Manuale di un monaco buddhista per sconfiggere la paura degli altri

Tecniche per vivere meglio senza consumare la propria anima

Di

Editore: Vallardi

2.7
(30)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 183 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8867315366 | Isbn-13: 9788867315369 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook

Genere: Filosofia , Religione & Spiritualità

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Descrizione del libro
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  • 3

    Se avete dei SERI problemi comportamentali questo è il vostro libro!

    La cultura giapponese è molto distante dalla nostra. Questo manuale affonda le sue radici sia in quanto ci sia di più bello in questa cultura, ovvero il Buddhismo: il saper ringraziare e rispettare; s ...continua

    La cultura giapponese è molto distante dalla nostra. Questo manuale affonda le sue radici sia in quanto ci sia di più bello in questa cultura, ovvero il Buddhismo: il saper ringraziare e rispettare; sia nella parte più oscura di essa: il dare molto peso all'immagine che si da di se, il forte senso di competizione che si ha con gli altri, il peso della rigidità delle regole sociali. Quindi per noi occidentali alcuni passaggi risulteranno sicuramente esagerati, quasi incomprensibili. Nonostante questo l'ho trovata una lettura tutto sommato piacevole e in grado di fornire diversi spunti di riflessione, soprattutto riguardo al credo Buddhista. Permettere al giudizio altrui di controllare la nostra vita e il nostro pensiero è logorante sia per il corpo che per l'anima. Come scrive anche Matsumoto vivere nel presente e coscienziosamente è la base per una lunga esistenza felice!

    ha scritto il 

  • 2

    Interessante, ma solo una parte

    All'inizio pensavo, ha preso un tema interessante, e lo stava esponendo in modo abbastanza interessante, almeno, per quanto riguarda, le pagine stavano cominciando a scorrere, non l'ho trovato molto c ...continua

    All'inizio pensavo, ha preso un tema interessante, e lo stava esponendo in modo abbastanza interessante, almeno, per quanto riguarda, le pagine stavano cominciando a scorrere, non l'ho trovato molto confusionario, magari un superficiale e molto orientato al buddhismo, ma il titolo gia lo dice. quello che mi ha lasciato un po perplesso, e che andando verso la fine del libro, precisamente dalla metà, comincia pian piano a ripetersi, in modo graduale, fino a pensare che non aveva più niente da dire e ribadire quello che aveva scritto nei suoi libri precedenti.
    Ma nonostante questo, penso che dargli una letta non possa far male, ci sono alcune cose che sembrano interessanti.

    ha scritto il 

  • 2

    Se questo voleva essere un manuale per imparare ad avere fiducia in noi stessi, non l'ho capito molto.
    E' scritto in maniera ripetitiva e un po' confusa, peccato perchè come i precedenti dello stesso ...continua

    Se questo voleva essere un manuale per imparare ad avere fiducia in noi stessi, non l'ho capito molto.
    E' scritto in maniera ripetitiva e un po' confusa, peccato perchè come i precedenti dello stesso autore (e dello stesso filone) poteva dare utili suggerimenti da applicare poi nella realtà quotidiana.

    Il problema di fondo, che questo libro presenta anche se in modo disordinato, è che spesso la nostra vita, le nostre scelte e la nostra condotta sono sempre e comunque legati all'opinione che gli altri hanno di noi. Cerchiamo l'approvazione, l'adulazione, i complimenti degli altri per avere la sicurezza che la scelta che abbiamo fatto era quella giusta.
    Dalle cose più banali a quelle più importanti, non facciamo mai quello che ci nasce dentro l'anima, ma ci facciamo mille scrupoli, mille domande, ci interessa cosa pensano gli altri, cosa avverrà nel futuro senza pensare invece a cosa proviamo noi, in questo preciso momento.
    L'anno scorso, su suggerimento di una cara amica che voleva aiutarmi a superare la morte di mio papà, sono andata a fare un corso di Kinesiologia. Ora senza entrare nel merito di cosa sia, a cosa serve ecc. c'è stato però un concetto che è riportato anche in questo libro: "concentrarci sul qui e ora".
    Questo perchè viviamo la vita in funzione del futuro e ci perdiamo continuamente il presente, viviamo il presente in funzione del passato e ci perdiamo continuamente il presente.
    Una volta ricordo che si denigrava chi viveva alla giornata, ma secondo me era di gran lunga avanti.
    Non siamo abituati a vivere la nostra vita, ci basiamo su ricordi e progetti, su opinioni altrui che creano insicurezza e ansia. Ecco forse dovremmo semplicemente prendere più coscienza di noi stessi e vivere con semplicità ogni momento che ci si presenta, e a tutte le persone che ci giudicano, che ci parlano alle spalle, e ci mettono i bastoni tra le ruote ogni giorno, beh io magari continuo con la mia filosofia che ho di meglio da fare, voglio vivere la mia vita, senza perdere tempo prezioso a dare peso a cose inutili che pregiudicano la mia felicità quotidiana.

    ha scritto il 

  • 3

    Una prima lettura ti lascia l'impressione di un testo solo abbozzato, a tratti confuso, con concetti banali e solo ogni tanto una buona idea, in cui a volte non si capisce cosa leghi una frase a quell ...continua

    Una prima lettura ti lascia l'impressione di un testo solo abbozzato, a tratti confuso, con concetti banali e solo ogni tanto una buona idea, in cui a volte non si capisce cosa leghi una frase a quella successiva.
    Più lo si rilegge, tuttavia, più tutto acquista un maggior senso. Il discorso, per quanto semplice, diventa lineare e logico. L'analisi dell'insicurezza mi pare illuminante: non dice niente di originale forse, ma unisce bene tutti i puntini formando un'immagine chiara e nitida del problema. Alcune soluzioni non sono così banali come sembrano, altre invece restano puerili anche dopo la rilettura.
    Resta il fatto che il testo non è ben strutturato, certe parti sembrano scritte come semplici appunti.

    ha scritto il 

  • 1

    Avevo già letto libri della stessa collana e dello stesso autore e li avevo trovati banalissimi e tremendamente superficiali, ma non sono proprio riuscita a resistere a un saggio che parlasse della ti ...continua

    Avevo già letto libri della stessa collana e dello stesso autore e li avevo trovati banalissimi e tremendamente superficiali, ma non sono proprio riuscita a resistere a un saggio che parlasse della timidezza...! Ero sicura che questo sarebbe stato diverso, che ci sarebbero state tante cose da dire...invece se possibile è ancora più superficiale, dà consigli del menga che bisogna essere davvero dei disadattati per non averci pensato prima da soli, già nell'infanzia, o essere del tutto privi di buonsenso e di intelligenza. Alcuni capitoli sono di una faciloneria davvero imbarazzante, che non spiega né racconta nulla, altri addirittura spiegano qualcosa di diverso rispetto al titolo che li precede...la colpa della timidezza poi viene data molto frettolosamente quasi sempre a una mancanza di autostima, senza prendere in esame il fatto che magari si è timidi anche solo per carattere o educazione...
    Qualche raro concetto sensato fa capolino tra le pagine, ma si sa, anche Hitler avrà detto buongiorno a qualcuno qualche volta.

    ha scritto il