Marcovaldo

ovvero Le stagioni in città

Di

Editore: Arnoldo Mondadori

4.0
(8149)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 141 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Tedesco , Spagnolo , Francese , Danese , Portoghese

Isbn-10: 8804370564 | Isbn-13: 9788804370567 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida , CD audio , eBook

Genere: Educazione & Insegnamento , Narrativa & Letteratura , Umorismo

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Descrizione del libro
"L'amore per la natura di Marcovaldo è quello che può nascere solo in un uomo di città: per questo non possiamo sapere nulla d'una sua provenienza extracittadina; questo estraneo alla città è il cittadino per eccellenza".
(Dalla presentazione di Calvino all'edizione del 1966)

Venti novelle che seguono una classica struttura narrativa: quella delle storielle e vignette dei giornalini per l'infanzia.
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  • 3

    Nel marzo del 2011 questo gustosissimo libro è apparso per la prima volta nella collana “Oscar Junior” e la scelta editoriale si è rivelata vincente: è stato proposto il testo illustrato da Sto come n ...continua

    Nel marzo del 2011 questo gustosissimo libro è apparso per la prima volta nella collana “Oscar Junior” e la scelta editoriale si è rivelata vincente: è stato proposto il testo illustrato da Sto come nella prima edizione Einaudi datata 1963, arricchito inoltre da una presentazione dell’autore che consiglia ai più giovani di saltarla pure, se vogliono, perché forse sarà più utile in qualità di “istruzioni per l’uso” ai professori. Dunque, una bella edizione per i più giovani, a partire dai nove anni. Eppure proprio in virtù di quanto afferma Calvino nella sua presentazione il libro non può essere catalogato come “libro per bambini” e nemmeno come “libro per ragazzi” o “libro per adulti”. La sua peculiarità è di essere, oserei dire, evanescente, di situarsi a ridosso di generi letterari, di linguaggi attinti dal comico, dalla favola e dalle vignette dei giornalini per l’infanzia, di non arrestarsi al reale, di non produrre denuncia ma di strappare ad ogni novella una sana, genuina, spontanea ilarità. Ci si affeziona al personaggio, filo conduttore di venti avventure- disavventure, ci si affeziona perfino allo scenario urbano nel quale opera, ci si aspetta, pagina dopo pagina , un guaio, un imprevisto, un elemento grottesco o surreale che possa trasfigurarla, ma non troppo, la realtà. La ciclicità delle situazioni è scandita dal succedersi delle stagioni, ogni novella- sono venti in tutto- è dedicata ad una di esse, per un ripetersi del ciclo stagionale per cinque volte. La stessa struttura delle singole novelle è fissa secondo un modulo che porta a scoprire la natura, a sognare un riavvicinamento ad essa, a maturare una delusione che però non annienta mai il protagonista. Spesso , a racconto terminato, potrà capitare di chiedersi quali saranno gli sviluppi ulteriori della vicenda ma si intuisce che anche se il protagonista è in partenza per Bombay, presto farà ritorno nella sua città, nella sua misera abitazione , nella sua squallida esistenza di operaio di fabbrica, coniugato, con figli a carico, perennemente in bolletta. Povero Marcovaldo, intrappolato dalla vita ma così disponibile nei suoi confronti. Suscita, oltre che simpatia, una vena di malinconia. E poi la moglie Domitilla e i bambini, Teresa, Filippetto, Pietruccio e Michelino , a rincarare la dose di ingenuità, incoscienza, accettazione incondizionata, tutti tranne la moglie che invece sbotta, borbotta, subisce consapevole: direi la vera nota realistica del libro.
    In sintesi un libro da non perdere, anche e soprattutto se se ne conosce qualche stralcio, qualche episodio.

    ha scritto il 

  • 5

    C’è una leggera brezza, un vento che viene da lontano, in cielo una luna splendente e Venere lontana, da sola, che esplode di luce; il vento si trasforma, diventa violento e strappa le foglie dagli al ...continua

    C’è una leggera brezza, un vento che viene da lontano, in cielo una luna splendente e Venere lontana, da sola, che esplode di luce; il vento si trasforma, diventa violento e strappa le foglie dagli alberi, le fa volteggiare mescolate con la pioggia, tanta acqua che ridà vita alle piante, fa crescere funghi e alla fine il vento conduce le foglie verso l’arcobaleno. Sono le ultime giornate di autunno, arriva l’inverno, la neve ricopre il mondo esterno e gli dà una forma strana, diversa, si crea una realtà difforme, un sogno che è fantasia. Qui vive Marcovaldo, che cammina sempre con il naso per aria, in compagnia della meraviglia e della curiosità per ciò che lo circonda, e con lui il lettore volteggia tra la musicalità dello stile e le invenzioni fantastiche, sempre con storie avventurose soffici e ovattate, delicate come seta, in cui le avventure si concludono con tragicomiche disavventure: perché l’avventura è vivere col naso per aria guardando le bolle di sapone o l’arcobaleno, le vespe o le beccacce, i gatti o un coniglio che scappa sui tetti; la disavventura è un lavoro da operaio, una famiglia da sfamare, una moglie che si lagna sempre, i debiti, la grande città industriale inquinata e già rovinata dal consumismo imperante, la malattia. Forse il libro non è più attuale come all’epoca in cui fu scritto, oltre 50 anni fa, ma…non è forse vero che siamo tutti dei Marcovaldo?

    ha scritto il 

  • 4

    Brevi racconti dal sapore quasi "fantozziano" con epiloghi dolce amari.
    Dopo poche righe, il personaggio di Marcovaldo diventerà il vostro eroe dall'armatura un po' ammaccata, ma questo glielo perdone ...continua

    Brevi racconti dal sapore quasi "fantozziano" con epiloghi dolce amari.
    Dopo poche righe, il personaggio di Marcovaldo diventerà il vostro eroe dall'armatura un po' ammaccata, ma questo glielo perdonerete.

    ha scritto il 

  • 3

    Le stagioni in città

    Marcovaldo ovvero “Le stagioni in città” di Italo Calvino è un romanzo principalmente umoristico. Sono venti racconti, ognuno è dedicato ad una stagione.
    Il personaggio che dà il titolo al libro è Ma ...continua

    Marcovaldo ovvero “Le stagioni in città” di Italo Calvino è un romanzo principalmente umoristico. Sono venti racconti, ognuno è dedicato ad una stagione.
    Il personaggio che dà il titolo al libro è Marcovaldo , che lavora come operaio e la sua vita è piena di difficoltà e privazioni, venuto dalla campagna in città per trovare lavoro, ha moglie e quattro figli da mantenere ed è sempre senza un soldo.
    La città di Marcovaldo è senza nome, ma si pensa sia la Torino degli anni sessanta, una delle protagoniste del boom economico.
    Tra il cemento e l’asfalto della città inquinata, egli crede ogni tanto di rivedere un po’ della campagna lontana, ma si tratta di una illusione e la tanta felicità viene poi disillusa dalla realtà, ma nonostante ciò Marcovaldo non si perde d’animo e continua a sperare .
    Italo Calvino, nel descrivere la città, che è il luogo principale del racconto, evidenzia gli aspetti naturali più belli, trasformando il centro urbano in una sorta di paradiso terrestre.
    In Marcovaldo vengono uniti aspetti fiabeschi e ironia per trattare temi e problematiche attuali : la vita caotica in città, l’urbanizzazione smisurata, l’industrializzazione crescente e la povertà delle fasce più basse della popolazione.
    I capitoli non sono uniti attraverso un filo logico, perciò, volendo, ne avrei potuto leggere prima uno piuttosto di un altro. Questo non è stato un elemento positivo, per me, nella lettura. Uno dei pregi, invece, è la capacità con cui Calvino descrive la città e le cose più grigie e squallide della vita, con ironia ed umorismo.
    B.B.

    ha scritto il 

  • 2

    Come ho fatto a scordarlo!

    Ignara se alcuni di noi - figli della propaganda - l'avessero già letto nel Quotidiano, per buona misura ci fu inflitto dalla maestra qualche anno dopo.

    Un preludio fantozziano, ma di un ceto ancora p ...continua

    Ignara se alcuni di noi - figli della propaganda - l'avessero già letto nel Quotidiano, per buona misura ci fu inflitto dalla maestra qualche anno dopo.

    Un preludio fantozziano, ma di un ceto ancora più giù, verso sentine sociali inimmaginabili e non augurabili.

    Doveva farci ridere educando.

    Siccome ho vivissimo il ricordo di mio padre che si faceva la doccia usando una latta da cinque litri, azzurra con tante goccione gialle di olio "Topazio", cui aveva stagnato un rubinetto per il conetto coi buchini - il bagno l'aveva portato in casa lui l'anno prima ma non era ancora riuscito a installarci tutto l'impianto idraulico - non credo d'essere riuscito allora a leggerlo attentamente.

    Non capivo perché - maestra o non maestra - dovevo leggere di gente che faceva cose affini a quelle misere che facevamo noi. Essendo stato un bimbo assai ligio ma non stupido, è sicuro che l'ho letto per poi dire in una paginetta "chebellomarcovaldo" e tornare velocemente a Paperino o Tex che erano (e sono) enormemente meglio: Paperino ha una sfiga eroica e avventurosa, Tex è sfig-free 99,999%.

    A rileggerne dei pezzi è partita una stellina. La saggezza il disincanto e la maturità non so se le posseggo, ma la voglia di tornarci sopra è pari a quella di tornare sotto quella doccia. Zero: (senza Ti). :)

    Marcovaldo è di una tristezza gasometrica, pedagogica, tangenzial-periferica, nebbioso-ferrotranviaria, maestronzica, solidal-penitenziale, marcellinpanevinica. Forse addirittura incompresica.

    A suo modo un inarrivabile capolavoro. Se è così triste dev'esserci sicuramente qualcosa di buono! Se sapessero i pedagoghi quanta gente hanno mitridatizzato colle letture prescritte, tremerebbero di notte.

    Colonna sonora: Vincenzina e la fabbrica - Enzo Jannacci.

    ha scritto il 

  • 0

    Un barone senza alberi.

    Ma chi ha costruito questa gabbia claustrofobica che gli uomini chiamano città? Chi ha forgiato queste catene che gli uomini chiamano leggi? Chi ha ha eretto questi muri di labirinti che gli uomini ch ...continua

    Ma chi ha costruito questa gabbia claustrofobica che gli uomini chiamano città? Chi ha forgiato queste catene che gli uomini chiamano leggi? Chi ha ha eretto questi muri di labirinti che gli uomini chiamano vita civile? Ai bambini come si può spiegare un mondo che loro vedono già fatto così com'è? Un mondo con regole che loro imparano ad accettare allo stesso modo in cui hanno imparato a camminare e comunicare? Come possono i bambini immaginare una realtà che non hanno mai visto? Come possono discernere il giusto dallo sbagliato? Marcovaldo  non é nato in questo mondo schizofrenico, pieno di regole scritte e non scritte, un mondo grigio che corre forsennato scandendo ritmi che non sono più quelli degli uomini. Solo Marcovaldo nella sua tonta semplicità di adulto mai cresciuto può cogliere   l'incomprensibile assurdità che ai nostri occhi assuefatti sfugge; per farlo egli si erge a tragicomica vittima sacrificale, non essendo barone da potersi nascondere tra i rami degli alberi. Sono pochi brevissimi racconti, i più ( o quasi tutti) si terminano affermando:"e allora?!"; sono scritti apparentemente(ma anche) per i bambini, sembrano non avere ne capo ne coda, rasentano (almeno per me) l'irritante perché sembrano a volte uno sconclusionato esercizio di stile, parole che pare non vogliano dire nulla. Ma forse non si hanno più gli occhi dei fanciulli , é arrugginita la capacità di vedere l'insieme. Ci vuole solo un po' di più per capire quello che il sempliciotto Marcovaldo ha imparato a capire subito. Spesso penso a quand'ero bambino, che passavo pomeriggi interi ad osservare le formiche che mi parevano un mondo, loro ci sono sempre, ma io non ho più gli occhi per vederle.

    ha scritto il 

  • 3

    Non mi ricordo neanche quanto tempo fa l'avevo letto. Di certo qualcosa alle medie mi avevano proposto, ma sono stata felice di riprenderlo in mano perchè lo avevo completemente rimosso. A ben guardar ...continua

    Non mi ricordo neanche quanto tempo fa l'avevo letto. Di certo qualcosa alle medie mi avevano proposto, ma sono stata felice di riprenderlo in mano perchè lo avevo completemente rimosso. A ben guardare, questo libro dallo stile solo apparentemente semplice (provate voi a scrivere con una tale proprietà e ricchezza di linguaggio) non è per niente apprezzabile dagli adolescenti e giù di lì. Marcovaldo non ha niente di straordinario, e non fa niente di straordinario; magari fa cose un po' bizzarre, come andare in giro con una pianta sulla bici, o dormire in un parco pubblico, o seguire i gatti a ora di pranzo, o provare l'incontenibile desiderio di rubare conigli. Non c'è un intreccio che lascia col fiato sospeso, di lui ricaviamo ben poco: ha molti figli e una moglie molto brontolona, e di soldi in casa ce ne sono pochi. E' però la sua grande sensibilità che ci conquista a poco a poco e che fa di lui un uomo diverso dagli altri: la sua attenzione alla natura, la sua bontà d'animo, la sua generosità, la sua arrendevolezza nel doversi adattare alla città sognando la campagna. Il fatto che me lo ha fatto amare, poi, è la nota amara di chiusura dele sue avventure.Ho tralasciato il peso pedagogico con cui me lo presentarono alle medie, anche la lettura marxista di critica alla città industriale, che pure ho riconosciuto, e mi sono goduta quest'uomo mite e sensibile.

    ha scritto il 

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