Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Mare al mattino

Di

Editore: Einaudi

3.5
(1392)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 127 | Formato: eBook

Isbn-10: 8858405269 | Isbn-13: 9788858405260 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , Copertina morbida e spillati

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

Ti piace Mare al mattino?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Farid e Jamila fuggono da una guerra che corre piú veloce di loro. Angelina insegna a Vito che ogni patria può essere terra di tempesta, lei che è stata araba fino a undici anni. Sono due figli, due madri, due mondi. A guardarlo dalla riva, il mare che li divide è un tappeto volante, oppure una lastra di cristallo che si richiude sopra le cose. Ma sulla terra resta l'impronta di ogni passaggio, partenza o ritorno - che la scrittura, come argilla fresca, conserva e restituisce. Un romanzo di promesse e di abbandoni, forte e luminoso come una favola.
Ordina per
  • 4

    Uno scorcio di mondo lontano ma poi neanche tanto visto che il protagonista è un immigrato, dalle parole con cui si narra la sua storia si capisce tutta la disperazione che porta queste persone a lasciare la propria casa alla ricerca di un futuro migliore.

    ha scritto il 

  • 0

    "Ma ogni vera gioia ha una paura dentro"

    Non male però il confronto con "Venuto al mondo" c'è, viene proprio spontaneo...la Mazzantini se la può pure prendere ma è così...


    Anche qui si parla di guerra e di ricordi distrutti, essendo un argomento serio, forse meritava di qualche riga in più...alcune descrizioni in stile "Margaret" ...continua

    Non male però il confronto con "Venuto al mondo" c'è, viene proprio spontaneo...la Mazzantini se la può pure prendere ma è così...

    Anche qui si parla di guerra e di ricordi distrutti, essendo un argomento serio, forse meritava di qualche riga in più...alcune descrizioni in stile "Margaret" ci sono..ma a volte si perdono perchè fitte fitte e non te le gusti..le due storie che si intrecciano sono di per sè belle e a tratti anche commoventi...
    Magari lo rileggerò in futuro...per apprezzarlo meglio!

    ha scritto il 

  • 4

    Lo trovo davvero molto bello....un modo di scrivere molto interessante, che mi piace tanto. Inoltre la storia mi ha fatto un po' rivivere quella tristezza che si prova a non poter piu' vivere nella propria terra......

    ha scritto il 

  • 1

    Chi ha amato e ama Mazzantini scrittrice ("Non ti muovere", "Venuto al mondo" i suoi capolavori) non può digerire questo libello insincero, zeppo di gemme politically correct su Vicino Oriente e (neo)colonialismo occidentale, persino sciatto nella scrittura (quante volte viene usato "arabo" come ...continua

    Chi ha amato e ama Mazzantini scrittrice ("Non ti muovere", "Venuto al mondo" i suoi capolavori) non può digerire questo libello insincero, zeppo di gemme politically correct su Vicino Oriente e (neo)colonialismo occidentale, persino sciatto nella scrittura (quante volte viene usato "arabo" come aggettivo in 125 pagine? e si può permettere Margareth Mazzantini, non Cesare Pavese, il verbo "orizzontarsi" al posto di "orientarsi" e "diti" al posto di "dita"? No, non può) e irritante nell'ispirazione di base. È una tesi, che germoglierebbe dal rapporto dinamico tra i due capitoli di cui è composto: madre e figlio libici in fuga dalla guerra, madre e figlio italiani tripolini in fuga dalla Libia post coloniale. Nessuno meglio di chi fugge e attraversa il mare può capire chi lo attraversa nel senso opposto, nessuno meglio di chi ha sofferto può capire il dolore. Falsa, fasulla tesi. I fatti di oggi (luglio 2014, Palestina) dimostrano che aver subito uno sterminio (o almeno il suo ricordo) non risparmia dall'infliggerlo agli altri, anche se non sono i tuoi antichi carnefici. Anzi. L'abbraccio al naufrago, Margareth, non è figlio di un'antica colpa da espiare, di un risarcimento da pagare. L'abbraccio è figlio della carità, di uno sguardo diverso sugli uomini che è simile a quello di Dio. Non è una terapia di gruppo il mare, dove scambiarsi le esperienze salva dal naufragio. Come una Fallaci pariolina, Mazzantini guarda compassionevole i negri (li chiama così, per fingere di non essere politically correct) ma non può sentire come loro, e si capisce. E allora tutto è "arabo", peccato per gli ebrei che per lei sono sempre vittime (anche in quel deserto, nel dopoguerra, allorché si chiamano israeliani, e sono un filo più cattivelli, vero Margareth?), persino nelle guerre panarabe di colonizzazione. Ci sono i dittatori cattivi (arabi, ovvio), le Torri gemelle (dopo dieci anni, e basta!) e gli americani buoni contro i terroristi. Un monumento all'insulso, una stele all'insulto, questo libello, che Margareth ci poteva risparmiare e lasciare in un cassetto dell'attico ai Parioli. Non se ne sarebbe accorto nessuno, a parte l'autrice, che credeva forse di dover espiare qualcosa, magari una ricchezza che non è araba, almeno quella.

    ha scritto il 

  • 4

    [gruppo di lettura giugno 2014]
    pag.79 "Non c'è niente di peggio che una madre atipica. Una che non somiglia a nessuna madre, una che non porta mai le scarpe chiuse, che ha una borsa senza niente dentro, le sigarette, le chiavi di casa, dieci euro. Un telefonino che non usa mai. Una borsa s ...continua

    [gruppo di lettura giugno 2014]
    pag.79 "Non c'è niente di peggio che una madre atipica. Una che non somiglia a nessuna madre, una che non porta mai le scarpe chiuse, che ha una borsa senza niente dentro, le sigarette, le chiavi di casa, dieci euro. Un telefonino che non usa mai. Una borsa senza miracoli come la sua vita."
    pag. 81 "Gli diceva di trovare un punto fisso e di non lasciarlo mai con gli occhi".
    pag.73 "Era una scuola di periferia, di gente degradata che non sapeva avvicinarsi al prossimo se non malamente. (...) Angelina cercò di adattarsi. Fu esclusa naturalmente, senza cattiveria. Fece della sua alienazione un'avventura. Inventava, raccontava di leoni, di bambini sbranati, di malefici tuareg. Tripoli era un posto temibile dove lei era sopravvissuta grazie a mille astuzie. Guadagnò un pò di rispetto."

    ha scritto il 

Ordina per