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Marcovaldo

ovvero, Le stagioni in città

Di

Editore: Einaudi (Letture per la Scuola Media, 7)

4.0
(7757)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 148 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Tedesco , Spagnolo , Francese , Danese , Portoghese

Isbn-10: A000120321 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida , CD audio , eBook

Genere: Education & Teaching , Fiction & Literature , Humor

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Descrizione del libro
Marcovaldo, ovvero Le stagioni in città è una raccolta di venti novelle di Italo Calvino.
Il sottotitolo Le stagioni in città si rifà alla struttura dei racconti, associati ognuno ad una delle quattro stagioni dell'anno. Protagonista comune a tutti i racconti è Marcovaldo, un manovale con problemi economici, ingenuo, sensibile, inventivo, interessato al suo ambiente e un po' buffo e malinconico.
I racconti sono ambientati in una grande città imprecisata: anche se l'autore non ne fa il nome, con ogni probabilità l'ispirazione fu presa da Torino, dove Calvino ha lavorato e vissuto per molti anni, (il fiume, le colline prossime alla città, le montagne ed i grandi corsi sono tutti elementi che compaiono nei racconti caratteristici del capoluogo piemontese). Tuttavia questa città è simbolo di ogni città, con cemento, ciminiere, fumo, grattacieli e traffico, e Marcovaldo ne è il Cittadino per antonomasia. Anche la ditta Sbav, presso cui Marcovaldo lavora, è la Ditta per eccellenza, simbolo di tutte le ditte, e proprio per questo non si sa né cosa vi si produca, né cosa vi si venda, né il contenuto degli imballaggi che il protagonista sposta e trasporta tutto il giorno.
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  • 4

    Calvino, quando non ci da dentro con scienza o filosofia scrive fiabe perfette. Poetiche, divertenti, originali pur guardando le stesse cose che tutti noi guardiamo normalmente, inoltre qui parla di m ...continua

    Calvino, quando non ci da dentro con scienza o filosofia scrive fiabe perfette. Poetiche, divertenti, originali pur guardando le stesse cose che tutti noi guardiamo normalmente, inoltre qui parla di miseria e di ecologia senza sbracare nel buonismo o nella geremiade, rimane sempre fiabesco, poetico e divertente.
    Personalmente il racconto che preferisco è quello sullo GNAC, incipit perfetto e ricordi d'infanzia.

    ha scritto il 

  • 3

    Italo Calvino, Marcovaldo

    L'opera, pur breve, è estremamente efficace. Sono una serie di esperienze vissute dal protagonista, cittadino di periferia quasi indigente, e dalla sua famiglia. Sono quasi una serie di leggende metro ...continua

    L'opera, pur breve, è estremamente efficace. Sono una serie di esperienze vissute dal protagonista, cittadino di periferia quasi indigente, e dalla sua famiglia. Sono quasi una serie di leggende metropolitane contrapposte a una natura ormai apparentemente assoggettata e ad un tempo agognata.
    Satira, ironia, comicità, ma anche tristezza, smarrimento, delusione.

    ha scritto il 

  • 5

    Marcovaldo è un operaio,immigrato dalle dubbie e incerte radici, caratterizzato da un forte senso di nostalgia per le sue origini, da un'attrazione per la vita in campagna dalla quale proviene, e un'a ...continua

    Marcovaldo è un operaio,immigrato dalle dubbie e incerte radici, caratterizzato da un forte senso di nostalgia per le sue origini, da un'attrazione per la vita in campagna dalla quale proviene, e un'avversione per una città industriale e moderna,in cui vive ma non sente appartenenza. E' alienato dalla realtà, bellissimo nella sua goffezza e nel suo essere sempre trasognante,impegnato nel notare la bellezza nei piccoli dettagli, mettendo un pizzico di sogno in una realtà monotona,quotidianamente grigia, come la città moderna in cui è immerso. I suoi racconti sono ricchi di spontanea semplicità,di immaginazione e poesia. Ma c'è anche tanta insoddisfazione nelle sue vicende, che invece di buttarlo giù lo spingono a continuare a guardare il mondo con occhi pieni di fantasia. questo suo eterno fantasticare è un atteggiamento purtroppo dimenticato e sottovalutato dalla maggior parte delle persone. E' incantevole in Marcovaldo la volontà di ricerca di quelle piccole cose che danno un senso al resto,nonostante tutto, il suo enfatizzarle, per quanto piccole siano e non siano allo stesso tempo. Trovo ammirevole la sua capacità di mettere sempre un pizzico di poesia, e perseverare comunque con questo atteggiamento, nonostante i fallimenti e le avventure donchisciottesche.

    “Aveva questo Marcovaldo un occhio poco adatto alla vita di città: cartelli, semafori, vetrine, insegne luminose, manifesti, per studiati che fossero a colpire l’attenzione, mai fermavano il suo sguardo che pareva scorrere sulle sabbie del deserto. Invece, una foglia che ingiallisse su un ramo, una piuma che si impigliasse ad una tegola, non gli sfuggivano mai: non c’era tafano sul dorso d’un cavallo, pertugio di tarlo in una tavola, buccia di fico spiaccicata sul marciapiede che Marcovaldo non notasse, e non facesse oggetto di ragionamento, scoprendo i mutamenti della stagione, i desideri del suo animo, e le miserie della sua esistenza.”

    ha scritto il 

  • 3

    Entrate in un giardino di piante, d'erbe, di fiori (Zibaldone).

    Premesso che Marcovaldo non fa parte della mia cultura scolastica (pubblicato nel ’63, stavo per uscire dalla secondaria inferiore una volta chiamata semplicemente “media”e il mio incontro con Calvino ...continua

    Premesso che Marcovaldo non fa parte della mia cultura scolastica (pubblicato nel ’63, stavo per uscire dalla secondaria inferiore una volta chiamata semplicemente “media”e il mio incontro con Calvino risale al ’70 con il “Visconte dimezzato”), il mio rapporto con lo scrittore è andato avanti a pizzichi e bocconi senza che, sinceramente, ne fossi conquistata fino in fondo.

    Nulla da dire della sua scrittura semplicissima e per questo ricercatissima. Ogni cosa ha un posto e ogni cosa è al suo posto. Se tecnica c’è, è quella del levare per raggiungere l’armonia. La diversità di questa scrittura non può che stupire, nel panorama degli scrittori di quegli anni ancora ancorati ai vecchi schemi da cui, come i Prigioni di Michelangelo vogliono liberarsi (cmq, molto più moderno e coinvolgente mi sembra il barocco di Gadda o quello della Morante, mentre freddo e iperspecialistico, nella sua semplicità, quello di Calvino. Sarà perché la letteratura favolistica non è nelle mie corde essendo cresciuta a miti e cannoli).
    Detto questo e reso il doveroso omaggio a uno dei pilastri della letteratura italiana, mi chiedo se la sterminata bibliografia su Marcovaldo non sia come l’infinito disquisire su “Bartleby lo scrivano” di cui, come dice Dan Mac Call, si può parlare di Bartleby Industy, cioè “la produzione a ritmo industriale di articoli accademici sul racconto, i cui gli autori si parlano addosso confutandosi a vicenda e travisando definitivamente il personaggio”.

    Basta spulciare un po’ la cronologia delle opere di Calvino, per capire che, nati i primi racconti di Marcovaldo a ridosso del Visconte dimezzato, di questo ne continuano la tematica: il bene da solo perde la sua bellezza così come il male la sua malvagità. Solo assieme possono bilanciarsi e raggiungere l’equilibrio anche se, più che il raggiungimento di quest’ obiettivo, nel tendervi all’infinito sta la vera sapienza. Yin e Yang.

    Letto a più di sessant’anni ( i più metteteli voi,senza esagerare! Diciamo che sono nata quando Marcovaldo veniva alla luce ma non ancora pubblicato) il libro mi sembra assolutamente datato, quasi un piccolo saggio antropologico.
    Sospeso tra” Il ragazzo della via Gluck” e “Come è bella la città…” Marcovaldo sogna l’idillio campagnolo per scoprirne tutta la pericolosità, e quando si converte alle sirene del progresso ne sconta sulla sua pelle la vera loro natura. Ma, come i personaggi dei cartoni animati (non a caso la I edizione era accompagnata dalle vignette di Sergio Tofano, firmato STO) o quelli di Chagal, Marcovaldo non si arrende, non cade, ma riprende l’impossibile volo tra i palloncini o meglio tra le bolle di sapone, come se non fosse successo nulla. Solo il povero coniglio, cavia di laboratorio, ha un colpo di schiena di dignità umana cercando di finirla.
    Se volontariamente Calvino si tenga lontano dallo scavo psicologico del suo personaggio, limitandosi a ritagliare una “figurina” buona per la vignetta, o nega qualsiasi pietà ai suoi simili, non mi intriga approfondire. Col suo stesso metodo, dico: la cosa non mi cale mica.

    In questi venti racconti brevi ( scritti dal ’51 al ’61) Calvino fa attraversare a Marcovaldo dieci anni dell’Italia del boom, da povero operaio non specializzato, col naso all’in su perché “aveva un occhio poco adatto alla vita di città”.
    Sarà per la suggestione di aver letto che Tofano ne aveva illustrato l’edizione scolastica, ma non posso non immaginarmelo che con le fattezze del signor Bonaventura, la cui sagoma fin da piccola non mi appassionava per nulla: troppo bidimensionale per me, paffutella anche allora.

    ha scritto il 

  • 5

    Piacevole sorpresa il Marcovaldo. Il primo libro di Calvino che ho letto è stato "se una notte d inverno un viaggiatore"...stupendo ma ha richiesto un certo grado di attenzione, il Marcovaldo non è da ...continua

    Piacevole sorpresa il Marcovaldo. Il primo libro di Calvino che ho letto è stato "se una notte d inverno un viaggiatore"...stupendo ma ha richiesto un certo grado di attenzione, il Marcovaldo non è da meno, ma non mi aspettavo la semplicità narrativa di questi racconti. La e scrittura è lirica è disimpegnata i racconti ilari, divertenti, e pregni di significato. Magnifiche novelle

    ha scritto il 

  • 4

    Venti piccoli racconti che hanno per denominatore comune quest'uomo semplice, di mestiere manovale e con famiglia numerosa a seguito, che nonostante la vita grama non tralascia di apprezzare la belle ...continua

    Venti piccoli racconti che hanno per denominatore comune quest'uomo semplice, di mestiere manovale e con famiglia numerosa a seguito, che nonostante la vita grama non tralascia di apprezzare la bellezza e la poesia della natura e dei dettagli. Marcovaldo e i racconti di cui è protagonista conquistano il lettore per la loro tenerezza e semplicità ricca di dettagli, per l'ingenuità di un protagonista dal cuore sognatore che nonostante l'insoddisfazione è sempre pronto a ricominciare.

    ha scritto il 

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