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Mare al mattino

Di

Editore: Einaudi (L'Arcipelago Einaudi)

3.5
(1413)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 128 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806211137 | Isbn-13: 9788806211134 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook , Copertina morbida e spillati

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Farid e Jamila fuggono da una guerra che corre piú veloce di loro. Angelina insegna a Vito che ogni patria può essere terra di tempesta, lei che è stata araba fino a undici anni. Sono due figli, due madri, due mondi. A guardarlo dalla riva, il mare che li divide è un tappeto volante, oppure una lastra di cristallo che si richiude sopra le cose. Ma sulla terra resta l’impronta di ogni passaggio, partenza o ritorno – che la scrittura, come argilla fresca, conserva e restituisce. Un romanzo di promesse e di abbandoni, forte e luminoso come una favola.
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  • 5

    Io sono di quei lettori che la Mazzantini, tanto odiata, in realtà la apprezzano. Questo è il romanzo che ho preferito finora, "Venuto al mondo" lo segue a breve distanza.
    Farid viaggia con Jamila su ...continua

    Io sono di quei lettori che la Mazzantini, tanto odiata, in realtà la apprezzano. Questo è il romanzo che ho preferito finora, "Venuto al mondo" lo segue a breve distanza.
    Farid viaggia con Jamila su una carretta del mare; uno di quei gommoni, in fuga dalla Siria bombardata, dove cercano di salvarsi la vita. Mentre il sole li strina, mentre la fame li insegue, mentre l'acqua finisce insieme al carburante, e nel deserto si lasciano dietro scie di cadaveri sotto la sabbia. Farid è minuscolo, stretto a Jamila, sempre più piccolo nella traversata: ci ricorda, Farid, che potremmo essere noi Jamila, in fuga con i nostri bambini che ci muoiono addosso nel Mediterraneo, che non è così lontano dalle nostre case sicure e accoglienti.
    E poi c'è Vito, che si affaccia su quel mare, ma non ha il coraggio di scendere alla spiaggia dove arrivano cadaveri quanti onde. Vito è figlio di Angelina, che è cresciuta araba: figlia di emigrati italiani in Libia, costretti a lasciare la terra africana negli anni '60 dopo il colpo di stato di Gheddafi. Figlia di italiani che italiani non si sono mai sentiti, anche lei si è portata dentro il deserto, l'emigrazione, le radici strappate: pagine di storia che abbiamo rimosso, appena accennate sui libri di scuola, forse per dimenticare che non siamo stati (e tutt'ora non siamo) così diversi da tutte le vite rischiate ogni giorno tra le onde del mare, troppe volte perdute sulle rive del nostro Paese.

    ha scritto il 

  • 3

    La memoria è calce sui marciapiedi del sangue

    Un libro intenso, forte, emotivamente coinvolgente che ripresenta storie troppo facilmente dimenticate. Un romanzo che parla al cuore mostrando l’inutilità della guerra e della cattiveria umana. ...continua

    Un libro intenso, forte, emotivamente coinvolgente che ripresenta storie troppo facilmente dimenticate. Un romanzo che parla al cuore mostrando l’inutilità della guerra e della cattiveria umana.

    ha scritto il 

  • 4

    Uno scorcio di mondo lontano ma poi neanche tanto visto che il protagonista è un immigrato, dalle parole con cui si narra la sua storia si capisce tutta la disperazione che porta queste persone a lasc ...continua

    Uno scorcio di mondo lontano ma poi neanche tanto visto che il protagonista è un immigrato, dalle parole con cui si narra la sua storia si capisce tutta la disperazione che porta queste persone a lasciare la propria casa alla ricerca di un futuro migliore.

    ha scritto il 

  • 0

    "Ma ogni vera gioia ha una paura dentro"

    Non male però il confronto con "Venuto al mondo" c'è, viene proprio spontaneo...la Mazzantini se la può pure prendere ma è così...

    Anche qui si parla di guerra e di ricordi distrutti, essendo un argom ...continua

    Non male però il confronto con "Venuto al mondo" c'è, viene proprio spontaneo...la Mazzantini se la può pure prendere ma è così...

    Anche qui si parla di guerra e di ricordi distrutti, essendo un argomento serio, forse meritava di qualche riga in più...alcune descrizioni in stile "Margaret" ci sono..ma a volte si perdono perchè fitte fitte e non te le gusti..le due storie che si intrecciano sono di per sè belle e a tratti anche commoventi...
    Magari lo rileggerò in futuro...per apprezzarlo meglio!

    ha scritto il 

  • 4

    Lo trovo davvero molto bello....un modo di scrivere molto interessante, che mi piace tanto. Inoltre la storia mi ha fatto un po' rivivere quella tristezza che si prova a non poter piu' vivere nella pr ...continua

    Lo trovo davvero molto bello....un modo di scrivere molto interessante, che mi piace tanto. Inoltre la storia mi ha fatto un po' rivivere quella tristezza che si prova a non poter piu' vivere nella propria terra......

    ha scritto il 

  • 1

    Chi ha amato e ama Mazzantini scrittrice ("Non ti muovere", "Venuto al mondo" i suoi capolavori) non può digerire questo libello insincero, zeppo di gemme politically correct su Vicino Oriente e (neo) ...continua

    Chi ha amato e ama Mazzantini scrittrice ("Non ti muovere", "Venuto al mondo" i suoi capolavori) non può digerire questo libello insincero, zeppo di gemme politically correct su Vicino Oriente e (neo)colonialismo occidentale, persino sciatto nella scrittura (quante volte viene usato "arabo" come aggettivo in 125 pagine? e si può permettere Margareth Mazzantini, non Cesare Pavese, il verbo "orizzontarsi" al posto di "orientarsi" e "diti" al posto di "dita"? No, non può) e irritante nell'ispirazione di base. È una tesi, che germoglierebbe dal rapporto dinamico tra i due capitoli di cui è composto: madre e figlio libici in fuga dalla guerra, madre e figlio italiani tripolini in fuga dalla Libia post coloniale. Nessuno meglio di chi fugge e attraversa il mare può capire chi lo attraversa nel senso opposto, nessuno meglio di chi ha sofferto può capire il dolore. Falsa, fasulla tesi. I fatti di oggi (luglio 2014, Palestina) dimostrano che aver subito uno sterminio (o almeno il suo ricordo) non risparmia dall'infliggerlo agli altri, anche se non sono i tuoi antichi carnefici. Anzi. L'abbraccio al naufrago, Margareth, non è figlio di un'antica colpa da espiare, di un risarcimento da pagare. L'abbraccio è figlio della carità, di uno sguardo diverso sugli uomini che è simile a quello di Dio. Non è una terapia di gruppo il mare, dove scambiarsi le esperienze salva dal naufragio. Come una Fallaci pariolina, Mazzantini guarda compassionevole i negri (li chiama così, per fingere di non essere politically correct) ma non può sentire come loro, e si capisce. E allora tutto è "arabo", peccato per gli ebrei che per lei sono sempre vittime (anche in quel deserto, nel dopoguerra, allorché si chiamano israeliani, e sono un filo più cattivelli, vero Margareth?), persino nelle guerre panarabe di colonizzazione. Ci sono i dittatori cattivi (arabi, ovvio), le Torri gemelle (dopo dieci anni, e basta!) e gli americani buoni contro i terroristi. Un monumento all'insulso, una stele all'insulto, questo libello, che Margareth ci poteva risparmiare e lasciare in un cassetto dell'attico ai Parioli. Non se ne sarebbe accorto nessuno, a parte l'autrice, che credeva forse di dover espiare qualcosa, magari una ricchezza che non è araba, almeno quella.

    ha scritto il 

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