"Grazie, Franca. Sono Maria, Maria Occhipinti e voglio ringraziarti per aver pensato a me nel giorno della festa della donna. Vorrei farlo di persona ma, nonostante la mia resistenza, la malattia m'inchioda". E' il 10 marzo del 1994. Maria legge la pagina che la racconta sulla cronaca de "La SiciliaContinue
"Grazie, Franca. Sono Maria, Maria Occhipinti e voglio ringraziarti per aver pensato a me nel giorno della festa della donna. Vorrei farlo di persona ma, nonostante la mia resistenza, la malattia m'inchioda". E' il 10 marzo del 1994. Maria legge la pagina che la racconta sulla cronaca de "La Sicilia" di Ragusa e telefona alla giornalista che firma l'articolo. D'istinto, con la spontaneità e la carica che hanno fatto di lei la "Donna" di Ragusa. "Non puoi capire quanto sia importante che si parli di me proprio a Ragusa, la mia città, quella stessa città che mi ha reso la persona che sono, che mi fatto vivere un'altra vita".
E giù a parlare fino a stancarsi. E poi ancora lettere, poche parole in tantissimi fogli: il male che la sta uccidendo le rende difficile, sofferta, la scrittura. Ma lei non desiste. Poesie, aneddotti e pensieri a ruota libera. Maria, la pasionaria, non ha argini. La sua mente, libera come nessuna, spazia in ogni angolo della vita e ne sviscera ogni più piccolo, e in apparenza insignificante, aspetto. Maria non ha perso nulla della curiosità bambina. Vuole sapere della mia vita, delle mie idee, di Ragusa e dei ragusani. Una ferita aperta. Non l'unica, sicuramente la più profonda. Lei parla di sé, dei suoi viaggi e della figlia Marilena, "il regalo più grande ricevuto dalla vita".
Sarebbe soddisfatta di sapere che la rotonda di via Roma, oggi si chiama "Rotonda Maria Occhipinti". Sarebbe orgogliosa di essere la protagonista della tesi di laurea di Silvia. Sarebbe entusiasta a leggerne l'esposizione che, fresca, trascinante, appassionata e convinta, descrive la vita di una donna che Silvia, senza averla mai conosciuta, porge delicatamente a chi legge.