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Marina

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Publisher: Planeta

3.8
(8470)

Language:Español | Number of Pages: 304 | Format: Others | In other languages: (other languages) Catalan , Italian , English , Polish , Portuguese , French , German , Chi traditional , Dutch , Swedish

Isbn-10: 8408082728 | Isbn-13: 9788408082729 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Paperback , Mass Market Paperback , eBook

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
Oscar Drai, un joven estudiante de Barcelona conoce a Marina, una hermosa y misteriosa muchacha con la que se enfrenta a un mundo de secretos y mentiras. El misterio, la intriga y el amor son algunos de los ingredientes de esta novela del autor de La sombra del viento, novela que ha sido califi cada de «macabra y fantástica a la par que preciosa» por la crítica.
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  • 4

    Riassunto di Marina CRZ

    Marina di Carlos Ruiz Zafòn
    Ambientato alla fine degli anni ’70 in una Barcellona in profonda trasformazione.
    Il protagonista Oscar Drai spinto dalla curiosità ad ...continue

    Marina di Carlos Ruiz Zafòn
    Ambientato alla fine degli anni ’70 in una Barcellona in profonda trasformazione.
    Il protagonista Oscar Drai spinto dalla curiosità adolescenziale per il mondo che lo circonda, vive i sui quindici anni spensierato e un poco malinconico nella sua solitudine un po’ isolato dai suoi compagni di collegio.
    Vive affascinato dal mistero che le vecchie dimore del quartiere Sarrià , presso l’ultimo tratto alla della Bonanova suscitano in lui , che qualche decennio prima ospitavano le famiglie più illustri della città catalana e , pertanto,vaga spesso tra le vestigia di quel bel mondo oramai estinto.
    Tra gli ultimi ruderi di quella società oramai dimenticata, Oscar un pomeriggio di fine settembre, durante una delle sue uscite clandestine dopo le tediose lezioni del collegio dove era ospite ,si imbatte in una casa che suscita in modo particolare la sua fertile curiosità.
    Quivi incontra un gatto con un passero morente tra fauci e sulle cui tracce viene richiamato da una voce angelica che si adagiava perfettamente su un’aria musicale dolcissima, che invadeva il giardino come un profumo e con grande impatto emotivo alle sue orecchie.
    Una fontana circondata da alcune statue di cherubini faceva da sfondo all’ingresso della casa, e seguendo l’ammagliante richiamo di quella voce giunge , attraverso l’ingresso sul retro ,in un salone dove un vecchio grammofono scandiva le note di quella soave melodia;accanto era appoggiato un vecchio orologio da taschino fermo apparentemente da molto tempo e con il quadrante scheggiato e ciò richiamò la sua curiosità.
    Lo afferrò ed ebbe solo il tempo di rendersi conto che in quella sala non era solo; fuggì spaventato da quella strana figura, quasi animalesca, di un uomo dalla folta chioma e dall’elevata statura che si stava alzando da una delle poltrone.
    Solo quando giunse in collegio si rese conto che aveva con se quell’orologio che recava la scritta :’ A German , in cui parla la luce 19-01-1964’.
    Divorato dai sensi di colpa per il furto che, benché inconsapevole, aveva appena commesso , si consultò con JF, un compagno di collegio il quale gli confermò la gravità del gesto compiuto e si risolse di restituire l’oggetto al suo legittimo proprietario appena possibile.
    L’amico oltre ad essere ipocondriaco era piuttosto timoroso di ogni cosa, così che il primo tentativo di ritornare sul luogo dove aveva consumato il presunto furto fallì a causa dell’irresolutezza del compagno di collegio.
    Quindi il giovane studente sentendo il peso oltremodo gravoso dell’oggetto che teneva nel taschino della giacca , andò da solo in quella villa oramai in rovina.
    Fu proprio quando era quasi giunto al cancello, dove qualche giorno prima aveva visto il gatto che incontrò una ragazza in bicicletta che lo riconobbe come colui che aveva illecitamente sottratto l’orologio dalla villa.
    La giovane di avvenente aspetto, con i suoi lunghi capelli chiari e i suoi occhi di un grigio brillate che poteva avere circa la sua stessa età, in un primo tempo si schernì della sua ingenuità , quindi lo invitò a restituire il maltolto al legittimo proprietario, ovvero quel German citato nella dedica sull’orologio.
    Entrarono entrambi nella villa dal lato retrostante, in corrispondenza delle cucine e qui Oscar fece il primo incontro con il padre della ragazza, che credette immediatamente alla versione dei fatti fornita dal quindicenne .
    L’uomo aveva tutta l’apparenza di un gentiluomo del diciannovesimo secolo con i suoi modi galanti, la fluente capigliatura di color grigio pettinata ordinatamente all’indietro e quei baffetti ben curati .
    Da quel momento iniziò una relazione di amicizia che sarebbe durata per tutta la narrazione.
    Gli fu servita da una frugale ma abbondante colazione e fu invitato a cena dal proprietario di quella villa che alcuni decenni prima doveva aver ospitato personaggi illustri della Barcellona bene.
    Si accomiatò da German e dalla ragazza, la quale oltre a dargli un appuntamento per il giorno successivo alle nove, gli rivelò il suo nome : Marina.
    Il giorno seguente la nuova amica lo condusse , verso un luogo di ignota destinazione che poi scoprì essere il vecchio cimitero di Sarrià, ignoto persino agli stessi abitanti del quartiere ,e li attesero un evento.
    Una donna vestita di velluto nero , con aria alquanto misteriosa venne a depositare una rosa rossa su una tomba anonima, che aveva come unico segno di distinzione una farfalla nera incisa sulla lapide.
    I due baldi giovani seguirono la misteriosa dama e giunsero fino alla ferrovia che conduceva va Sarrià a Vallvidrera.
    A un certo punto credettero di aver perso la donna , quando si resero conto della presenza di una cancello di entrata che conduceva a una vecchia serra sul cui ingresso campeggiava nuovamente il simbolo della farfalla nera.
    Districandosi tra gli arbusti e i calcinacci che costituivano parte delle rovine di qull’edificio apparentemente abbandonato, attratti da un rumor metallico scoprirono delle marionette appese a un meccanismo che le faceva sollevare ed abbassare al comando di una leva.
    Ognuna di questi artefatti però era accomunato agli altri dalla mancanza di una parte del loro corpo; chi non aveva gli occhi, chi era carente di una mano, un braccio , una gamba, insomma ognuno era incompleto.
    Costoro si muovevano inscenando una danza macabra e il rumore metallico era cagionato dal loro reciproco urto.
    A un certo punto Marina urtò la leva, la quale si abbassò e quei burattini caddero inanimati la suolo.
    Fu allora che scoprirono un locale all’interno della serra, dove su una scrivania impolverata era posato un vecchio album fotografico.
    Questo conteneva un campionario di esseri umani deformati fenomeni della natura ognuno contrassegnato da una data e dal nome della città.
    I due ragazzi esaminando quella rassegna di orrori rimasero sgomenti ed avvertirono, successivamente, una presenza che emanava un odore acre come di carne di un animale in putrefazione e quindi decisero di lasciare quel luogo sconvolti dalla vista di quelle fotografie di forte impatto psicologico.
    Fecero ritorno a casa e la ragazza raccomandò all’amico di non dire nulla al padre di ciò che era accaduto in quella giornata.
    Fu servito un pranzo a base di brodo e di pane tostato e Oscar approfondì la conoscenza con i due nuovi amici.
    Ritornando il giorno seguente a far visita agli abitanti della villa e sotto una pioggia intensa , il ragazzo si accorse che la villa era vuota .
    Si sorprese per la presenza nel salone di una grande quantità di dipinti a olio raffiguranti una donna i cui occhi grigi emanavano una luce brillante che riflettevano quelli di Marina.
    Incontrò nuovamente il gatto che l’aveva incuriosito il primo giorno e il cui nome era Kafka, e in quel momento si accorse che una delle statue della fontana si muoveva e contemporaneamente sentì nuovamente quel fetore di animale in decomposizione e volle credere di aver avuto solo un’allucinazione, nonostante ebbe la tangibile sensazione di quella insistente presenza nel giardino flagellato dalla pioggia.
    Dopodiché giunsero i proprietari di casa, i quali si sorpresero della presenza del nuovo amico nella loro casa, ma vedendolo fradicio dalla testa ai piedi gli offrirono del brodo caldo e spiegarono all’amico che tutti i lunedì si recavano in città per la periodica visita medica di German che non riversava in buone condizioni di salute.
    Oscar chiese di chi fossero quei ritratti e chi li aveva dipinti e seppe che era, come prevedibile, la madre della ragazza e il pittore, oramai inattivo, era il padre e paragonò quei ritratti per la loro intensità e impatto emotivo a delle ‘fotografie dell’anima’.
    Quella sera la ragazza narrò la storia del Padre e della sua famiglia.
    German era il rampollo di una delle più illustre famiglie della Barcellona magnati nel settore tessile, i Blau anche se si mormorava che fosse nato da una relazione extraconiugale tra la madre Diana ed un pittore dal fascino non indifferente di nome Quim Salvàt.
    Comunque il piccolo non assomigliava in alcun modo ai patriarchi della ricca famiglia e anche la sua indole era più propensa all’arte che al proseguimento della tradizione, nella solida realtà industriale per la quale cui il padre lo voleva iniziare.
    La conseguenza di questo suo interesse per la pittura fu che il padre lo diseredò e orientò il proprio interesse sul secondogenito, in quanto più propenso a seguire la carriera paterne e lasciò al figlio ritenuto illegittimo la villa di Sarrià, che paradossalmente si mormorava fosse stato il luogo degli incontri illeciti tra Diana Blau e il seducente ritrattista.
    Qui iniziò una specie di sodalizio artistico tra il noto artista e il nuovo allievo , nonostante l’uomo abbia sempre negato la paternità al giovane .
    AQuim veniva attribuita la fama di libertino e ,nonostante il suo aspetto pingue , era ritenuto una persona estremamente raffinata, che aveva percorso il mondo e aveva abbondantemente dilettato e abusato dei piaceri della carne e del cibo.
    Si diceva dominatore della luce, in quanto la paragonava a una capricciosa ballerina cosciente del proprio fascino ,che nelle sue mani assumeva le sembianze di linee che illuminavano la tela e schiudevano i meandri dell’anima.
    Con Salvàt il giovane apprese che dipingere significa scrivere con la luce e apprenderne la grammatica era il passo fondamentale per dominarne i segreti.
    Viaggiarono in vari paesi ed in qualsiasi luogo il maestro sapeva vendere le sue opere ancora meglio di come le dipingeva, in quanto costui asseriva che non è l’opera in se stesso che lui propone al cliente, bensì l’artista .
    Quim morì nel luglio del 1938 ma non a causa degli eccessi come si vociferava, bensì per gli orrori della guerra che avevano spento in lui la speranza e la voglia di vivere.
    In un’accorata lettera di commiato all’allievo , il maestro lo menziona come un promettente astro della pittura in quanto ‘in lui la luce parla’ e afferma altresì ,con un lampo di eccezionale umiltà ,che l’artista ha appreso di più lui dall’allievo che questi dal mentore.
    Dopo aver ricevuto una piccola eredità e lo studio dal defunto amico , German partì per Parigi dove si guadagnò una certa fama come ritrattista oltre che ad essere assunto insegnante in una scuola di pittura.
    Fu nella capitale francese che conobbe l’opera e apprese ad apprezzarla e ciò gli permise di conoscere l’artista Kristen Auermann, una promettente stella della lirica e rimase incantato dalla sua bellezza e non meno dalla sua voce.
    Utilizzò tutte le tecniche di seduzione che aveva appreso dal suo maestro e l’effetto di ciò fu un matrimonio che si celebrò nell’estate del ’46 in una piccola cappella in Normandia.
    Rientrarono a Barcellona e si installarono nella villa di Sarrià , e da qui il giovane Blau divenne un ricercato ritrattista che riuscì a riguadagnarsi la stima di quel padre che l’aveva ripudiato anni prima e Kristen divenne una stella del teatro barcellonese.
    Quando i due raggiunsero l’apice del successo il destino giocò loro un tiro mancino.
    I frequenti malesseri di cui la giovane e avvenente stella della lirica soffriva da tempo erano causati dal suo stato di gravidanza e , ahimè , anche da una malattia incurabile che l’avrebbe presto condotta alla tomba.
    Il giorno che il medico le confidò la duplice notizia la donna ordinò alla gioielleria svizzera un orologio da taschino d’oro e lo regalò al marito con la dedica; ‘ A German . in cui parla la luce 19-01-1964’.
    L’ultima sua opera la celebrò al Liceo di Barcellona cantando il Lakme di Debiles, che era la canzone che Oscar ascoltò al grammofono il giorno che entrò la prima volta nella villa.
    Il 26 settembre del 1964 nacque una bambina che aveva i medesimi capelli e lo sguardo luminoso di Kristen e sei mesi più tardi la madre morì tenendo la mano del marito, sconsolato e affranto, che da quel momento non seppe più scrivere con la luce.

    Le visite di Oscar alla residenza dei due amici si intensificarono sempre di più e notando quella sottile intesa, quell’armonia e quel tacito sostenersi a vicenda tra padre e figlia, gli diedero lo stimolo di essere partecipe a questa forma di reciproca empatia tra i due.
    Apprese che Marina non aveva frequentato una vera e propria scuola, ma si era formata una cultura da autodidatta nella corposa biblioteca della villa; più avvezza a pensare e a riflettere che ad assorbire passivamente lezioni sterilì, seppe che la ragazza, inoltre, amava scrivere e aspirava a un futuro di scrittrice .
    Il giovane liceale le chiese che stesse scrivendo nel diario che portava sempre con se e costei le confessò che stava scrivendo su di lui e , a quel punto fu assalito dalla curiosità di conoscere il contenuto di quelle pagine che lo riguardavano, ma , senza ottenere alcun riscontro dall’autrice.
    I due occupanti della villa regalarono al ragazzo un berretto e gli annunciarono che da li a poco avrebbero dovuto recarsi una settimana a Madrid ,per sottoporre l’uomo a una nuova cura sperimentata da un medico di la Paz.
    Oscar con i suoi risparmi si offri di accompagnare alla stazione Francia i due viaggiatori con un taxi e dopo un triste commiato, uscendo dalla stazione ricevette una busta ocra da un ragazzo che gliela recapitò.
    Riuscì a scorgere tra la nebbia il mittente; una signora vestita di velluto nero che si accingeva a salire su un’anacronistica carrozza trainata da cavalli che si allontanava tra la bruma dalla stazione e nella quale ravvisò la medesima persona che aveva visto al cimitero quella mattina in compagnia di Marina.
    Apri la busta e dentro questa vi scorse un biglietto da visita con il nome di Michail Kolvenick Calle Princesa 33,4-2°.
    Si recò a quell’indirizzo e dopo aver superato l’ispezione di una portinaia cieca, raggiunse il secondo piano dell’ angusto edificio del centro storico e venne ricevuto da un anziano signore che non era l’intestatario del biglietto.
    Costui era un tale Benjamin Sentis che gli rivelò che Kolvenik era morto nel 1948 e raccontò la storia del giovane che nel 1919 venne da Praga, la sua città natale , con pochi spiccioli in tasca e che passò i suoi primi giorni dormendo negli androni dei palazzi della città catalana.
    Venne quindi catturato dalla polizia e incarcerato e in quel luogo venne selvaggiamente picchiato da altri detenuti che, come straniero, lo ritenevano responsabile della miseria in cui riversava la loro città.
    Venne medicato e soccorso da u medico di origine inglese, Joan Shelley che impietosito dall’uomo e avendo egli stesso vissuto la condizione di straniero in un’ altra patria, lo aiutò a trovare un lavoro e con i primi guadagni riuscì ad affittare un appartamento in calle Princesa.
    Era appena terminata la Grande Guerra e molti reduci giungevano in patria mutilati e il giovane praghese riuscì a creare delle protesi che sopperissero in tutte le loro funzioni arti mancanti di quelli sventurati e la rete di vendita della Velo-Granell, l’industria produttrice e venditrice di protesi presso cui si era impiegato, si estese a macchia d’olio.
    Venne nominato direttore delle vendite e quando Michail riuscì a progettare delle protesi in ceramica , legno e acciaio per il figlio del fondatore che era rimasto vittima di un grave incidente, e a permettergli tutti i movimenti sfruttando gli impulsi nervosi, venne nominato direttore generale e socio insieme allo sventurato a cui aveva ridato le mani.
    L’ingegno del nuovo direttore generale creò una linea di prodotti differenziati che portarono costui e l’azienda all’apice del successo e i guadagni dell’uomo si moltiplicavano esponenzialmente in breve tempo.
    Ma a cambiare gli equilibri in gioco fu la comparsa di un cantante ballerina di teatro,Eva Irinova , di straordinaria bellezza che viaggiava sempre con i suoi impresari i gemelli Sergej e Tatiana Glazunow.
    Si narravano strane leggende sui tre e Kolvenick fu subito attratto dalla bellissima diciannovenne di origine russa ed in poco tempo l’uomo acquistò il teatro Real e decise di trasformarlo completamente, per permettere alla bella Eva di cui era follemente innamorato di recitavi.
    Dopo poco tempo l’uomo chiese la mano alla ballerina e avevano nel frattempo progettato la loro vita loro ricca dimora che stavano facendo erigere presso il Parque Guell.
    Ma in quel frangente iniziarono subito i problemi in quanto i due tutori della Irinova non volevano perdere la loro fonte di reddito e, soprattutto Sergej , non intendeva rinunciar a colei che dicevano fosse la sua amante.
    L’imprenditore offrì una cospicua cifra ai due gemelli per lasciargli il terreno libero con la giovane cantante, ma costoro rifiutarono e poco dopo furono vittime di un attentato che però non fu loro fatale.
    Il giorno dopo i due infernali gemelli russi rescissero il contratto con Eva.
    Intanto il socio di Michail, Il figlio del fondatore dell’impresa, pensava che tutte le speculazioni per costruire il Gran teatro Real e la sontuosa dimora di Parque Guell fossero frutto di malversazioni nell’azienda e si cominciò a sospettare del praghese.
    Il 24 giugno 1935 vennero celebrate le nozze tra il brillante direttore generale della Velo-Granell e l’astro nascente della lirica nella cattedrale di Barcellona.
    Appena celebrata l’unione tra i due sposi, scendendo le scale, la sposa fu aggredita dal suo ex tutore e sospetto amante, che gettandole una boccetta d’acido sul viso la sfigurò, danneggiandole irrimediabilmente le corde vocali e riducendo quel volto angelico in un ammasso di ossa e carne sfrigolante al contatto con la caustica essenza.
    Dopo questo episodio i due sfortunati sposi si rifugiarono nella loro stupenda dimora di Parque Guell che divenne la loro prigione,il Gran teatro real non aprì mai i battenti e a poco a poco emersero le irregolarità finanziarie dell’uomo che in breve tempo era divenuto uno dei più stimati della buona società Catalana.
    Da li a poco anche al fortuna di Kolvenik tramontò e nel dicembre del 1948 la dimora di questi prese misteriosamente fuoco e i due abitanti furono divorati dalle fiamme, insieme a tutte le prove che dimostravano le frodi fiscali nella gestione dell’azienda.
    Il racconto di Sentis non convinceva Oscar in quanto erano presenti vari punti oscuri per i quali non riusciva a trovare una spiegazione.
    I due amici della villa di Sarrià fecero ritorno dopo una settimana durante la quale il giovane amico si era occupato della loro casa e di Kafka.
    German era entusista dell’incontro con il medico a Madrid e decisero di fare una gita al mare nella zona di Tossa vicino a capo Sant’Elm a bordo di vecchia ma elegante Tucker .
    In quella spiaggia i due ragazzi vissero una situazione di particolare benessere ed empatia e solo per un soffio un solenne bacio non trasformò la loro buona amicizia in un’incipiente storia d’amore .
    Colui che fu allievo di Salvat improvvisò un ritratto della figlia su un quaderno che porse al giovane liceale come omaggio, affinché non si scordasse mai della figlia prima di rientrare a casa.
    Giunto in collegio il ragazzo lesse la notizia del ritrovamento del cadavere di Benjamin Sentis in un tratto della rete fognaria cittadina oramai in disuso da anni e ne rimase alquanto sconvolto, anche per il fatto che gli furono amputate le mani e, pertanto, intuì che il defunto altro non era che il socio di Michail Kolvenick , il figlio del fondatore della Velo –Granell che durante il loro incontro si era rifiutato di porgergli la mano .
    Pertanto pensò che se l’occupante dell’appartamento di calle Princesa che aveva visto circa una settimana prima gli aveva mentito sulla sua identità, poteva aver rilasciato un racconto mendace anche sul resto.
    Decise con Marina di ritornare alla serra per svelare il mistero che ancora avvolgeva questa stravagante storia.
    Giunti in quel luogo si affrettarono a prendere quell’album di fotografie e nel tentativo di scoprire di più su ciò che succedeva in quel luogo, nel tentativo di forzare i cassetti della scrivania furono assaliti da una sinistra presenza.
    Scapparono da quel luogo e dopo una lotta serrata con quelle marionette che improvvisamente avevano preso vita, si ritrovarono sulla ferrovia rischiando di venire travolti da un treno incorsa nel tentativo di liberarsi dalla strette mortale di uno di quei manichini .
    Ferito,il nostro baldo giovane rientrò in collegio dopo essere stato medicato da Marina.
    Tra le foto dell’album sottratto nella serra vi erano alcune foto di esseri deformi e tra queste una, l’unica scattata a Barcellona, che ritraeva uno di questi fenomeni accanto a un giovane dottore e dietro, una bambina con una bambola sbucava da un uscio e da una finestra si intravedeva una testa di drago, dettaglio presente in una particolare zona della città, nelle ramblas, vicino al teatro del Liceo.
    La foto del 1951 recava l’indirizzo del dottor Joan Shelley, colui che aveva curato Kolvenik quando fu aggredito in carcere.
    Si recarono a quell’indirizzo e vennero ricevuti da Maria, la figlia del dottore , una creatura dall’aspetto anglico e quasi virginale.
    L’atteggiamento restio di Shelley in un primo tempo venne poi reso più docile dalla dolcezza di Marina e dalla foto che gli venne mostrata, in cui era ritratto qualche decennio prima.
    Raccontò delle sue origini e delle difficoltà che ebbe a integrarsi nei circoli sociali della città catalana e la solidarietà mostrata a Michail quando giunse nel 1919.
    Quindi raccontò come l’amico prese interesse alla costruzione di protesi e artefici per supplire alle deficienze della natura .
    Tutto nacque dal fatto che il brillante praghese aveva un fratello, Andrej ,morto in tenera età a causa di una malattia degenerativa e il suo scopo nella vita sarebbe stato quello di supplire a quelle mancanza per la quali la natura capricciosa non aveva provveduto a fornire ai suoi figli.
    Da quel racconto emerse il nome dell’ispettore Floriàn, il quale voleva fare carriera distruggendo l’amico ,oltre al fatto che le dicerie contro Kolvenik altro non erano che calunnie suscitate dall’invidia.
    Non tralasciò di apostrofare il socio Sentis come un invidioso, che in un certo qual si era meritato la fine che aveva fatto.
    Uscendo dallo studio dell’anziano medico ebbero la percezione che quel fetore di marcio fosse presente in quel luogo, dove aleggiava una sinistra presenza .
    Oscar venne invitato a passare le feste natalizie a casa di Marina e nel tentativo di raccogliere qualche indumento nella sua camera del convitto venne aggredito da una mostruosa creatura che si impossessò dell’album sottratto qualche giorno prima dalla serra e che si muoveva sui tetti a una velocità impressionante.
    Giunto a casa di Marina, dopo essersi calmato spiegò all’amica ciò che era successo e decise di rimanere a dormire in quella casa.
    Dopodiché si recarono in funicolare presso la collina di Vallvidrera per incontrare l’ispettore Florian e durante il tragitto il giovane disse alla compagna di viaggio che sarebbe divenuto architetto e lei gli chiese di progettarle e costruirle una cattedrale tutta per lei.
    L’incontro con l’ufficiale di polizia in pensione, alquanto problematico all’inizio, si rivelò subito proficuo in quanto il vecchio ispettore raccontò ai giovani la vicenda del fallimento dell’impresa di Kolvenik e gli infruttuosi tentativi di incriminarlo,della minaccia di morte ricevuta dal praghese, fino all’incendio che aveva devastato la villa di parque Guell un giorno prima dell’irruzione della polizia , l’ultimo giorno del 1948.
    Quell’incendio aveva portato con se anche e tutte le prove che avrebbero potuto scorgere il bandolo della matassa di quell’intricato caso.
    Quest’ultimo episodio aveva decretato il fallimento dell’ispettore e il suo trasferimento al reparto antisovversivi.
    Ma il racconto più raccapricciante fu il ritrovamento dei suoi due ex colleghi ispettori, fatti letteralmente a pezzi nella zona del mercato del Borne , i quali si erano recati nell’ex sede dei laboratori della Velo-Grannell in seguito a una soffiata.
    I proiettili sparati dagli ispettori non furono mai trovati.
    Ebbe un colloquio con Sentis che pensava responsabile dell’incendio della villa di Michail, però l’uomo apparve spaventato e in stato confusionale e quando il poliziotto fissò un appuntamento con lui ,successe quello che i giornali hanno riportato, incluso il dettaglio delle mani artificiali amputate, senza però citare il fatto che sui muri è stata trovata la parola teufel scritta con il sangue , che significa Diavolo in tedesco ed è il nome della farfalla nera simbolo di Kolvenik.
    Victor Florian raccontò inoltre che dalle indagini effettuate sul passato del socio di Sentis presso la polizia di Praga, l’uomo risultava pulito e il suo nome risultava presente nel registro del manicomio di Praga e una coincidenza di nomi si aveva a proposito dell’indagine sul medico Anton Kolvenik , morto per cause naturali,sul cui corpo il figlio aveva fatto qualcosa .
    Nulla di rilevante secondo l’ispettore.
    Secondo lui più interessante sembrava il fatto che un’ indagine di polizia aveva portato a conoscenza il fatto che il praghese acquistasse dei cadaveri di sconosciuti presso le sale mortuarie di vari ospedali.
    Dopo aver esortato i due giovani a lasciar perdere l’intera faccenda il vecchio ispettore lasciò loro il numero di un bar, in caso di necessità e si accomiatò.
    Dopo aver mangiato un succulento piatto italiano con il nome che pareva un’opera lirica, preparato da German, il giovane notò un atteggiamento alquanto ostile o per lo meno passivo dell’amica.
    Raccolse la sfida a scacchi di German e dopo essersi ritirato nella sua camera , poco dopo si accorse che Marina fu colta da un malore e sanguinava nel bagno; quella notte fece dei sogni stravaganti con la ragazza che le parve irraggiungibile, accompagnata dall’angelo della morte con le orbite vuote degli occhi ed i capelli di serpente e Maria Shelley che fluttuava nell’aria e la farfalla nera taufel che si posava sulla spalla del sognante.
    Il giorno seguente andò al collegio a comunicare a Doña Paula, colei che si occupava delle pulizie delle stanze e alla segreteria che sarebbe rimato fuori per le feste e rientrò dai Blau che parevano alquanto preoccupati dopo la visita medica effettuata durante il giorno.
    Il giovane non riusciva a prendere sonno sentendosi escluso dalla famiglia a cui si voleva insistentemente avvicinare e vagò, sotto la pioggia durante la notte e il suo peregrinare lo condusse al cimitero di Sarrià.
    Li si imbatté nel postiglione della carrozza che aveva trasportato la signora in nero, il quale stava profanando la tomba che la donna visitava ogni ultima domenica di ogni mese.
    L’uomo in soprabito lungo , cappello a falde larghe e sciarpa scura sorprese il ragazzo che lo osservava mentre scoperchiava la bara vuota e lo rincorse con una pistola.
    Nascostosi nel bagagliaio il giovane giunse nella zona emarginata della città , nel Raval dove era situato il Gran teatro Real, o almeno ciò che restava di quel vecchio rudere abbandonato.
    Qui Oscar scoprì oltre quell’ edificio in Rovina un annesso dove viveva quel sinistro figuro che altri non era che Luis Claret, l’uomo che era rimasto al servizio di Kolvenik come autista fino alla fine e per il quale sentiva una smisurata devozione.
    Seguendo quello strano individuo il giovane giunse nuovamente allo studio del dottor Shelley e qui spiando da una finestra sul balconcino, si rese conto che l’autista minacciava il medico con una pistola e questo gli diede dodici pallottole argentate che l’uomo con il mantello e la voce rauca si portò con se uscendo dall’edificio.
    L’individuo si diresse allora verso il retro della cattedrale e si infilò attraverso un tombino all’interno della rete fognaria.
    Oscar avvertì l’ispettore Florian, ma mentre attendeva il suo arrivo notò che Maria Shelley si accingeva a scendere il tombino e al richiamo del ragazzo, costei rispose con uno sguardo carico di ostilità , terrificante.
    Il giovane segui sotto il tunnel la ragazza e quando giunse a una diramazione si accorse di strane presenze nelle vicinanze, solo l’intervento dell’ispettore Florian riuscì a scongiurare il peggio.
    L’ex poliziotto dotato di una torcia e di una pistola seguì il percorso del tunnel e giunto in prossimità del mercato del Borne aprì una saracinesca arrugginita e vi scorsero dei corpi mutilati; erano giunti al laboratorio di Kolvenik.
    Uscirono da quel lugubre ricettacolo di orrori e mentre si dirigevano verso l’uscita del tunnel Florian fu scaraventato con violenza contro il muro e ucciso.
    Esortato dal vecchio ispettore Oscar scappò verso l’uscita del tunnel, ma quando quasi stava per sbucare in superficie , una mostruosa creatura con il volto di arlecchino lo afferrò e cercò di strangolarlo e solo il provvidenziale intervento di una mano che sparò vari colpi lo sottrasse da morte certa.
    Si risvegliò nella casa di Marina e grazie alla sue amorevoli cure riuscì a riprendersi e entrambi corsero a cercare Luis Claret , il salvatore del ragazzo che evidentemente li stava aspettando.
    Giunti nel fatiscente alloggio del postiglione furono accolti con benevolenza e costui ,alla domanda di come avesse conosciuto l’amico Michail , narrò la storia di un bambino di cinque anni che condivise per una notte il medesimo androne in città ,per ripararsi dal freddo e l’uomo diede al piccolo i pochi spiccioli che aveva affinché si sfamasse.
    Fu a comprare della focaccia e al ritorno ‘il suo benefattore era stato arrestato dalla polizia; il bambino attese colui che si era privato dei suoi pochi averi per dargli un piccolo conforto e da quel momento gli fu devoto fino ad allora; quel bambino era lui; Luis Claret.
    Successivamente furono condotti all’interno del teatro al cospetto della dama in velluto nero, in quello che avrebbe dovuto essere il suo camerino, tappezzato di foto di celebrità di un tempo, e per un istante mostrò a due giovani il suo volto consunto dall’acido.
    Quindi si ricoprì il volto dal quale sgorgava una lacrima ,mentre accarezzava con delicatezza il viso angelico di Marina.
    Eva Irinova a quel punto narrò la propria storia ai due giovani.
    Era nata su di una chiatta che attraversava la frontiera russo polacca in fuga dalla rivoluzione bolscevica, sua madre, russa, morì durante il parto e una coppia di San Pietroburgo che viaggiava su quel battello si occupò della neonata.
    I gemelli Glazunow divennero ben presto la unica famiglia che la piccola Eva conoscesse.
    Sergej era un faccendiere che tirava a campare con vari espedienti, spalleggiato dalla sorella Tatiana e fu così che si unirono a una compagnia circense di Vienna che presentava vari spettacoli , tra cui quello del sordomuto Vladimir che mangiava il vetro e la piccola russa in un primo tempo le faceva da assistente.
    Fu quando venne udita in uno spettacolo di intermezzo che venne subito apprezzata dal pubblico e successivamente le venne dato maggior spazio, in quanto la sua voce candida riusciva a calmare i feroci istinti dei vari felini presenti nel circo.
    Il dopoguerra vide un sensibile calo delle entrate e il tutore della giovane stella nascente organizzò un intrigo per staccarsi dalla compagnia e organizzare uno spettacolo in tutta autonomia, dato che Eva Irinova e la sua voce le avrebbe garantito un florido futuro.
    Nel frattempo le malversazioni nell’amministrazione del circo condussero a indicare Vladimir come il presunto colpevole, accusa corroborata altresì da fatto che lo scaltro Glazunow affermò che il sordomuto si era preso delle libertà con la giovane tutelata.
    I due gemelli e la giovane stella si ritrovarono così in una villa alla periferia di Vienna, ostentando un lusso che i soli guadagni del circo non gli avrebbero permesso.
    Nonostante ciò, il tutore della ragazza era spesso perseguitato dai creditori fino al punto di dover fuggire per un tentativo d’incendio alla loro casa.
    A Venezia Eva conobbe un nobile che la voleva sposare e Sergej andò su tutte le furie quando le seppe e ci mancò poco che massacrò la malcapitata, per aver osato solo pensare di separarsi da loro.
    L’uomo, spesso ubriaco, aveva la chiave della camera della cantante e spesso abusava di lei quando riusciva a infilare la chiave nella toppa.
    Quando raggiunse il diciannovesimo anno di età,si era assopita in lei ogni volontà di vivere ,in quanto i due tutori la facevano sentire come un’inutile che procurava solo spese supeerflue e solo grazie alla loro generosità poteva condurre un’esistenza dignitosa.
    Invitati dall’impresario Madrilegno Mestress viaggiarono in Spagna ed è al teatro Real ,dove l’angelo di Mosca cantava, che la fama di Kolvenik, l’individuo stravagante della Barcellona bene ,giunse alle orecchie di Eva.
    Costei invitò nel suo camerino il facoltoso imprenditore e scoccò immediatamente quella scintilla che l’umiltà e la buona disposizione d’animo del praghese favorì e li condusse ad una gita notturna nei meandri della Barcellona degli anni ’40.
    Qui il carisma e il sorriso di Kolvenick fecero sentire la Irinova adulata e considerata come non mai, e fu conquistata da quell’uomo che da quel momento in poi la fece vivere come una principessa in mezzo al lusso sfrenato e all’abbondanza.
    Ma i fratelli Glazonow non si rassegnavano a cedere la loro stella a quel bellimbusto,nemmeno per la consistente somma di denaro e la minaccia del dossier minatorio sugli illeciti di Sergej che Michail voleva consegnare alla polizia.
    Mentre i due stavano assoldando un sicario, vennero raggiunti da alcune raffiche di mitra che li fece ritornare immediatamente sui loro passi ed accettare la condizione di non rivedere più la loro protetta e di lasciare per sempre la città.
    Eva scopri ben presto, mentre era ospite dell’hotel Colon durante la costruzione della loro sontuosa residenza di parque Guel, delle uscite notturne del fidanzato.
    Insospettita dall’ipocrisia delle persone che la circondavano volle seguire l’uomo e riuscì ad essere partecipe del suo segreto.
    Nel suo laboratorio l’uomo ricomponeva i corpi senza vita e gli infondeva un alito di forza con un liquido smeraldino che iniettava loro.
    Vide una donna che era stata investita mortalmente da un tram resuscitare ed il suo sguardo fisso sulla giovane cantante, invocava di vivere.
    La donna ne uscì terrorizzata ma non volle abbandonare il suo amato che decise di sposare.
    Quel giorno fu il più triste della sua vita quando l’acido cancellò i tratti del suo leggiadro viso e le danneggiò le corde vocali privandola di quella voce che l’aveva resa famosa.
    Si rifugiarono nella sontuosa dimora che lo sposo aveva fatto costruire , che divenne lo loro prigione e qui il marito riuscì a ricostruire la gola e ridare la voce alla donna dandole altresì la illusoria promessa che sarebbe tornata a cantare al Gran teatro real.
    Si isolarono dal mondo e gli unici amici che avevano erano Luis Claret e il dottor Shelley ,dopo la rovina economica della Velo –Granell.
    Michail si rese conto di portare con se i germi della malattia che aveva ucciso il fratello Andrej, le sue ossa si stavano lentamente ed inesorabilmente sgretolando e cercò di ricostruire il suo corpo prima che la morte lo raggiungesse.
    Allevava nelle cantine delle farfalle nere,le taufel che avevano un ciclo di vita di due settimane, dopo di che morivano e rinascevano nutrendosi dei figli; l’uomo era ossessionato da quegli insetti e non voleva che nessuno le toccasse o , semplicemente si avvicinasse a loro.
    Fu da quel momento che la donna instaurò una relazione di profonda amicizia con Claret ed era lui che la teneva informata su quanto succedeva al di fuori di quella casa.
    Solo lui e il dottor Shelley potevano vedere l’uomo che si stava lentamente trasformando in una mummia e che a misura che i suoi arti e il suo corpo andavano degenerando, tentava di ricostruirsi .
    Il dolore che pervadeva coloro che gli erano sempre stati amici permise a uno di questi, il dottor Shelley a infrangere il giuramento di non raccontare mai la vera storia dell’amico e da quel momento Eva si rese conto che tutte le dicerie sul suo conto altro non erano che fandonie.
    Michail nacque l’ultimo giorno del diciannovesimo secolo nelle fogne di Praga; la madre era un’avvenente diciassettenne a servizio che divenne prima l’amante favorita del datore di lavoro e poi, rimasta incinta fu cacciata e per ripararsi dal freddo si rifugiò nella città sotterranea, che correva parallelamente all’estensione urbana superficiale, come d’altro canto facevano tutti gli sfortunati che non avevano un tetto dove ripararsi del pungente freddo.
    Circolava a quel tempo una strana leggenda circa un principe dei mendicanti , che proteggeva quei poveri indigenti e che nessuno aveva mai visto , nonostante fosse risaputo che avesse un volto angelico e lo sguardo di fuoco e camminava circondato da farfalle nere, le taufel che divennero il suo simbolo.
    I due gemelli generati in quella cittadella sotterranea crebbero con il poco che la madre riusciva a racimolare e quando Andrej giunse a sette anni, non sopravvisse alla terribile malattia che lo tormentava sin dalla nascita e quando il fratello chiese alla madre il perché di quella terribile tragedia, costei rispose che ‘è la volontà di Dio;l’inverno successivo la madre raggiunse il figlio .
    Rimasto solo, il piccolo orfano volle abbandonare quei sotterranei in quanto si sentiva un predestinato, il figlio di quel Principe , il messia che secondo la leggenda avrebbe sacrificato la propria vita per redimere qui diseredati ,pur rovinandosi con le proprie mani.
    Fu così che conobbe il medico chirurgo Anton Kolvenick che aveva appena perduto la moglie e il figlio di nome Michail , che offrì una casa ed un’educazione al piccolo trovatello.
    In poco tempo acquisì sin da tenera età i rudimenti della professione del padre adottivo, oltre che il suo cognome.
    Però ciò non durò molto in quanto alla soglia dei vent’anni un altro lutto toccò il giovane Michail; un infarto colpì il medico e il giovane si prodigò per costruire un cuore meccanico per evitare la morte dell’uomo a cui doveva la vita.
    La polizia lo trovò piangente davanti al corpo martoriato dell’uomo e fu condotto nel manicomio della città dalla quale, fingendosi morto, riuscì ad evadere lasciando come unica traccia un lenzuolo bianco e delle svolazzanti farfalle nere e si diresse verso Barcellona.
    Il giovane praghese era un tipo schivo , e riluttante alle cose materiali, tant’è vero che a Irina la prima notte che fecero il giro della città ,disse che la vita ci da quello che non cerchiamo; a lui ha dato ricchezza e fama , mentre solamente cercava un poco di pace e oblio dei ricordi che lo tormentavano.

    Fu così che la moglie e i due amici cercavano in ogni modo di creare delle distrazioni che permettessero all’uomo di isolarsi e la donna pensò che la nascita di un figlio avrebbe potuto rendere loro un po’ di speranza e un minimo di felicità in quella loro vita sfortunata.
    Ma quando Michail seppe la notizia si rifugiò nella serra e tentò di ricostruirsi completamente seguendo schemi da lui stesso progettati, prima che la morte avesse la meglio su di lui e fu così che venne relegato nella torre della villa.
    La figlia che nacque dal ventre della donna fu affidata immediatamente alle cure di Joan Shelley che la crebbe come una figlia.
    Sentis che da tempo progettava la sua vendetta contro l’ex socio, in combutta con i gemelli Glazuow, decise di sferrare il colpo finale ,anche per far si che ogni documento che potesse comprometterlo andasse distrutto e l’ultimo giorno del 1948 mandò i gemelli a cospargere di benzina la villa e le diedero fuoco mentre il codardo Benjamin si godeva lo spettacolo dalla sua auto.
    Come narrava la profezia del principe dei mendicanti il messia avrebbe usato le proprie mani per distruggersi, quelle date al perfido figlio del fondatore della Velo –Granell.
    Eva fu portata in salvo da Claret attraverso i tetti limitrofi , mentre Kolvenich completamente ricostruito , scese dalla torre, con l‘agilità di un ragno, afferrò i due gemelli che erano stati gli artefici della sua disgrazia e li portò all’interno della villa avvolta dalle fiamme; Furono rinvenuti due corpi carbonizzati , irriconoscibili che per tutti furono quelli della coppia che abitualmente occupava la villa.
    La trasformazione di Michail si stava attuando e mancava solo che fosse privato del suo ultimo soffio di vita per completare il processo che, come le taufel avrebbe fatto rinascere nelle tenebre , grazie al siero estratto dalle stesse farfalle .
    Fu grazie alla soffiata dell’invidioso Benjamin che due ispettori di polizia si recarono presso i laboratori dell’azienda produttrice di protesi , crivellarono di colpi ciò che restava di Kolvenik e furono fatti a pezzi dallo stesso; era andato li per recuperare le ultime scorte di siero smeraldino che gli avrebbero dato il suo essenziale soffio di vita.
    Ritrovarono il corpo dell’uomo completamente ricostruito e privo di vita nei tunnel della rete fognaria cittadina e lo seppellirono nella tomba anonima del cimitero di Sarrià.
    Maria, la figlia dei due sfortunati coniugi però non era del tutto convinta delle storia che il dottore le aveva propinato , ovvero che la madre era morta mettendola al mondo e rovistando tra le carte dell’anziano medico riuscì a ricostruire la verità e a conoscere l’identità dei suoi veri genitori.
    Costei riuscì a trovare le boccette di siero che il padre putativo conservava e , come la farfalla nera che vive nelle tenebre che per rinascere ha bisogno di nutrirsi dei propri figli, così la figlia di Kovlenik fece resuscitare quel corpo dalle tenebre dopo trent’anni e si immolò affinché il padre potesse rivivere
    Intuendo il pericolo che ciò rappresentava, Eva volle avvertire Sentis e per celare al perfido individuo il fatto che fosse viva , mandò Oscar ad avvisarlo con quel biglietto da visita che gli fece recapitare il giorno che Marina ed il padre presero il terno alla stazione Francia per andare a Madrid.
    Ora la dama in nero era certa che il marito sarebbe venuto a cercarla in quanto lei era in possesso dell’ultima boccetta di siero in circolazione.
    E così fu ; un attimo dopo avvertirono che in cima alla cupola del teatro una mutua di creature mostruose stava cercando di entrarvi; Luis riuscì con la sua pistola con i proiettili d’argento imbevuti nell’antidoto a base di mercurio che riusciva a neutralizzare il siero smeraldino delle ‘taufel’, a fermare quei mostri che accompagnavano l’amico per il quale fu tanto devoto, e tutto questo a costo della sua propria vita.
    Michail , completamente trasformato rapì Marina e per la sua liberazione disse a Oscar che esigeva la boccetta di siero.
    Il giovane si buttò alla ricerca di Eva e una volta localizzata, costei diede fuoco al teatro e fuggi nuovamente. Seguendo la fuggiasca per farsi consegnare la boccetta,il giovane incontrò una di quelle marionette animata dal siero , che riconobbe come Maria , privata di un braccio dalle pallottole di Claret, la quale si gettò nelle fiamme consunta dalla tristezza e dalla desolazione in quell’ultimo soffio di vita che le rimaneva.
    Riuscì a raggiungere l’anziana sfigurata e costei , se in un primo tempo fu restia a tal punto che dovette minacciarla, poi, fu commossa dalla perseveranza del giovane nel voler salvare la sua amica già condannata ;si sentì solidale a costui in quanto entrambi inseguiranno le persona che amavano nonostante fossero erano già perdute.
    Consegnò la boccetta all’intrepido ragazzo, ma fuggi con la pistola che conteneva i sei proiettili imbevuti d’antidoto.
    Il salvatore corse sulla cima dell’edificio alla ricerca dell’amica e del suo rapitore e quando li raggiunse, la boccetta si svuotò del suo vitale contenuto e le speranze del mostro che il praghese era diventato svanirono.
    Fu solo l’intervento provvidenziale di Eva Irinova che crivellò di colpi l’uomo che amava profondamente con tutta l’anima che i due amici si salvarono .
    Dopodichè lo sconsolato Angelo di Mosca si lasciò avvolgere dalla fiamme in quell’ultimo abbraccio mortale che suggellava il suo solenne patto d’incondizionato e irriducibile amore per l’uomo che, a suo avviso ,avrebbe voluto sostituirsi a Dio e che avrebbe voluto beffare la morte, prima che questa beffasse lui.
    Fu così che le loro ceneri rimasero sospese sulla città in quella fatidica notte che segnava la fine di un’epoca, prima che si spargessero e si disperdessero per sempre.
    Dopo quell’avventura Marina si era mostrata particolarmente taciturna e quasi ostile verso il suo salvatore.
    Costui non ne comprendeva le ragioni e credendo di arrecare disturbo ritornò in collegio prima della sua apertura.
    Durante le settimane e il mese seguente la sua mente era altrove, concentrata nel pensiero di Marina e aspettando un qualsiasi segnale da parte dell’amica che non venne mai.
    Con uno slancio di audacia si recò alla villa di Sarrià e trovando il cancello chiuso e la bici di Marina abbandonata alla mercede delle intemperie.
    Credette che quel luogo era stato abbandonato e grande fu per lui la sorpresa nel trovare nella sala German che giaceva piangente.
    Marina aveva ereditato la malattia della madre ed era stata ricoverata in ospedale; tutte le volte che uscivano per recarsi a fare le visite mediche , sia quella Madrid che quella in città , erano per Marina, non per il padre.
    Oscar si convinse che l’amica gli aveva mentito per tutto quel tempo .
    Furono a visitarla nell’Ospedale San Pablo nei pressi dell’ Avenida Gaudì.
    Dopo le raccomandazioni ricevute dal dottor Rojas che lo esortò a comportarsi in maniera che fosse lui a dover dare un aiuto alla ragazza e non viceversa, il giovane vide l’amica sensibilmente dimagrita , con i capelli corti, e gli evidenti segni dei numerosi prelievi ed esami a cui era stata fino a quel momento sottoposta ;la brillante luce nei suoi occhi si era spenta.
    Il giovane fu emotivamente molto coinvolto da quello stato , e nonostante ciò riuscì a mantenere quel contegno che il dottore esigeva.
    Avvolto in un pacchetto elegante porse un regalo alla ragazza, che non era altro che un libro dalle pagine vuote sul quale avrebbe dovuto scrivere la loro storia.
    Le visite dei due alla degente avevano una cadenza quotidiana e il giovane rammentò la promessa che aveva fatto all’amica quel di , sulla funicolare che conduce a Vallvidrera, ovvero di costruirle una cattedrale tutta sua.
    Dopo varie ricerche riuscì a sagomare su cartone gli elementi di Chartres che poi se li fece ritagliare da un falegname su compensato e ogni giorno davanti a Marina, sul davanzale della finestra della sua camera di degenza, ne completava una parte.
    Grazie alle attenzioni del giovane dottore , Marina migliorava ogni giorno e acquistava colore e vitalità.
    Il medico si sposò con una seducente donzella che divenne parte della vita dei nostri protagonisti.
    Ebbe una ricaduta che la condusse in terapia intensiva e dalla quale la giovane non si riebbe mai più , finché a malincuore il dottor Rojas comunicò al padre e all’amico che, ogni sforzo da parte loro era stato fatto e che la sua fine era imminente e comunque avverrà senza sofferenza.
    Il giovane volle ricorrere all’ultima sua speranza; le boccette di siero di Kolvenik che poteva aver conservato Shelley.
    Però l’anziano medico non ne aveva più e anche se ne avesse avuta una, disse al disperato liceale ,che il nostro dominio è la vita , non la morte; a quel punto il giovane, affranto, sentì di poter condividere le idee riguardanti la volontà di beffare la morte che erano state di Michail.
    Venne ricondotta a casa e Oscar lasciò il collegio per stare accanto alla ragazza nei suoi ultimi giorni di vita; Le stavano ricrescendo i capelli e i suoi occhi riacquistarono quella luce che era stata della madre Kristen.
    Marina si spense un venerdì mattina come aveva predetto il dottore, serenamente e senza soffrire.
    Le sue ceneri furono disperse da German e dal ragazzo ,nella spiaggia nei pressi di Tossa dove la cima di Sant’Elm era li, vigile come una sentinella; al ritorno il padre della defunta lasciò nel pineto la sua Tucker e dal quel giorno i due non si videro mai più dopo essersi salutati in stazione.
    Qui Oscar Drai fu raggiunto da un poliziotto che gli chiese notizie sulla sua identità, pronunciando il suo nome, ed alla sua risposta affermativa l’uomo diede al ragazzo delle monete per chiamare il collegio e dopo di ciò lo fornì dei soldi per un taxi e alla domanda, ‘ma non ha paura che scappi di nuovo?’ l’uomo rispose che ‘chi non ha dove andare non scappa’.
    Oscar ritornò dopo 15 anni in quei luoghi che erano stati scenario di quelle vicende che lui stesso ha narrato in prima persona e trascritto sul libro che aveva iniziato Marina all’ospedale; Non era convinto di aver rammentato ogni cosa di quei trascorsi, ma abbracciò ciò che Marina le disse un giorno ovvero che ricordiamo solo le cose che non sono mai successe; Marina aveva portato con se i loro ricordi.

    .

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  • 4

    Marina Carlos Ruiz Zafon

    Non ci sono mezze misure per amare Zafon. Personalmente lo adoro perchè l' amore verso il gotico spagnolo e le sue atmosfere rende questo libro etereo e nostalgico.

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  • 3

    Un po' grezzo

    Non ho amato l'ombra del vento e non ho amato neppure Marina: ho dato una seconda possibilità a Zafon perché il gotico spagnolo mi affascina molto, ma proprio non mi piace come scrive. La trama non sc ...continue

    Non ho amato l'ombra del vento e non ho amato neppure Marina: ho dato una seconda possibilità a Zafon perché il gotico spagnolo mi affascina molto, ma proprio non mi piace come scrive. La trama non scorre in modo lineare, ci sono troppi spiegoni e i personaggi sono abbastanza stereotipati. Per ora non credo che ci sarà una terza volta.

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  • 3

    Mi aspettavo una soria totalmente diversa, ma è comunque intrigante e avvolgente anche se a tratti un po' troppo 'fantasy' per i miei gusti. Carino ma non lo rileggerei

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  • 3

    Un buon libro per ragazzi

    Il Primo libro scritto anche se pubblicato solo a posteriori. Atmosfere gotiche e inquietanti in una Bacellona anni '80, dove un quindicenne cerca di scoprire un mostero legato al passate e un mistero ...continue

    Il Primo libro scritto anche se pubblicato solo a posteriori. Atmosfere gotiche e inquietanti in una Bacellona anni '80, dove un quindicenne cerca di scoprire un mostero legato al passate e un mistero legato al suo presente. Sicuramente il targhet di questo libro sono i giovani e non gli adulti. Letto in quest'ottica è un libro piacevole per passare il tempo. Ci sono diversi clichet della letteratura di genere e un sacco di citazioni (il dottore si chiama Shelley e la figlia di lui Maria, tanto per fare un esempio, e dato che è un libro che parla di creature "ricostruite" l'assonanza è talmente lampante da essere forse irritante per un adulto, ma un ragazzo che la scopre la trova intrigante). Molte scene sono ampiamente cinematografiche, però il libro è stato scritto nel 1999 e può essere che qualche film posteriore abbia preso da lui e non viceversa. E' comunque lampante che Zàfon si è visto un sacco di Tim Burton e conosce tutta la filmografia B movies degli anni 60 però può essere un divertente gioco di rimandi con il lettore. C'è un "buco di trama" nel punto in cui la storia viene svelata, cioè le spiegazioni date non sono proprio chiarissime ma ci si sorvola. In complesso comunque un libro piacevole, come ho detto, da mettere tranquillamente in mano anche a dei ragazzini over 12/13 purchè buoni lettori.

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  • 4

    Assolutamente intrigante.

    Zafon non delude mai!
    Avevo letto la scorsa estate 'L'ombra del vento' in una notte e ne ero rimasta totalmente estasiata. Era la prima volta che entravo in contatto con le pagine di questo scrittore ...continue

    Zafon non delude mai!
    Avevo letto la scorsa estate 'L'ombra del vento' in una notte e ne ero rimasta totalmente estasiata. Era la prima volta che entravo in contatto con le pagine di questo scrittore eccezionale. Certo, ne avevo sentito parlare ma, in genere, non mi fido molto dei consigli letterari 'della gente'.
    Con Marina non mi aspettavo di certo un fallimento o un libro che non mi avrebbe presa. Diciamo che sono andata sul sicuro iniziando a leggerlo.
    Ma la cosa che mi ha entusiasmata è stato il fatto che nonostante io mi aspettasi di leggere un romanzo ben scritto e appassionante questo si sia rivelato di più. E non era nei piani. Fare di più era quasi impossibile, e rischioso da certi punti di vista.
    Quando si abitua il lettore ad una narrazione elevata, a delle storie così intrigante e passionali, è difficile fare meglio. E invece per Zafon non è così.
    Questo libro mi è piaciuto davvero tantissimo. L'ho divorato in tre ore e quando ho letto le ultime righe non riuscivo a capacitarmi che fosse già finito. Non mi rendevo conto di aver letto 300 pagine senza staccare gli occhi dal libro. Mi capitano raramente episodi del genere.
    Vorrei recuperare tutti i suoi romanzi. E ve li consiglio vivamente se siete in cerca di qualcosa di bello e coinvolgente.

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