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Marta che aspetta l'alba

Di

Editore: Piemme

4.2
(126)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 224 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8856619946 | Isbn-13: 9788856619942 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook

Genere: Fiction & Literature , History , Social Science

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Descrizione del libro
Sola e con una figlia, Mariuccia accetta di fare domanda come infermiera all'ospedale psichiatrico di Trieste. È magliaia, non sa nulla di malati psichiatrici, ma decide comunque di provarci. Quello è un lavoro sicuro, e Mariuccia ha una disperata necessità di mantenersi. Ma il mondo che gli si spalanca di fronte è completamente diverso da ciò che immaginava. Gli infermieri sono secondini, devono pensare a spazzare, alle pulizie, non certo prendersi cura dei pazienti. A loro si dedica la signora Clelia, la terribile caporeparto dagli occhi gelidi, mentre il medico è una presenza invisibile e distante. A Mariuccia si presenta una quotidianità fatta di trattamenti inumani, di legacci, camicie di forza, bagni ghiacciati, elettroshock, gabbie di contenzione, stanzini di punizione, e guai a chi fiata. Tutto le appare assurdo, anche se giorno dopo giorno vi si adatta come fosse normale: dopotutto è solo un'infermiera e deve obbedire agli ordini. C'è anche una ragazza tra quei muri. Una ragazzina senza nome e senza diritti, come tutti lì dentro. Mariuccia scoprirà solo dopo diverse settimane che si chiama Marta. Marta è entrata all'ospedale dei matti per un'ubriacatura, una semplice sbronza, i genitori benestanti sono morti in un incidente e uno zio ha firmato per farla internare. Lo shock per la perdita dei genitori l'ha resa instabile, dice l'uomo, può essere pericolosa per sé e per gli altri. Ma la verità che traspare è del tutto diversa. Una realtà sordida. Fatta di interesse...
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Attraverso le trame esistenziali di due donne nella Trieste pre e post sessantotto, lo scrittore racconta la rivoluzione che si compì nell’ospedale psichiatrico San Giovanni (ma non solo) dopo ...continua

    Attraverso le trame esistenziali di due donne nella Trieste pre e post sessantotto, lo scrittore racconta la rivoluzione che si compì nell’ospedale psichiatrico San Giovanni (ma non solo) dopo l’avvento dello psichiatra Franco Basaglia: prima una contro-storia di identità negate, stigma, sfiducia, soprusi, poi le barriere che crollano una a una, comprese quelle mentali. Il finale agrodolce si adatta perfettamente alla storia.

    ha scritto il 

  • 3

    Un libro non troppo crudo ma neanche poco..diciamo che riesc a descrivere con maestria ciò che di bello c'era nei manicomi anche perchè le cose brutte non aveva propio voglia di raccontarli ma la ...continua

    Un libro non troppo crudo ma neanche poco..diciamo che riesc a descrivere con maestria ciò che di bello c'era nei manicomi anche perchè le cose brutte non aveva propio voglia di raccontarli ma la fine che ha fatto Marta e tante come lei...

    ha scritto il 

  • 5

    Una scrittura lineare e scorrevole ci narra, quasi con dolcezza e senza che ce ne accorgiamo, dell'incredibile trasformazione attuata dal dottor Basaglia nel mondo dei manicomi.

    ha scritto il 

  • 4

    "La libertà è terapeutica"

    Tre giorni fa mi sono svegliata di soprassalto. Mi ero addormentata leggendo questo libro, e ho sognato di essere un'infermiera del manicomio. Marta era lì, nella sua stanza d'isolamento; io la ...continua

    Tre giorni fa mi sono svegliata di soprassalto. Mi ero addormentata leggendo questo libro, e ho sognato di essere un'infermiera del manicomio. Marta era lì, nella sua stanza d'isolamento; io la guardavo ma non potevo far niente per lei. Impotente io, impotente lei. Piegata alla tirannia delle infermiere anziane, quelle che "sanno come ci si comporta", lavavo le "matte" con la scopa, a gruppi da 12, in piedi davanti a me. Un lager.

    Mi son ricordata perché ho scelto di studiare Psicologia. Mi son ricordata perché non mi piacciono le etichette, quelle che, come dice una mia docente, "puoi anche togliere, ma quando le togli rimane comunque l'alone". Mi son ricordata perché non mi piacciono gli psichiatri - quelli della vecchia guardia, almeno.

    Cura s. f. [lat. cūra]. – Interessamento solerte e premuroso per un oggetto, che impegna sia il nostro animo sia la nostra attività. [dal Treccani]

    Se gli apri la testa non è che ci trovi il guasto e lo puoi aggiustare. Basaglia diceva che è una “malattia dello spirito”, per dire che ci potevano essere sì cause di origine organica o traumatica, ma che tante volte era conseguenza di un processo prolungato di esclusione sociale. E come la curi una cosa del genere? Non certo con gli strumenti dell’infermiera. Serve prima di tutto la dignità umana e il rispetto.

    Ecco, penso che Basaglia avesse interpretato bene.

    Marta, vengo accanto a te, ad aspettare l'alba. :'

    ha scritto il 

  • 5

    quando i manicomi erano luoghi di detenzione e tortura...

    ...poi è arrivato Basaglia, i giovani collaboratori, i volontari e uno sguardo diverso sulla follia e soprattutto sulla persona: la Persona. Molto emozionante, commovente, fedele ai fatti narrati ...continua

    ...poi è arrivato Basaglia, i giovani collaboratori, i volontari e uno sguardo diverso sulla follia e soprattutto sulla persona: la Persona. Molto emozionante, commovente, fedele ai fatti narrati però con riguardosa delicatezza, ben scritto, di facile comprensione anche per chi non ha vissuto quegli anni di grandi venti di cambiamento ed anche per chi, come me, proprio in quegli anni pensava che quelle ideee avrebbero contaminato il mondo. Umanità, rispetto per le differenze, comprensione: elementi imprescindibili per la comunicazione tra esseri umani.

    ha scritto il 

  • 3

    "La libertà è terapeutica."

    Esperienza di una donna sana in mezzo ai matti, e la vita di una persona sana che diventa matta, sono queste due realtà che si "incrociano" in questo libro. Il tutto ...continua

    "La libertà è terapeutica."

    Esperienza di una donna sana in mezzo ai matti, e la vita di una persona sana che diventa matta, sono queste due realtà che si "incrociano" in questo libro. Il tutto parte con una donna "normale", che per necessità dopo varie cose che le sono accadute si ritrova a lavorare tra i folli della società. Un libro sul confine tra la pazzia ingabbiata e la caduta dei manicomi.

    ha scritto il 

  • 5

    Sola e con una figlia, Mariuccia accetta di fare domanda come infermiera all’ospedale psichiatrico di Trieste. è magliaia, non sa nulla di malati psichiatrici, ma decide comunque di provarci. ...continua

    Sola e con una figlia, Mariuccia accetta di fare domanda come infermiera all’ospedale psichiatrico di Trieste. è magliaia, non sa nulla di malati psichiatrici, ma decide comunque di provarci. Quello è un lavoro sicuro, e Mariuccia ha una disperata necessità di mantenersi. Ma il mondo che gli si spalanca di fronte è completamente diverso da ciò che immaginava. Gli infermieri sono secondini, devono pensare a spazzare, alle pulizie, non certo prendersi cura dei pazienti. A loro si dedica la signora Clelia, la terribile caporeparto dagli occhi gelidi, mentre il medico è una presenza invisibile e distante. A Mariuccia si presenta una quotidianità fatta di trattamenti inumani, di legacci, camicie di forza, bagni ghiacciati, elettroshock, gabbie di contenzione, stanzini di punizione, e guai a chi fiata. Tutto le appare assurdo, anche se giorno dopo giorno vi si adatta come fosse normale: dopotutto è solo un’infermiera e deve obbedire agli ordini. C’è anche una ragazza tra quei muri. Una ragazzina senza nome e senza diritti, come tutti lì dentro. Mariuccia scoprirà solo dopo diverse settimane che si chiama Marta.

    Marta che viene rinchiusa in manicomio dal cognato e dalla sorella solo perchè ha bevuto un po' di più, ed è sana di mente ma più urla il suo essere sana, in manicomio lo interpretano come una malattia, quindi viene messa in isolamento, le vengono fatti trattamenti come l'elettroshock, ingabbiata fino ad arrivare alla lobotomia e renderla non più umana. Mariuccia vive il periodo della legge di Basaglia e grazie a questo grande uomo, scopre che queste persone sanno ragionare e hanno delle storie da raccontare e che quindi cambia anche il ruolo dell'infermiere che nn è solo quello di semplice spazzino ma colui che sta accanto alla persona e l'ascolta. Spesso le persone ricoverate non erano nemmeno affette da vere patologie, ma avevano solo delle stranezze, o erano bambini abbandonati e cresciuti, poi, in manicomio. Il libro termina con Mariuccia che va a prendere Marta. Dalla ragazza che era, è diventata una donna obesa, senza denti, rovinata da tutto ciò che ha subito. Marta che all’alba aspetta la sua amica, vestita di tutto punto per uscire in quel mondo che per troppo tempo le è stato negato.

    ha scritto il 

  • 4

    Marta che aspetta l'alba

    “ Per tutti, medici, infermieri e pazienti Arriverà l’alba del cambiamento: ma Per qualcuno arriverà troppo tardi”.

    Massimo Polidoro, eclettico divulgatore scientifico nei campi ...continua

    “ Per tutti, medici, infermieri e pazienti Arriverà l’alba del cambiamento: ma Per qualcuno arriverà troppo tardi”.

    Massimo Polidoro, eclettico divulgatore scientifico nei campi più disparati, autore e conduttore televisivo, scrittore, docente universitario e cofondatore del CICAP ( Comitato Italiano per il controllo delle Affermazioni sul Paranormale), uno dei massimi esperti dell’investigazione dell’occulto, basandosi su una storia vera, ci propone questo lungo racconto dedicato alla malattia mentale e alla figura del medico Franco Basaglia che attuò una rivoluzionaria trasformazione nel modo di considerare i cosiddetti “ matti” e di trattarli con quella dignità umana che fino ad allora era venuta meno. Scaturito da un’intervista approfondita con Mariuccia Giacomini, storica infermiera del San Giovanni di Trieste, il libro narra la vita di Mariuccia che, negli anni ’60, anni, anni di esagerato perbenismo, sola e con una figlia, accetta di lavorare come infermiera nel manicomio della città. Mariuccia, che fa la magliaia, si trova così catapultata in un’ orribile realtà di cui ignora l’esistenza, impotente di fronte alla disumanità con la quale i pazienti vengono trattati ed incapace di reagire per paura di perdere il lavoro e perché consapevole di essere priva di conoscenze nell’ambito psichiatrico, per cui deve fidarsi dei medici e delle infermiere con più anni di servizio, spesso personaggi squallidi e crudeli come la Caposala dagli occhi di ghiaccio. Tra i pazienti anche la giovanissima Marta. Marta, vittima del raggiro di un cognato che alla morte dei genitori della ragazza, dopo averne plagiato la sorella e averla riempita di botte, vuole appropriarsi del patrimonio delle due orfane, viene fatta passare per pazza e ricoverata in modo coatto nel grande manicomio triestino. Le porte si chiuderanno alle sue spalle annullando un’esistenza piena di speranze e di futuro. I pazienti sono sottoposti a ogni genere di vessazione che si pensa possa essere terapeutica: intrappolati nei loro letti, legati o ingabbiati come animali feroci, obbligati a docce gelate, rimpinzati di cibo forzatamente, rinchiusi in sgabuzzini freddi, vestiti con abiti non conformi alla loro taglia, imbottiti di farmaci, sottoposti a shock insulinici o elettrici, lobotomizzati e perduti per sempre. Ma nel 1971, il medico Franco Basaglia viene eletto Direttore del manicomio di Trieste e con lui e il suo staff arriva un’ondata di novità fino ad allora impensabili che riuscirà nel tempo e non senza difficoltà ( l’opposizione della classe politica, di diversi schieramenti medici e non ultimo quella degli stessi cittadini intimoriti dal dover fare i conti da vicino con una diversità che li spaventa) a cambiare l’approccio e il metodo di cura nell’ambito delle malattie mentali e a restituire ai ricoverati quella dignità umana che gli era stata tolta al loro ingresso, predisponendosi all’ascolto e al riconoscimento delle individualità e delle caratteristiche di ognuno. Cadono i primi muri, cadono le grate alle finestre, cadono pian piano tutti i baluardi che li tenevano tenacemente separati dal mondo reale, si aprono le porte e si fa entrare il soffio vitale dell’arte, i colori e la musica, capaci di riunire fianco a fianco le persone e rendere indistinto il sano dal malato. Anche Mariuccia, che in questo libro è un esempio per tutti, per quella sua immensa forza di volontà che oltrepassa il conformismo e infrange l’immutabilità del pensiero corrente, riacquista vigore, matura e cresce insieme a quel vento innovativo che si diffonde ovunque e che fa dell’Ospedale San Giovanni un centro di studio d’eccellenza per gli inaspettati risultati ottenuti. Molti si salveranno, ma per qualcuno l’alba del cambiamento arriverà troppo tardi lasciando ombre di immensa tristezza su ciò che poteva essere e non fu. La morte, nel 1980, di Franco Basaglia, colpito da un tumore cerebrale, sarà d’impedimento al perfezionamento di una legge, la legge 180 del 1978, che lascerà molti vuoti legislativi gettando le famiglie dei malati mentali nel più totale sconforto, riversando totalmente sulle loro spalle la cura dei loro cari, senza possibilità di aiuto da parte dello Stato e della società. Aspettando di colmare questo vuoto è difficile sperare in una realtà migliore e possibile per tutti e per quanto ci si sforzi, la strada è costellata da tanti interrogativi che ancora non hanno ricevuto risposta, da qualche importante conquista ma anche da molti passi indietro nell’attesa di un “ vero” cambiamento che sembra in grave ritardo rispetto alla profondità di vedute e alle aspettative di chi la ideò.

    ha scritto il 

  • 4

    Marta che aspetta l'alba

    Ottima testimonianza di ciò che accadeva nei manicomi prima dell'arrivo e della legge Basaglia. Toccante la rievocazione degli anni in cui Mariuccia sceglie di iniziare a lavorare come infermiera ...continua

    Ottima testimonianza di ciò che accadeva nei manicomi prima dell'arrivo e della legge Basaglia. Toccante la rievocazione degli anni in cui Mariuccia sceglie di iniziare a lavorare come infermiera all'ospedale psichiatrico, meglio manicomio, San Giovanni di Trieste, dove incontra la disumanità, la mancanza totale di rispetto verso il malato e spesso anche verso le stesse infermiere da parte delle responsabili, delle kapò. E Mariuccia incontrerà Marta, rinchiusa in manicomio perché fastidiosa, perché troppo coraggiosa, caratteristica che poco coincideva con la mentalità chiusa degli anni Sessanta e Settanta. Lo consiglio vivamente anche se la storia assomiglia moltissimo al film "C'era una volta la città dei matti" della Rai.

    ha scritto il 

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