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Marked

A House of Night Novel (House of Night)

By P.C. Cast, Kristin Cast

(417)

| Paperback | 9780312360269

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Book Description

The House of Night series is set in a world very much like our own, except in 16-year-old Zoey Redbird's world, vampyres have always existed. In this first book in the series, Zoey enters the House of Night, a school where, after having undergone the Change, she will train to become an adult vampirContinue

The House of Night series is set in a world very much like our own, except in 16-year-old Zoey Redbird's world, vampyres have always existed. In this first book in the series, Zoey enters the House of Night, a school where, after having undergone the Change, she will train to become an adult vampire--that is, if she makes it through the Change. Not all of those who are chosen do. It’s tough to begin a new life, away from her parents and friends, and on top of that, Zoey finds she is no average fledgling. She has been Marked as special by the vampyre Goddess, Nyx. But she is not the only fledgling at the House of Night with special powers. When she discovers that the leader of the Dark Daughters, the school's most elite club, is misusing her Goddess-given gifts, Zoey must look deep within herself for the courage to embrace her destiny--with a little help from her new vampyre friends.

Critics

  • Marked

    La trama e le recensioni di Marked, romanzo di Kristin Cast e P. C. Cast edito da Nord. "Mi chiamo Zoey, ho sedici anni, una madre apprensiva, un patrigno scostante e una sorella maggiore tutta perfettina. E per lungo tempo sono stata convinta che qu ... (read full critics)

    Qlibri published on Fri, 26 Nov 2010

  • Marked by P.C. Cast - Review by Waterstone's Books Quarterly Online

    Zoey is more or less an ordinary 16-year-old, with a boyfriend who constantly parties, a controlling step-father and annoying siblings – but she’s also just become a vampire. As Zoey begins to change, she must move into the House of Night (a vampire ... (read full critics)

    wbqonline published on Wed, 29 Sep 2010

16 Reviews

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  • 2 people find this helpful

    I think that "finally" we have the perfect mix between Twilight and Harry Potter..what an amazing start with this first book of the 'House of Night' series.

    And if you're wondering...yes, I'm being sarcastic!

    Is this helpful?

    RubraAddicted said on Sep 23, 2010 | Add your feedback

  • 1 person find this helpful

    Non merita stellette

    PREMESSA: tutto ciò che segue, non vuole essere minimamente un’offesa ai fans della saga, anzi, sono contentissima se vi è piaciuto il libro, perché almeno vuol dire che c’è una ragione per cui questa saga ha avuto successo e per cui continuano ad esserne pubblicati i volumi, che sfugge la mia compr ... (continue)

    PREMESSA: tutto ciò che segue, non vuole essere minimamente un’offesa ai fans della saga, anzi, sono contentissima se vi è piaciuto il libro, perché almeno vuol dire che c’è una ragione per cui questa saga ha avuto successo e per cui continuano ad esserne pubblicati i volumi, che sfugge la mia comprensione, sia chiaro. Per l’arte non c’è gusto, motivo per cui ad una persona un’opera trasmette qualcosa e ad altri nulla.
    Tutto ciò che troverete in corsivo, sono citazioni dal libro, non mi sono inventata nulla (ahimè, avrei tanto voluto!)

    Zoey è stata reclutata per diventare una vampira. (e questa è più o meno tutta la trama di Marked)
    Quando la balda fanciulla lo scopre, il suo primo pensiero non è: “oddio, la mia vita, così come l’ho conosciuta, è finita!”, “morirò!” o qualsiasi altra preoccupazione umanamente comprensibile, ma bensì: “chissà se i vampiri giocavano a scacchi. Chissà se c’erano branchi di sfigati tra loro. E cheerleader sosia di Barbie? Anche i vampiri suonavano in un gruppo? E c’erano vampiri emo?”.
    Da ciò, dite voi, avrei dovuto comprendere i picchi di stupidità di tale opera, chiudere tutto e cambiare libro. No, sono masochista e mi diverto pure quando incontro casi letterari come questo.
    Ciò che misticamente salta all’occhio e colpisce con la delicatezza di un mammut che corre sul ghiaccio, è la raffinatezza e l’eleganza con cui vengono esposti stati d’animo e sensazioni della protagonista. «Ok, hai le tue cose. Certo che è un tale figo… ».
    Per non parlare delle descrizioni accurate, poetiche come: “nella sala di matematica c’era un altro ragazzo, un babbo sfigato lungo e secco con un disastro di denti”. Non so voi, ma se in un tema, in qualunque anno scolastico, io avessi scritto una cosa del genere, sarebbe stata cerchiata in rosso e motivo di rimprovero dell’insegnante. In questo “libro” (faccio anche fatica a definirlo tale) si scrive come si parla. E non certo una parlata forbita ma una parlata da dodicenni particolarmente idiote e con la profondità intellettuale di un insetto stecco.
    Altra sgradevolezza artistica è l’uso frequente di frasi unite da tratteggio: non volevo essere l’unica-ragazza-a-cui-stavano-simpatici-quelli-là. Perché tutto ciò? Si è rotta la barra spaziatrice nella tastiera? Ce n’è un uso smodato una riga sì, e una no, solitamente quando le autrici (sì, pensate, questo capolavoro letterario ha richiesto l’impiego di ben due cervelli!) vogliono illustrare luoghi comuni. Ma, davvero, non ce ne sarebbe bisogno nell’80% dei casi…
    Mentre la protagonista s’impegna per affrontare la sua nuova natura, al lettore viene chiesto uno sforzo disumano di accettare (apprezzare è impossibile) dialoghi di una rilevanza e di uno spessore da fare un baffo a Piero Angela: «Ma sei pazzo?!» «Sì, piccola, sono pazzo di te ». WOW, sono commossa, chissà quante ore di studio e di consulto avran fatto P.C e Kristin Cast per mettersi d’accordo su cosa scrivere!
    Il primo che viene a sapere della nuova condizione di Zoey (il secondo in realtà la prima è l’amica che era presente al momento del reclutamento) è il fidanzato cretino, lo stereotipo ingigantito di tutti i difetti degli adolescenti americani: giocatore di football super bullo, super figo, che apre bocca solo per elencare in ordine alfabetico tutte le parolacce del suo infimo vocabolario, alcolizzato. Comprendo anche che questo esemplare di ragazzo servisse per mettere in luce l’altro figo-vampiro-che-arriverà-nel-corso-della-storia (dai, volevo provare l’emozione di scrivere tutto attaccato coi trattini! Ammetto di non aver provato mai nulla di più eccitante nella mia vita letteraria…) ma a tutto deve esserci un limite.
    Tornata a casa, Zoey affronta la madre denunciandole la triste verità. Mentre la donna è preoccupata semplicemente di come reagirà il marito alla notizia, la neo vampira gli rinfaccia tutto quello che può descrivendo l’amabile sorella come “una puttanella che si scopa tutta la squadra di football”. Dopo l’ennesimo dialogo lindo e utile, la nostra protagonista decide di fare i bagagli per trasferirsi dai vampiri a Casa della Notte (questa sorta di Hogwarts per vampiri –che J.K. mi perdoni, non voglio minimamente fare un paragone tra lei e queste due pseudo autrici forse capaci di scrivere la ricetta per la pasta al pomodoro senza infilarci un “cacchio” qui e lì).
    Incontriamo finalmente l’odiato patrigno (di cui la descrizione riferisce un “età-da-papà”. Illuminatemi, per favore. Quale sarebbe l’età da papà? Considerando che un uomo dalla pubertà alla vecchiaia –salvo complicazioni mediche- può praticamente sempre mettere incinta una donna…). Nel turbinio di pensieri senza senso, leggiamo un commento su Ashton Kutcher “peccato che gli piacciano le donne più vecchie”. Eh, sì, peccato. Peccato anche che qualcuno abbia abbattuto degli alberi per stampare codesto manoscritto. Una vera tragedia.
    Tornando alla storia, Zoey ha dei genitori parecchio bacchettoni e spaventati dalla sua nuova condizione, tanto che decidono che abbia bisogno di un medico, non degli altri vampiri. Mentre la madre chiama il suo gruppo religioso per un sostegno spirituale, la quasi-neo-vampira (ci prendo gusto ora con i trattini…) commenta: “tra poco la casa si riempirà di ciccione e relativi mariti pedofili”. Ora, per quanto io non mi possa definire una cristiana modello, né una credente moderata, questo è offensivo. Descrivere l’intera categoria, fosse solo una fetta di essa, un branco di signore in carne con mariti pedofili, mi sembra davvero eccessivo e non regala nulla di più alla narrazione. Mi stupisco che nessuno abbia fatto notare a Mary Alcott e Isabel Allende dei poveri che era una descrizione sopra le righe.
    Per sfuggire al temile esorcismo, la nostra balda eroina fugge di casa (non prima di aver commentato: “ma da quando mi interesso alla mia auto d’epoca? Sembro un maschio! Eh, sì, mi sto proprio trasformando”. Eh già, anche Dracula effettivamente aveva una sorta di fissa per le auto, le teneva nel salone centrale al castello in Transilvania…sì, sì, segno inequivocabile del vampirismo: la passione per le auto). Zoey scappa dalla nonna e mentre cerca di raggiungerla ha delle visioni di antichi spiriti fatati che le parlano (tranquilli: il pericolo di diventare emo e la passione per le auto, sono sinonimi di vampirismo. Gli spiriti sono un avvenimento strano! Chissà a cosa saran dovuti… indigestione?). Mentre Zoey ha un’esperienza extra corporea dove incontra la Dea dei vampiri, Nyx, che le dice che lei è…. speciale. Nel frattempo riesce a banalizzare un argomento importante in un’unica frase: “più o meno come quelle ragazze che fanno sesso con tutti e pensano che a loro non capiti di rimanere incinte o di prendersi una malattia venerea di quelle toste che ti mangiano il cervello e il resto”. Oltre al fatto che l’analogia fosse poco calzante, ma la trovo di uno squallore e di una ignoranza senza fine. Non c’è bisogno che una ragazza faccia sesso col mondo (non s’è capito se con tutti intendevano “frequentemente e con diversi patner” o se codeste fanciulle si accoppiano anche con ghiri, platani con rami con forme falliche e gargoyle) per rimanere incinta o prendere le malattie veneree che ti mangiano il cervello. Basta una volta. Con un ragazzo. L’idea che P.C e Kristin Cast facciano passare il messaggio che delle ragazze si ammalino perché sono più disinibite di altre, mi fa letteralmente accapponare la pelle. Come se, tra l’altro, le malattie di cui parlano non si prendessero in altri modi che col sesso non protetto.
    Quando Zoey si riprende dall’esperienza (commentando: “wow chi l’avrebbe mai detto che picchiare la testa e svenire sarebbe stato tanto divertente?”. Chiaro sintomo della commozione celebrale, l’ilarità. Ma le sorelle Brontë consultano l’enciclopedia dei puffi per scrivere?) scopre che la nonna l’ha portata a Casa della Notte, dove l’accoglie la direttrice della scuola, Neferet (descrizione della vampira: “non era magra come quelle ragazze strampalate che vomitano per cercare di raggiungere quello che pensano fosse lo chic di Paris Hilton […] E aveva delle tette grandi! Come mi piacerebbe avere delle tette grandi!”. Le ragazze strampalate che vomitano, sono malate care le mie Jane Austen e Virginia Woolf coi neuroni atrofizzati! Ma come si fa a ridicolizzare argomenti seri come malattie veneree, anoressia, e bulimia, parlandone con una superficialità indecente e dando, per altro, informazioni completamente errate?! Per tornare ad argomenti prettamente letterari, la questione “tette grandi” poteva essere scritta in modo meno volgare e più da “autrice-di-un-libro-per-ragazze”. Così: “Neferet era snella, con le curve accentuate nei punti giusti. La generosa scollatura metteva in risalto un seno grande ed armonioso da fare invidia a qualunque essere appartenente al genere femminile. Me inclusa”. Mi pare di aver scritto la stessa cosa, senza sfociare in commenti superficiali e senza essere volgare. Ma io non sono strapagata come queste due cialtrone, purtroppo!).
    Già che sono in tema stilistico, mi sto domandando da un po’ perché ogni tanto compaia tra parentesi un (iiiih!). Non capisco. Zoey sta ridendo? È spaventata? È un cavallo?
    Neferet si prodiga a spiegare alla nostra protagonista il funzionamento della scuola. Zoey procede da sola per un corridoio quando scopre due studenti in atteggiamenti intimi. E qui mi voglio fermare sulla poeticità ai suoi massimi livelli, forse le due autrici pensavano d’essere Flaubert e Baudelaire.
    ”Dubito che al giorno d’oggi in America ci sia qualche adolescente che non sia consapevole del fatto che la maggior parte degli adulti pensa che distribuiamo pompini come loro distribuivano cicche. Okay, questa è una stronzata clamorosa e mi ha sempre fatto incazzare da matti. È ovvio che ci sono ragazze che pensano che sia figo fare un bocchino ad un ragazzo, ma beh, si sbagliano. Quelle di noi che hanno un cervello funzionante sanno che non c’è niente di figo nel farsi usare a quel modo”. Dopo questa manfrina di uno squallore e tanto per cambiare superficialità estrema, ho dovuto interrompere la lettura e cercare informazioni su Manzoni e Dante in gonnella. Per forza. P.C. Cast è la madre, Kristin Cast è la figlia. Cosa c’entra, vi starete domandando. Il primo pensiero era che le due autrici fossero due ragazzine ignoranti e con la profondità intellettuale di un troll che si scaccola. Bandita la teoria, mi rimane da credere che la madre volesse insegnare un po’ di educazione sessuale alla figlia, con tanto di ammonimento: tesoro se fai sesso con più di una persona, sei una donna di basso rango; tesoro, se fai sesso orale, beh, ti chiudo in convento! Perché non riesco umanamente a spiegarmi come sia possibile scrivere certe porcherie. Ma quale madre pensa che la figlia esca di casa per distribuire servizietti ai compagni?? Ma portatela in clinica questa donna, ne ha serio bisogno! Non dubito che ci possano essere ragazze che concedono sesso orale per sentirsi più grandi o farsi accettare da qualche coetaneo dagli ormoni furenti, ma discriminare il sesso orale attribuendolo come manovra da gente con poco cervello, mi fa nascere seriamente degli istinti omicidi verso queste due idiote! E se penso che questo manoscritto va in mano a delle adolescenti, la mia furia diventa sempre più livida.
    Dopo un capitolo, Zoey sta ancora camminando per la scuola per raggiungere la sua stanza (commento: “c’erano divani comodosi”. Coniamo nuovi aggettivi, voi sì che siete le eredi di Zingarelli!) dove fa la conoscenza di una sua compagna, Afrodite (“come poteva una persona scegliere di chiamarsi Afrodite? Per favore! Manie di grandezza allo stadio iper-avanzato”. Il tuo nome è Zoey Redbird, uccello rosso. Dimmi perché è tanto meglio di Afrodite. E perché Afrodite dovrebbe essere sinonimo di superbia? Perché è la dea dell’amore? Allora se uno sceglie Ares è un guerrafondaio. Capito. L’intelligenza alla sua massima espressione! Se il mondo fosse popolato da ragazze-come-Zoey-Redbird- io autorizzerei lo sterminio di massa). La compagna adorata si rivela essere più idiota della nostra protagonista che si proclama la più bella, la più dotata, la capa dei capi, si-fa-come-dico-io (oddio è contagiosa questa roba dei trattini!). Insomma, ecco a voi il cattivo di turno, colei che darà filo da torcere a Zoey. Ma per favore. Tra le due non si capisce chi sia più ridicola. Si affronteranno in una battaglia all’ultimo sangue, lanciandosi smalti e accecandosi a vicenda con la lacca.
    Arrivata finalmente alla sua camera (no, non sono io che ho allungato il brodo, sono mamma e figlia che ci hanno messo un capitolo per farla arrivare…) conosce la sua compagna di stanza dove a differenza di prima viene accolta calorosamente da Stevie Rae con un sonoro “Zoey, sono così contenta che tu ti (SI E’ SCRITTO COSI’. Un premio nobel al traduttore!) senta meglio, ero così preoccupata!”. Ma come, preoccupata? È la prima volta che la vede, non ha idea di chi sia, ma era mortalmente in pensiero per lei. Vabbè. Zoey e la compagna lasciano la camera, non prima di informarci che alla nostra protagonista borbotta lo stomaco (“sarebbe il mio tipico colpo di fortuna beccarmi un attacco di diarrea fulminante”). Meno male che lo hanno scritto, come avrei potuto vivere senza questa perla. Ora la mia vita è migliore.
    Le due vampire si dirigono quindi in mensa dove allargano il giro di conoscenze scolastiche di Zoey. Nel presentarle un certo Damien, Stevie aggiunge “è gay, quindi non sono sicura che sia proprio un ragazzo”. E cos’è, una marmotta? Ma quando pensavo che il discorso sull’omosessualità fosse scampato alle avide zampe rinsecchite dei fratelli Grimm, ecco che spunta questa frase: “non era bello nel modo effeminato di molti ragazzi che decidono di uscire allo scoperto e dire a tutti quello che tutti sanno già. Non era un tipo tutto moine da femmina mancata”. Omosessuali del pianeta, se decidete di mandare una mail minatoria a codeste due persone dalle sembianze testicolari, io sono con voi. Per madre e figlia Cast i gay sono la categoria di maschi misogini con atteggiamenti effeminati. Se esistesse una scuola di inabissamento spirituale-intellettivo, loro sarebbe preside e vicepreside. Il pranzo dura tipo un capitolo di un blablabla inutile, tranne per l’intervento di Afrodite che invita Zoey ad un rituale, al quale lei non può rifiutarsi avendo Neferet dato il proprio assenso. Quando la nostra protagonista e compagna di stanza lasciano la mensa, a Zoey viene in mente di domandarle quanti gay e lesbiche ci siano nella scuola. PERCHE’?! Domanda a cui non avremo mai risposta. Questa tipa rischia di morire nel passaggio dall’essere umana a l’essere vampira (transizione che fino a qui non è stata spiegata) ma lei ha preoccupazioni sul numero di omosessuali presenti nell’edificio, tenendoci a precisare che “odio gli omofobi”. Però vuoi sapere chi sono, quanti sono, dove sono. Zoey è il prodotto finale della scazzottata tra coerenza ed intelligenza. Ovviamente nessuna delle due sopravvive.
    Le lezioni sono di sera (essendo vampiri dormono di giorno e studiano la notte) e nel truccarsi la nostra eroina commenta “… quelle perdenti che credono che darci dentro con l’eyeliner le faccia sembrare una meraviglia”. Perché chi si trucca un po’ più pesante dovrebbe essere una perdente? Zoey e i suoi ragionamenti bacati, profondi quanto uno sputo, stereotipati, ha dimostrato di essere la perdente principale di questo capolavoro letterario. Questa è mamma Cast che dice alla figlia Kristin di non truccarsi come se fosse un clown. L’intero libro serve come monito per questa creatura che sarà cresciuta scema come poche se somiglia solo un decimo a Zoey.
    Andiamo avanti. Stevie Rae spiega le lezioni alla compagna che sono le più disparate, oltre alle ordinarie, abbiamo equitazione, scherma, karate… durante la spiegazione, il traduttore ci regala questa perla: “… lei parlava così tanto nel naso”. NEL naso?! E qui mi si sono aperti scenari comici che riguardano una ragazza che indossa un costume gigante da naso e parla dal suo interno. Ma non poteva semplicemente sottolineare che la ragazza ha una voce nasale? O azzeccare preposizione articolata, non sarebbe stato male…
    Durante la prima lezione, Zoey ricorda che i suoi compagni le hanno detto di evitare di cacciarsi nei guai e lei non ne capisce il motivo (si auto definisce una brava ragazza). Nel porsi tale questione, riesuma un evento accaduto nella vecchia scuola, che vi cito: “una volta ero stata trattenuta a scuola in punizione perché uno stronzo mi aveva detto di succhiargli l’uccello, e io cosa avrei dovuto fare?”. Lavarti la bocca con candeggina, tre volte al giorno e smettere solo quando denti e lingua si sarebbero sciolti. Mamma Cast si preoccupa che la figlioletta non diventi una donna di facili costumi, che si spacci per non omofoba pur essendolo, che non capisca assolutamente nulla delle malattie veneree e che si trucchi poco, ma sembra andare fiera di sfoggiare il suo linguaggio forbito. La lezione è sulle amazzoni e Zoey sembra assolutamente sbalordita nel vedere che risposte danno i suoi compagni, ed inizia a considerarli molto intelligenti. Non sarà lei una capra?
    Alla lezione di recitazione, Zoey incotra Erik Night che è il ragazzo che aveva scoperto nel corridoio al suo arrivo, quello impegnato intimamente con una studentessa (che, a proposito era Afrodite). Inutile dire che è bellissimo-stupendoso-fascinoso-figo-superdotato-gnocco e aggiungeteci aggettivi a vostro piacimento. Ah, ovviamente lei è già perdutamente innamorata. Erik inizia un monologo di Shakespeare, e lei pensa che lo reciti meravigliosamente perché è bello, quindi partono una sequela di descrizioni (no, non vi preoccupate, non è sinonimo di attività letteraria, ma di lista della spesa): alto, occhi blu, bello… già detto che è bello, sì? Ma il suo entusiasmo si smorza quando partorisce questo pensiero: “ma voglio davvero piacere ad uno che si è fatto fare un pompino da quell’odiosa di Afrodite?”. Lei vuole un ragazzo vergine (in una scuola di vampiri…) che la porti a cogliere margherite al chiaro di luna, che ammiri insieme a lei il sapiente lavoro degli insetti stercorari, non ché le faccia la manicure.
    Altra lezione. La professoressa domanda ai suoi alunni se sanno quale tragedia sia avvenuta nel 1912. L’affondamento del Titanic. Zoey sa la risposta e commentando il film entusiasticamente pensa: “e non sto a dire quante volte ho pianto quando lui viene portato via dalle onde come un adorabile ghiacciolo”. DEENG! Risposta sbagliata! Grazie per aver partecipato! Leonardo DiCaprio non viene portato via dalle onde, ma il suo corpo congelato sprofonda negli abissi. Meno male che la tonta ha visto il film “talmente tante volte!”. Sherlock e Watson non si documentano nemmeno sul reale finale di un film. Ma quando il peggio sembrava passato ecco che, nel fornire la risposta dice: “il Titanic è stato colpito da un iceberg”. Ohibò, che iceberg cattivo! Non aveva niente da fare quella sera che affondare un transatlantico? No, qualcuno deve aver abbandonato il ghiacciaio in mezzo all’oceano e quello per ripicca si è suicidato contro il Titanic. Dev’essere andata così. Dopo la lezione di scherma, Zoey racconta ai suoi nuovi amici dell’incontro con Erik Night dove in pratica se ne ribadisce l’infinita avvenenza. Finito ciò, lei va a lezione di equitazione, precisando che “ci puzza di cacca. Di cavallo”. Pensavo di elefante con aroma di zebra in salmì.
    Ad un tratto entra nel recinto una giumenta “in scivolata” (ma è un cavallo o è Carolina Kostner?) montato dall’insegnante che, scesa dal dorso dell’animale, si presenta e ci tiene a precisare che “questo è un cavallo”. Capisco che al cospetto di Zoey, forse i chiarimenti banali siano d’obbligo, ma qui siamo a prova di idiota col master. Ma la precisazione successiva ci chiarisce che “i cavalli non sono cani grandi”. Mi ha appena distrutto un sogno. Non potrò più guardare il mio maltese e il mio yorkshire e sperare che crescano al punto da poterli cavalcare. Successivamente Zoey racconta alla professoressa di essersi già occupata di cavalli in passato, avendone avuto da piccola chiamato Bunny. Ecco a voi un cavallo con crisi di identità.
    Saltiamo a piè pari pagine e pagine di blabla e arriviamo al primo rito della lunga lista ai quali Zoey parteciperà. Mentre si svolge tutta la funzione, mi assalgono alcune domande che, forse, avrebbero interessato il lettore (sono a circa metà libro). Come funzionano i vampiri in quest’opera? Mi spiego. Nel mondo dei vampiri, costellato da scelte alimentari differenti, inserimento sociale in contrapposizione alla nota fama di killer spietati e fuggiaschi, qui non si intuisce bene da quale parte penda la bilancia. Si sa che questa è una scuola per vampiri, quindi vampiri lo si diventa, non è questione di genetica o di attacchi causati da altri non-morti. Ma invecchiano? Perché si presume che questi adolescenti siano in procinto di diventar vampiri ma resteranno tali dato che i professori vengono descritti con le fattezze di adulti? Come funziona? E di cosa si cibano? Abbiamo visto Zoey mangiare alla mensa, ma non essendo ancora vampira, la scelta pare logica. Si è accennato fino a qui che il sangue i vampiri lo devono (evviva le poche certezze, insomma) ma non si è capito se abbiano una banca del sangue, dei colli volontari, se escono a caccia o se il sangue piove dal cielo. Zoey, d’altronde, non si fa di queste domande, la sua massima preoccupazione è il timore di diventare emo.
    Il rituale infinito finalmente ha fine e la nostra quasi-emo deve raggiungere Afrodite (se ricordate l’aveva invitata ad un’altra funzione). Fingiamo stupore nel sapere che il vamp super figo Erik è lì ad attenderla. Dopo il solito battibecco con Afrodite, viene presentata ad alcuni nuovi compagni.
    Il rito ha inizio e sembra copia-incolla quello di prima con protagonisti e parole diverse. Afrodite fa bere Zoey da una coppa di vino (nel quale si sospetta ci sia del sangue) e il sapore piace talmente tanto alla nostra svegliona che lo paragona a qualcosa di molto buono, come i tartufi neri. No, fermi. Zoey è un patchwork di stereotipi, luoghi comuni e banalità, e le piacciono i tartufi neri? Ora vi sfido a trovarmi un adolescente che vi dica che il suo cibo preferito è il tartufo nero della Godiva. Ma fatemi il piacere. La cosa più sofisticata che una tipa del genere può aver ingerito è un chewinggum due gusti. Quando Zoey scopre cosa conteneva il calice, scappa via sconvolta.
    No, io non ce la faccio. Ok, puoi essere sorpresa, ma queste scenate che senso hanno? Perché definirsi “mostro” perché le è piaciuto? Ma sta diventando vampira, santo cielo, cosa pensava di dover bere? Succo di pomodoro? Alla buon’ora Zoey-uccello-rosso ha capito che essere vampira comporterà bere sangue. Complimenti per l’acume.
    L’orrore è talmente forte ed insopportabile, che le autrici invece che sviscerarlo e per una volta mostrarci una Zoey, seppur tarda, sensibile ed introspettiva, prendono la prima scappatoia possibile, e si parla per 5 pagine di un gatto. Zoey trova un gatto. Tanto basterebbe a spiegare quello che succede, ma noi ci dobbiamo sorbire dialoghi platonici quali: “miii-uff-mii-uff-miii-uff” “Cosa fai su quell’albero? (non so, un sudoku?). Vieni micia-micia-micia”. Mentre è alle prese col felino che chiamerà Nala (no, non avete un vago sentore di banalità, l’ha preso proprio da “Il re leone” della Disney), Zoey incrocia lo sguardo con una sua compagna che presumibilmente doveva essere morta quel giorno (una di quelle che non era riuscita a sopravvivere alla trasformazione). Ignorando tutte le domande logiche del caso, la svegliona riesce solo a giungere al compromesso: “non è un fantasma”. Per la serie “la serata degli incontri senza fine”, dopo due riti, un gatto, e un non-fantasma, Zoey viene raggiunta da due compagni della sua ex-scuola (umani, nella fattispecie la migliore amica e il fidanzato idiota). Tra un commento di dubbia utilità e uno di sicura inutilità, scopriamo che Kayla, l’amica, indossa una “camicia tetta”. Vi starete domandando quale capo di abbigliamento porti un nome tanto raffinato nonché particolare. Una camicia con scollatura generosa e color carne. Delusi? Eh, lo so. Dato l’abbigliamento e gli atteggiamenti della ragazza, Zoey capisce che la compagna ha una cotta per il suo fidanzato e inizia ad esserne gelosa (da quando è nella scuola per vampiri non gli ha rivolto mezzo pensiero, ma ora è ferocemente possessiva… mah). Se l’altra domanda che vi assilla è cosa ci facciano questi due esemplari di imbecillità da Zoey, tenetevi la curiosità perché lei non gliel’ha chiesto. Ipotiziamo siano andati a trovarla, ma la quasi-vampira è più preoccupata dal fatto che Kayla e Heath sembrano aver fatto uso di marijuana. Loro fanno l’elenco dei loro amici che la fumano, tra cui spicca un “Morgana la fata un po’ puttana”. Io riderei se fosse l’unico esempio di volgarità e se il target non fosse così giovane. Spero vivamente che nessun lettore consideri Zoey e tutta la combriccola come esempi da imitare o fonte di onniscienza perché, autrici in primis, qui rasentiamo il livello “palle cadute e suicidate tra le braccia spinose di un cactus”. Dopo l’ennesimo battibecco tra amiche scopriamo che Heath è venuto con l’intenzione di portar via Zoey dalla scuola. Lei, ovviamente, non vuole andarsene e anche potendo, lei comunque diventerà vampira quindi è meglio che rimanga in un luogo dove sanno come affrontare le varie problematiche legate alla trasformazione. Il ragazzo ha l’intellettualità e la sensibilità di un babbuino della Papuasia che spulcia il suo compagno di branco e quindi pensa che Zoey versione vampira sia molto gnocca e non vuole lasciarla lì. Mentre lui tenta di baciarla, lei mira al suo polso e lo morde. Il ragazzo trova l’attacco molto sexy (???) e non è per nulla spaventato. Zoey però intuisce il pericolo a cui sta esponendo il tontolone e lo convince ad andar via. Vi avevo accennato alla notte-degli-incontri-infiniti. Ecco. Andato via Heath, arriva Erik. Uno dietro l’altro. Lui inizia a scusarsi per la questione del sangue nel calice e ci tiene a ribadire che tra lui ed Afrodite non c’è nulla (perché a Zoey dovrebbe importare? Ve lo spiego: questi due finiranno assieme, quindi lui è già misticamente innamorato! Certo è che, un tale esemplare di idiozia femminile tutto concentrato, è difficile da trovare. Comprendo l’ascendente che possa avere su di lui). In un momento di sfogo, la nostra quasi vampira domanda ad Erik come mai nessuno l’avesse avvisata che il sangue l’avrebbe resa così desiderosa di berne ancora, al punto da aggredire un umano. Questa ragazza ha le idee confuse su ciò che significa essere un vampiro. Qualcuno le faccia un disegno, uno schema, il più semplice possibile. Aiutiamola.
    Da colloquio con Erik, veniamo a sapere che Zoey possiede una moltitudine di caratteristiche che solo i vampiri adulti hanno (sete di sangue, piacere nel berlo, sentire pulsazioni ed altro). Dopo altre 5 pagine di moralismo vampiresco (ma non è giusto bere sangue, sangue umano o di vampiro?) abbiamo finalmente il bacio tra questi due. Cioè, in realtà lui le buca il polso con un canino, e con le labbra le asciuga il sangue. Dico “finalmente” perché era chiaro dal primo incontro che ci sarebbe stata dell’intimità tra Erik e Zoey, quindi meglio levarsi l’impiccio subito.
    Arrivata in camera, lei racconta tutto alla sua compagna di stanza, non aggiungendo nessuna impressione o particolare che il lettore si fosse perso alla prima lettura (leggersi come: riempiamo le pagine ripetendo aneddoti nella stessa identica maniera di due pagine prima). Parlando di Afrodite, scopriamo che è destinata a prendere il posto di Neferet come Somma Sacerdotessa, vista la forte empatia con Nyx (la dea vampira) e il fatto che possieda il dono della preveggenza. Zoey non la ritiene adatta al ruolo ed ha l’improvvisa, fantastica, idea di proporsi ella stessa come futura guida vampirica (lei pure ha contatti/visioni/affinità con Nyx e il suo essere vampira quasi adulta, pur essendo nella scuola da una settimana fanno si che lei si ritenga adatta). Le successive pagine sono un’accozzaglia di informazioni di dubbia utilità sul gatto e altre illazioni su Afrodite delle quali, l’unica degna di essere riportata, è che abbia appositamente dato il sangue a Zoey, nella speranza che le provocasse la nausea consona alle novizie e che conseguentemente si rifiutasse di entrare nel loro circolo e di partecipare ad altri riti. Parlando con Neferet delle varie esperienze vissute quella sera, veniamo a sapere che bere il sangue da un umano, direttamente dalla ferita, provoca l’imprinting, cioè viene stabilito un legame tra vampiro e umano ed è per questo che è fortemente sconsigliato. Zoey, ti sei appena legata a vita un salame mal stagionato? Quando la ragazza chiede se l’imprinting consista in una sorta di ipnosi come quella di “Dracula”, Neferet le urla contro: “Stoker ha diffamato i vampiri”. Ma non saranno invece Cast mamma e figlia ad aver diffamato lui, la letteratura, l’intelligenza umana, la decenza, e ogni elemento insudiciabile? Queste due mi fanno seriamente prudere le mani. Non contente definiscono Bram Stoker “un vecchio pazzo”. Se le personcine normali e per bene sono miss Freud e miss Jung, io voglio essere pazza almeno 1/10 di Bram Stoker.
    Zoey chiama la nonna e le racconta gli avvenimenti e l’anziana le suggerisce di farsi una preghierina cherokee. Giuro. Nonna Redbird discende da antiche tribù sciamane e sembra che questo possa aver in qualche modo influito sulla trasformazione lampo della nipote.
    In mensa (non ci vengono fornite indicazioni sugli orari) racconta agli amici del suo piano (pregare e sperare che la Dea possa suggerirle come cacciare Afrodite e prenderne il posto). Per far ciò deve anche rivelare loro i suoi poteri “speciali”. Saltiamo il racconto della lezione di spagnolo dove storpiando le parole, Stanlio e Ollio madre e figlia credono d’essere due grandi comiche, e arriviamo alla lezione di equitazione, dove Zoey viene raggiunta da Afrodite e lei due iniziano a picchiarsi a causa delle attenzioni di Erik nei confronti della neo-vampira. Immaginatevi la battaglia epica: Afrodite sferra un pugno, Zoey lo schiva con sapienza e le assesta un gancio in pieno viso; l’avversaria barcolla e la nostra eroina approfitta dell’attimo di smarrimento per rinforzare l’attacco: le si butta addosso, sperando che la spallata in petto possa metterla definitivamente K.O.
    Ok, questo è come lo avrei scritto IO, senza nemmeno far sudacchiare il neurone. La scena vera vede Afrodite (vampira potente e ben più esperta di Zoey) tentare di tirare un ceffone alla ragazza che invece le afferra il polso e la minaccia di non riprovarci (vi ricordo che hanno lezioni di karate…). I gatti che se le suonano nel mio cortile ne sanno di più di arti marziali.
    Dopo l’incontro, Zoey organizza il rituale/preghiera coi suoi amici. Veramente un dispendio di parole inutili per descrivere una scena già avvenuta altre due volte e nelle ultime 100 pagine. A meno che il lettore non soffra di alzheimer, direi che a questo punto dovrebbe avere, se non il sentore di essere preso in giro (ma forse quello dalla prima pagina del libro!) almeno di un dejà-vù costante.
    Se sia uno stalker o veramente sfortunato (a voi l’ardua sentenza), Erik incontra per l’ennesima volta Zoey e si propone di portarla in dormitorio (vi ricordo che l’ultima volta le ha mordicchiato-baciato-leccato il polso). Siccome lui l’aveva invitata a vedere un film e lei aveva rifiutato per fare il rituale, ora il giovane vampiro pensa che la tonta lo stia evitando. Zoey spergiura che non sia così e parla di mettersi con lui (ohibò! Mi son persa qualcosa? Ah no! È la profondità da “buco dell’Emmental” di questi personaggi! Sono già innamorati …che tenerezza da prendere a badilate). La quasi vampira tentenna di fronte all’avvenente ragazzo perché (reggetevi) è stato assieme ad Afrodite. “Non è una bella persona. Non mi piace che tu sia stato con una così meschina”. Certo, perché immagino che Afrodite per conquistare Erik sia andata in giro col cartello “non metterti con me, sono veramente meschina!”. Che poi, santa vergine delle betulle, ma lei non stava con quell’ammasso di idiozia putrescente di Heath?! L’uomo col cervello preso in locazione da un babbuino essiccato? Nel salutarla, Erik la bacia. A lei piace. È eccitata. Questa è una delle poche cose normali che ho letto nell’intera opera…. MA (enfatizziamo il MA) a mamma Cast non può andar bene così; la figlioletta rimbambita non può leggere che “baciare un ragazzo è piacevole” e peggio ancora (sacrilegio!) desiderare di più del bacio è assolutamente da sgualdrina. Infatti, per ammonire la figlia, la mamma scrive subito (parla per mezzo di Zoey): “Mi resi conto che ero tutta spalmata addosso a lui e mi stavo strusciando come una zoccolona”. Lui le chiede come mai questo improvviso distacco e lei risponde “io non sono come Afrodite”. A naso, direi che Zoey diventerà peggio di Afrodite. Ora il dialogo che segue, è un esempio di comicità senza precedenti. “Zoey, nessuna mi ha mai fatto sentire provare quello che provo con te” […] “Erik non trattarmi come se fossi scema (MA TU SEI SCEMA!!). Ti ho visto con Afrodite. È evidente che hai già provato questo genere di cose”. “Questo genere di cose”… sembra che il tipo spacci! Ma per l’amor del cielo, ma fattela una trombata, magari spari meno cazzate (scusate il francesismo ma lo sto trattenendo dall’inizio della recensione!). Rivolgo l’invito a madre e figlia Cast, meno moralismo, meno luoghi comuni, meno tutto… smettete di scrivere e fatevi qualche amante. La vita di tutti migliorerà sensibilmente!
    Durante una lezione, muore un ragazzo (ha rigettato la trasformazione). Se ne parla per mezza pagina, poi è tempo di dare spazio ai problemi sentimentali di Zoey. Heath l’ha cercata sul cellulare, con insistenza, quindi lei crede sia il caso di avvertire Neferet dato che il ragazzo potrebbe aver subito l’impriting. Durante il tragitto scorge Afrodite, mentre ha una visione e la porta dalla Somma Sacerdotessa. La questione sembra interessante: per una volta non subiamo le noie partorite dal cervello di Zoey, ma le autrici hanno deciso che non ci possiamo distrarre, quindi la protagonista viene allontanata da Neferet. Torniamo quindi ad occuparci di Zoey che deve prepararsi al rito delle figlie oscure (ma quanti riti fanno?! Vivono di pane e riti inutili?). Gli amici si propongono di accompagnarla visto che Afrodite sarà presente e molto agguerrita. Zoey si rifiuta, perché non vuole mostrare ai suoi compagni quanto le piaccia il sangue (e durante il rito se ne beve). Quindi durante il tragitto in solitaria, la nostra eroina incontra Elliott, il ragazzo morto (quello della trasformazione rigettata). Zoey, com’era accaduto per la defunta Elizabeth (di cui aveva stabilito non essere un fantasma) si domanda quale sia la natura di quell’essere (sappiamo che ha un cattivo odore, che dovrebbe essere morto ma sanguina. Zombie? Anche se mi sfugge come un candidato vampiro possa in uno schiocco diventare un’altra creatura. Stiamo a vedere). Zoey spaventata dall’incontro (dal quale si fa proteggere dalla sua gatta) torna in camera per capire il da farsi. Denunciare l’accaduto a Neferet? No, che dite. Cercare aiuto? Ma manco per sogno. Chiudersi in camera e aspettare che sopraggiunga un’idea brillante? Spiacente. Zoey decide di andare al rito delle figlie oscure perché battibeccare e far abdicare Afrodite è più importante.
    Speachless. Giunta al rito si comincia subito con la guerra contro la sua nemesi. Magie, colpi ben assestati, morsi? Non diciamo eresie. Il massimo che la mente di Zoey possa partorire come offesa è: “insomma è vero che lei è più grande, ma le tette ce le ho anche io!”. Eh, ma devi esserti seduta sul cervello però! Afrodite decide di celebrare il rito fuori dalla scuola, così vanno in città (per la precisione nei pressi del museo). Zoey si fa prendere dalle sue solite lagnanze morali (ma se ci scoprono? Ma è giusto? Ma vorrò il sangue, ah, sono un mostro). Il rituale questa volta è un pelo diverso perché invece che onorare la Dea, serve a richiamare degli spiriti. Uhm. Per fortuna il tutto viene interrotto da Heath (sì, l’idiota, non ci si può sbagliare). Inizia così una inutile discussione su chi sia il ragazzo di Zoey: l’umano o il vampiro? Mentre disquisiscono sul possesso della tonta, gli spiriti evocati da Afrodite impazziscono e attaccano i presenti. Dal nulla spuntano gli amici di Zoey e insieme a lei decidono di riprendere il controllo della situazione, impossessandosi del rito e conferendo alla nostra protagonista il ruolo di sacerdotessa (cioè spodestando Afrodite). Ovviamente fila tutto liscio e Nyx, per ringraziare la sua pupilla le regala un altro ricamo per il marchio sulla fronte, da aggiungere alle uscite in edicola del punto croce. Ora che Zoey ha ricacciato i fantasmi evocati da Afrodite (“doveva usare la salvia” per tenerli a bada… la prossima volta per il rito, segnatevi da portare: rosmarino, sale, pepe e due bistecche). A fagiolo spunta Neferet che da dietro ad un cespuglio si è goduta lo spettacolo delle sue studentesse in difficoltà. Zoey viene nominata apprendista somma sacerdotessa, aka prende il posto di Afrodite, aka un giorno sostituirà Neferet (questa idiota? Esatto, stesso pensiero che ho avuto io…).
    La vicenda si conclude con Zoey che domanda ad Afrodite che visione avesse avuto. Spero fosse: “P.C. & Kristin Cast perdono la capacità di battere le dita sui tasti e di impugnare una penna; diventano mute (non si sa mai che dettino capolavori a qualcuno) e dislessiche”.
    Benedetta sia!

    Ah, ultima chicca, per chiudere. Ho contato le parolacce, escludendo (cacchio, culo e figo/a).
    80. In 336 pagine.

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    Ai86 said on Feb 11, 2012 about the Others edition | 4 feedbacks

  • 1 person find this helpful

    Whimsically modernal

    While I enjoyed the book and in the course of time the entire series to date, the language is far more colloquial than than that of Twilight and almost twangs with Americanism. A good read suitable to young adults and those young at heart.

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    Cynicalmournings said on Nov 17, 2009 | Add your feedback

  • Uno dei libri più brutti che io abbia mai letto. Linguaggio forzatamente giovanilistico, personaggi superficiali, sentimenti falsi, battute di cattivo gusto, trama inesistente e infarcita di stereotipi. Vi prego, fate qualcosa, fermate questi scrittori di saghe americane "post Twilight"!

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    Angy said on Feb 1, 2012 about the Others edition | Add your feedback

  • Very enjoyable. This book is a combination of twilight series and more traditional vampire books. Although it is more of a quick read, it still grabs you with suspense and it is hard to put down. Deffintly a book that i would read more then once.

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    Mysstiff said on Jun 12, 2011 about the eBook edition | Add your feedback

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