativi e pugni che si ricordano.
    La parte migliore del libro sono i dialoghi: efficaci, brevi, poche parole per esprimere interi stati d'a ...(continue)

    E' un bel libro quello di Fauquemberg. Ha i tempi di un pugile sul ring, fatto di attese, finte, attacchi esplorativi e pugni che si ricordano.
    La parte migliore del libro sono i dialoghi: efficaci, brevi, poche parole per esprimere interi stati d'animo. Silenzi e allusioni per descivere mondi e situazioni. Il tutto condito dal caldo opprimente e dal sudore dei tropici, di una Cuba in teoria libera e in pratica austera e affamatrice.
    Pugili, ragazzi piegati più dalla fame e dal riscatto che dall'etica del lavoro e del sacrificio, essenziali, tecnici e schivi come la boxe che praticano. La nobile arte strumento ad una misera vita.
    C'è qualche lungaggine e caduta di ritmo di troppo, le descizioni a volte peccano in semplicità e scarsa efficacia ma non pregiudica troppo l'intero impianto del libro.
    Riuscito il dualismo tra l'ex pugile che non ha più niente per cui combattere e il campione cubano, simbolo di un isola povera, audace, orgogliosa, silenziosa e ribelle.
    Non è il capolavoro che magari i cugini d'oltralpe hanno decretato ma un buon libro che racconta una buona storia. Ed è già sufficiente.

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    Speedyalex said on Apr 9, 2013 | Add your feedback

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    "Mi ero battuto per gli altri, alla fine perdevo da solo"

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    Beat79 said on Feb 17, 2013 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (68)
    • 5 stars
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    • 3 stars
    • 2 stars
  • Paperback 208 Pages
  • ISBN-10: 8889767251
  • ISBN-13: 9788889767252
  • Publisher: Keller
  • Publish date: 2012-02-01
  • In other languages: other languages Livres Français
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