Manifesto del partito comunista

Di ,

Editore: Laterza

4.0
(2064)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 62 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Chi semplificata , Tedesco , Francese , Portoghese , Galego

Isbn-10: 8842058947 | Isbn-13: 9788842058946 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Domenico Losurdo

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati

Genere: Filosofia , Politica , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
Tra le varie edizioni del Manifesto del partito comunista questa si distingue sia per l’autorevolezza dei traduttore, che non è solo un grandissimo esperto della lingua tedesca e del marxismo, ma è anche affermato saggista, sia per la chiarezza dello stile. L’ampia Introduzione suggerisce una nuova lettura del grande classico. Il prezzo è competitivo rispetto a quello delle edizioni più accreditate.

IndiceIntroduzione di Domenico Losurdo - Nota biografica - Manifesto del partito comunista - I. Borghesi e proletari - II. Proletari e comunisti - III. Letteratura socialista e comunista - IV. La posizione dei comunisti rispetto ai diversi partiti d'opposizione

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  • 4

    Monsieur Marx, ve ne dovete andare.

    Ed ecco che finalmente dopo una vita intera incontro questo barbuto signore di Treviri faccia a faccia. Me la ricordo ancora, la prima volta che ho conosciuto il nome di Karl Marx. Avevo dieci anni, s ...continua

    Ed ecco che finalmente dopo una vita intera incontro questo barbuto signore di Treviri faccia a faccia. Me la ricordo ancora, la prima volta che ho conosciuto il nome di Karl Marx. Avevo dieci anni, stavo leggendo la storia d’Italia a fumetti di Enzo Biagi: dato che un’ opera destinata ai bambini non si può permettere di esporre il pensiero del grande tedesco neppure per sintesi, si limitava a raccontarne la lotta per migliorare le drammatiche condizioni delle masse operaie, le sue sofferenze, le sue continue peregrinazioni. E mi rimane impressa dopo trent’anni quella vignetta in cui la polizia belga caccia via Marx e Jenny proprio con queste parole “Monsieur Marx, ve ne dovete andare”.

    Ecco, quel momento è arrivato anche per me. Perché dopo aver perso le illusioni giovanili (di tipo forse un po’ troppo gucciniano, devo dire), dopo essermi scontrato col mondo del lavoro ed aver toccato con mano le sofferenze ma anche le gravi colpe dei lavoratori, dopo aver affrontato il superamento del comunismo ad opera di Albert Camus, forse era impossibile che “Il manifesto del partito comunista” non mi apparisse vecchio. E non a caso lo stesso Domenico Losurdo nella sua pur interessantissima introduzione con grande sforzo e grandi energie cerca di sostenerne l’attualità: ma è un’impresa disperata.

    Ma alla fine cosa c’è che non va nel comunismo? Perché bisogna alla fine che la Sinistra in Italia ma anche nel mondo cerchi una strada diversa? Losurdo ma anche molti politici attuali non capiscono che il problema non è il Gulag o il deteriore socialismo reale che abbiamo conosciuto in Unione sovietica. Per fare chiarezza su quel tema basta leggere “L’uomo in rivolta” del premio Nobel (e attivista di sinistra) Albert Camus. Il punto è che il Comunismo è un’idea politica ottocentesca, che poteva andare bene per l’ottocento ma non per i giorni nostri. Erano gli anni della rivoluzione al quadrato ovvero della rivoluzione borghese che si intrecciava alle sommosse proletarie; l’uomo viveva in un mondo pieno, dove tutto aveva un senso e dove la cultura positivista si sentiva legittimamente autorizzata a dare l’assalto al cielo, a provocare deliberatamente la “morte di Dio.”
    Poi sono arrivati la meccanizzazione dell’agricoltura, il predominio della finanza sull’economia, le società per azioni, le lotte sindacali che hanno fornito un reddito anche ai proletari. Sono arrivati Stalin e Hitler. Il cielo si è rivelato troppo grande perché l’umanità potesse riempirlo tutto, e parallelamente la storia è stata capace di superare anche Hegel e Marx, oltre che il positivismo e la borghesia. Oggi abbiamo ben chiaro che non può esistere un’idea politica che possa dar conto di tutta la storia, e questa è la morte culturale del comunismo. Un sistema politico, economico e sociale non si può costruire a tavolino partendo da zero, ancor meno se si pensa di prescindere da una classe dirigente.
    Non ho mai capito su quale basi il grande pensatore di Treviri ritenesse che tutte le idee politiche del passato non fossero che momenti della storia in divenire, mentre invece che la propria fosse eterna. Del resto, se Marx era convinto che il sistema borghese stesso stesse distillando il veleno che avrebbe provocato la sua morte, perché mai i comunisti avrebbero dovuto allearsi al sindacato? Meglio sarebbe stato spingere la ingiustizia sociale alle sue estreme conseguenze, come la storia peraltro ha puntualmente dimostrato (le conquiste sindacali sono una fucina di socialdemocratici, non di rivoluzionari).
    Cosa resta dunque del Manifesto del partito comunista? Il suo interesse resta quindi soltanto storico (interesse storico che resta comunque colossale, visto quello che è successo dopo, intendiamoci)? A me è servito per definire con grande chiarezza cosa significhi essere di destra ed essere di sinistra anche ai giorni nostri, ed in tempi di feroci minacce a cinque stelle di certo non è banale. E’ impressionante come, da schieramenti opposti, sia Tocqueville che Constant da una parte che Marx ed Engels dall’altra siano concordi su questo punto. Le sofferenze dell’uomo escluso dal reddito economico e quindi escluso anche dalla vita sociale, sono dovute a responsabilità dell’ individuo stesso, o sono interamente da addebitarsi a cause politiche ed economiche molto più grandi dell’individuo stesso? Di conseguenza: l’individuo è di per sé supremo arbitro del suo destino e quindi la sua libertà è da considerarsi sacra, oppure è non solo lecito ma anche necessario organizzarsi in classi sociali per fronteggiare un divenire storico tanto più grande di noi? Nel primo caso si è di destra, nel secondo caso di sinistra. Unirsi è il gesto più rivoluzionario ed antiliberale che ci possa essere.

    E si capisce quindi quanto patetica e triste sia la condizione della lotta sindacale nell’Italia di oggi, terra nella quale i sindacati sprecano il meglio delle proprie risorse a dividersi ed a contendersi briciole di potere, laddove avrebbero dovuto obbedire all’ordine con cui il Manifesto si chiude
    “proletari di tutti i paesi, unitevi!”

    P.S. Io odio il liberalismo. Di un odio purissimo, cristallino. Abbasso la libertà.

    ha scritto il 

  • 0

    Contenuto

    Karl Marx e Friedrich Engels analizzano la storia come lotta di classe, sempre esistita e combattuta tra oppressi ed oppressori. I due sottolineano come questo contrasto non solo sia ancora presente n ...continua

    Karl Marx e Friedrich Engels analizzano la storia come lotta di classe, sempre esistita e combattuta tra oppressi ed oppressori. I due sottolineano come questo contrasto non solo sia ancora presente nella moderna società borghese, ma che piuttosto si sia addirittura inasprito, poiché, in seguito a grandi trasformazioni sociali connesse alla trasformazione del modello produttivo, esso è animato da solo due grandi classi: la borghesia e il proletariato. La prima, classe rivoluzionaria in età feudale, dopo aver annientato la struttura economica e politica allora esistente, ormai inadeguata ed obsoleta, si consacrò come classe dominante a tutti gli effetti durante le rivoluzioni industriali. La seconda, nata in seguito alla nascita del modello economico capitalistico, risulta essere quella oppressa ma potenzialmente dominante.
    La base su cui la borghesia ha costruito la propria forza è sostanzialmente lo sfruttamento del proletariato, tutelato dai governi, definiti da Marx ed Engels un comitato che amministra gli affari comuni di tutta la classe borghese.[1] Tuttavia con lo sviluppo dell'industria la classe operaia, le cui file tendono ad ingrossarsi sempre di più anche di parti della piccola-media borghesia e di borghesia declassata, è destinata a crescere in numero e in forza. La compressione dei salari tende a far sì che le condizioni di vita dei lavoratori diventino man mano sempre più simili, così che essi tendono ad organizzarsi in associazioni permanenti, per difendere i loro diritti. Alla luce di tali premesse, il proletariato risulta essere destinato ad abbattere la classe borghese insieme con il modello economico da essa introdotto.
    In seguito alla rivoluzione in cui il proletariato conquisterà il potere politico, dovrà esserci necessariamente una fase di transizione, definita "dittatura del proletariato", durante cui verranno utilizzati dalle associazioni operaie i mezzi di produzione borghese, messi a disposizione dallo Stato, per trasformare radicalmente la società: a uno Stato borghese si sostituirà quindi uno Stato proletario, a una dittatura della borghesia una dittatura del proletariato.

    ha scritto il 

  • 1

    Con tutto il rispetto per l’importanza dell’opera (un’importanza che in realtà non si immaginavano nemmeno gli autori), per me è stata una tortura leggerlo. Pur essendo breve è prolisso - incredibile, ...continua

    Con tutto il rispetto per l’importanza dell’opera (un’importanza che in realtà non si immaginavano nemmeno gli autori), per me è stata una tortura leggerlo. Pur essendo breve è prolisso - incredibile, eh?
    Il fondo di verità naturalmente c’è, ma è nascosto dal tono paranoico e dalla visione complottistica.

    ha scritto il 

  • 4

    Il comunismo (purtroppo) è, irrimediabilmente, intrecciato alla nostra storia, alla nostra cultura, alla nostra società

    Il manifesto del partito comunista uscì a Londra nel 1848, appena qualche giorno prima che a Parigi scoppiasse la rivoluzione. Era stato commissionato dalla Lega dei comunisti per esporre il loro prog ...continua

    Il manifesto del partito comunista uscì a Londra nel 1848, appena qualche giorno prima che a Parigi scoppiasse la rivoluzione. Era stato commissionato dalla Lega dei comunisti per esporre il loro programma politico. E può essere considerato una summa del pensiero marxista: vi si trova la concezione della storia come lotta di classe, l’interpretazione del ruolo della borghesia e del proletariato, la critica alle altre forme di socialismo, la preconizzazione di una società senza classi, senza oppressione e senza più stato. Si tratta di una delle opere più importanti, non tanto nella filosofia politica, quanto nella storia umana degli ultimi due secoli. Il comunismo (purtroppo) è, irrimediabilmente, intrecciato alla nostra storia, alla nostra cultura, alla nostra società: conoscerne i fondamenti è necessario per poter capire la contemporaneità.

    ha scritto il 

  • 3

    Ho così scoperto, leggendo il Manifesto, che probabilmente a tutt’oggi sono un socialista conservatore o borghese. Un filantropo che però non vede come sviluppo futuro il rovesciamento dell’attuale mo ...continua

    Ho così scoperto, leggendo il Manifesto, che probabilmente a tutt’oggi sono un socialista conservatore o borghese. Un filantropo che però non vede come sviluppo futuro il rovesciamento dell’attuale mondo bensì un mondo di soli borghesi che vivano nel benessere diffuso: in pratica come dice il Manifesto, un mondo senza proletariato.

    Curioso come la realtà di adesso mi faccia pensare come unica alternativa a questa, e curioso anche che questa alternativa era già stata presa in considerazione da Marx all’epoca.
    Tutto era già scritto e già immaginato e profeticamente si sta realizzando.

    Eppure era stato immaginato un mondo diverso, all’epoca sembrava possibile, oggi non più. La storia ha preso una piega differente, ma questo testo ci ricorda come la realtà in cui viviamo in pratica è frutto di un enorme sistema a cui siamo assoggettati, non è innata e non è l’unica possibile.

    ha scritto il 

  • 5

    Testo fondamentale

    Ho letto questo libro 2 volte: la prima quando avevo poco più di 20 anni e la seconda adesso che ne ho 30. Probabilmente lo rileggerò quando ne avrò 40 con una maturità socio-politica ancora maggiore ...continua

    Ho letto questo libro 2 volte: la prima quando avevo poco più di 20 anni e la seconda adesso che ne ho 30. Probabilmente lo rileggerò quando ne avrò 40 con una maturità socio-politica ancora maggiore (spero) e mi stupirò ancora di quanto la teoria socio-economica sostenuta da Marx e Engels sarebbe ancora straordinariamente valida ai giorni nostri. Se solo ci fosse un po' di buona volontà e di amor proprio da parte di quei lavoratori che stanno alla base della società e senza i quali lo Stato non progredirebbe e rimarrebbe tremendamente statico. Una lettura che consiglio soprattutto ai più giovani che otterrebbero qualche nozioni in più prima di riempirsi la bocca con la parola "comunismo" sui social network sapendola accostare solamente a "rosso", "centri sociali", "immigrati", "Russia", "dittatura",...

    ha scritto il 

  • 5

    Letto per curiosità

    Il Manifesto del partito comunista è, volenti o nolenti, uno dei libri più importanti della storia contemporanea per l'influenza ideologica, storica e sociale.
    Il libro è il frutto di un desiderio riv ...continua

    Il Manifesto del partito comunista è, volenti o nolenti, uno dei libri più importanti della storia contemporanea per l'influenza ideologica, storica e sociale.
    Il libro è il frutto di un desiderio rivoluzionario, di emancipazione, di pretendere i propri diritti, con rabbia e fervore ideologico, rispecchiando perfettamente il malcontento dell'oppresso verso l'oppressore, rappresentando il contesto storico in cui è stato scritto.
    E', sostanzialmente, nato dai tumulti rivoluzionari, dalla necessità di avere dei diritti e di concretizzare un socialismo utopistico, dandogli una forma e divenendo reazionario.
    E' senz'altro interessante leggerlo anche per constatare le differenze con l'idea di comunismo odierno e comprendere l'evoluzione dell'ideologia.
    A mio modesto parere, si nota inevitabilmente che il testo risulti obsoleto, ma perfettamente incastonato nell'epoca in cui venne rilasciato.
    Poi, si può esser d'accordo o no con i pensieri rivoluzionari di Marx ed Engels ma indipendentemente da ciò risulta di indubbio fascino come testo scientifico e storico, anche se risulta esser una lettura piuttosto impegnativa per cui aver molta pazienza e interesse nel dover seguir le (esaustivissime) note che, quantitativamente, possono eguagliare (se non addirittura superare) il testo originale.
    Per curiosi e per appassionati di storia e di politica.

    ha scritto il 

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