Marcovaldo

ovvero Le stagioni in città

Di

Editore: Einaudi

4.0
(8115)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 148 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Tedesco , Spagnolo , Francese , Danese , Portoghese

Isbn-10: A000150195 | Data di pubblicazione:  | Edizione 3

Disponibile anche come: Tascabile economico , Altri , Copertina rigida , CD audio , eBook

Genere: Educazione & Insegnamento , Narrativa & Letteratura , Umorismo

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Descrizione del libro
In mezzo alla città di cemento e asfalto, Marcovaldo va in cerca della Natura. Ma esiste ancora, la Natura? Quella che egli trova è una Natura dispettosa, contraffatta, compromessa con la vita artificiale. Personaggio buffo e melanconico, Marcovaldo è il protagonista di una serie di favole moderne, dove Italo Calvino è andato segnando, come in un suo block-notes, avvenimenti impercettibili nella vita di una grande città industriale, quali possono essere il passaggio d'una nuvola carica di pioggia o l'arrivo mattutino d'uno sbuffo di vento.Quando le avventure di Marcovaldo hanno raggiunto un bel numero, seguendo come in un colorato calendario l'alternarsi delle stagioni, Calvino le ha disposte in un libro. Partite come divagazioni comico-poetiche sul tema - "neorealistico" per eccellenza - della più elementare lotta per la vita, le venti favole di Marcovaldo arrivano alla rappresentazione della più complicata realtà d'oggi, alla satira del "miracolo economico" e della "civiltà del consumo"; ma sempre restano fedeli a una classica struttura narrativa: quella delle storielle a vignette dei giornalini dell'infanzia. Marcovaldo non è altro che un Fortunello contemporaneo, un Bonaventura all'incontrario, un Pampurio dei caseggiati popolari.
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  • 3

    Le stagioni in città

    Marcovaldo ovvero “Le stagioni in città” di Italo Calvino è un romanzo principalmente umoristico. Sono venti racconti, ognuno è dedicato ad una stagione.
    Il personaggio che dà il titolo al libro è Ma ...continua

    Marcovaldo ovvero “Le stagioni in città” di Italo Calvino è un romanzo principalmente umoristico. Sono venti racconti, ognuno è dedicato ad una stagione.
    Il personaggio che dà il titolo al libro è Marcovaldo , che lavora come operaio e la sua vita è piena di difficoltà e privazioni, venuto dalla campagna in città per trovare lavoro, ha moglie e quattro figli da mantenere ed è sempre senza un soldo.
    La città di Marcovaldo è senza nome, ma si pensa sia la Torino degli anni sessanta, una delle protagoniste del boom economico.
    Tra il cemento e l’asfalto della città inquinata, egli crede ogni tanto di rivedere un po’ della campagna lontana, ma si tratta di una illusione e la tanta felicità viene poi disillusa dalla realtà, ma nonostante ciò Marcovaldo non si perde d’animo e continua a sperare .
    Italo Calvino, nel descrivere la città, che è il luogo principale del racconto, evidenzia gli aspetti naturali più belli, trasformando il centro urbano in una sorta di paradiso terrestre.
    In Marcovaldo vengono uniti aspetti fiabeschi e ironia per trattare temi e problematiche attuali : la vita caotica in città, l’urbanizzazione smisurata, l’industrializzazione crescente e la povertà delle fasce più basse della popolazione.
    I capitoli non sono uniti attraverso un filo logico, perciò, volendo, ne avrei potuto leggere prima uno piuttosto di un altro. Questo non è stato un elemento positivo, per me, nella lettura. Uno dei pregi, invece, è la capacità con cui Calvino descrive la città e le cose più grigie e squallide della vita, con ironia ed umorismo.
    B.B.

    ha scritto il 

  • 2

    Come ho fatto a scordarlo!

    Ignara se alcuni di noi - figli della propaganda - l'avessero già letto nel Quotidiano, per buona misura ci fu inflitto dalla maestra qualche anno dopo.

    Un preludio fantozziano, ma di un ceto ancora p ...continua

    Ignara se alcuni di noi - figli della propaganda - l'avessero già letto nel Quotidiano, per buona misura ci fu inflitto dalla maestra qualche anno dopo.

    Un preludio fantozziano, ma di un ceto ancora più giù, verso sentine sociali inimmaginabili e non augurabili.

    Doveva farci ridere educando.

    Siccome ho vivissimo il ricordo di mio padre che si faceva la doccia usando una latta da cinque litri, azzurra con tante goccione gialle di olio "Topazio", cui aveva stagnato un rubinetto per il conetto coi buchini - il bagno l'aveva portato in casa lui l'anno prima ma non era ancora riuscito a installarci tutto l'impianto idraulico - non credo d'essere riuscito allora a leggerlo attentamente.

    Non capivo perché - maestra o non maestra - dovevo leggere di gente che faceva cose affini a quelle misere che facevamo noi. Essendo stato un bimbo assai ligio ma non stupido, è sicuro che l'ho letto per poi dire in una paginetta "chebellomarcovaldo" e tornare velocemente a Paperino o Tex che erano (e sono) enormemente meglio: Paperino ha una sfiga eroica e avventurosa, Tex è sfig-free 99,999%.

    A rileggerne dei pezzi è partita una stellina. La saggezza il disincanto e la maturità non so se le posseggo, ma la voglia di tornarci sopra è pari a quella di tornare sotto quella doccia. Zero: (senza Ti). :)

    Marcovaldo è di una tristezza gasometrica, pedagogica, tangenzial-periferica, nebbioso-ferrotranviaria, maestronzica, solidal-penitenziale, marcellinpanevinica. Forse addirittura incompresica.

    A suo modo un inarrivabile capolavoro. Se è così triste dev'esserci sicuramente qualcosa di buono! Se sapessero i pedagoghi quanta gente hanno mitridatizzato colle letture prescritte, tremerebbero di notte.

    Colonna sonora: Vincenzina e la fabbrica - Enzo Jannacci.

    ha scritto il 

  • 0

    Un barone senza alberi.

    Ma chi ha costruito questa gabbia claustrofobica che gli uomini chiamano città? Chi ha forgiato queste catene che gli uomini chiamano leggi? Chi ha ha eretto questi muri di labirinti che gli uomini ch ...continua

    Ma chi ha costruito questa gabbia claustrofobica che gli uomini chiamano città? Chi ha forgiato queste catene che gli uomini chiamano leggi? Chi ha ha eretto questi muri di labirinti che gli uomini chiamano vita civile? Ai bambini come si può spiegare un mondo che loro vedono già fatto così com'è? Un mondo con regole che loro imparano ad accettare allo stesso modo in cui hanno imparato a camminare e comunicare? Come possono i bambini immaginare una realtà che non hanno mai visto? Come possono discernere il giusto dallo sbagliato? Marcovaldo  non é nato in questo mondo schizofrenico, pieno di regole scritte e non scritte, un mondo grigio che corre forsennato scandendo ritmi che non sono più quelli degli uomini. Solo Marcovaldo nella sua tonta semplicità di adulto mai cresciuto può cogliere   l'incomprensibile assurdità che ai nostri occhi assuefatti sfugge; per farlo egli si erge a tragicomica vittima sacrificale, non essendo barone da potersi nascondere tra i rami degli alberi. Sono pochi brevissimi racconti, i più ( o quasi tutti) si terminano affermando:"e allora?!"; sono scritti apparentemente(ma anche) per i bambini, sembrano non avere ne capo ne coda, rasentano (almeno per me) l'irritante perché sembrano a volte uno sconclusionato esercizio di stile, parole che pare non vogliano dire nulla. Ma forse non si hanno più gli occhi dei fanciulli , é arrugginita la capacità di vedere l'insieme. Ci vuole solo un po' di più per capire quello che il sempliciotto Marcovaldo ha imparato a capire subito. Spesso penso a quand'ero bambino, che passavo pomeriggi interi ad osservare le formiche che mi parevano un mondo, loro ci sono sempre, ma io non ho più gli occhi per vederle.

    ha scritto il 

  • 3

    Non mi ricordo neanche quanto tempo fa l'avevo letto. Di certo qualcosa alle medie mi avevano proposto, ma sono stata felice di riprenderlo in mano perchè lo avevo completemente rimosso. A ben guardar ...continua

    Non mi ricordo neanche quanto tempo fa l'avevo letto. Di certo qualcosa alle medie mi avevano proposto, ma sono stata felice di riprenderlo in mano perchè lo avevo completemente rimosso. A ben guardare, questo libro dallo stile solo apparentemente semplice (provate voi a scrivere con una tale proprietà e ricchezza di linguaggio) non è per niente apprezzabile dagli adolescenti e giù di lì. Marcovaldo non ha niente di straordinario, e non fa niente di straordinario; magari fa cose un po' bizzarre, come andare in giro con una pianta sulla bici, o dormire in un parco pubblico, o seguire i gatti a ora di pranzo, o provare l'incontenibile desiderio di rubare conigli. Non c'è un intreccio che lascia col fiato sospeso, di lui ricaviamo ben poco: ha molti figli e una moglie molto brontolona, e di soldi in casa ce ne sono pochi. E' però la sua grande sensibilità che ci conquista a poco a poco e che fa di lui un uomo diverso dagli altri: la sua attenzione alla natura, la sua bontà d'animo, la sua generosità, la sua arrendevolezza nel doversi adattare alla città sognando la campagna. Il fatto che me lo ha fatto amare, poi, è la nota amara di chiusura dele sue avventure.Ho tralasciato il peso pedagogico con cui me lo presentarono alle medie, anche la lettura marxista di critica alla città industriale, che pure ho riconosciuto, e mi sono goduta quest'uomo mite e sensibile.

    ha scritto il 

  • 5

    Lessi questo libro per la prima volta alle scuole medie e me ne innamorai. Il senso di fallimento e impotenza che mi trasmetteva era come una sorta di nutrimento per il mio spirito ribelle di allora. ...continua

    Lessi questo libro per la prima volta alle scuole medie e me ne innamorai. Il senso di fallimento e impotenza che mi trasmetteva era come una sorta di nutrimento per il mio spirito ribelle di allora. Lo rilessi nuovamente un pomeriggio di alcuni mesi fa e sono felice di affermare che la magia legata a questo libro rimane la medesima. Trama tragicomica, da divorare capitolo dopo capitolo.

    ha scritto il 

  • 5

    Ho iniziato ascoltando in auto l'audiolibro con 4 racconti letti da Marco Paolini ( imperdibile!!) e mi è venuta voglia di rileggere gli altri racconti che ricordavo vagamente: più che altro ricordavo ...continua

    Ho iniziato ascoltando in auto l'audiolibro con 4 racconti letti da Marco Paolini ( imperdibile!!) e mi è venuta voglia di rileggere gli altri racconti che ricordavo vagamente: più che altro ricordavo il piacere che avevo provato leggendoli anni fa. Una riscoperta che mi ha rallegrato e intenerito per un paio di sere e che consiglio a tutti. E consiglio di ascoltare come legge i quattro racconti disponibili Marco Paolini!!!

    ha scritto il 

  • 5

    Mi è piaciuta questa lettura. E' un libro per grandi e per piccoli. Mi piace la figura di Marcovaldo, un padre di famiglia, un lavoratore. 20 storie . Una storia che mi è piaciuta molto è quella dell ...continua

    Mi è piaciuta questa lettura. E' un libro per grandi e per piccoli. Mi piace la figura di Marcovaldo, un padre di famiglia, un lavoratore. 20 storie . Una storia che mi è piaciuta molto è quella delle api e quella del supermercato. Si nota in questi racconti lo stato di povertà di Marcovaldo e della sua famiglia. Racconti che parlano di vita vera, si cerca di mettere in luce la vita in città e alla ricerca di un po' di natura anche in città..Libro che ha anche uno stile scherzoso.

    ha scritto il 

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