Marche ou crève

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Editeur: J'ai lu

4.0
(3045)

Language: Français | Number of pages: 344 | Format: Paperback | En langues différentes: (langues différentes) English , Japanese , German , Italian , Spanish , Dutch , Polish , Norwegian , Czech

Isbn-10: 2277232033 | Isbn-13: 9782277232032 | Publish date: 

Aussi disponible comme: Mass Market Paperback

Category: Fiction & Literature , Horror , Science Fiction & Fantasy

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Description du livre
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  • 4

    La novela se publicó originalmente bajo el seudónimo de Richard Bachman, que utilizaba King a petición de sus editores cuando su ritmo de publicación era muy rápido y temían que saturara el mercado. H ...continuer

    La novela se publicó originalmente bajo el seudónimo de Richard Bachman, que utilizaba King a petición de sus editores cuando su ritmo de publicación era muy rápido y temían que saturara el mercado. Hoy día creo que todo lo que se publicó con ese seudónimo se reedita con el nombre de Stephen King.

    En un futuro no especificado en una sociedad en la que la diversión y la competición se basan en la violencia se organiza todos los años la Larga Marcha, un recorrido sin etapas ni descansos hacia el infierno: cien marchadores son seleccionados entre los miles que se presentan voluntarios, solo uno alcanzará la gloria, los demás irán siendo asesinados a medida que desfallezcan.

    Una novela entretenida que se lee de un tirón acuciado por la angustia que provoca la narración.

    dit le 

  • 5

    LA DISTOPIA IN MARCIA

    Scrivere un romanzo interessante su cento ragazzi che marciano attraverso gli Stati Uniti d’America non sembra impresa facile. Semplificando a tal punto la trama, il romanzo può apparire terribilmente ...continuer

    Scrivere un romanzo interessante su cento ragazzi che marciano attraverso gli Stati Uniti d’America non sembra impresa facile. Semplificando a tal punto la trama, il romanzo può apparire terribilmente noioso. Anche se aggiungo che questi ragazzi marceranno fino allo sfinimento e fino a che uno solo di loro resterà in piedi, non credo di invogliare molti lettori a prenderlo in mano. Se, però, vi spiego che questi ragazzi non stanno facendo una gara per chi arriva prima, ma per chi sarà l’unico che sopravvivrà, perché chiunque rallenti sotto i 6 chilometri orari sarà ucciso dai soldati, già capirete che la storia si fa più intrigante. Eppure, ugualmente, descrivere la morte di novantanove ragazzi mentre camminano giorno e notte, senza potersi fermare per dormire o per espletare bisogni fisiologici rischia di portare alla stesura di un romanzo terribilmente noioso. Questo non avviene, però, se l’autore si chiama Stephen King ed è un maestro dell’esplorazione dell’animo umano e dei suoi limiti oltre che, qui, dei limiti del corpo.
    Con “La lunga marcia”, questo incomparabile maestro riesce a fare il miracolo di trasformare una storia che rischierebbe di essere tragicamente ripetitiva in qualcosa che non lo è affatto. King ingiustamente viene confuso con un autore horror, ma è in realtà soprattutto un esploratore della coscienza e della psiche umana quando viene portata al suo estremo dalla paura o da altre situazioni e questo romanzo, che nulla ha dell’horror, lo dimostra in pieno.
    King ci mostra come questa situazione estrema di lotta per la sopravvivenza generi la nascita di sentimenti di solidarietà e amicizia ma anche di ostilità e ci fa vedere come, man mano che il gruppo si restringe e la lotta si fa dura, la solidarietà lascia il posto all’egoismo, un po’ come si vede in altre opere sulla sopravvivenza come “The walking dead”.
    Con “La lunga marcia”, inoltre, King ci offre anche un’affascinante distopia, un mondo degradato al punto di trasformare la morte in uno spettacolo e lo sport in morte, anticipando, con questo romanzo del 1979, opere come “Hunger games” (2008) di Collins e “Maze Runner” (2009) di Dashner e, soprattutto, il nostro tempo con i suoi reality e sport estremi, qui fusi assieme, rendendo letale il meno pericoloso degli sport, la marcia.
    King con questa distopia ci parla quasi solo dei cento ragazzi in gara (e di un gruppetto in particolare), ma dietro percepiamo un mondo degradato e militarizzato in cui la vita umana ormai vale assai poco e in cui il desiderio di sangue e violenza della popolazione reclama spettacoli circensi sempre più efferati, strumenti di un regime spietato.
    Se questo romanzo può essere classificato in un genere, infatti, lo è nella distopia e, quindi, nel più ampio genere della fantascienza, ma può certo essere affiancato anche ai libri sulla corsa, la marcia e, magari, l’alpinismo, come “L’arte di correre” di Haruki Murakami o “La solitudine del maratoneta” di Alan Sillitoe o, come si diceva, può essere considerato una storia di sopravvivenza (genere che spesso ricade nell’ambito della fantascienza, quando l’ambiente, come qui, appare degradato da un evoluzione sociale che ha portato gli esseri umani a ridursi in piccoli manipoli in lotta gli uni con gli altri), come “Memorie di una sopravvissuta” della Lessing, “Gli esiliati di Ragnarok” di Tom Godwin, “La guida steampunk all’apocalisse” di Margaret Killjoy.
    Vorrei, infine, aggiungere una nota personale, che mi ha fatto sentire particolarmente vicino a questo libro e ai suoi protagonisti: l’ho letto (come gran parte dei libri da me letti negli ultimi anni) camminando (grazie a quel prodigio della tecnologia che è la funzione TTS dell’e-reader) e questo è stato un po’ come “leggere in 4D”, dato che, nel mio piccolo, provavo comunque le fatiche del camminare. Certo, non penso proprio di poter camminare, senza neanche una pausa per cinque o più giorni e altrettante notti mantenendomi costantemente sopra i sei chilometri orari, in salita come in piano, anche se di norma cammino sopra i sette. Un’impresa davvero fantascientifica!

    PS: Stephen King lo ha pubblicato con lo pseudonimo di Richard Bachman

    dit le 

  • 4

    Non sembra un romanzo di fantascienza, se non per il fatto che è ambientato in un'America alternativa soggetta ad un dispotico governo militare; è fondamentalmente un dramma psicologico che ha come pr ...continuer

    Non sembra un romanzo di fantascienza, se non per il fatto che è ambientato in un'America alternativa soggetta ad un dispotico governo militare; è fondamentalmente un dramma psicologico che ha come protagonisti cento ragazzi votati alla morte in una lunga marcia, dei quali King scandaglia i moventi psicologici che li hanno spinti ad iscriversi volontariamente alla gara e le loro reazioni, man mano che la gara va avanti.
    Comunque mi è piaciuto molto!

    dit le 

  • 3

    a dispetto del titolo, un romanzo poco "dinamico". dopo i primi attimi di sorpresa in cui si capisce in cosa consiste la marcia, quello che più risalta è l'aspetto psicologico della questione. in part ...continuer

    a dispetto del titolo, un romanzo poco "dinamico". dopo i primi attimi di sorpresa in cui si capisce in cosa consiste la marcia, quello che più risalta è l'aspetto psicologico della questione. in particolare, sul perchè i marciatori hanno aderito all'iniziativa, o nei momenti in cui si è vicini all'eliminazione, quali sono i pensieri urgenti o cosa si farebbe con l'eventuale premio. e a margine, la folla scommettitrice, in delirio per i partecipanti.

    mi verrebbe da pensare che King abbia messo su carta uno degli incubi che può aver avuto da bambino. il tutto inserito in un contesto distopico.

    dit le 

  • 3

    passo dopo passo dopo passo ...

    Questo è un vecchio romanzo di Stephen King che ha firmato con un pseudonimo per tutta una serie di motivi che vengono spiegati bene nella prefazione.

    Per uno che corre è comunque interessante trovare ...continuer

    Questo è un vecchio romanzo di Stephen King che ha firmato con un pseudonimo per tutta una serie di motivi che vengono spiegati bene nella prefazione.

    Per uno che corre è comunque interessante trovare una storia che parla della propria passione e di come questa possa in realtà essere ad alta tensione.

    Quello che ho particolarmente apprezzato è il ritmo narrativo che mi ha ricordato il ritmo lento della camminata e ha permesso di vivere la storia alla stessa velocità dei protagonisti.
    Quello che non ho apprezzato è che è troppo facile capire chi avrebbe vinto, e da un libro di King non mi aspetto l'ovvio. Comunque un colpo di scena finale c'è ma …

    Condivido il motivo per cui ho riletto questo libro (letto la prima volta 20 anni fa): ho fatto la corsa Wings for Life che, secondo me, è fortemente ispirata a questa storia. Spoiler?
    Inoltre nella nostra epoca di grande fratello in varie salse, questa si presenta come una salsa pesante ma non così lontana dalla realtà; io me la spetto una cosa del genere di qui a qualche anno...

    Lettura consigliata anche se secondo me il ritmo lo rende molto invernale la storia in effetti non lo è). Per altro si può pensare di leggerla a pezzi (tipicamente la sera prima di addormentarsi) perché la storia è molto a episodi.

    dit le 

  • 3

    Rabbia!

    Nel corso della vita ho letto oltre trenta romanzi di King e diverse volte ho trovato il finale deludente.
    The long walk è senza dubbio tra questi: ho trascorso tre giorni a “marciare” con Ray, quasi ...continuer

    Nel corso della vita ho letto oltre trenta romanzi di King e diverse volte ho trovato il finale deludente.
    The long walk è senza dubbio tra questi: ho trascorso tre giorni a “marciare” con Ray, quasi sentivo i colpi di carabina fischiarmi accanto alla testa e poi….? Poi ancora ricordo (non la scrivo, qualcuno potrebbe non averla ancora letta) l’ultima frase…. il romanzo che finisce e mi lascia lì. A bocca asciutta. L’ho tirato contro il muro.

    dit le 

  • 3

    disposti a tutto per vivere, anche a morire

    mi ha fatto pensare a "la notte " di Wiesel. Mi ero chiesta come potessero correre per chilometri nel gelo i denutruti, esausti ebrei, e il premio era una sopravvivenza di stenti.

    dit le 

  • 3

    Il libro di cui vi parlo oggi è "La lunga marcia" di Richard Bachman pseudonimo di Stephen King.
    In un era in cui la morte è diventata ormai un "cult" vedremo una sfida mortale tra giovani ragazzi.
    Tu ...continuer

    Il libro di cui vi parlo oggi è "La lunga marcia" di Richard Bachman pseudonimo di Stephen King.
    In un era in cui la morte è diventata ormai un "cult" vedremo una sfida mortale tra giovani ragazzi.
    Tutti tra i 12 e i 18 anni, cento ragazzi possono partecipare al programma televisivo "La Marcia", dal confine con il Canada fino a Boston a piedi e senza soste, il tutto da volontari.
    Una sfida luttuosa e feroce, con un regolamento implacabile, dopo tre ammonizioni ovvero "avvertimenti" si ha il "congedo" ossia l'abbattimento.
    Non sono concessi passi falsi, cadute e malori, si è in balia di sé stessi e della strada, lunga, dritta e infinita davanti a sé e l'unica via d'uscita mentale possono essere solo i compagni con cui però, si creano rapporti di solidarietà, sfida e una singolare follia.
    Chi riesce a tagliare il traguardo avrà il Premio.
    Un incubo sulla strada, spietato e crudele che tiene incollato alle pagine, con un tocco inconfondibile e un tratto psicologico assurdo, che solo il Re poteva dare, è uno dei migliori libri dell'autore che ho letto perché ci fa molto riflettere: a quali limiti può arrivare la mente umana?
    Voto 7/10 - Voto copertina 9/10

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    Grazie lettori 💜

    dit le 

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