Marinai perduti

Di

Editore: E/O (Tascabili e/o)

4.2
(1290)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 249 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese

Isbn-10: 8876417907 | Isbn-13: 9788876417900 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Franca Doriguzzi

Disponibile anche come: Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Viaggi

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Descrizione del libro
La storia parla di tre marinai, tre navigatori del Mediterraneo, tre "Ulisse" contemporanei: il libanese Abdul Aziz, il greco Diamantis e il turco Nedim. La loro nave, l'Aldebaran (Abdul è il capitano, Diamantis è il suo secondo, Nedim è il marconista), è una vecchia carretta abbandonata nel porto di Marsiglia a causa del fallimento dell'armatore. I tre sono così costretti a un'immobilità forzata, terribile per dei marinai, che però consente alle loro avventurose storie di emergere e di fondersi l'una con l'altra. Hanno alle spalle delle storie piene di misteri, di donne che li attendono per anni oppure che li hanno abbandonati, storie di violenze e d'ingiustizie. Diamantis è alla ricerca di una donna amata in gioventù e che forse vive ancora a Marsiglia. E questo porto mediterraneo, città di accoglienza per gli esiliati di tutto il mondo e per i loro misteri, diventa il teatro dell'ultima avventura di questi tre uomini perduti. Il Mediterraneo - racconta Izzo -, dietro la sua apparenza solare e il colore blu del mare, nasconde una crudeltà, un destino tragico che riserva a molti dei suoi figli.
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  • 5

    Se nell’avvenire non troviamo quello che desideriamo, gli aveva detto lo stregone Diouf, è perché non abbiamo saputo cercare. Bisogna sempre sperare in qualcosa”
    Jean Claude Izzo. Marinai perduti. ...continua

    Se nell’avvenire non troviamo quello che desideriamo, gli aveva detto lo stregone Diouf, è perché non abbiamo saputo cercare. Bisogna sempre sperare in qualcosa”
    Jean Claude Izzo. Marinai perduti. Edizioni e/o, 2001. P. 139

    ha scritto il 

  • 4

    Lontano dal mare, i marinai sono perduti. Le storie di Abdul, Diamantis e Nedim si intrecciano in questo rimanere in un porto, immobili, senza partire per l'alto mare. Così, la prima parte del romanzo ...continua

    Lontano dal mare, i marinai sono perduti. Le storie di Abdul, Diamantis e Nedim si intrecciano in questo rimanere in un porto, immobili, senza partire per l'alto mare. Così, la prima parte del romanzo, mi è sembrata immobile, lenta, come il ritmo che devono avere le giornate degli equipaggi bloccati nei porti. Sono importanti le presenze del Mediterraneo, con tutti i riferimenti letterari e poetici che l'autore propone, e quella di Marsiglia. 'Marinai perduti' è un bel romanzo, che ti dà confidenza un po' alla volta e che, alla fine, ti dispiace dover lasciare.

    ha scritto il 

  • 4

    Protagonista assoluta della storia è lei, Marsiglia!

    Marinai, uomini che vivono sospesi, che galleggiano sull’esistenza fino a quando un imprevisto non li costringe a prendere delle decisioni, a rivedere tutta la loro esistenza, a decidere senza più esi ...continua

    Marinai, uomini che vivono sospesi, che galleggiano sull’esistenza fino a quando un imprevisto non li costringe a prendere delle decisioni, a rivedere tutta la loro esistenza, a decidere senza più esitazioni.
    Vivere è scegliere e chi non lo fa, prima o poi, sarò costretto a farlo.
    Il sequestro dell’Aldébaran è l’elemento scatenante di una resa dei conti con la vita che prima o poi tocca a tutti.
    Protagonista assoluta della storia, però, è lei, Marsiglia!

    ha scritto il 

  • 3

    Izzo tratta soggetti e storie dell'undergraund della nostra società. Situazioni che ci affiancano quotidianamente ma che non vediamo o non vogliamo vedere. In questo specifico caso si tratta di marina ...continua

    Izzo tratta soggetti e storie dell'undergraund della nostra società. Situazioni che ci affiancano quotidianamente ma che non vediamo o non vogliamo vedere. In questo specifico caso si tratta di marinai "bloccati" per una situazione finanziaria negativa del loro armatore

    ha scritto il 

  • 5

    Un po' di sano populismo, per Gianmaria Testa

    E' che ieri sera cercavo un modo per scrivere qualcosa su Gianmaria Testa. Allora mi è venuto in mente questo libro qui. Perché ricordo lo stupore di allora, quando tra le pagine di Izzo trovai non la ...continua

    E' che ieri sera cercavo un modo per scrivere qualcosa su Gianmaria Testa. Allora mi è venuto in mente questo libro qui. Perché ricordo lo stupore di allora, quando tra le pagine di Izzo trovai non la citazione classica di Davis che sarebbe apparsa poi su Solea, anche perché Davis
    con il Mediterraneo non c'entrava poi molto, ma i versi di alcune canzoni proprio del cantautore piemontese, che invece col Mediterraneo c'entrava eccome (anche se non lo sapevo ancora).
    Compresi allora, sbirciando qua e là in rete, quanto fosse amato dai francesi più che da noi italiani, questo ex-ferroviere delle Langhe gentile, garbato e di grande talento, uno chansonnier molto più che cantautore, perché chansonnier per una volta ci sta e basta.
    Poi andai a sentirlo una volta al teatro Regio, uno spettacolo tra il cantautorale e il jazz con Enrico Rava (e mi colpì tantissimo il prezzo del biglietto, 7 euro (!), credo sia stata l'unica volta per uno dei teatri più celebri e chic di Torino, manco ai tempi degli indiani metropolitani) e un'altra volta di sicuro a Torre Pellice, nella chiesa valdese, quando
    da solo con la sua chitarra cantò le sue canzoni e mi ricordo che tra una canzone e l'altra parlava a lungo dei migranti del ventunesimo secolo, gli ultimi degli ultimi, come fossero una spina nel cuore, nel suo cuore, con tono accorato e insieme lo stupore come quello di un bambino che osserva una tragedia così imponente e intorno vede l'indifferenza di chi preferisce guardare da un'altra parte o peggio (peggio?) il fastidio di chi guarda e detesta ciò che vede e non perde occasione per andare in tv, tra un selfie e l'altro, a dire che bisognerebbe alzare un bel muro ché noi abbiamo già i nostri problemi e poi questi se va bene rubano se va male si fanno saltare in aria

    http://images.vanityfair.it/Storage/Assets/Crops/382985/53/207154/bambino-migrante-padre_980x571.jpg

    piccoli kamikaze crescono

    Gianmaria Testa aveva un grande cuore, come il suo amico Jean Claude Izzo.
    Se ne sono andati entrambi, entrambi sconfitti da uno di quei mali che chissà perché scelgono sempre con cura le proprie vittime come a voler dimostrare l'esistenza di una sorta di provvidenza al contrario. E che cazzo!
    Per fortuna restano i libri di Izzo e le canzoni di Testa, di tanti altri, quando verrà l'ora, non resterà un bel nulla, o almeno così mi piace pensare.
    Magra consolazione, quest'ultima.

    https://www.youtube.com/watch?v=wgR2yMlctxo

    ha scritto il 

  • 4

    Come le onde del mare

    Il mare.
    "Solo i greci avevano tante parole per definirlo. Hals, il sale, il mare in quanto materia. Pelagos, la distesa d'acqua, il mare come visione, spettacolo. Pontos, il mare spazio e via di comu ...continua

    Il mare.
    "Solo i greci avevano tante parole per definirlo. Hals, il sale, il mare in quanto materia. Pelagos, la distesa d'acqua, il mare come visione, spettacolo. Pontos, il mare spazio e via di comunicazione. Thalassa, il mare in quanto evento. Kolpos, lo spazio che abbraccia la riva, il golfo o la baia..."
    (Meraviglia. Anche se, a dire il vero, il mare in quanto evento mi sfugge)

    Mi sono piaciute le struggenti storie d'amore e di mare che racconta Izzo in questo romanzo; dalle sue parole si sprigionano profumi mediterranei, sensualità, nostalgia.
    E alla fine rimane il cuore gonfio.

    Mi piace la metafora del marinaio come emblema della condizione umana (d'accordo, non è nuova, è antica come Ulisse, ma Izzo la ripercorre in modo convincente e in chiave moderna - nel suo piccolo, ovviamente), con la sua solitudine e la sua sete di libertà, sempre combattuto, sempre guidato da pulsioni divergenti: l'andare per mare di avventura in avventura e il sistemarsi a vita tranquilla con la donna amata. Il dolore e la felicità inestricabilmente compenetrati.

    Non li possiamo liberare. Come le onde dal mare.

    http://www.youtube.com/watch?v=NFP_GrzWylg

    ha scritto il 

  • 4

    Vado o rimango? Questo è il dilemma!

    Dopo gli accadimenti angoscianti e tristissimi di Solea avevo deciso che non sarei mai più tornata a Marsiglia. Si respira troppa sofferenza, nei vicoli oscuri di quella città.

    Però poi ho letto in g ...continua

    Dopo gli accadimenti angoscianti e tristissimi di Solea avevo deciso che non sarei mai più tornata a Marsiglia. Si respira troppa sofferenza, nei vicoli oscuri di quella città.

    Però poi ho letto in giro per la rete alcune belle recensioni su Marinai perduti e non ho resistito all’impulso.
    Sono entrata in libreria ed ho acquistato un biglietto La Spezia - Marsiglia sul cargo Aldèbaran, capitanato da Abdel Aziz.
    E' una nave da carico vecchia e fatiscente, non assomiglia neanche lontanamente a una nave da crociera Costa o MSC. Ma io adoro viaggiare alternativo, senza animatori che rompono con giochini scemi e passeggeri spesso sopra le righe che bramano di cenare al tavolo del capitano.
    Purtroppo, appena giunta nel porto d’arrivo, la nave è stata messa sotto sequestro per il fallimento dell’armatore. Gli uomini dell’equipaggio hanno ricevuto una piccola somma di denaro e sono sbarcati.
    Tutti, tranne il comandante libanese e il suo secondo greco, che a bordo del cargo in disarmo e nei vicoli malfamati del porto vivranno la loro personale disastrosa Odissea.
    Sono fantasmi disperati e allo sbando, persi in quella città dura e violenta che emerge da tutti i racconti di Izzo. Ancora capaci di fare sogni d’amore e regalarsi qualche gesto d’amicizia, non riusciranno tuttavia a sfuggire al destino che li attende.

    Sono rimasta con loro finché ho potuto, ho seguito le varie vicende con empatia, fino all'ultima pagina, ma ora devo abbandonarli. Non vorrei diventare un fantasma perso anch’io, e trascorrere i miei giorni vagando senza meta per le vie di Marsiglia.
    Meglio quindi se vado, mi attende un'altro viaggio dentro un libro!

    ☆☆☆☆ che hanno apprezzato questo romanzo bello e triste, come sono tutti quelli di Izzo.

    ha scritto il 

  • 4

    ...sempre in cerca di una rissa o di un bazar...

    Niente di più triste di una nave in disarmo,ferma in porto,dove i tre membri dell'equipaggio superstiti attendono che il destino si compia.Si intrecciano le loro storie di amori finiti, amori in corso ...continua

    Niente di più triste di una nave in disarmo,ferma in porto,dove i tre membri dell'equipaggio superstiti attendono che il destino si compia.Si intrecciano le loro storie di amori finiti, amori in corso, amori in via di esaurimento. Ai quali si aggiunge una nuova storia che li coinvolge tutti e tre. E la storia sarà nuova ma anche antica. Perchè gli amori finiti male sono destinati a non finire mai.
    Leggetela, amici, perchè è una storia che va mantenuta viva.
    Izzo sa descrivere Marsiglia, gli ambienti portuali e le donne che profumano di basilico e di menta da autentico maestro.

    ha scritto il 

  • 5

    "In mare, e solo lì, si sentiva libero. In mare non si sentiva né vivo, né morto. Solo altrove. Un altrove in cui riusciva a trovare qualche buona ragione per essere se stesso. E gli bastava."

    Che meravigliosa e triste e malinconica storia....di mare, di amicizia e d'amore....intrisa di nostalgia e di rimpianti....

    ha scritto il 

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