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Marcovaldo

ovvero, Le stagioni in città

Di

Editore: Einaudi (Letture per la Scuola Media, 7)

4.0
(7636)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 148 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Tedesco , Spagnolo , Francese , Danese , Portoghese

Isbn-10: A000120321 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida , CD audio , eBook

Genere: Education & Teaching , Fiction & Literature , Humor

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Descrizione del libro
Marcovaldo, ovvero Le stagioni in città è una raccolta di venti novelle di Italo Calvino. Il sottotitolo Le stagioni in città si rifà alla struttura dei racconti, associati ognuno ad una delle quattro stagioni dell'anno. Protagonista comune a tutti i racconti è Marcovaldo, un manovale con problemi economici, ingenuo, sensibile, inventivo, interessato al suo ambiente e un po' buffo e malinconico. I racconti sono ambientati in una grande città imprecisata: anche se l'autore non ne fa il nome, con ogni probabilità l'ispirazione fu presa da Torino, dove Calvino ha lavorato e vissuto per molti anni, (il fiume, le colline prossime alla città, le montagne ed i grandi corsi sono tutti elementi che compaiono nei racconti caratteristici del capoluogo piemontese). Tuttavia questa città è simbolo di ogni città, con cemento, ciminiere, fumo, grattacieli e traffico, e Marcovaldo ne è il Cittadino per antonomasia. Anche la ditta Sbav, presso cui Marcovaldo lavora, è la Ditta per eccellenza, simbolo di tutte le ditte, e proprio per questo non si sa né cosa vi si produca, né cosa vi si venda, né il contenuto degli imballaggi che il protagonista sposta e trasporta tutto il giorno.
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  • 5

    Non so come ho potuto aspettare così tanto per leggerlo!
    Questo libro è una raccolta di 20 racconti tutti con lo stesso protagonista: Marcovaldo. Il tempo passa e la percezione ci viene dal susseguirsi delle stagioni.
    Marcovaldo è un personaggio ingenuo, sognatore, povero, sfortunato e, soprattut ...continua

    Non so come ho potuto aspettare così tanto per leggerlo! Questo libro è una raccolta di 20 racconti tutti con lo stesso protagonista: Marcovaldo. Il tempo passa e la percezione ci viene dal susseguirsi delle stagioni. Marcovaldo è un personaggio ingenuo, sognatore, povero, sfortunato e, soprattutto, imprigionato in una città che non sente sua. Vorrebbe vivere sotto le stelle, e fa il possibile per portare il più possibile la natura nella sua esistenza e in quella della sua numerosa famiglia. Lo sfondo è una città del passato, perfettamente attuale, che marcia verso l'evoluzione: fabbriche, supermarket, inquinamento (anche alimentare), malattie e insegne pubblicitarie. Marcovaldo suscita simpatia e compassione per la sua sfortuna proverbiale e le sue avventure grottesche e ai limiti del surreale! Contenuti profondi mascherati da fiaba, in perfetto stile calviniano.

    ha scritto il 

  • 4

    Non è per bambini

    Ogni libro dovrebbe essere letto al momento giusto. Come a molti italiani, alle elementari mi è stato imposto di leggere Marcovaldo di Italo Calvino. Si tratta notoriamente del mezzo più efficace per far odiare un'opera. Da allora ho sempre trovato Calvino abbastanza noioso. Oggi, avendo superato ...continua

    Ogni libro dovrebbe essere letto al momento giusto. Come a molti italiani, alle elementari mi è stato imposto di leggere Marcovaldo di Italo Calvino. Si tratta notoriamente del mezzo più efficace per far odiare un'opera. Da allora ho sempre trovato Calvino abbastanza noioso. Oggi, avendo superato da un pezzo i quaranta, è arrivato il momento di rileggerlo. Finalmente posso apprezzare i venti racconti scritti in un italiano perfetto, la sottile ironia delle trame e le vicende bizzarre di questo Fantozzi meno estremo, più simile a noi, alle prese con la difficoltà della vita in una città che pare disumana, ma nella quale Marcovaldo si muove trasognato alla ricerca di una vita semplice, ma attratto irresistibilmente dalla modernità.

    ha scritto il 

  • 3

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/09/05/marcovaldo-ovvero-le-stagioni-in-citta-italo-calvino/


    “La popolazione per undici mesi all’anno amava la città che guai toccargliela: i grattacieli, i distributori di sigarette, i cinema a schermo panoramico, tutti motivi indiscutibili di contin ...continua

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/09/05/marcovaldo-ovvero-le-stagioni-in-citta-italo-calvino/

    “La popolazione per undici mesi all’anno amava la città che guai toccargliela: i grattacieli, i distributori di sigarette, i cinema a schermo panoramico, tutti motivi indiscutibili di continua attrattiva. L’unico abitante cui non si poteva attribuire questo sentimento con certezza era Marcovaldo; ma quel che pensava lui - primo - era difficile saperlo data la sua scarsa comunicativa, e - secondo - contava così poco che comunque era lo stesso. A un certo punto dell’anno, cominciava il mese di agosto. Ed ecco: s’assisteva a un cambiamento di sentimenti generali. Alla città non voleva più bene nessuno: gli stessi grattacieli e sottopassaggi pedonali e autoparcheggi fino a ieri tanto amati erano diventati antipatici e irritanti. La popolazione non desiderava altro che andarsene al più presto: e così a furia di riempire treni e ingorgare autostrade, al 15 del mese se ne erano andati proprio tutti. Tranne uno. Marcovaldo era l’unico abitante a non lasciare la città. Uscì a camminare per il centro, la mattina. S’aprivano larghe e interminabili le vie, vuote di macchine e deserte; le facciate delle case, dalle siepe grigia delle saracinesche abbassate alle infinite stecche delle persiane, erano chiuse come spalti. Per tutto l’anno Marcovaldo aveva sognato di poter usare le strade come strade, cioè camminandoci nel mezzo: ora poteva farlo, e poteva anche passare i semafori col rosso, e attraversare in diagonale, e fermarsi nel centro delle piazze. Ma capì che il piacere non era tanto il fare quelle cose insolite, quanto il vedere tutto in un altro modo...” (Italo Calvino, “Marcovaldo”)

    Quando ho iniziato a leggere “Marcovaldo ovvero Le stagioni in città”, ho avuto la sensazione che se l’avessi aperto in un altro momento della mia esistenza, lo avrei richiuso dopo poche pagine, magari per tornare ad altre opere di Calvino, sulle quali ho scritto qualcosa. Siccome, però, la storia e i blog non si fanno con i “se”, eccomi qui a scrivere sui brevi racconti che compongono il libro. Marcovaldo è un manovale, impiegato presso da Ditta Sbav, ma soprattutto è un Cittadino, un esponente della Città, che pure insegue la Natura all’interno della città stessa, e non riesce quasi mai a trovarla. Buffo, malinconico e ingenuo, Marcovaldo cerca un’impossibile evasione dai luoghi della sua quotidianità, ma è costretto, avendo anche moglie e figli, a scendere a patti con le esigenze più materiali. Ho scritto che in altri momenti avrei abbandonato subito questi racconti, perché molti di essi hanno una dimensione quasi favolistica e l’ironia di Calvino non è bastata a renderli, ai miei occhi, dei capolavori o comunque a farmi restare avvinghiato alla pagina. Ciò detto, devo dire che sono riuscito a finire il libro e che ne sono rimasto, alla fine, abbastanza appagato, forse perché ho accompagnato a questa un’altra lettura di differente tipo (un romanzo). Il libro è suddiviso in venti racconti, con un’alternanza di stagioni; Calvino, con la sua scrittura limpida e ironica, ci mostra Marcovaldo alle prese con i personaggi tipici di una città (e di un paese), quali possono essere i disoccupati che girano per le strade, gli operai che lavorano ai cantieri, i netturbini notturni, gli innamorati su una panchina, la folla che si raduna in un supermercato alla ricerca dell’ultima offerta di grido. Marcovaldo interagisce con loro e poi cerca, in alto, la luna, ma non la trova perché essa si confonde, ormai, con le luminarie fosforescenti di una pubblicità. Il suo sguardo disincantato verso la realtà non può, in definitiva, mutare ciò che la realtà è, e così a Marcovaldo non resta che sperare nella neve o nel Ferragosto, due situazioni limite che rendono la città, almeno per qualche momento, diversa da quella che è di solito.

    ha scritto il 

  • 3

    sofisticato umorista...

    ...legato al suo tempo.
    E' bello rileggere un classico di Calvino. Ma anche di fronte a scene divertenti (Luna e gnac) o surreali (la fermata sbagliata), lo stile assai gradevole con cui il libro è scritto soffre il tempo che passa. Per noi degli anni FeFFanta si leggeva alle elementari/medie. A ...continua

    ...legato al suo tempo. E' bello rileggere un classico di Calvino. Ma anche di fronte a scene divertenti (Luna e gnac) o surreali (la fermata sbagliata), lo stile assai gradevole con cui il libro è scritto soffre il tempo che passa. Per noi degli anni FeFFanta si leggeva alle elementari/medie. Adesso potrebbe essere apprezzato a partire da un (certo) pubblico delle medie superiori.

    ha scritto il 

  • 3

    Veloci, semplici, brevi, amare, attuali novelle nelle quali possiamo trovare, forse oggi più di ieri, le desolazioni che accompagnano il "progresso" della cività moderna.

    ha scritto il 

  • 4

    Calvino grazie alla narrazione scorrevole riesce a farti vedere la città con gli occhi di Marcovaldo. Mi piace molto anche la struttura del libro, il tutto lo rende davvero piacevole e divertente. Insomma Italo non delude mai, leggetelo.

    ha scritto il 

  • 4

    Piccole storie che raccontano gli anni del boom, o giù di lì, senza sociologia né moralismi, solo attraverso l'epopea di Marcovaldo e famiglia. Che miracolo la scrittura. La lettura poi.
    Mi sono sbloccato dall'incubo Calvino: mi stava antipatico, a pelle, a pagina non letta ancora, ora è passato. ...continua

    Piccole storie che raccontano gli anni del boom, o giù di lì, senza sociologia né moralismi, solo attraverso l'epopea di Marcovaldo e famiglia. Che miracolo la scrittura. La lettura poi. Mi sono sbloccato dall'incubo Calvino: mi stava antipatico, a pelle, a pagina non letta ancora, ora è passato. Grazie Nadia!

    ha scritto il 

  • 4

    Letture dei tempi che furono

    Divertentissimo romanzo a episodi, dove i protagonisti sono il perennemente squattrinato Marcovaldo e la sua (sfigatissima) famiglia. A questi poveri cristi ne accadono di tutti i colori. Ancora una volta la città diventa protagonista dei romanzi di Calvino. In questo caso ogni racconto è legato ...continua

    Divertentissimo romanzo a episodi, dove i protagonisti sono il perennemente squattrinato Marcovaldo e la sua (sfigatissima) famiglia. A questi poveri cristi ne accadono di tutti i colori. Ancora una volta la città diventa protagonista dei romanzi di Calvino. In questo caso ogni racconto è legato ad una stagione e il susseguirsi dei racconti è come il passare delle stagioni. Letto l'estate fra la prima e la seconda media, riletto ventidue anni dopo.

    ha scritto il 

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