Mare di papaveri

Di

Editore: Neri Pozza

3.9
(731)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 544 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: 8854502200 | Isbn-13: 9788854502208 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Viaggi

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Descrizione del libro
È il marzo del 1838 e la Ibis, una magnifica goletta a due alberi che, con la vela di maestra e le vele di prora ben tese sembra un uccello dalle grandi ali bianche, è appena arrivata al largo dell’isola di Ganga-Sagar dove il Gange sfocia nel Golfo del Bengala. Dalla nave si scorgono soltanto le sponde fangose dell’isola e i boschi di mangrovie, ma all’interno entrambe le rive del sacro fiume sono già coperte, per chilometri e chilometri, da folte distese di petali rossi, campi sterminati di papaveri.Per quei petali la Ibis è lì, alla foce del Gange, destinata dalla «Benjamin Brightwell Burnham», la compagnia inglese proprietaria, a uno dei traffici più lucrosi dell’Impero britannico: il commercio di «delinquenti e stupefacenti» o, secondo una più elegante espressione, di «oppio e coolie».Il momento, infatti, è eccellente per partecipare alle aste d’oppio della Compagnia delle Indie orientali e al trasporto di predoni, briganti, criminali, ribelli, cacciatori di teste e teppisti d’ogni razza e genere sulle varie isole-prigione dell’Impero sparse nell’Oceano Indiano.A bordo della Ibis vi è la ciurma più incredibile che si possa incontrare in tutte le acque del Pacifico: un gruppo di lascari, i leggendari marinai cinesi e africani, arabi e malesi, bengalesi e tamil, insomma appartenenti a tutte le razze possibili e immaginabili, che parlano un lingua tutta loro, non hanno altro abito che una striscia di cambrì da avvolgere intorno ai fianchi e vanno in giro scalzi da quando sono nati.A guidarli è un personaggio dall’aspetto formidabile, con una faccia che susciterebbe l’invidia di Gengis Khan: magra, lunga e sottile, con occhi irrequieti e un paio di baffi piumati che gli scendono fino al mento. Nel suo avventuroso viaggio, la Ibis reca a bordo un’umanità davvero straordinaria: il figlio di una schiava liberata del Maryland dalla carnagione color avorio antico; un raja in rovina, il cui viso lungo, scarno e triste esprime esemplarmente il tramonto della vecchia India; una vedova dagli occhi privi di colore che non esita a infrangere i sacri riti della tradizione hindu; un uomo che vuole erigere un tempio alla donna che ha amato e che rivive ora in lui … Mano a mano che i legami con le origini si affievoliscono e i contorni delle vite precedenti sbiadiscono, tutti, sulla Ibis, equipaggio e passeggeri, cominciano a sentirsi «fratelli di navigazione», uniti da una comunanza che oltrepassa continenti, razze e generazioni.Primo libro di una trilogia dedicata alla nascita dell’India moderna, il paese sorto, appunto, da una delle piú straordinarie mescolanze di etnie e culture, Mare di papaveri si annuncia come il primo tassello dell’opera della vita di Amitav Ghosh, un’opera che, per forza e ambizione, può rappresentare per l’India moderna quello che libri come Moby Dick hanno rappresentato per l’America: la simbolica narrazione dell’origine di una civiltà nuova sorta dall’incontro-scontro di mondi opposti.
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  • 3

    Termini difficile non permettono di godersi il racconto

    Forse sarebbe bastato un glossario da qualche parte per facilitare la lettura. La trama non e' complicatissima ma e' difficile rilassarsi ed immergersi nella lettura e nell'ambientazione a causa di nu ...continua

    Forse sarebbe bastato un glossario da qualche parte per facilitare la lettura. La trama non e' complicatissima ma e' difficile rilassarsi ed immergersi nella lettura e nell'ambientazione a causa di numerosi termini incomprensibili. Penso che tradotto completamente potrebbe essere bellissimo.

    ha scritto il 

  • 1

    Una stella e due maroni

    Sarà un romanzo corale, polifonico, ecc. Forse, dico. Ma essendo un romanzo, oltre ad essere tutte queste cose, dovrebbe anche far accadere qualcosa. E invece non accade nulla. La trama va avanti a ca ...continua

    Sarà un romanzo corale, polifonico, ecc. Forse, dico. Ma essendo un romanzo, oltre ad essere tutte queste cose, dovrebbe anche far accadere qualcosa. E invece non accade nulla. La trama va avanti a calci in culo, se di trama si può parlare. Soporifero, inutile, spocchioso fino al modo di tradurlo. Poiché l'originale è scritto utilizzando diversi dialetti indiani e lingue imbastardite, i traduttori si preoccupano di precisare che molti termini sono stati lasciati così come sono stati scritti dall'autore. Per non tradire la complessità, dicono. Così mi sono imbattuto in frasi tipo questa: "svolse il suo batrang e, nello scorgere il colore del sanando di Gibutry, decise che la sua ninghuy sarebbe rimasta, per quel giorno, al suo posto". Una pena, se non fosse ridicolo. Non ascolterò mai più i consigli del conoscente che me ne ha cantato le lodi, quel masochista dei miei batrang.

    ha scritto il 

  • 3

    Il romanzo scorre rapido in un dosaggio calibrato di avventura e passione resuscitando, sapientemente, la qualità del romanzo ottocentesco. L'autore propone caratteri solidi e ben definiti, ambientaz ...continua

    Il romanzo scorre rapido in un dosaggio calibrato di avventura e passione resuscitando, sapientemente, la qualità del romanzo ottocentesco. L'autore propone caratteri solidi e ben definiti, ambientazioni ricche di dettagli, excursus storico-geografici, utili per definire il contesto narrativo, e un fitto vocabolario di termini propri della marineria e del commercio ottocenteschi che consentono al lettore di perdersi completamente in questo nuovo mondo. Un eleogio particolare va ai traduttori che hanno saputo rendere la molteplicità delle lingue con grande eleganza.

    ha scritto il 

  • 5

    La complessità del subcontinente indiano prende voce in questo maestoso romanzo polifonico. Grazie a una lingua bastarda, mimetica rispetto alla pluralità corale dei personaggi, Gosh ci accompagna in ...continua

    La complessità del subcontinente indiano prende voce in questo maestoso romanzo polifonico. Grazie a una lingua bastarda, mimetica rispetto alla pluralità corale dei personaggi, Gosh ci accompagna in un viaggio guidato dalle rotte dell'oppio: dalla coltivazione massiccia imposta ai contadini nelle campagne, fino agli scambi con la Cina che, di lì a poco, avrebbero portato l'Inghilterra alla guerra. Quest'oro nero e melmoso si appiccica alla pelle dei coolie che, abolita la schiavitù, emigrano volontariamente da un paese immiserito. Ma bagna anche i magnati inglesi o il giovane ufficiale americano figlio di una schiava liberata. Investe tutta un'umanità che trova spazio nei templi di Deeti: colei che, attraverso la magia del segno, mantiene vivo il ricordo dell'epopea per terra e fiume, fino al Nero Oceano. Con maestria, Gosh intreccia destini lontani fino a farli confluire sulla Ibis, la goletta diretta a Mauritius col suo carico dolente di passioni, amori, odi, ricchezze e miserie. C'è tanto romanzo d'avventura, in queste pagine, ma c'è anche il realismo magico sudamericano. C'è, insomma, una letteratura meticcia che si nutre di mille culture e multiformi orizzonti. C'è la Storia con la maiuscola e le molte storie minuscole ricostruite e inventate con amore, fino a fondersi in un'armonia polifonica e perfetta. Dalla Ibis è difficile scendere; è con gioia che proseguo il mio viaggio...

    ha scritto il 

  • 3

    Nonostante la mole consistente, questo primo volume della trilogia creata da Ghosh scorre veloce e cattura all'interno di una realtà distante non soltanto nel tempo (prima metà dell'Ottocento) ma anch ...continua

    Nonostante la mole consistente, questo primo volume della trilogia creata da Ghosh scorre veloce e cattura all'interno di una realtà distante non soltanto nel tempo (prima metà dell'Ottocento) ma anche e soprattutto nello spazio, nelle tradizioni, nella lingua, nei rapporti umani. L'aspetto linguistico è sicuramente il più lampante: la descrizione di oggetti, luoghi, cibi, persone passa attraverso l'intersecarsi dei numerosissimi idiomi presenti sul territorio indiano, che inizialmente potrebbe risultare in qualche modo ostico ma al quale si fa rapidamente l'abitudine, finché si giunge ad una vera e propria identificazione tra i vari personaggi e le loro parlate. La lotta spietata per l'espansione coloniale delle grandi potenze emerge costantemente nel romanzo, e diventa violenta nella descrizione del trattamento riservato agli indigeni, i girmitiya ammassati nelle navi e trasportati nelle isole per essere brutalmente sfruttati per l'esclusivo guadagno della madrepatria. A questo si uniscono tutte le fragilità dei personaggi, spesso dilaniati da crisi identitarie che riguardano la propria sessualità, il colore della pelle, la posizione sociale e libertà di pensiero e di azione.

    ha scritto il 

  • 5

    Ho finito di leggerlo per la terza volta. Non posso dire con immutato piacere, perché la recente lettura di Moby Dick aggiunge sapore alla terminologia marinara, e il diabolico equipaggio di uomini gi ...continua

    Ho finito di leggerlo per la terza volta. Non posso dire con immutato piacere, perché la recente lettura di Moby Dick aggiunge sapore alla terminologia marinara, e il diabolico equipaggio di uomini giallo-tigre della lancia di Achab getta la sua fosca ombra sui lascari dell'Ibis, che ora mi appaiono amici fraterni. E c'è anche, nel ritmo di avventura e nel gioco dei travestimenti, qualcosa del Dumas del Conte di Montecristo; e nel mescolare la storia con l'invenzione, un po' della passione documentaristica di Hugo.
    E' uno di quei libri che leggo d'un fiato, che fatico a lasciare per andare a dormire o a preparare il pranzo o a compiere qualsiasi altro dovere quotidiano. L'ho quasi imparato a memoria, e ancora mi affascina e mi cattura come la prima volta, e i suoi assurdi personaggi sono più vivi e reali dei miei vicini di casa.

    ha scritto il 

  • 4

    Interessante libro di avventure, ricco di personaggi con i loro pregiudizi, i loro desideri , le loro passioni. Risaltano la solidarietà e la crudeltà umana, nonché il cinismo nel perseguire i propri ...continua

    Interessante libro di avventure, ricco di personaggi con i loro pregiudizi, i loro desideri , le loro passioni. Risaltano la solidarietà e la crudeltà umana, nonché il cinismo nel perseguire i propri interessi. Come in ogni epoca.

    ha scritto il 

  • 5

    Staccarsene? Impossibile!

    Voto 10.
    Ho letto questo libro su consiglio di un'amica di twitter che ha un blog letterario, diceva che la narrazione è poderosa, i personaggi affascinanti, il ritmo coinvolgente. Aveva ragione!
    In m ...continua

    Voto 10.
    Ho letto questo libro su consiglio di un'amica di twitter che ha un blog letterario, diceva che la narrazione è poderosa, i personaggi affascinanti, il ritmo coinvolgente. Aveva ragione!
    In meno di due giorni ho divorato più di 500 pagine e non vedo l'ora di proseguire con la lettura della trilogia.

    ha scritto il 

  • 5

    Il Mare, i papaveri, la Ganga

    Erano anni che volevo leggere la trilogia di Ghosh, e sono felicissima di essermi finalmente decisa.
    In questo libro c'è tutto quello che amo in un libro. C'è una storia avventurosa, con una trama art ...continua

    Erano anni che volevo leggere la trilogia di Ghosh, e sono felicissima di essermi finalmente decisa.
    In questo libro c'è tutto quello che amo in un libro. C'è una storia avventurosa, con una trama articolata e potente, una coralità dei personaggi con nessun protagonista, ed insomma tutto quello che da secondo me della Letteratura Indiana contemporanea "la nuova letteratura russa".

    C'è tanta India, l'India multiforme della mescolanza di etnie e religioni e lingue e popoli, l'India con le sue regole ferree e con la sua morbidezza nell'interazione tra diversi.

    C'è la faccia del colonialismo bianco, c'è la Cina sullo sfondo, c'è la complessità della relazione gerarchica, trasversale, ma anche verticale tra popoli che nei nostri libri di storia non meritano che un pallido accenno.

    Ci sono personaggi femminili forti e indimenticabili, persone che tradiscono la loro casta e la loro nascita, per lanciarsi tra le braccia dell'avventura e dell'infinito.

    C'è tanto mare, un mare che fa paura, che spesso uccide e rapisce, un mare che allontana e che blandisce. E ci sono i marinai, demerini o rozzi, lascari o bramini, vittime o carnefici.

    Non ultimo, c'è uno stile magistrale che ti scompiglia i capelli e che non ti fa dormire.

    ha scritto il