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Mari stregati

Di

Editore: Fanucci

3.6
(114)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 320 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8834706226 | Isbn-13: 9788834706220 | Data di pubblicazione: 

Genere: Entertainment , Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Una fantasy orrorifica con i pirati, uno spadaccino voodoo? Chi potrebbe mai mescolare il mondo del pirata Barbanera con la magia nera se non Timothy Powers, il creatore di Le Porte di Anubis, l’autore più originale e geniale prodotto dal mondo fantascientifico e fantastico negli ultimi decenni. Lo scenario di questo eccezionale romanzo è il Mar dei Caraibi del 1718, periodo di grandi cambiamenti per i pirati, un tempo strumento dell’Impero Britannico, libera forza mercenaria che non riveste più nessuno scopo strategico per gli inglesi. È su questo scenario in evoluzione che compare il giovane John Chandagnac, ex burattinaio orfano alla ricerca di vendetta su uno zio malvagio. Ciurme di Zombie, magia nera, riti voodoo, giungle infestate da spettri: fra mille pericoli il protagonista inizierà una sorta di viaggio iniziatico che lo porterà in un luogo ignoto al di là del tempo e dello spazio, in un luogo mitico e terribile dove si cela la vagheggiata fonte della vita eterna. Partito per vendicarsi di un torto subito, Chandagnac andrà incontro al suo destino e troverà a sbarrargli la strada nientemeno che... il pirata Barbanera!
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  • 4

    Innanzitutto una doverosa premessa: questo è il libro che ha ispirato la serie di film Disney "Pirati dei Caraibi".
    Poi un'altrettanto doverosa precisazione: in questo libro non compaiono né Jack Sparrow, né William Turner, né Miss Swann.


    Il libro racconta l'avventura di John Chandagnac, ...continua

    Innanzitutto una doverosa premessa: questo è il libro che ha ispirato la serie di film Disney "Pirati dei Caraibi". Poi un'altrettanto doverosa precisazione: in questo libro non compaiono né Jack Sparrow, né William Turner, né Miss Swann.

    Il libro racconta l'avventura di John Chandagnac, arruolato suo malgrado da una ciurma di pirati sotto il nome di Jack Shandy. Nonostante la trama non sia frizzante e ricca di colpi di scena come consuetudine di Tim Powers, la lettura procede spedita e regala parecchio divertimento. A volte l'autore si dilunga eccessivamente in alcune descrizioni, ma riesce a creare la giusta atmosfera e a farci "vedere" i pirati. Un plauso ai personaggi, tutti originali e ben caratterizzati.

    ha scritto il 

  • 2

    Per ora lo abbandono...

    Era da un pò di tempo che cercavo un libro con ambientazione piratesca e avevo individuato questo libro come lettura ideale. Purtroppo è stata una delusione. Lo scrittore riproduce bene l'atmosfera piratesca ma il problema è che la storia scorre lentamente e non coinvolge. Da un romanzo d'avventu ...continua

    Era da un pò di tempo che cercavo un libro con ambientazione piratesca e avevo individuato questo libro come lettura ideale. Purtroppo è stata una delusione. Lo scrittore riproduce bene l'atmosfera piratesca ma il problema è che la storia scorre lentamente e non coinvolge. Da un romanzo d'avventura sui pirati mi sarei aspettato tutt'altro quindi arrivato a metà libro senza alcun sussulto l'ho abbandonato. Chissà più avanti magari cercherò di riprenderlo ma ora proprio non mi và...

    ha scritto il 

  • 4

    Da:


    http://www.webalice.it/michele.castellano/SF_Fantasy/mese/Giugno2011.html


    La sceneggiatura del quarto episodio de I Pirati dei Caraibi della Walt Disney è basata sulla trama di questo romanzo di Tim Powers, pubblicato in Italia da Fanucci nel 1994. L'imminente u ...continua

    Da:

    http://www.webalice.it/michele.castellano/SF_Fantasy/mese/Giugno2011.html

    La sceneggiatura del quarto episodio de I Pirati dei Caraibi della Walt Disney è basata sulla trama di questo romanzo di Tim Powers, pubblicato in Italia da Fanucci nel 1994. L'imminente uscita del film è la causa della recente ristampa del romanzo, con una nuova copertina che non lascia dubbi a cosa strizza l'occhio. Non ho idea della qualità del film e di quanto del romanzo vi possa essere, ma non posso che essere contento di un evento, del tutto casuale, che ha permesso la riapparizione di un romanzo di buona qualità, passato non dico inosservato ma sicuramente senza grandi successi alla sua prima apparizione, e che reputo assolutamente degno di una maggiore considerazione. Non è certamente facile definire esattamente il genere di appartenenza di Mari Stregati. Come quasi tutti i romanzi di Powers, parte da una situazione reale, con alcuni personaggi veramente esistiti, ma, senza modificare i fatti storicamente conosciuti, lascia ampio spazio all'intervento di forze sovrannaturali di vario genere che pilotano la vicenda in contorsioni imprevedibili tra i paletti fissi dei dati storici. In Mari Stregati però la vicenda si svolge in luoghi e tempi in cui spesso la leggenda ed il mito si mescolano completamente con i fatti accertati, e per una persona normale è difficile separarli. Il periodo finale della pirateria nei mari dei Caraibi, prima che la razionalità europea prendesse definitivo controllo di quel mondo in cui la magia, o meglio le magie indigene si erano incontrate, scontrate e rinforzate con le magie africane arrivate insieme ai carichi umani destinati alle piantagioni sempre più ampie per sostituire una popolazione indigena praticamente eliminata da malattie e sfruttamento, non è un periodo storico di cui un lettore occidentale medio sappia facilmente elencare i fatti veri e distinguerli dalle leggende. E corre il rischio di considerare fin troppo spesso dei fatti veri come delle semplici leggende, anche molto fantastiche. Voglio dire che, a differenza di altri romanzi di Powers, questa volta può risultare difficile capire dove il racconto si scosta dalla realtà, perchè la cultura dei riti magici caraibici, il vudù con tutte le sue varianti, insieme con i riti animistici indigeni è ormai considerata puro folclore, e non si riesce più a cogliere la forte immedesimazione che una larga parte della popolazione aveva all'epoca con queste credenze. Può risultare quindi facile considerare Mari Stregati come un romanzo di totale fantasia, e non riuscire a cogliere quale era la realtà in quei luoghi ed in quei tempi. Sicuramente i morti non potevano rinascere, ma i pirati erano quelli che erano, hanno fatto cose esattamente come descritte nel romanzo, anche se magari senza ciurme di spiriti da navi affondate il secolo prima, e la società per bene viveva esattamente in quel modo, con abbondanti mani in pasta con gli affari illeciti dei pirati, e la magia, forte o debole che fosse, reale o immaginaria, permeava fortemente la vita di molti. Mari Stregati descrive molto bene tutto questo, intrecciandolo con una realtà magica che poteva anche essere considerata concreta da tanti cittadini a diverso titolo di quella vasta e turbolenta regione. I personaggi sono estremamente ben caratterizzati, senza esagerazioni macchiettistiche come certe situazioni avrebbero potuto facilmente causare. La loro evoluzione con lo scorrere della vicenda è molto logica, del tutto giustificata dagli eventi e dalla esperienza che via via accumulano. Non ci sono forzature maggiori di quelle richiesta dalla realtà magica del vudù e dei suoi incantesimi, che sicuramente gioca un ruolo predominante. La lettura scorre facilmente, e le immagini delle abbondanti scene d'azione sono vivide ed immediate. Powers potrebbe essere preso come esempio di tecnica narrativa per come riesce a far vedere in modo diretto quasi tutto quello che racconta. La storia non presenta sorprese o aspetti originali particolari, ma ha una sua logica stringente e si sviluppa senza contraddizioni e/o incongruenze, e per questo tipo di racconti è di per se stesso un merito notevole. Tutto sommato credo possa a buon titolo essere considerato un antesignano del new weird, scritto qualche anno prima che VanderMeer ne codificasse (piuttosto arbitrariamente) il genere. Ho letto con molto piacere Mari Stregati, e mi sento di raccomandarlo con fiducia anche a chi, come me, ha perplessità per storie di pirati e di magia nera. La qualità di scrittura riesce a far superare molte diffidenze.

    ha scritto il 

  • 2

    Ho comprato questo libro perchè dopo aver letto "il corsaro nero " mi era rimasta la voglia di racconti sui pirati. Devo dire che mi ha lasciato profondamente perplessa.Dice che Il 4 film dei pirati dei caraibi sia stato tratto da questo libro, per prima cosa la storia del libro non ha nulla a ch ...continua

    Ho comprato questo libro perchè dopo aver letto "il corsaro nero " mi era rimasta la voglia di racconti sui pirati. Devo dire che mi ha lasciato profondamente perplessa.Dice che Il 4 film dei pirati dei caraibi sia stato tratto da questo libro, per prima cosa la storia del libro non ha nulla a che fare con quella del film. Per seconda cosa il libro è estremamente contorto e poco scorrevo a tratti lento con molti termini tecnici che spesso ti allontanano dalla sua comprensione.Sò che Powers è un bravissimo autore di fantascienza che ha vasta conoscenza di rituali esoterici. Infatti nel libro si trova molta magia unita all'avventura. Anche se mi ha lasciato perplessa credo che comunque ci sia dietro una chiave di lettura di tipo alchemico.. Il significato di tutto il libro credo che sia metaforico e legato all'alchimia. Tuttavia non riesco a comprenderlo. Buona fortuna a chi si avventura i questa strana storia dei Mari Stregati.

    ha scritto il 

  • 4

    Monkey Island e Pirati dei Caraibi

    Probabilmente il miglior romanzo fantasy con pirati di sempre. La mia recensione:

    http://minuettoexpress.blogspot.com/2011/05/recensione-mari-stregati.html

    ha scritto il 

  • 2

    Giudica un libro dalla copertina

    Attenzione: il libro fa ca'a, quindi qui si parla d'altro. Nello specifico di fatti miei e videogames.


    C'era una volta, tanti anni fa, in cui eri un ragazzino lungo e secco con le croste alle ginocchia. Erano tempi antichi e selvaggi in cui per darsi appuntamento con qualcuno bisogn ...continua

    Attenzione: il libro fa ca'a, quindi qui si parla d'altro. Nello specifico di fatti miei e videogames.

    C'era una volta, tanti anni fa, in cui eri un ragazzino lungo e secco con le croste alle ginocchia. Erano tempi antichi e selvaggi in cui per darsi appuntamento con qualcuno bisognava comporre un numero telefonico a cui non rispondeva l'interessato ma, inevitabilmente, un genitore che, colto all'apice della pennica post-prandiale, grugniva un "Luciaaaano, c'è l'amico tuo". Luciano era un mago fornito di un futuristico 486 che tempo prima ti aveva introdotto ad un'isola tropicale bazziccata da improbabili pirati scatarranti, pinte fumanti di grog, animazioni pixellose, "nessuna scimmia è stata maltrattata durante la creazione di questo gioco", "usa la corda con il pappagallo". Il tuo mentore nel mondo delle delizie LucasArt. Il mago aveva vaticinato del ritorno di Guybrush, ne aveva parlato nei lunghi pomeriggi a base di Pepsi e Fonzie, prevedendone sviluppi amorosi e familiari alla luce dello studio del sacro testo The Game Machine (TM). E quel giorno la profezia stava per avverarsi, il tempo, infine, era giunto, l'untuoso titolare della Buffetti aveva mantenuto la parola e la scatola ordinata settimane prima era arrivata. Quel pomeriggio evocaste il secondo Monkey Island sacrificando su una pira una valanga di floppy da 3.5'' sulla cantilena "format A:, format A:, format A:". Dal varco dimensionale emerse un Threepwood semi barbuto che, con un abile flashback, ti catapultò in una storia fatta di gare di sputi, bulli da sistemare, riesumazione dei resti dei propri genitori, vodoo, vodoo, ancora vodoo, e, infine, il primo e più efficace esempio di abbattimento della quarta parete che ti sia dato ricordare.

    Ieri

    Nebbia e pioggia. Ora, vorrei chiedere ad un metereologo: possono coesistere? O è la voglia di sole che mi fa gli scherzi? Libreria, i soliti titoli in evidenza. Ma guarda, quel minchione di Jack Sparrow sulla copertina di un libro. Avranno fatto il libro di "Pirati dei Caraibi"? Oh, la Disney cerca di mungere dove può. Che americanata, che operazione commerciale, che palle, mi sono addormentato all'inizio del primo. Oh, anche Johnny Depp deve pagare l'affitto. Che titolo han messo? Mari Stregati. Mari Stregati, Mari Stregati, Mari Stregati...Cazzo, Mari Stregati. Vogliolo, Sono anni che non lo ristampano. Mari Stregati, l'origine, lo stimolo, il primum movens della saga di Monkey island. L'inizio di tutto, l'arché, Il Vecchio Testamento della tua infanzia, il libro perduto che hai sempre voluto leggere e non hai mai trovato. Gentile Sig. Commesso, tu che lavorando in una libreria sei intellettuale, scusa se ti disturbo, ce l'hai mica con una copertina diversa? Vorrai che mi metta in libreria 'sta roba con gionnidep? Che dici? Sì, sì,la copertina la posso togliere. Ho capito, è un libro del menga. Sì, vado via, vado via, devi prepare per la presentazione del libro della Serbelloni Mazzanti Viendalmare, altro che 'ste cazzatine, scusa per il disturbo. Corro a casa a recuperare la mia infanzia, io, ciao, saluti alla contessa. Figata, Mari Stregati.

    Oggi

    Mari Stregati è un libro che parla di pirati e vodoo. Dell'umorismo graffiante, surreale, demenziale, a volte geniale, sempre e comunque adorabile, caratterizzante i primi due episodi di Monkey Island che a lui si ispiravano non v'è traccia. Ma neanche lontanamente. E' un fantasy nudo e crudo e quindi noia alla stato puro. Sicuramente è colpa mia, non puoi cercare la sapidità di un caciocavallo stagionato nel latte, ma due palle così non me le facevo da eoni. Da questa lettura interrotta a metà e, nonostante innumerevoli sforzi, impossibile da portare a termine, traggo due insegnamenti. Il primo è che Ron Gilbert e Tim Schafer, responsabili della saga di Monkey island, sono due geniacci maledetti che hanno presso un fantasy scialbo, lo hanno imbottito di una sana dose di pazzia e hanno creato un capolavoro, la prima dichiarazione ufficiale che i videogiochi possono essere, se non arte (i tempi tecnici non erano maturi) una forma di intrattenimento da affiancare al cinema. D'altra parte un qualsiasi titolo Double Fine ha un carico di inventiva che Hollywood scansati. Il secondo è che a confrontarsi con i miti del proprio passato, spesso si resta delusi. Ed è probabimente per questo che la Mulino Bianco non fa più i Soldini.

    ha scritto il 

  • 3

    Jack Shandy

    Un romanzo pieno di personaggi e di avventure. Non ha molto in comune con il film "i pirati dei caraibi" ma l'azione c'è e ti travolge. Leggendolo si ha l'impressione di trovarsi sulla Jenny e di correre tra i pirati. Un tantino lento in alcuni punti, e tende a non finire mai. C'è da dire però ch ...continua

    Un romanzo pieno di personaggi e di avventure. Non ha molto in comune con il film "i pirati dei caraibi" ma l'azione c'è e ti travolge. Leggendolo si ha l'impressione di trovarsi sulla Jenny e di correre tra i pirati. Un tantino lento in alcuni punti, e tende a non finire mai. C'è da dire però che Jack Shandy, il protagonista, ha un gran fascino che anche dal libro traspare e ti trascina via.

    ha scritto il 

  • 5

    Bellissimo libro;al suo interno sono presenti molte analogie con il film della saga "Pirati dei Caraibi":dal malvagio Thatch o Barbanera e la sua nave ( la Queen's Revenge), ai bocor e alla Fontana della giovinezza.Racchiude in sè mistero a fantasia: Promosso a pieni voti e consigliatissimo!! ...continua

    Bellissimo libro;al suo interno sono presenti molte analogie con il film della saga "Pirati dei Caraibi":dal malvagio Thatch o Barbanera e la sua nave ( la Queen's Revenge), ai bocor e alla Fontana della giovinezza.Racchiude in sè mistero a fantasia: Promosso a pieni voti e consigliatissimo!!

    ha scritto il