Manhattan Transfer.

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Verleger: Rowohlt Taschenbuch Verla

3.8
(434)

Language: Deutsch | Number of Seiten: 332 | Format: Others | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) English , Spanish , Italian , Basque

Isbn-10: 3499141337 | Isbn-13: 9783499141331 | Publish date:  | Edition 23., Aufl.

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Social Science

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Buchbeschreibung
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    Il cielo sopra Manhattan è come nickel; ora si fa roseo e giallo; ora è color zaffiro; è color tortora; è screziato da nuvolette. è d'ardesia; è fosco e di color arancione; è scuro e striato d'argento ...weiter

    Il cielo sopra Manhattan è come nickel; ora si fa roseo e giallo; ora è color zaffiro; è color tortora; è screziato da nuvolette. è d'ardesia; è fosco e di color arancione; è scuro e striato d'argento, oppure è color inchiostro; è del colore dell'uovo del pettirosso; sfuma verso il violetto; è color blu di fiamma; blu nero; è blu sparso di nuvole bianche; è color lavagna; è d'un grigio sporco di ardesia; sembra una volta di ferro battuto; è blu indaco; è di zinco.
    Sotto questo cielo multicolore, sotto la neve, la pioggerella, gli acquazzoni, sotto il sole vermiglio che sorge, che tramonta, che inonda la città, che ne fa scintillare il pulviscolo, che fa brillare, d'estate, i cappelli di paglia degli uomini, passano le stagioni e gli anni, l' '800 finisce e il '900 inizia, c'è la guerra in mezzo, il ritorno delle truppe, il proibizionismo, si formano, crescono e si consolidano o falliscono le grandi aziende finanziarie, sbocciano gli spettacoli, si affermano gli importanti studi legali; noi ascoltiamo le voci e le storia di mille vite di uomini che New York la popolano, come termiti sotto o dentro i grattacieli di acciaio, vetro e cemento.
    Storie brevi, qualcuna di miseria; storie lunghe, qualcuna di successi, in un grande quadro alla Bosch, pieno di personaggi, piccoli e grandi, poveri o straricchi. E, in sottofondo o sovrapposte, la musica: ora di un suonatore di violino o di una pianola, ora di un'orchestrina o di un fonografo, ora canticchiata da uno dei personaggi; e il rumore: delle ruote dei carri, dei piroscafi in manovra, di voci, di passi, di traffico, di taxi, della ferraglia della sotterranea e della sopraelevata, della folla nei ristoranti, delle squadre dei pompieri.

    Un libro notevole, d'impatto, costruito come un patchwork ma da un sarto finemente dotato, un quadro della storia e della letteratura americana che vale indubbiamente la pena di leggere.

    Nota 1: non ho avuto il coraggio di affrontarlo in lingua originale; appena iniziato a sfogliarlo mi sono reso conto che la ricchezza del vocabolario usato mi avrebbe impedito una lettura fluida e proficua. Ho optato per l'unica (?) versione in italiano che ne esiste.
    Nota 2: per non rischiare di perdermi tra i moltissimi personaggi (più di una trentina, quelli maggiori), ho dovuto far ricorso a una lista dei nomi...

    gesagt am 

  • 5

    Lettura impegnativa.

    Avevo scritto quasi tutta la recensione e per qualche svista si è cancellato tutto, non è la prima volta, forse trovare un sistema d'inserimento più pratico anche per quando si usa tablet e smartphone ...weiter

    Avevo scritto quasi tutta la recensione e per qualche svista si è cancellato tutto, non è la prima volta, forse trovare un sistema d'inserimento più pratico anche per quando si usa tablet e smartphone, non sarebbe una brutta idea! Quella finestra che ti permette di leggere due righe è veramente penosa!

    Romanzo impegnativo per i diversi personaggi e storie che avanzano a spezzoni, a volte incrociandosi, altre no. Probabilmente lo stile evoca il turbinio e la velocità della metropoli. Interessante notare che nei primi anni venti avessero già problemi di traffico.
    È un flusso di coscienza collettivo di questa "capitale mondiale" che tritura come niente fossero alcuni storici passaggi come la prima guerra mondiale, i fermenti sociali e politici, il proibizionismo e i primi sintomi della grande crisi finanziaria.
    Forse andrebbe letto disinteressandosi delle vicende dei singoli, a me non riesce, seguendo solo il corso principale, apprezzando la qualità della scrittura e la testimonianza di quel frangente frenetico e crudele. Un'epoca di passaggio come forse è anche questa che stiamo vivendo, speriamo ci sia un nuovo Dos Passos a raccontarla.

    gesagt am 

  • 3

    Un altro grande ritratto-mosaico

    E' passato ormai qualche giorno dal momento in cui ho finito questo libro, e mi permane la fastidiosa sensazione che mi sia rimasto molto poco: non ricordo nulla dei nomi dei personaggi, nè degli even ...weiter

    E' passato ormai qualche giorno dal momento in cui ho finito questo libro, e mi permane la fastidiosa sensazione che mi sia rimasto molto poco: non ricordo nulla dei nomi dei personaggi, nè degli eventi di questo lunghissimo e faticosissimo intreccio.
    Eppure non dovrebbe essere una sorpresa, visto che fin dalle prime pagine traspare che l'intento di John Dos Passos, nello scrivere questo "Manhattan Transfer", non era affatto quello di raccontare una storia nel senso tradizionale del termine, ma di tracciare l'infernale e meraviglioso ritratto della New York degli anni ruggenti.

    Come più tardi accadrà a Don De Lillo con "Underworld", un cimento simile si può tentare di affrontare solamente con l'accostamento di infinite immagini micrscopiche, che tutte insieme possono dare una impressione di quel ciclopico e mostruoso essere vivente che è la grande mela. E proprio il parallelismo con De Lillo, che compie la stessa operazione sulla New York del dopo guerra, è ciò che rende interessante qusto libro.

    Ma mentre Don De Lillo si incentra sulla New York all'interno del mondo, lasciando spazio nel mosaico/ritratto alla guerra fredda, al terrore del nucleare, al problema sempre più importante dei rifiuti, John Dos Passos trova posto soltanto per riprodurre il feroce consumismo nascente, la doppiezza che si nasconde dietro valori tanto stringenti ed imposti quanto poco sentiti, la feroce ansia di arricchirsi che caratterizza tutta la società americana (che sempre più negli anni successivi metterà in relazione la dignità della persona con il censo). La grande bolla immobiliare, il crack del '29, gli anni del proibizionismo, Roosevelt e la minaccia hitleriana nascente rimangono solo sullo sfondo, l'autore non ha trovato il modo di dare spessore a questi eventi.

    De Lillo è superiore a Dos Passos, ma parte da quest'ultimo. E quindi, per chi fosse interessato a questo tipo di romanzi, o a conoscere meglio quell'incredibile evento umano che è New York, "Manhattan Transfer" è un libro utile e consigliabile, anche per dare ultieriori significato e valore aggiunto a "Underworld".

    "Quanto ti vorrei bene, papà, se tu fossi ricco!". In questa frase che sfugge innocentemente di bocca ad una piccola bambina, sta il senso di tutto il libro.

    gesagt am 

  • 4

    "Questo non è un Paese per vecchi"

    Un libro pervaso di presenze, formiche guardate dall'alto e poi seguite una per una, tra descrizioni classiche e flussi di coscienza.
    La storia dell'umanità a New York, tra gli anni precedenti la prim ...weiter

    Un libro pervaso di presenze, formiche guardate dall'alto e poi seguite una per una, tra descrizioni classiche e flussi di coscienza.
    La storia dell'umanità a New York, tra gli anni precedenti la prima guerra mondiale e la fine della seconda, americani che arrivano qui tutti da altrove, tra chi parte in miseria per poi scalare tutte le classi sociali, chi non ce la fa, chi si barcamena tutta la vita e chi dopo aver compiuto il ciclo completo torna sul fondo.

    Mi sono appassionata a seguire gli intrecci, a guardare ragazzini crescere, fortune nascere e crollare, a lasciare qualcuno a un angolo di strada o in un affollato caffè per seguire qualcun altro e poi ritrovare il primo dopo venti o trenta pagine, in una brulicante tensione spesso amara e disillusa di vita e vite, in una città che non dà tregua mai, che è polvere, pioggia, gelo e afa, stanze fredde e saloni surriscaldati, alcol e sudore, belletto e sporcizia, che freme tra banchine, strade, palazzi, imbarcazioni e la L-line ferroviaria, ideale trait d'union tra tutte le storie.

    gesagt am 

  • 3

    Un ritratto di NYC a tutto tondo. Bianco e nero denso di odori, colori, sensazioni, emozioni, volti e paesaggi urbani in continuo cambiamento. Flusso di coscienza e sovrapposizione di piani e personag ...weiter

    Un ritratto di NYC a tutto tondo. Bianco e nero denso di odori, colori, sensazioni, emozioni, volti e paesaggi urbani in continuo cambiamento. Flusso di coscienza e sovrapposizione di piani e personaggi che si incrociano senza incontrarsi. Experimental writing techniques and narrative collages that would become more pronounced in his U.S.A. trilogy and other later works. James Joyce's Ulysses (1922), T. S. Eliot's The Waste Land, and experiments with film collage by Soviet director Sergei Eisenstein.

    gesagt am 

  • 4

    Il modo di scrivere di Dos Passos tende in questo romanzo a rappresentare e quindi a spingere verso l’identificazione in una realtà caotica, quale è quella di New York. E’ una città che non dorme m ...weiter

    Il modo di scrivere di Dos Passos tende in questo romanzo a rappresentare e quindi a spingere verso l’identificazione in una realtà caotica, quale è quella di New York. E’ una città che non dorme mai , che non perdona attimi di cedimento, in cui i rapporti umani sono ridotti al minimo. La rappresentazioni dei personaggi che animano la storia non è lineare , le loro storie vengono frammentate cronologicamente e assemblate insieme senza una successione temporale sistematica e ordinata . Il flusso di coscienza viene ora spezzettato sotto forma di riflessioni o di monologhi ed alternato a momenti di descrizione realistica soprattutto dei suoni, dei colori così stridenti e caotici che avvolgono la città. Un inferno metropolitano che denuncia apertamente tutto quello che è il consumismo, l’indifferenza sociale e l’aridità dei sentimenti. Non è un libro di facile lettura perché non riesci a star dietro a tutti personaggi che spesso appaiono e scompaiono con salti temporali o le cui azioni avvengono in contemporanea a quelli di altri. Non è facile amare questo lavoro, occorre forse decantare la lettura e magari riprenderla una seconda volta.

    gesagt am 

  • 4

    Può un romanzo reggersi soltanto su una scrittura magistrale? Manhattan Transfer può. La trama è volutamente discontinua, i personaggi sono troppi, si confondono l'un l'altro e complessivamente sono p ...weiter

    Può un romanzo reggersi soltanto su una scrittura magistrale? Manhattan Transfer può. La trama è volutamente discontinua, i personaggi sono troppi, si confondono l'un l'altro e complessivamente sono poco riusciti. Ma la scrittura è tale che nonostante questi enormi difetti vi convincerete di aver letto un capolavoro.

    gesagt am 

  • 5

    Non un briciolo di senso artistico, non un bel monumento, non atmosfera storica: ecco New York. Sarà, ma allora perché questo libro esplode di energia, ritmo frenetico, voglia di nuovo? Anche se fin ...weiter

    Non un briciolo di senso artistico, non un bel monumento, non atmosfera storica: ecco New York. Sarà, ma allora perché questo libro esplode di energia, ritmo frenetico, voglia di nuovo? Anche se fin dall'inizio si capisce che non è possibile ricordare tutti i personaggi -forse ricordiamo tutte le persone sedute dietro di noi a un ristorante o che salgono e scendono dai tram? - si viene attratti dalla varietà di storie e microstorie e di come sono raccontate in poche parole con tanti dialoghi che si susseguono a brevissima distanza come treni della metropolitana. Mi sembra tutto così moderno, così veloce, in contrapposizione alla lentezza europea di quel periodo, del resto non era un paese per vecchi neppure allora, ed è proprio qui che quella famosa citazione ha origine. Ci sono spunti che si ritrovano poi in tanti romanzi e film successivi, per non parlare dell'ironia , così fresca dopo novant'anni "Tornato ora, Capitano?"
    "Sì, abbiamo preparato il mondo alla democrazia"
    Il barbiere attutì le parole sotto l'asciugamano surriscaldato.

    Alla fine quasi gira la testa, e come Ellen dico:
    Oh, tutte queste storie di danze plastiche, di letteratura, di socialismo e di psicoanalisi. Una dose troppo forte.... Sì, proprio così, George... Forse invecchio

    gesagt am 

  • 4

    Dove accadono le cose

    Scegliere un punto da cui iniziare questa recensione è stato molto difficile, e non tanto per le 400 pagine fitte fitte in carattere minuscolo che compongono questo "Manhattan Tr ...weiter

    Dove accadono le cose

    Scegliere un punto da cui iniziare questa recensione è stato molto difficile, e non tanto per le 400 pagine fitte fitte in carattere minuscolo che compongono questo "Manhattan Transfer", quanto per il numero di personaggi e di situazioni che vanno a costruire una trama tanto intricata quanto inestricabile. Se però c'è una cosa che ho imparato, a me che piace perdere tempo dietro puzzle da migliaia di tessere, è che per fare un puzzle, per quanto sia complesso, magari puoi partire dalla cornice e poi tutto diventa più semplice. Se dovessimo cercare la cornice di questo libro di Dos Passos potremmo partire proprio dalla primissima pagina, lì dove uno dei tanti protagonisti, sul traghetto che a breve lo sbarcherà a Manhattan, si rivolge a un ragazzo per chiedergli se ci vuole ancora molto ad arrivare. E alla controdomanda del giovane, "Dipende da dove vuole andare", la risposta dell'uomo è la più semplice e al tempo stesso la più rappresentativa di tutto il romanzo: "Come si arriva a Brodway? Vorrei andare dove accadono le cose".

    Ecco la chiave di tutto "Manhattan Transfer": dove accadono le cose. Dos Passos è un esperto di puzzle e quello che va a comporre è il più grande puzzle su New York, una grande illustrazione sulle "cose" che accadono ai suoi abitanti e nelle sue strade. In quello che è il suo libro più noto, lo scrittore americano sperimenta con il linguaggio e con lo stile, e ne esce fuori quella che potrebbe essere una raccolta di racconti, ma con tutti i paragrafi mischiati fra loro. Le vite dei protagonisti vengono mescolate proprio come tante tessere di questo grande puzzle: ne troviamo alcune che mai si incontrano, ne troviamo altre che si incastrano fra loro, perdiamo per strada personaggi e ne ritroviamo di dimenticati. Dos Passos intesse così tante storie-racconti che seguire la sua voce a volte diventa disperatamente difficile, ma è una voce, quella di Dos Passos, che è tanto potente e immaginifica che difficilmente può stancare. Una voce che è la voce stessa della città, rappresentata qui in tutte le sue centinaia di luci e in tutto il suo essere uno dei più grandi palcoscenici del mondo: si mischiano storie di felicità e storie di povertà, di scalate al successo e di repentine cadute nella miseria, di amori e disamori, di famiglie che si sfaldano e famiglie che si costruiscono, di nascite e di morti, di proibizionismo, di guerra e di pace. E man mano che la storia procede, Dos Passos reinventa colori e suoni di questa città, fra metafore bellissime e caratterizzazioni uniche che coinvolgono tutti i sensi ("si sentiva odore di caffè e di «New York Times»", "il cielo era del colore blu dell'uovo del pettirosso", "l'amava fino a conoscerne tutta la fitta foresta dei suoi capelli", ...). Più volte in queste pagine si sentono echi dei grandi romanzi americani del periodo e di quello immediatamente successivo, da Fitzgerald a Yates passando per Steinbeck, e non tanto per lo stile, quanto per il fatto che "Manhattan Transfer" racconta in maniera così vivida la vita di tutti i giorni - tanto comune da essere così straordinaria - che ne esce uno dei tanti affreschi, forse il più completo, del XX secolo americano.

    Sono quattro stelle piene: non nascondo di aver fatto un po' di fatica a seguire tutte le trame così mescolate fra loro, ma la soddisfazione è stata anche tanta. Probabilmente una seconda lettura mi permetterà di focalizzare l'attenzione su altri aspetti, perché c'è tanto materiale in questo libro su New York che anche dopo diverse letture potrà sorprendervi.

    gesagt am 

  • 4

    Un romanzo emblematico (e forse precursore) dell’essenza di tanta letteratura americana: il senso di vuoto esistenziale e l’assenza assoluta di speranza, entrambe acuite da uno stile volutamente crudo ...weiter

    Un romanzo emblematico (e forse precursore) dell’essenza di tanta letteratura americana: il senso di vuoto esistenziale e l’assenza assoluta di speranza, entrambe acuite da uno stile volutamente crudo (nel lessico, nelle descrizioni, nei personaggi), che esprime lo squallido contesto in cui si muovono come alienati automi i personaggi, coatti a ripetere costantemente i medesimi schemi comportamentali, in una spirale di ricerca esistenziale che culmina nella disperata perdizione.

    gesagt am