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Book Description
E’ l’ombra ignota che sussurra alle nostre spalle. E’ l’ultimo vicolo infame della megalopoli corrotta. E’ la mannaia incrostata con la quale vengono perpetrati orribili delitti. E’ la cantilena ossessiva ripetuta senza fine da voci maledette. E’ il cane mutilato che sembra uscire da un incubo allucContinue
Book Details
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(36)
- Libri Italiani
- Paperback 251 Pages
- Publisher: Mondadori (Epix)
- Pub date: Nov 01, 2009
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“Taglia,” mi dice. E mi indica con la punta del dito il punto esatto in cui infilare la lama. L’unghia è di un perfetto colore rosso scarlatto. Mi si rovina tutto perché lo gratto via, era solita dirmi quando passavamo del tempo insieme; ma questa mattina tutte le sue unghie sono perfette.
“Taglia ... (continue)
“Taglia,” mi dice. E mi indica con la punta del dito il punto esatto in cui infilare la lama. L’unghia è di un perfetto colore rosso scarlatto. Mi si rovina tutto perché lo gratto via, era solita dirmi quando passavamo del tempo insieme; ma questa mattina tutte le sue unghie sono perfette.
“Taglia,” dice ancora. Taglio. La lama, tutto sommato, entra senza difficoltà: pare sapere da sola qual’è il suo posto, e si infila tra muscoli e tendini come dentro ad una guaina. Il rosso che sgorga dalla ferita (sangue rosso carico; stranamente – quasi oscenamente – vivo) è dello stesso colore del suo smalto. Non potevo, capite, non notarlo.
“Qui,” dice. E di nuovo obbedisco. Poi, piegando appena l’indice, rapidamente, due volte, mi fa cenno di salire. La ferità si apre sotto di me senza difficoltà. E rosso, ancora rosso.
Ho voglia di un paio di scarpe, mi aveva detto qualche tempo prima. Devono essere rosse, con la punta aperta, e col tacco alto. Rosso, di nuovo rosso.
“Il segreto,” dice, “sta nel non perdere la pazienza. E’ necessario tagliare con calma, senza fretta, con la mano sicura, senza guardare da dove si parte ma con la mente fissa al punto in cui vuoi arrivare. E’ un po’ come tirare con l’arco: solo il bersaglio conta. Ed è così che si ottengono i migliori risultati. Mai guardarsi indietro.”
Si alza, stirando le gambe e allungando le braccia verso il soffitto. Poi si gira quasi di scatto, e lascia la stanza. Io rimango dove sono. Mi concedo soltanto uno sguardo al suo corpo, mentre lei si allontana. La mia mente però non riesce che a pensare che ad una cosa: per chi sono rosse, oggi, quelle unghie?
Rimango così per un pezzo, gli occhi fissi alla porta che lei ha lasciato aperta, e il corridoio dentro il quale è sparita. Mi sembra di sentire da qualche parte uno sbattere di piatti, o di bicchieri. Poi mi ricordo che non devo distrarmi, perché sto tagliando, e riporto gli occhi sulla lama: un po’ storto, un po’ imperfetto, ma il lavoro va bene.
Lei rientra, e mi si accovaccia vicino. Le sue ginocchia sono perfettamente rotonde, e la gonna corta riesce a metterle ancora di più in risalto. “Vuoi un po’ di thè?” chiede. Io faccio cenno di si con la testa, anche se il thè non mi piace per niente. Poi, sempre in silenzio, le indico con gli occhi il mio lavoro.
Lei guardò. Rimase ad osservare con grande concentrazione. Ne approfittai per far scorrere ancora un po’ più avanti la lama, sperando che le mani non mi tremassero.
“Potresti cambiare, adesso,” mi dice. Il suo dito dall’unghia perfettamente rossa e curata mi indica un punto più in alto, verso il polso, ancora intatto. “Taglia lì, sono curiosa,” dice.
Estraggo la lama, scelgo il punto con precisione, affondo. Lei sorride.
“C’è una cosa che vorrei portarti a vedere,” mi dice mentre la lama apre un nuovo percorso. “E’ un parco. Ci sono stata l’altro giorno, a passeggiare, ma mi piacerebbe tornarci con te. Un po’ più a destra.”
Eseguo; e per un attimo, mentre lei comincia a descrivere il suo parco, e io continuo a tagliare secondo i suoi ordini, tutto sembra tornare come prima, com’era all’inizio, quando tutto andava bene, e non c’erano segreti, o peccati da confessare, o rimorsi da tenere dentro. Tutto sembra tornare al primo giorno, quando anche tagliare aveva un senso, e quello che facevamo insieme, solo per noi, era arte, perfetta, sublime, arte.
“Vedi?,” mi dice, indicando un punto sotto lo stomaco. “Qui, il buco, è divertente.” E ride. Ho sempre amato la sua risata.
Guardo anch’io, ma tutto quello che vedo, ormai, è solo un buco scavato nella carne; un buco che niente può più riempire. E vedo di nuovo le sue dita dalle unghie laccate, rosse, ma rosse per qualcuno che non sono io.
“Questo punto, poi, mi fa ridere ancora di più!” mi dice. E indica il collo del piede. “E questo…questo mi fa sorridere; è tenero, mi fa stare bene.” E accarezza una ferita sottile sulla coscia sinistra.
“Ho solo bisogno di rilassarmi un po’,” mi dice. “Tu mi fai stare bene.” E mi sorride.
Sorrido anch’io. Che altro posso fare?
Poi abbasso di nuovo la lama, questa volta all’altezza del mio petto. Ed inizio a tagliarmi di nuovo.
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…e poi succede che compri due antologie di autori horror italiani, ed entrambe ti lasciano abbastanza perplesso, e poi provi la terza, e scopri un autore davvero valido. Era ora.
Ho poche cose da dire su questo libro, se non che ogni racconto svolge perfettamente il suo compito: dopo fumose metafore che non portano a nulla, dopo trame sfilacciate e stiracchiate che finiscono a casaccio come una barca sfondata che si ferma addosso al primo scoglio che incontra, dopo tentativi di essere fottutamente originali, di imitare stilemi di altri o ricercatezze di altre epoche, ecco finalmente un autore con capacità espressiva, cose da dire, senso del racconto, strategie della tensione azzeccatissime, humor nero (che nell’horror non guasta mai) e capacità di sintesi. Marolla sa cosa vuole dire, come vuole dirlo, e soprattutto sa dove vuol andare a parare; e lo fa con arte, con gusto, con stile e con mestiere. Assolutamente impossibile chiedere di più.
Quando c’è da ridere si ride, ma quando c’è da spaventarsi ci si spaventa. Il senso di disagio che traspira da certi racconti è davvero opprimente, alcune immagini realmente terrorizzanti, e potrei andare avanti all’infinito, ma mi fermo qui. Bravo Marolla, finalmente un autore che non si perde dietro lungaggini o stili, ma che semplicemente sa raccontare.
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