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Mare al mattino

Di

Editore: Einaudi

3.5
(1447)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 127 | Formato: eBook

Isbn-10: 8858405269 | Isbn-13: 9788858405260 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , Copertina morbida e spillati , Tascabile economico

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Farid e Jamila fuggono da una guerra che corre piú veloce di loro. Angelina insegna a Vito che ogni patria può essere terra di tempesta, lei che è stata araba fino a undici anni. Sono due figli, due madri, due mondi. A guardarlo dalla riva, il mare che li divide è un tappeto volante, oppure una lastra di cristallo che si richiude sopra le cose. Ma sulla terra resta l'impronta di ogni passaggio, partenza o ritorno - che la scrittura, come argilla fresca, conserva e restituisce. Un romanzo di promesse e di abbandoni, forte e luminoso come una favola.
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  • 3

    Lo definirei "carino". Niente a che vedere con l'intensità di Non ti muovere e Venuto al mondo, dal quale ricopia argomenti di guerra e di sofferenze. L'ho trovato poco profondo e anche un pò ruffiano ...continua

    Lo definirei "carino". Niente a che vedere con l'intensità di Non ti muovere e Venuto al mondo, dal quale ricopia argomenti di guerra e di sofferenze. L'ho trovato poco profondo e anche un pò ruffiano. Le tre stelle alla scrittura della Mazzantini che trovo sempre coinvolgente, anche se un pò autocelebrativa

    ha scritto il 

  • 3

    Mai avrei detto che questo libro mi sarebbe piaciuto così tanto. Eppure la Mazzantini questa volta a mio avviso ha colpito nel segno. Le storie che racconta sono storie che ci appartengono, che parlan ...continua

    Mai avrei detto che questo libro mi sarebbe piaciuto così tanto. Eppure la Mazzantini questa volta a mio avviso ha colpito nel segno. Le storie che racconta sono storie che ci appartengono, che parlano di viaggi attraverso il mare in cerca di uno stile di vita migliore. C'è la storia di Farid che non ha mai visto il mare e di sua madre che pone ogni speranza in quel viaggio e c'è Vito che racconta una storia ai più sconosciuta, almeno a me e cioè della cacciata degli italiani dalla Libia da parte di Gheddafi. Sì perchè quegli stessi italiani che hanno portato un pezzo di Italia in Libia, dalla Libia sono stati cacciati.
    "Erano gli anni settanta, trovarono un mondo distratto. A nessuno interessava la loro diaspora. Erano la coda sporca di una storia coloniale che nessuno aveva voglia di dissotterrare. Il vero confino fu quello, la solitudine morale. Antonio ha il suo borsello di plastica nera, pieno di documenti, consumati dalle file, dalle mani che sudano sempre mentre parla. Mostra il foglio che spiega la sua condizione di rimpatriato. Cosa siete venuti a fare? A rubare il lavoro agli altri italiani, quelli veri, nati e cresciuti qui? A saltare avanti nelle graduatorie di disoccupazione? In fin dei conti se l'erano andata a cercare, e poco importa se erano figli di contadini deportati in Libia dalla propaganda, spinti dalla fame. Gheddafi s'era ripreso il suo. L'Italia era colpevole. E loro erano l'avanzo di quella colpa. Un branco minore di diseredati. All'inizio c'era un comitato, si sentivano con gli altri italiani scacciati. Ma poi non cercarono più nessuno. Tutto si sfilacciò. Rimasero soli come scimmie bruciate dall'olio bollente. La piaga custodita nel silenzio, nei sospiri."
    Finisci il libro e ti fermi un attimo e ripensi alle storie che hai letto e a quei personaggi ai quali ti sei affezionata e che ti hanno fatto conoscere una parte di storia che non conoscevi.

    ha scritto il 

  • 3

    Le descrizioni dei profumi sono stupende e anche il tema è interessante. Purtroppo lo stile del punto ogni 3-4 parole ha fatto sì che questo romanzo non mi coinvolgesse. L'idea di fondo era buona, ma ...continua

    Le descrizioni dei profumi sono stupende e anche il tema è interessante. Purtroppo lo stile del punto ogni 3-4 parole ha fatto sì che questo romanzo non mi coinvolgesse. L'idea di fondo era buona, ma lo sviluppo si è rivelato banale e scontato.

    ha scritto il 

  • 4

    Tripoli bel suol d'amore

    Un viaggio nella Libia pre e post Gheddafi. All’ombra del periodo coloniale di Graziani. E dei contadini italiani mandati a creare campi coltivati. Un po’ alla Bradbury in stile cronache marziane. Fin ...continua

    Un viaggio nella Libia pre e post Gheddafi. All’ombra del periodo coloniale di Graziani. E dei contadini italiani mandati a creare campi coltivati. Un po’ alla Bradbury in stile cronache marziane. Fino alla cacciata dei coloni e alla crudele attualità dei barconi carichi di migranti che ripercorrono all’infinito lo stesso tragitto. Negli incubi funziona così.
    Mi piace il modo di scrivere della Mazzantini. Quelle frasi brevi, profonde, essenziali. Quel suo modo di sintetizzare la carità. Sia essa cristiana, ebrea, musulmana o buddista: “Salvare il tuo assassino, forse è questa la carità .Ma qui nessuno è un santo. E il mondo non dovrebbe aver bisogno di martiri, solo di una ripartizione migliore.”
    Ma siamo troppo egoisti e troppo giudicanti per comprendere il significato di quelle parole. The answer
    my friend is blowin in the wind

    ha scritto il 

  • 5

    Io sono di quei lettori che la Mazzantini, tanto odiata, in realtà la apprezzano. Questo è il romanzo che ho preferito finora, "Venuto al mondo" lo segue a breve distanza.
    Farid viaggia con Jamila su ...continua

    Io sono di quei lettori che la Mazzantini, tanto odiata, in realtà la apprezzano. Questo è il romanzo che ho preferito finora, "Venuto al mondo" lo segue a breve distanza.
    Farid viaggia con Jamila su una carretta del mare; uno di quei gommoni, in fuga dalla Siria bombardata, dove cercano di salvarsi la vita. Mentre il sole li strina, mentre la fame li insegue, mentre l'acqua finisce insieme al carburante, e nel deserto si lasciano dietro scie di cadaveri sotto la sabbia. Farid è minuscolo, stretto a Jamila, sempre più piccolo nella traversata: ci ricorda, Farid, che potremmo essere noi Jamila, in fuga con i nostri bambini che ci muoiono addosso nel Mediterraneo, che non è così lontano dalle nostre case sicure e accoglienti.
    E poi c'è Vito, che si affaccia su quel mare, ma non ha il coraggio di scendere alla spiaggia dove arrivano cadaveri quanti onde. Vito è figlio di Angelina, che è cresciuta araba: figlia di emigrati italiani in Libia, costretti a lasciare la terra africana negli anni '60 dopo il colpo di stato di Gheddafi. Figlia di italiani che italiani non si sono mai sentiti, anche lei si è portata dentro il deserto, l'emigrazione, le radici strappate: pagine di storia che abbiamo rimosso, appena accennate sui libri di scuola, forse per dimenticare che non siamo stati (e tutt'ora non siamo) così diversi da tutte le vite rischiate ogni giorno tra le onde del mare, troppe volte perdute sulle rive del nostro Paese.

    ha scritto il 

  • 3

    La memoria è calce sui marciapiedi del sangue

    Un libro intenso, forte, emotivamente coinvolgente che ripresenta storie troppo facilmente dimenticate. Un romanzo che parla al cuore mostrando l’inutilità della guerra e della cattiveria umana. ...continua

    Un libro intenso, forte, emotivamente coinvolgente che ripresenta storie troppo facilmente dimenticate. Un romanzo che parla al cuore mostrando l’inutilità della guerra e della cattiveria umana.

    ha scritto il 

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