Marta che aspetta l'alba

Di

Editore: Piemme

4.2
(147)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 224 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8856619946 | Isbn-13: 9788856619942 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
Sola e con una figlia, Mariuccia accetta di fare domanda come infermiera all'ospedale psichiatrico di Trieste. È magliaia, non sa nulla di malati psichiatrici, ma decide comunque di provarci. Quello è un lavoro sicuro, e Mariuccia ha una disperata necessità di mantenersi. Ma il mondo che gli si spalanca di fronte è completamente diverso da ciò che immaginava. Gli infermieri sono secondini, devono pensare a spazzare, alle pulizie, non certo prendersi cura dei pazienti. A loro si dedica la signora Clelia, la terribile caporeparto dagli occhi gelidi, mentre il medico è una presenza invisibile e distante. A Mariuccia si presenta una quotidianità fatta di trattamenti inumani, di legacci, camicie di forza, bagni ghiacciati, elettroshock, gabbie di contenzione, stanzini di punizione, e guai a chi fiata. Tutto le appare assurdo, anche se giorno dopo giorno vi si adatta come fosse normale: dopotutto è solo un'infermiera e deve obbedire agli ordini. C'è anche una ragazza tra quei muri. Una ragazzina senza nome e senza diritti, come tutti lì dentro. Mariuccia scoprirà solo dopo diverse settimane che si chiama Marta. Marta è entrata all'ospedale dei matti per un'ubriacatura, una semplice sbronza, i genitori benestanti sono morti in un incidente e uno zio ha firmato per farla internare. Lo shock per la perdita dei genitori l'ha resa instabile, dice l'uomo, può essere pericolosa per sé e per gli altri. Ma la verità che traspare è del tutto diversa. Una realtà sordida. Fatta di interesse...
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    “L’ospedale, circondato da un muro alto tre metri, occupava un’intera collina...una piccola cittadella preparata ad accogliere i suoi “ospiti” dall’ingresso fino alla morte…quando l’avevano inaugurato ...continua

    “L’ospedale, circondato da un muro alto tre metri, occupava un’intera collina...una piccola cittadella preparata ad accogliere i suoi “ospiti” dall’ingresso fino alla morte…quando l’avevano inaugurato nel 1908, questo posto lo chiamavano il “magnifico frenocomio”, è da questa descrizione che si viene introdotti in un mondo spesso e volutamente sconosciuto, perché rappresentante di una realtà scomoda per una società che desidera rimanerne lontana, in un certo senso estranea.
    Non è semplice affrontare il tema delle ‘malattie mentali’, ma l’autore sa come avvicinare il lettore a situazioni di ‘ordinaria follia’ che, in realtà, si scoprirà non essere né ordinarie né folli solo quando, nel 1968, un illuminato e lungimirante Dott. Basaglia compirà il grande gesto di considerare i/le pazienti ‘uomini e donne dotati/e di dignità’ invece che ’corpi vuoti’, soprattutto persone da aiutare a ritrovare la loro ‘vera essenza’. La svolta decisiva si avrà con la legge 180 del 1978, fortemente voluta e sollecitata dal Dott. Basaglia, che decreterà la chiusura dei manicomi.
    Marta Alberti è colei che dà il titolo al libro, una ragazza ‘con due grandi occhi azzurri’ che, per egoismo e per negligenza altrui, si trova a vivere un’esistenza umiliante, al limite del paradosso, ma che riuscirà un giorno a vedere, pur nella sua frustrante condizione, la tanto desiderata ‘alba’ della sua vita. Peggiore è la misera realtà che anche i più piccoli sono costretti ad affrontare nell’Istituto Pedagogico Provinciale, anime innocenti ‘sfortunate’ a cui viene negata la gioia di vivere in libertà perché ‘figli di indigenti’ o appartenenti a famiglie ‘moralmente degradate’, una ‘vita segnata' per sempre da una società per nulla attenta ai loro reali bisogni.

    “Il mondo sta cambiando e se vogliamo che non cambi per il peggio tocca a noi giovani prendere in mano l’iniziativa”.

    ha scritto il 

  • 4

    Un romanzo-inchiesta retrospettivo in cui la vicenda della Marta del titolo assume un ruolo marginale. Il tema del libro è la condizione dei manicomi pre- e post-Basaglia. Chi ha letto il più famoso " ...continua

    Un romanzo-inchiesta retrospettivo in cui la vicenda della Marta del titolo assume un ruolo marginale. Il tema del libro è la condizione dei manicomi pre- e post-Basaglia. Chi ha letto il più famoso "Le libere donne di Magliano" di Tobino potrà rendersi conto che a Magliano le condizioni delle recluse, nello stesso periodo pre-Basaglia, erano di gran lunga migliori di quelle descritte da Polidoro nel manicomio di Trieste. Per questo ho il sospetto l'autore abbia reso un po' più nera la situazione pre-Basaglia ed un po' più rosa quella post. Se è così, è un peccato veniale.
    Resta il fatto che Basaglia è un benemerito e meriterebbe un monumento in ogni città.

    Mi consegnò la canna dell’acqua, del tipo di quelle che si usano per innaffiare il giardino. Davanti a noi, nel reparto docce, stavano in piedi dodici donne, completamente nude.
    La Vuerich prese la scopa e la intinse un paio di volte nel secchio schiumoso pieno d’acqua e sapone.
    Sembrava il secchio che si usa per lavare la macchina, solo che qui dovevamo lavare queste donne. Dodici per volta, di più non ce ne stavano, e dovevamo fare in fretta. Erano tante.
    La collega si avvicinò alla prima e iniziò a strofinarla dall’alto al basso con la scopa, sembrava stesse stendendo la colla per appiccicare un manifesto al muro. Capelli, busto, schiena, gambe e poi via, sotto un’altra. Le donne subivano quel trattamento senza fare una piega, immobili, apatiche. Solo quando sentivano addosso il getto d’acqua, se per sbaglio era un po’ troppo fredda, avevano un minimo sussulto, ma niente di più. E ero io quella che doveva risciacquarle, innaffiandole col tubo.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Attraverso le trame esistenziali di due donne nella Trieste pre e post sessantotto, lo scrittore racconta la rivoluzione che si compì nell’ospedale psichiatrico San Giovanni (ma non solo) dopo l’avven ...continua

    Attraverso le trame esistenziali di due donne nella Trieste pre e post sessantotto, lo scrittore racconta la rivoluzione che si compì nell’ospedale psichiatrico San Giovanni (ma non solo) dopo l’avvento dello psichiatra Franco Basaglia: prima una contro-storia di identità negate, stigma, sfiducia, soprusi, poi le barriere che crollano una a una, comprese quelle mentali. Il finale agrodolce si adatta perfettamente alla storia.

    ha scritto il 

  • 3

    Un libro non troppo crudo ma neanche poco..diciamo che riesc a descrivere con maestria ciò che di bello c'era nei manicomi anche perchè le cose brutte non aveva propio voglia di raccontarli ma la fine ...continua

    Un libro non troppo crudo ma neanche poco..diciamo che riesc a descrivere con maestria ciò che di bello c'era nei manicomi anche perchè le cose brutte non aveva propio voglia di raccontarli ma la fine che ha fatto Marta e tante come lei...

    ha scritto il 

  • 5

    Una scrittura lineare e scorrevole ci narra, quasi con dolcezza e senza che ce ne accorgiamo, dell'incredibile trasformazione attuata dal dottor Basaglia nel mondo dei manicomi.

    ha scritto il 

  • 4

    "La libertà è terapeutica"

    Tre giorni fa mi sono svegliata di soprassalto.
    Mi ero addormentata leggendo questo libro, e ho sognato di essere un'infermiera del manicomio.
    Marta era lì, nella sua stanza d'isolamento; io la guarda ...continua

    Tre giorni fa mi sono svegliata di soprassalto.
    Mi ero addormentata leggendo questo libro, e ho sognato di essere un'infermiera del manicomio.
    Marta era lì, nella sua stanza d'isolamento; io la guardavo ma non potevo far niente per lei. Impotente io, impotente lei.
    Piegata alla tirannia delle infermiere anziane, quelle che "sanno come ci si comporta", lavavo le "matte" con la scopa, a gruppi da 12, in piedi davanti a me.
    Un lager.

    Mi son ricordata perché ho scelto di studiare Psicologia.
    Mi son ricordata perché non mi piacciono le etichette, quelle che, come dice una mia docente, "puoi anche togliere, ma quando le togli rimane comunque l'alone".
    Mi son ricordata perché non mi piacciono gli psichiatri - quelli della vecchia guardia, almeno.

    Cura s. f. [lat. cūra]. – Interessamento solerte e premuroso per un oggetto, che impegna sia il nostro animo sia la nostra attività. [dal Treccani]

    Se gli apri la testa non è che ci trovi il guasto e lo puoi aggiustare. Basaglia diceva che è una “malattia dello spirito”, per dire che ci potevano essere sì cause di origine organica o traumatica, ma che tante volte era conseguenza di un processo prolungato di esclusione sociale.
    E come la curi una cosa del genere? Non certo con gli strumenti
    dell’infermiera. Serve prima di tutto la dignità umana e il rispetto.

    Ecco, penso che Basaglia avesse interpretato bene.

    Marta, vengo accanto a te, ad aspettare l'alba. :'

    ha scritto il 

  • 5

    quando i manicomi erano luoghi di detenzione e tortura...

    ...poi è arrivato Basaglia, i giovani collaboratori, i volontari e uno sguardo diverso sulla follia e soprattutto sulla persona: la Persona. Molto emozionante, commovente, fedele ai fatti narrati però ...continua

    ...poi è arrivato Basaglia, i giovani collaboratori, i volontari e uno sguardo diverso sulla follia e soprattutto sulla persona: la Persona. Molto emozionante, commovente, fedele ai fatti narrati però con riguardosa delicatezza, ben scritto, di facile comprensione anche per chi non ha vissuto quegli anni di grandi venti di cambiamento ed anche per chi, come me, proprio in quegli anni pensava che quelle ideee avrebbero contaminato il mondo. Umanità, rispetto per le differenze, comprensione: elementi imprescindibili per la comunicazione tra esseri umani.

    ha scritto il 

  • 3

    "La libertà è terapeutica."

    Esperienza di una donna sana in mezzo ai matti, e la vita di una persona sana che diventa matta, sono queste due realtà che si "incrociano" in questo libro. Il tutto parte ...continua

    "La libertà è terapeutica."

    Esperienza di una donna sana in mezzo ai matti, e la vita di una persona sana che diventa matta, sono queste due realtà che si "incrociano" in questo libro. Il tutto parte con una donna "normale", che per necessità dopo varie cose che le sono accadute si ritrova a lavorare tra i folli della società. Un libro sul confine tra la pazzia ingabbiata e la caduta dei manicomi.

    ha scritto il 

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