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Marcovaldo

ovvero le stagioni in città

Di

Editore: Einaudi

4.0
(7790)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 151 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Tedesco , Spagnolo , Francese , Danese , Portoghese

Isbn-10: A000057214 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida , CD audio , eBook

Genere: Education & Teaching , Fiction & Literature , Humor

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Descrizione del libro
Letture per la scuola media - 7
Presentazione e note a cura dell'autore
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  • 4

    Noi cittadini del niente

    La critica alla "civiltà industriale" si accompagna ad una altrettanto decisa critica a ogni sogno di un paradiso perduto. L'amore per la natura di Marcovaldo è quello che può nascere solo in un uomo ...continua

    La critica alla "civiltà industriale" si accompagna ad una altrettanto decisa critica a ogni sogno di un paradiso perduto. L'amore per la natura di Marcovaldo è quello che può nascere solo in un uomo di città. questo estraneo alla città è il cittadino per eccellenza. Tristezza. Tristezza in ogni racconto: quello del coniglio velenoso è terribile. E ironia. Ironia ovunque. Un libro che si legge in due ore, facile facile, ma che offre tanti, tantissimi spunti di riflessione. Più che attuale. Eppure ha più di 40 anni. Forse perchè i due momenti e sociali, quello a cui appartiene l'opera e quello attuale, in un certo senso coincidono, oppure forse perchè l'essere umano con le sue debolezze, i suoi desideri e le sue miserie rimane sempre lo stesso.
Calvino rimane un grande della letteratura italiana:ironico, pungente e sempre attuale.

    ha scritto il 

  • 5

    - E la luna che ditta l'ha messa?

    Scritte fra il 1952 e il 1963 queste 20 "novelle" mi hanno lasciato interdetta. La loro freschezza e modernità mi hanno colpito. Il linguaggio, l'uso dell'italiano. Marcovaldo un personaggio ingenuo e ...continua

    Scritte fra il 1952 e il 1963 queste 20 "novelle" mi hanno lasciato interdetta. La loro freschezza e modernità mi hanno colpito. Il linguaggio, l'uso dell'italiano. Marcovaldo un personaggio ingenuo e buono come forse era la società povera del dopoguerra. Come eravamo noi nel dopoguerra.
    Meraviglioso, un Calvino che non conoscevo o forse non ricordavo. Questa non è una SOLO una lettura per ragazzi.
    Sei stelle virtuali, posso?

    ha scritto il 

  • 4

    Sebbene qualcuno di questi racconti venga proposto come lettura per bambini e ragazzi, non si tratta di semplici favolette moralizzatrici o dal lieto fine. Il mito del ritorno alla natura viene irriso ...continua

    Sebbene qualcuno di questi racconti venga proposto come lettura per bambini e ragazzi, non si tratta di semplici favolette moralizzatrici o dal lieto fine. Il mito del ritorno alla natura viene irriso non meno delle diavolerie della vita cittadina. Calvino aveva il gusto di scrivere storie da poter interpretare in diversi modi, e uno di questi non ti lascia speranza. Mi riferisco in particolare al racconto "i figli di babbo natale", dove il finale a sorpresa mi ha quasi agghiacciato.

    ha scritto il 

  • 4

    Calvino, quando non ci da dentro con scienza o filosofia scrive fiabe perfette. Poetiche, divertenti, originali pur guardando le stesse cose che tutti noi guardiamo normalmente, inoltre qui parla di m ...continua

    Calvino, quando non ci da dentro con scienza o filosofia scrive fiabe perfette. Poetiche, divertenti, originali pur guardando le stesse cose che tutti noi guardiamo normalmente, inoltre qui parla di miseria e di ecologia senza sbracare nel buonismo o nella geremiade, rimane sempre fiabesco, poetico e divertente.
    Personalmente il racconto che preferisco è quello sullo GNAC, incipit perfetto e ricordi d'infanzia.

    ha scritto il 

  • 3

    Italo Calvino, Marcovaldo

    L'opera, pur breve, è estremamente efficace. Sono una serie di esperienze vissute dal protagonista, cittadino di periferia quasi indigente, e dalla sua famiglia. Sono quasi una serie di leggende metro ...continua

    L'opera, pur breve, è estremamente efficace. Sono una serie di esperienze vissute dal protagonista, cittadino di periferia quasi indigente, e dalla sua famiglia. Sono quasi una serie di leggende metropolitane contrapposte a una natura ormai apparentemente assoggettata e ad un tempo agognata.
    Satira, ironia, comicità, ma anche tristezza, smarrimento, delusione.

    ha scritto il 

  • 5

    Marcovaldo è un operaio,immigrato dalle dubbie e incerte radici, caratterizzato da un forte senso di nostalgia per le sue origini, da un'attrazione per la vita in campagna dalla quale proviene, e un'a ...continua

    Marcovaldo è un operaio,immigrato dalle dubbie e incerte radici, caratterizzato da un forte senso di nostalgia per le sue origini, da un'attrazione per la vita in campagna dalla quale proviene, e un'avversione per una città industriale e moderna,in cui vive ma non sente appartenenza. E' alienato dalla realtà, bellissimo nella sua goffezza e nel suo essere sempre trasognante,impegnato nel notare la bellezza nei piccoli dettagli, mettendo un pizzico di sogno in una realtà monotona,quotidianamente grigia, come la città moderna in cui è immerso. I suoi racconti sono ricchi di spontanea semplicità,di immaginazione e poesia. Ma c'è anche tanta insoddisfazione nelle sue vicende, che invece di buttarlo giù lo spingono a continuare a guardare il mondo con occhi pieni di fantasia. questo suo eterno fantasticare è un atteggiamento purtroppo dimenticato e sottovalutato dalla maggior parte delle persone. E' incantevole in Marcovaldo la volontà di ricerca di quelle piccole cose che danno un senso al resto,nonostante tutto, il suo enfatizzarle, per quanto piccole siano e non siano allo stesso tempo. Trovo ammirevole la sua capacità di mettere sempre un pizzico di poesia, e perseverare comunque con questo atteggiamento, nonostante i fallimenti e le avventure donchisciottesche.

    “Aveva questo Marcovaldo un occhio poco adatto alla vita di città: cartelli, semafori, vetrine, insegne luminose, manifesti, per studiati che fossero a colpire l’attenzione, mai fermavano il suo sguardo che pareva scorrere sulle sabbie del deserto. Invece, una foglia che ingiallisse su un ramo, una piuma che si impigliasse ad una tegola, non gli sfuggivano mai: non c’era tafano sul dorso d’un cavallo, pertugio di tarlo in una tavola, buccia di fico spiaccicata sul marciapiede che Marcovaldo non notasse, e non facesse oggetto di ragionamento, scoprendo i mutamenti della stagione, i desideri del suo animo, e le miserie della sua esistenza.”

    ha scritto il 

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