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Mani

Viaggi nel Peloponneso

Di

Editore: Adelphi (Gli Adelphi, 288)

4.0
(115)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 394 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8845920666 | Isbn-13: 9788845920660 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Franco Salvatorelli

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida

Genere: Travel

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Descrizione del libro
Fin dal 1933, quando si è lanciato in una traversata a piedi dell'Europa,Patrick Fermor è un'approssimazione all'archetipo del viaggiatore. "Mani" è ilnome dell'ultima propaggine del Peloponneso, che si distacca dal resto dellaGrecia per la sua storia di terra inaccessibile e per la sua natura di terraaspra e allucinatoria. Quasi sempre a piedi, e per anni, ha percorso laregione descrivendone i paesaggi fascinosi, facendone rivivere storie,leggende e personaggi, definendo un modo di viaggiare non solo nello spazio,ma anche nel tempo. Che entri in una torre costruita per respingere gliattacchi dei saraceni, che racconti delle icone custodite nei monasteri riescea trasmettere quello che ha visto e sentito dalla prospettiva del nomade.
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  • 4

    ✰✰✰✰ molto buono

    Viaggiatore per passione (cominciò a 18 anni, a piedi), sempre al corrente della storia dei luoghi visitati e, soprattutto in Grecia, della cultura e della lingua.
    Quindi il genere è “conosco quei luoghi, conosco la loro storia, sogno di loro e adesso vado a vederli”.
    Per fortuna lo f ...continua

    Viaggiatore per passione (cominciò a 18 anni, a piedi), sempre al corrente della storia dei luoghi visitati e, soprattutto in Grecia, della cultura e della lingua.
    Quindi il genere è “conosco quei luoghi, conosco la loro storia, sogno di loro e adesso vado a vederli”.
    Per fortuna lo fece negli anni 50.

    Leggendo si ha l’idea di come potesse essere la vita nella penisola prima dell’economia globale: un mondo antico, peculiare e superato. Fierezza (mai battuti dai turchi), religiosità con tracce di paganesimo (ci misero 600 anni a conoscere il cristianesimo. Probabilmente perché nessuno osava avventurarsi), ospitalità pur nella povertà. Dovrei dire grazie alla povertà: olive, pane, vino, pomidoro e cipolle crude, pesci poveri (la salpa mangia-erba e il cefalo, ovvero il muggine).
    Nonostante (o forse per merito) il territorio ostile, la terra scarsa (un’immane quantità di sassi) molti profughi di varia provenienza trovarono rifugio nella penisola, dai più scontati spartani, ai cretesi, perfino ai serbi e greci vari.
    Ci sono anche migrazioni. Curiosa quella verso l’Italia, a Livorno, sotto i Medici: scomparsi, assorbiti, distrutti dalla malaria. E quella verso la Corsica con terreni ceduti da Genova. Ebbero vita dura perché i corsi erano anche più selvaggi di loro e perché nel tempo i manioti mantennero fedeltà a quella Genova che aveva dato loro una patria. Anch’essi ormai integrati, almeno nella lingua, anche se la Chiesa è sempre quella ortodossa. La cittadina è Corgese. Magari qualcuno c’è passato, durante in ferie.

    Sconsigliato a chi cerca una guida di viaggio. Troppa storia, troppe informazioni culturali, nessuna utile ad un trekking sul Taigeto.
    Chi c’è andato, magari in camper, non sa nulla di ninfe sul monte, né trova interessante la presunta porta dell’Ade a Capo Tenaro e magari trova curioso che all’interno di una minuscola chiesetta qualcuno abbia messo un altarino con semplici offerte.
    Spero che la spazzatura sia stata collocata dove di dovere.

    Adesso le antiche cappelle bizantine non sono più ricoperte di fichi d’India alti sei metri, sono belle pulite, in qualche altra costruzione consimile c’è un Bed & Breakfast o un mini Hotel de charme.
    Specie sulla costa casette a schiera, genere residence, ombrelloni polinesiani, qualche chalet in legno, genere tirolese, ci sono camping e fast food, e tutto assomiglia a decine di altri luoghi.

    15.12.2014

    ha scritto il 

  • 3

    questa letteratura di viaggio, mah...

    Credo di avere un problema con la letteratura di viaggio, da Sterne a Chatwin ho provato più volte a leggere libri che mi aiutassero a sentirmi più viaggiatore e meno turista, ma ne sono uscito quasi sempre deluso, quando non infastidito dal narcisismo dell' autore di turno. Prendiamo "Mani": pre ...continua

    Credo di avere un problema con la letteratura di viaggio, da Sterne a Chatwin ho provato più volte a leggere libri che mi aiutassero a sentirmi più viaggiatore e meno turista, ma ne sono uscito quasi sempre deluso, quando non infastidito dal narcisismo dell' autore di turno. Prendiamo "Mani": preso prima di un viaggio nel Peloponneso (poi rivelatosi straordinariamente bello) l'ho cominciato con molto interesse, apprezzandone anche l'erudizione fintanto che è rimasta un accompagnamento al racconto, ma poi lo sfoggio di cultura prende campo, deborda fino a oscurare il Mani e a farmi scemare completamente la voglia di arrivare in fondo. Volevo "vedere" più Mani e meno virtuosismo letterario, alla fine mi rimane qualche brano di notevole suggestione (come l'ingresso dell'Ade) e una diffusa sensazione di snobismo culturale...

    ha scritto il 

  • 4

    Chiariamo: non è un libro di viaggio

    se lo prendete pensando a un libro di viaggio, desistete. E' un interessante libro di storia, antropologia, storia dell'arte, non sempre scorrevolissimo, richiede attenzione e concentrazione. Viaggio, poco. Chiarito questo "dettaglio", è un libro che merita sicuramente di essere letto.

    ha scritto il 

  • 5

    Imperdibile

    Assoluto capolavoro,imperdibile per chiunque ami la Grecia, indispensabile epr l'erudizione che, inframezzata con leggerezza al racconto del viaggio, illumina su molti aspetti della storia, geografia e anima di questa parte del mondo, e anche sui vari imperi che ebbero rapporti con essa.L'autore, ...continua

    Assoluto capolavoro,imperdibile per chiunque ami la Grecia, indispensabile epr l'erudizione che, inframezzata con leggerezza al racconto del viaggio, illumina su molti aspetti della storia, geografia e anima di questa parte del mondo, e anche sui vari imperi che ebbero rapporti con essa.L'autore,amico della Greica e combattente per essa nella seconda guerra mondiale, visse per lunghi anni sia a Creta che nel mani, e' morto nel 2011 all'eta' di 96 anni, ed e' uno di quei personaggi straordinari che fanno venire voglia di mettersi in viaggio perennemente, materialmente o solo con lo spirito.Amico di Chatwin, lo trovo a questo superiore per statura culturale e per semplicita' di approccio.

    ha scritto il 

  • 5

    " una magica pace vive nelle rovine dei templi greci. il viaggiatore si adagia tra i capitelli caduti e lascia passare le ore, e l'incantesimo gli vuota la testa di ansie e pensieri molesti e a poco a poco la riempie, come un vaso che sia stato lavato e raschiato, di un'estasi tranquilla. quasi t ...continua

    " una magica pace vive nelle rovine dei templi greci. il viaggiatore si adagia tra i capitelli caduti e lascia passare le ore, e l'incantesimo gli vuota la testa di ansie e pensieri molesti e a poco a poco la riempie, come un vaso che sia stato lavato e raschiato, di un'estasi tranquilla. quasi tutto ciò che è accaduto svanisce in un limbo d'ombre e di futilità ed è sostituito pianamente da un senso di semplicità luminosa e di calma che scioglie tutti i nodi e risolve tutti gli enigmi e sembra mormorare, benigno e suadente, che la vita, a lasciarla svolgere senza impacci e costrizioni e ricerche di soluzioni aliene, potrebbe essere illimitatamente felice. "

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro di viaggio tra i piu' belli che abbia letto. Purtroppo nella parte centrale si dilunga troppo su aspetti che non sono strettamente attinenti al viaggio: icone, mitologia greca nel dettaglio e altre disgressioni un po' fuori luogo rispetto al resto. Comunque, pur se il viaggio riguarda un ...continua

    Un libro di viaggio tra i piu' belli che abbia letto. Purtroppo nella parte centrale si dilunga troppo su aspetti che non sono strettamente attinenti al viaggio: icone, mitologia greca nel dettaglio e altre disgressioni un po' fuori luogo rispetto al resto. Comunque, pur se il viaggio riguarda una regione piccolissima della Grecia, il Mani appunto, Fermor sa guardare questo mondo antico con occhi e cuore e rendere veramente interessante anche questa piccola porzione di mondo.

    ha scritto il 

  • 3

    Mattone ? No, mattoncino.

    Pensavo fosse un mattone...invece e' stato un mattoncino: nel senso che la prima parte mi ha colpito per la sua leggerezza, per il suo raccontare esperienze di viaggio in chiave personale e senza mai scadere nel banale. Poi la seconda parte si perde un po' e diventa pesante nel suo trasformarsi d ...continua

    Pensavo fosse un mattone...invece e' stato un mattoncino: nel senso che la prima parte mi ha colpito per la sua leggerezza, per il suo raccontare esperienze di viaggio in chiave personale e senza mai scadere nel banale. Poi la seconda parte si perde un po' e diventa pesante nel suo trasformarsi da libro di viaggio in esercizio onanistico su temi vari di letteratura e mitologia greca. In maniera del tutto inspiegabile, per giunta. Poi nelle ultime pagine, l'afflato ossessivo fortunatamente si spegne, e il libro ritorna ad essere un piacevole racconto di luoghi e persone un po' sospesi nel tempo, tra mare e montagna, in una cornice che solo in Grecia si puo' ritrovare cosi' perfetta.

    ha scritto il 

  • 5

    2011, l'anno di Patrick Leigh-Fermor...

    Lo ammetto, inizialmente ho accolto questa proposta di lettura con una certa sufficienza, considerandola l'ultimo prodotto della compulsività libraria del mio ragazzo...ebbene, mi sbagliavo alla grande. Mani è stato per me una vera e propria rivelazione: Leigh-Fermor unisce una cultura personale ...continua

    Lo ammetto, inizialmente ho accolto questa proposta di lettura con una certa sufficienza, considerandola l'ultimo prodotto della compulsività libraria del mio ragazzo...ebbene, mi sbagliavo alla grande. Mani è stato per me una vera e propria rivelazione: Leigh-Fermor unisce una cultura personale a dir poco impressionante alla non comune dote di lasciarsi incuriosire da tutto, che siano icone bizantine del XIII secolo o un pastore solitario che sorveglia il suo sparuto gregge. Padroneggiando con una maestria senza uguali una tavolazza di colori caldi ed avvolgenti, dipinge con una maestria senza eguali le aspre punte del Taigeto, le brulle vallate punteggiate di olivi che digradano verso la costa, il mare blu intenso della Grecia meridionale, i piccoli villaggi in cui le case-torri svettano fieramente sempre più in alto. Ogni pagina di questo libro trasuda l'amore di Leigh-Fermor per il Mani, dell'interesse per la sua storia e del profondo rispetto che porta verso una cultura (ai suoi tempi) semplice ma al tempo stesso ricca di usanze e di orgoglio per il proprio illustre passato.

    ha scritto il