Mandami tanta vita

Di

Editore: Feltrinelli Editore

3.4
(367)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 154 | Formato: eBook

Isbn-10: 8858811453 | Isbn-13: 9788858811450 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Moraldo, arrivato a Torino per una sessione d’esami, scopre di avere scambiato la sua valigia con quella di uno sconosciuto. Mentre fatica sui testi di filosofia e disegna caricature, coltiva la sua ammirazione per un coetaneo di nome Piero. Alto, magro, occhiali da miope, a soli ventiquattro anni Piero ha già fondato riviste, una casa editrice, e combatte con lucidità la deriva autoritaria del Paese. Sono i giorni di carnevale del 1926. Moraldo spia Piero, vorrebbe incontrarlo, imitarlo, farselo amico, ma ogni tentativo fallisce. Nel frattempo ritrova la valigia smarrita, ed è conquistato da Carlotta, una fotografa di strada disinvolta e imprendibile in partenza per Parigi. Anche Piero è partito per Parigi, lasciando a Torino il grande amore, Ada, e il loro bambino nato da un mese. Nel gelo della città straniera, mosso da una febbrile ansia di progetti, di libertà, di rivoluzione, Piero si ammala. E Moraldo? Anche lui, inseguendo Carlotta, sta per raggiungere Parigi. L’amore, le aspirazioni, la tensione verso il futuro: tutto si leva in volo come le mongolfiere sopra la Senna. Che risposte deve aspettarsi? Sono Carlotta e Piero, le sue risposte? O tutto è solo un’illusione della giovinezza? Paolo Di Paolo, evocando un protagonista del nostro Novecento, scrive un romanzo appassionato e commosso sull’incanto, la fatica, il rischio di essere giovani.
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  • 3

    Gli ultimi giorni di Piero Gobetti

    Costruito su due personaggi che snodano la loro vicenda separatamente per incontrarsi fuggevolmente verso la fine, il romanzo carbura soltanto nella seconda parte. L'iniziale predominanza di Moraldo, ...continua

    Costruito su due personaggi che snodano la loro vicenda separatamente per incontrarsi fuggevolmente verso la fine, il romanzo carbura soltanto nella seconda parte. L'iniziale predominanza di Moraldo, il personaggio di fiction, si traduce in un ritmo più lento e in una narrazione più dispersiva, dove snodi tradizionali (come lo scambio di valigie è foriero dell'incontro con la fascinosa Carlotta) si attivano con una certa farraginosità. Molto meglio la parte dedicata a Piero, il personaggio storico dietro il quale si riconosce Piero Gobetti - del quale il titolo riprende il passaggio di una sua lettera ad Ada, sua moglie.
    Prevalendo la sua storia, cresce anche la tensione narrativa e risalta altresì l'inettitudine di Moraldo, al quale la non storia d'amore con Carlotta conferisce l'aura di irrimediabile infelicità.
    Di Paolo mostra una lingua compatta e senza cedimenti. L'ambientazione negli anni '20 del Novecento è riuscita e priva di manierismi. Efficace - con una precisione topografica alla Modiano - la rappresentazione di Torino e anche quella nel finale di Parigi.

    ha scritto il 

  • 2

    "Come si fa a essere come te, come si arriva al punto in cui il talento, la sicurezza di sé, le occasioni si impastano nelle dosi giuste e fanno da combustibile per un lancio, per un volo."

    Una grande occasione perduta. Se avesse sviluppato molto più ampiamente la gigantesca figura di Piero Gobetti, raccontandoci qualcosa di più della sua brevissima e intensa vita, ne sarebbe uscito fuor ...continua

    Una grande occasione perduta. Se avesse sviluppato molto più ampiamente la gigantesca figura di Piero Gobetti, raccontandoci qualcosa di più della sua brevissima e intensa vita, ne sarebbe uscito fuori un romanzo bellissimo. E se non avesse inserito nella storia 'sto Moraldo: noioso, inconcludente, l'antitesi del gigante a cui corre inutilmente dietro, sarebbe stato un capolavoro. E se lo avesse scritto con più passione e più amore, invece di infarcire questa bella storia di arzigogoli e ricercatezze letterarie, togliendole calore, avrei decretato il Di Paolo come uno dei miei autori preferiti. Peccato!!!

    ha scritto il 

  • 4

    «Dunque la vita è soprattutto questo? Ciò che non lascia traccia.»

    «Tra la fine di un anno e i primi mesi di un altro, Moraldo si trova sempre impegnato in una strana conta. L'elenco delle cose fatte, quelle che si dicono importanti. Il risultato è sempre in passivo. ...continua

    «Tra la fine di un anno e i primi mesi di un altro, Moraldo si trova sempre impegnato in una strana conta. L'elenco delle cose fatte, quelle che si dicono importanti. Il risultato è sempre in passivo. Al netto delle ore spese per dormire, cosa può salvare? Di cosa è fatta la sua esistenza? Più cerca di mettere in fila i libri letti, le cose capite, più la sua mente si affolla d'altro. (...) Dunque la vita è soprattutto questo? Ciò che non lascia traccia.»

    In determinati momenti della vita, che sia l'ultimo dell'anno, l'inizio di una nuova esperienza o la fine di un ciclo, ci si ritrova a pensare a ciò che si è ottenuto, rispetto ai propri obiettivi. Accade anche con una certa frequenza e difficilmente si può dire di essere pienamente soddisfatti di se stessi e del proprio operato, di avere realmente fatto il proprio massimo.
    È il caso di Moraldo, protagonista di Mandami tanta vita di Paolo Di Paolo: l'occasione per questo bilancio si ha durante una conferenza sulla Divina Commedia presso la Facoltà di Lettere della Torino degli anni Venti. Moraldo resta profondamente colpito da un ventiquattrenne, Piero, e dalla sua vivacità intellettuale, oltre che dall'ironia con cui egli interrompe il professor-upupa durante una noiosissima lezione; questo giovane desta da subito antipatia, ma allo stesso tempo risulta affascinante per la sua sicurezza e spavalderia.
    Piero, nonostante la sua età, ha già fondato una rivista, ha sposato Ada, la donna della sua vita, e ha avuto con lei un figlio, Paolo, riuscendo a realizzare l'ideale della famiglia che ha sempre desiderato, a fianco degli studi.
    Piero è Piero Gobetti, giornalista e antifascista, qui descritto come un giovane pallido, dai capelli ricci e gli occhiali tondi, sprezzante: di lui si diceva che tenesse delle lezioni di Economia Politica a fianco del professor Einaudi; la sua forza caratteriale è però in netto contrasto con la sua salute cagionevole, cui spesso si fa riferimento nella narrazione.
    Presto giunge per lui l'esilio a Parigi. E il momento di dire addio ai suoi libri.

    «Piero si chiede se c'è qualcosa che possa avere dimenticato. Un istante dopo pensa che il problema è proprio non poter dimenticare niente. Lui sempre così proiettato sul futuro, immerso nel presente, così ferocemente difeso dalla tentazione della nostalgia, adesso costretto a dire addio. La lampada, lo scrittoio di noce rivolto alla finestra, i libri - gli mancheranno uno per uno, anche quelli che non sa più di avere. Amati come poco altro al mondo: li sfiora. Hanno dato senso alle giornate, le hanno riempite.»

    Moraldo è uno studente universitario in regola con gli esami, che si entusiasma vedendo il proprio articolo pubblicato su una rivista, ma poco dopo precipita, vedendo il proprio padre chino, nell'atto di servire un cliente; è un ragazzo normale con molte ambizioni, frenato dalle umili origini che lo fanno sentire il re del niente, spettatore di una vita che pare non appartenergli.
    Poi, lo scambio di valigie.
    Immaginare la vita di un'altra persona, cercare di entrarci, di impossessarsi di un passato più pieno, più vissuto del proprio.
    Quella di Paolo Di Paolo è una prosa non semplice, non immediata, ma evocativa, quasi poetica: è fatta di continui rimandi all'esperienza personale di ciascuno, e ognuno dovrà mettere molto del suo. Questo romanzo si svolge in un'Italia simile a quella odierna, un'Italia vigliacca, vecchia e incapace di uscire dalla condizione di stasi in cui versa; la vita, cui si accenna nel titolo, è quella rappresentata da Piero, la giovinezza e la voglia di combattere per i propri ideali.

    ha scritto il 

  • 1

    Pura retorica

    E' davvero questo il romanzo tanto osannato dalla critica? Mi è sembrata una copia, pallida e sbiadita, del Sostiene Pereira di Tabucchi. Protagonista ozioso e inerte che scopre la passione politica ...continua

    E' davvero questo il romanzo tanto osannato dalla critica? Mi è sembrata una copia, pallida e sbiadita, del Sostiene Pereira di Tabucchi. Protagonista ozioso e inerte che scopre la passione politica grazie all'incontro con un personaggio attivo e impegnato.
    Gli manca la leggerezza e l'ironia, però, della penna di Tabucchi. Lo stile di Di Paolo, al contrario, è ridondante, infarcito di retorica, infiocchettato di similitudini alquanto discutibili ( "lettere che planano come stormi" per dirne una) e si perde in lungaggini inutili. E, infine, qual è il senso di raccontare una storia dove il protagonista rimane sostanzialmente bloccato al punto da cui era partito? Nessuna progressione, nessun cambiamento, nessun avanzamento o crescita. Pura retorica.

    ha scritto il 

  • 1

    Inutili (e malriusciti) virtuosismi di stile e poco altro.

    Ennesimo libro che mi hanno chiesto di leggere per lavoro e che altrimenti avrei mollato dopo dieci pagine. Uno stile noioso, artificioso, pretenzioso e vecchio. Che palle.

    ha scritto il 

  • 2

    Paolo Di Paolo è autore qui di un libro sull'ammirazione, sulle occasioni mancate e sulla perdita. La mongolfiera cui rimanda la copertina non viene usata, ma citata; vola (o meglio volano, sono più d ...continua

    Paolo Di Paolo è autore qui di un libro sull'ammirazione, sulle occasioni mancate e sulla perdita. La mongolfiera cui rimanda la copertina non viene usata, ma citata; vola (o meglio volano, sono più di una) sotto la penna di Di Paolo, che per una facile associazione di idee menziona il nome di Verne: non "vola" purtroppo la sua scrittura, troppo appesantita forse dalla zavorra di opinabili idee sullo stile.

    Non per questo il libro non contiene pagine o brani ammirevoli, come questo, che mi pare ne contenga la quintessenza:

    "Più che parlargli di articoli e disegni, all'editore giovane Moraldo avrebbe chiesto come si fa: come si fa a essere come te, come si arriva al punto per cui il talento, la sicurezza di sé, le occasioni si impastano nelle dosi giuste e fanno da combustibile per un lancio, per un volo. Che cosa ho sbagliato. Che cosa non so fare. Gli avrebbe chiesto consigli. Forse anche un po' di conforto, vergognandosene all'istante. [...] Ho sbagliato i libri? Ho sbagliato gli amici? Vengo da una famiglia semplice, modesta come la tua. Ho perso forse le occasioni, per pigrizia? per cosa? Sono ancora in tempo?".

    ha scritto il 

  • 2

    Due valigie che vengono scambiate e due persone che vorrebbero scambiarsi. O almeno una vorrebbe essere più a contatto con l'altra, conoscerla a fondo, assorbirne la forza d'animo. Un desiderio legitt ...continua

    Due valigie che vengono scambiate e due persone che vorrebbero scambiarsi. O almeno una vorrebbe essere più a contatto con l'altra, conoscerla a fondo, assorbirne la forza d'animo. Un desiderio legittimo di una vita illuminata da ideali ed affetti, cosa che il timido e quasi insignificante protagonista proprio non riesce ad avere, nonostante la bella fotografa girovaga. Un romanzo fluido dove il meccanismo drammaturgico e l'intelaiatura caratteriale dei personaggi ruota tutto intorno a Piero Gobetti, scomparso sicuramente troppo presto e, forse, dimenticato ancora più in fretta. PS: se l'autore avesse scritto un saggio su Gobetti magari gli andava meglio...

    ha scritto il 

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