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Martin Chuzzlewit

Di

Editore: Adelphi (Gli Adelphi, 317)

4.4
(121)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 1289 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: 8845922146 | Isbn-13: 9788845922145 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Bruno Oddera ; Illustratore o Matitista: Hablot Knight Browne

Disponibile anche come: Cofanetto , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
"Voi sapete con altrettanta sicurezza di me, che io giudico il "Chuzzlewit" la mia opera senza confronti migliore, sotto infiniti aspetti. Che io sono cosciente delle mie forze come mai prima d'ora. Che io so che, se la salute mi assisterà, potrò conservare il mio posto nell'animo degli uomini pensanti, anche se cinquanta romanzieri cominciassero a scrivere domani stesso" (Charles Dickens a John Forster).
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  • 5

    Ah, Dickens! Un suo romanzo equivale a una decina di 'romanzi' contemporanei. Che incredibile, variegata, fantastica messa in scena… Si ha decisamente l'impressione di aver investito bene i propri sol ...continua

    Ah, Dickens! Un suo romanzo equivale a una decina di 'romanzi' contemporanei. Che incredibile, variegata, fantastica messa in scena… Si ha decisamente l'impressione di aver investito bene i propri soldi.

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavori come questo sono assai difficili da commentare, sebbene di cose da dire ce ne siano diverse. Cominciamo col dire che questo romanzo è del tutto immeritatamente uno dei meno conosciuti dell' ...continua

    Capolavori come questo sono assai difficili da commentare, sebbene di cose da dire ce ne siano diverse. Cominciamo col dire che questo romanzo è del tutto immeritatamente uno dei meno conosciuti dell'Inimitabile, perché stacca di diverse lunghezze un romanzo celebre come Oliver Twst, per esempio, e si appaia, anche se per motivi diversi, agli acclarati capolavori come David Copperfield.
    Quello che più ha colpito me è che potrebbe essere stato scritto anche oggi come satira contro gli Stati Uniti, perché molte delle cose che vengono rimproverate oggi agli States sono già ben presenti e descritte nel solito modo sublime dal Mio (memorabile Mark quando dice che gli americani amano talmente la libertà da prendersi delle libertà con essa; altrettanto la descrizione di un certo comprimario che gira armato come espressione massima della democrazia statunitense; per finire, solo per breve resoconto, s'intende, l'ipocrisia di una società che, pur avendo fatto dell'uguaglianza e delle pari opportunità il vessillo della propria esistenza, è, nei fatti, molto più discriminatoria di quella inglese). E' straordinario e rende ancora una volta conto di cosa significhi la parola "classico" e di quanto restituisca in termini di riflessione (per tacere della bellezza) leggerne uno.
    I due Martin sono due bei personaggi, anche se non troppo nuovi nel panorama dickensiano; anche Mark ricorda un po' il mitico Sam de Il circolo Pickwick, anche se nuova e stramba e divertentissima è la sua fissazione di aver del merito nell'essere contento; ma, naturalmente, il migliore è lui, Tom Pinch, il "buono" tipicamente dickensiano, che solo ad occhi un po' troppo cinici potrebbe apparire ridicolo. IO credo e spero che persone così esistano davvero, in qualche angolo di mondo; e Dickens deve averne conosciuti e ci ha fatto l'immenso dono di descrverceli così bene.
    Ultima nota, il romanzo fa straridere: è un Dickens, dopotutto.

    ha scritto il 

  • 5

    Dickens aveva la capacità, con le sue storie e con i suoi personaggi, di far entrare il lettore dentro le sue pagine, e Martin Chuzzlewit non fa eccezione: l'incantesimo è più potente che mai! Sfido c ...continua

    Dickens aveva la capacità, con le sue storie e con i suoi personaggi, di far entrare il lettore dentro le sue pagine, e Martin Chuzzlewit non fa eccezione: l'incantesimo è più potente che mai! Sfido chiunque a non empatizzare sin da subito con il povero Tom Pinch dal cuore d'oro, o a non considerare sin da subito nella cerchia degli amici più stretti l'allegro (fin troppo!) Mark Tapley!
    Insomma, l'ennesimo capolavoro di Dickens, in un'ottima edizione Adelphi impreziosita dalle bellissime illustrazioni di Phiz.

    ha scritto il 

  • 5

    una miniera di umanità

    Nonostante la mole la lettura è scorrevolisima. L'ho letto dopo il david copperfield ed ero rimasto molto coinvolto dal racconto dell'io narrante, mentre con martin chuzzelwit descritto da un narrato ...continua

    Nonostante la mole la lettura è scorrevolisima. L'ho letto dopo il david copperfield ed ero rimasto molto coinvolto dal racconto dell'io narrante, mentre con martin chuzzelwit descritto da un narratore onniscente almeno inizialmente il coinvolgimento è stato più difficile. Come in copperfield colpisce la capacità di Dickens di descrivere degli "archetipi" formidabili siano essi dei puri di cuore (pinch) o degli ipocriti egoisti incurabili (Pecksiff). Il classico lieto fine forse un po' favolistico e rassicurante apre però una breccia nel cuore di assoluta fiducia che le qualità migliori dell'uomo alla fine emergono vittoriose.
    L'edizione è arricchita dalle preziose illustrazioni dell'epoca da parte di un fantomatico "phiz".

    ha scritto il 

  • 5

    Precisa e satirica descrizione dei peggiori comportamenti e difetti umani. Al di là delle immagini riportate sul libro (quelle dei bei libri del tempo che fu) i personaggi sono palpabili come se fosse ...continua

    Precisa e satirica descrizione dei peggiori comportamenti e difetti umani. Al di là delle immagini riportate sul libro (quelle dei bei libri del tempo che fu) i personaggi sono palpabili come se fossero lì realmente con il lettore o peggio come in taluni casi fossero il lettore stesso. Non per altro Dickens voleva introdurre questo libro con una citazione del tipo "potrebbe essere casa vostra, potreste essere voi" ma gli fu sconsigliato. Poi, il lieto finale dove il bene trionfa! Nonostante la consistenza del volume (1300 pagine) una piacevolissima lettura che mi dispiace sia terminata

    ha scritto il 

  • 4

    Dopo avergliene dette peste e corna per un buon terzo del romanzo, nella postfazione che per sua espressa volontà deve suggellare ogni edizione del Chuzzlewit, il buon Charley cerca la tardiva riappac ...continua

    Dopo avergliene dette peste e corna per un buon terzo del romanzo, nella postfazione che per sua espressa volontà deve suggellare ogni edizione del Chuzzlewit, il buon Charley cerca la tardiva riappacificazione con l'America e gli americani.
    Ma non ci casca nessuno, vecchio marpione.

    ha scritto il 

  • 3

    Too Many Coincidences

    A good story, which at times is very funny. The better understanding of a previous era is also worth the read. The problem is that there are too many coincidences, ending with almost every character i ...continua

    A good story, which at times is very funny. The better understanding of a previous era is also worth the read. The problem is that there are too many coincidences, ending with almost every character in the book coming together at the finale even though at the beginning many of them were complete strangers!

    ha scritto il