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Manna e miele, ferro e fuoco

Di

3.6
(243)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 384 | Formato: Altri

Isbn-10: 880461756X | Isbn-13: 9788804617563 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 3

    MANNA E MIELE, FERRO E FUOCO

    “…State attenti a non far patire troppo la vostra compagna:
    perché poi fruttificherà, e tra i suoi frutti più dolci potrebbe
    scoprire quello proibito della libertà”

    Terzo romanzo in ordine cronolo ...continua

    “…State attenti a non far patire troppo la vostra compagna:
    perché poi fruttificherà, e tra i suoi frutti più dolci potrebbe
    scoprire quello proibito della libertà”

    Terzo romanzo in ordine cronologico per la palermitana Giuseppina Torregrossa, scrittrice e ginecologa attiva nell’occuparsi di prevenzione e cura dei tumori al seno. Dopo il grande successo de “L’assaggiatrice” uscito nel 2007 e soprattutto de “Il conto delle minne” edito nel 2009, “Manna e miele, ferro e fuoco” esce nel 2011 per Mondadori. La scrittrice che non si definisce tale ma solo una a cui piace raccontare delle storie, ci porta nella Sicilia della seconda metà dell’800, in un periodo di grande fermento politico e storico, in cui sta sorgendo, con grande fatica, un’Italia Unita.
    Alfonso e Maricchia hanno già tre figli maschi, ma lei desidera ardentemente una figlia femmina, quella che le farà compagnia e l’accudirà nei giorni della sua vecchiaia. Alfonso è un “mannaluoro”, erede di un mestiere antico e difficilissimo che consiste nell’estrarre a tempo debito la manna dai frassini, i “moddii”, praticando delle incisioni sui tronchi da cui uscirà un liquido che cristallizzandosi potrà essere raccolto e venduto a caro prezzo per molteplici usi. Maricchia è invece un’apicultrice e si occupa di estrarre il miele dalle arnie che possiede. Per intercessione di Sant’Anna, nasce Romilda, la tanto attesa figlia femmina, una bambina che appare subito speciale sia per la sua bellezza che per la sua facilità al rapporto umano e con una magica capacità di essere un tutt’uno con la natura. Le api la amano e la proteggono donandole tutto il loro miele e gli alberi di frassino del bosco si inchinano a quella che potrebbe diventare per loro colei che li curerà in futuro e alla quale regalare il loro dolce e prezioso liquido. Lo sa bene Alfonso che quella figlia è l’unica a cui poter tramandare il suo mestiere e, con grande speranza, le insegna la sua arte affinchè un giorno possa prendere il suo posto. La vita di Romilda è quindi tutta manna e miele e la sua infanzia scorre felice nell’agiatezza e nell’amore incondizionato dei genitori e dei fratelli. Ma un giorno, l’ormai cinquantenne barone di Ventimiglia, Don Francesco, dopo una vita passata a seguire gli insegnamenti del padre adottivo il cui motto è sempre stato “Cumannari è megghiu ca futtiri”, la chiede in sposa e a lui non si può dire di no. La vita di Romilda cambia, così come cambiano il giorno e la notte, e la dolcezza della sua manna e del suo miele si scontreranno con la durezza del ferro e del fuoco del suo anziano marito. Fino all’ultimo istante Romilda combatterà per la sua libertà, quella che “è l’unico vero lusso nella vita di un uomo” e per riconquistarla sarà determinata, ribelle e anche sciagurata, rinunciando senza pietà anche a quello che è ritenuto il bene più grande per una donna, fino a ritrovare la sua manna e il suo miele, fino a sciogliersi finalmente in un fuoco senza ferro, senza costrizioni, in piena consapevolezza, fino a ritrovare il proprio destino e viverlo fino in fondo. Una scrittura evocativa, poetica, verista e magica, ci conduce all’interno di questa storia ammaliante e agli straordinari personaggi che la popolano. Bellissima la prima parte del libro, così ricca e densa di particolari, così suggestiva e seducente. La seconda parte si fa invece più confusa e tante scelte attuate dalla protagonista sono per me incomprensibili, fino ad un finale un po’ affrettato, fino ad un agognato modo di vivere che esclude sentimenti troppo importanti per la vita di una donna per essere messi semplicemente da parte con un’anaffettività inverosimile per chi si sente, come lei, un tutt’uno con la natura circostante. O forse sono io che non ho capito a fondo il messaggio che l’autrice ha voluto trasmettere. E’ vero che bisogna lottare per riappropriarsi della propria vita anche se sembra prestabilita da un destino ingrato soprattutto contrario alla condizione femminile, ma fino a che punto è lecito pagare un altissimo prezzo, un prezzo che coinvolge altre vite arrecando dolore e danno a chi non ha nessuna colpa? Ma Romilda che donna è? A chi lascerà la sua eredità d’affetti? Dove sono la sua manna e il suo miele? Le ho viste solo tra le sue gambe, nei riti di seduzione che sua madre le ha insegnato, non li ho visti nel suo cuore e a parte un sentimento tardivo di pietas filiale, il suo cuore è di ferro e il suo fuoco è sempre e solo appena sotto il suo ombelico.

    ha scritto il 

  • 3

    Meno bello del precedente

    Interessante all'inizio nella descrizione delle donne che tanto le è cara, ma nel finale scade in un lietissimo fine improbabile a livello di fiaba che non c'entra niente.

    ha scritto il 

  • 3

    E' sempre piacevole leggere questa autrice ma qui ha avuto fretta di finire. Tanto dettagliata e coinvolgente la prima parte tanto "nebulosa" la seconda. come dicevano a scuola : si applica ma potrebb ...continua

    E' sempre piacevole leggere questa autrice ma qui ha avuto fretta di finire. Tanto dettagliata e coinvolgente la prima parte tanto "nebulosa" la seconda. come dicevano a scuola : si applica ma potrebbe fare di più.

    ha scritto il 

  • 4

    Dolce come la manna, forte come il ferro, caldo come il fuoco...

    "Si sedette davanti allo specchio, sciolse le trecce, e spazzolò i ricci sciolti sulle spalle magre, indossò una camicia morbida e, infilandosi sotto le coperte, si preparò ad accogliere don Francesco ...continua

    "Si sedette davanti allo specchio, sciolse le trecce, e spazzolò i ricci sciolti sulle spalle magre, indossò una camicia morbida e, infilandosi sotto le coperte, si preparò ad accogliere don Francesco. Cercò nel buio di scaldarsi soffiando sulle mani. L'attesa si protraeva, e lei cominciò a giocare com'era solita fare tutte le sere nella sua stanza prima di addormentarsi. Mosse veloce le gambe e scalciò in ogni direzione, esplorò il letto scivolando sulla pancia come un serpente, dimenticando completamente perché era lì. E quando di colpo si ricordò del marito arrossì: cosa avrebbe potuto pensare don Francesco se l'avesse vista in quel momento? Riguadagnò la sua parte di letto, poggiò la testa sui cuscini, lisciò il lenzuolo finché non scomparvero tutte le pieghe, poi con le braccia poggiate sul risvolto rimase ferma ad aspettare, ripetendo a mente le raccomandazioni che aveva ricevuto dai genitori."

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    ha scritto il 

  • 5

    gran bella lettura

    Ho scoperto la Torregrossa con questo libro che alcune amiche mi avevano consigliato ed è stata una piacevolissima lettura che, inoltre, mi ha accompagnata in idiomi dialettali della mia terra ormai d ...continua

    Ho scoperto la Torregrossa con questo libro che alcune amiche mi avevano consigliato ed è stata una piacevolissima lettura che, inoltre, mi ha accompagnata in idiomi dialettali della mia terra ormai dimenticati.

    ha scritto il 

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