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Martin Chuzzlewit

By Charles Dickens

(214)

| Paperback | 9788845922145

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Book Description

"Voi sapete con altrettanta sicurezza di me, che io giudico il "Chuzzlewit" la mia opera senza confronti migliore, sotto infiniti aspetti. Che io sono cosciente delle mie forze come mai prima d'ora. Che io so che, se la salute mi assisterà, potrò con Continue

"Voi sapete con altrettanta sicurezza di me, che io giudico il "Chuzzlewit" la mia opera senza confronti migliore, sotto infiniti aspetti. Che io sono cosciente delle mie forze come mai prima d'ora. Che io so che, se la salute mi assisterà, potrò conservare il mio posto nell'animo degli uomini pensanti, anche se cinquanta romanzieri cominciassero a scrivere domani stesso" (Charles Dickens a John Forster).

25 Reviews

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  • 3 people find this helpful

    Capolavori come questo sono assai difficili da commentare, sebbene di cose da dire ce ne siano diverse. Cominciamo col dire che questo romanzo è del tutto immeritatamente uno dei meno conosciuti dell'Inimitabile, perché stacca di diverse lunghezze un ...(continue)

    Capolavori come questo sono assai difficili da commentare, sebbene di cose da dire ce ne siano diverse. Cominciamo col dire che questo romanzo è del tutto immeritatamente uno dei meno conosciuti dell'Inimitabile, perché stacca di diverse lunghezze un romanzo celebre come Oliver Twst, per esempio, e si appaia, anche se per motivi diversi, agli acclarati capolavori come David Copperfield.
    Quello che più ha colpito me è che potrebbe essere stato scritto anche oggi come satira contro gli Stati Uniti, perché molte delle cose che vengono rimproverate oggi agli States sono già ben presenti e descritte nel solito modo sublime dal Mio (memorabile Mark quando dice che gli americani amano talmente la libertà da prendersi delle libertà con essa; altrettanto la descrizione di un certo comprimario che gira armato come espressione massima della democrazia statunitense; per finire, solo per breve resoconto, s'intende, l'ipocrisia di una società che, pur avendo fatto dell'uguaglianza e delle pari opportunità il vessillo della propria esistenza, è, nei fatti, molto più discriminatoria di quella inglese). E' straordinario e rende ancora una volta conto di cosa significhi la parola "classico" e di quanto restituisca in termini di riflessione (per tacere della bellezza) leggerne uno.
    I due Martin sono due bei personaggi, anche se non troppo nuovi nel panorama dickensiano; anche Mark ricorda un po' il mitico Sam de Il circolo Pickwick, anche se nuova e stramba e divertentissima è la sua fissazione di aver del merito nell'essere contento; ma, naturalmente, il migliore è lui, Tom Pinch, il "buono" tipicamente dickensiano, che solo ad occhi un po' troppo cinici potrebbe apparire ridicolo. IO credo e spero che persone così esistano davvero, in qualche angolo di mondo; e Dickens deve averne conosciuti e ci ha fatto l'immenso dono di descrverceli così bene.
    Ultima nota, il romanzo fa straridere: è un Dickens, dopotutto.

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    Saby said on Feb 10, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Dickens aveva la capacità, con le sue storie e con i suoi personaggi, di far entrare il lettore dentro le sue pagine, e Martin Chuzzlewit non fa eccezione: l'incantesimo è più potente che mai! Sfido chiunque a non empatizzare sin da subito con ...(continue)

    Dickens aveva la capacità, con le sue storie e con i suoi personaggi, di far entrare il lettore dentro le sue pagine, e Martin Chuzzlewit non fa eccezione: l'incantesimo è più potente che mai! Sfido chiunque a non empatizzare sin da subito con il povero Tom Pinch dal cuore d'oro, o a non considerare sin da subito nella cerchia degli amici più stretti l'allegro (fin troppo!) Mark Tapley!
    Insomma, l'ennesimo capolavoro di Dickens, in un'ottima edizione Adelphi impreziosita dalle bellissime illustrazioni di Phiz.

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    Laefe said on Feb 5, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Le prime duecento pagine

    Lo so, lo so, ne ho letto solo un sesto e non ha molto senso recensire già il libro, ma non ci posso fare niente; erano letteralmente decenni (forse un paio) che non prendevo in mano un Dickens (Christmas Carol a parte: mi riferivo ai romanzoni chi ...(continue)

    Lo so, lo so, ne ho letto solo un sesto e non ha molto senso recensire già il libro, ma non ci posso fare niente; erano letteralmente decenni (forse un paio) che non prendevo in mano un Dickens (Christmas Carol a parte: mi riferivo ai romanzoni chilometrici).
    Sono ripartito, tra quelli che mi mancavano, dal più lungo e soprattutto dal titolo a me più oscuro e meno noto.
    Sarà che mi aspettavo un Dickens decisamente minore e magari è anche così, ma ho avuto la dimostrazione che il minore dei Dickens regala non a ogni pagina, ma ad ogni riga, un piacere nella lettura che mi ha fatto capire e ricordare perchè reputo Dickens da sempre (cioè dall'Oliver Twist letto da bambino), il più grande scrittore mai esistito (e non me ne voglia l'immenso Tolstoj, ma forse la differenza è proprio che le sue opere minori mi sono sembrate veramente "minori" rispetto ai capolavori; e comunque essere sul podio dopo il grande Charles non è da buttar via).
    Potrei definire questo romanzo come un "Circolo Pickwick" meno riuscito, meno divertente, nel senso che lo spirito è quello, l'intento probabilmente anche, ma è evidente che di capolavori come i "Papers" ce n'è uno e se anche questo è la sua copia meno riuscita, ben vengano romanzi scritti così, con personaggi così, con dialoghi così, con un'ambientazione così.
    Chissà se dopo le altre mille confermerò tutto quanto scritto sopra.

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    Alessandro Scalchi said on Aug 20, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    una miniera di umanità

    Nonostante la mole la lettura è scorrevolisima. L'ho letto dopo il david copperfield ed ero rimasto molto coinvolto dal racconto dell'io narrante, mentre con martin chuzzelwit descritto da un narratore onniscente almeno inizialmente il coinvolgiment ...(continue)

    Nonostante la mole la lettura è scorrevolisima. L'ho letto dopo il david copperfield ed ero rimasto molto coinvolto dal racconto dell'io narrante, mentre con martin chuzzelwit descritto da un narratore onniscente almeno inizialmente il coinvolgimento è stato più difficile. Come in copperfield colpisce la capacità di Dickens di descrivere degli "archetipi" formidabili siano essi dei puri di cuore (pinch) o degli ipocriti egoisti incurabili (Pecksiff). Il classico lieto fine forse un po' favolistico e rassicurante apre però una breccia nel cuore di assoluta fiducia che le qualità migliori dell'uomo alla fine emergono vittoriose.
    L'edizione è arricchita dalle preziose illustrazioni dell'epoca da parte di un fantomatico "phiz".

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    SaccaRola said on Jul 27, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Precisa e satirica descrizione dei peggiori comportamenti e difetti umani. Al di là delle immagini riportate sul libro (quelle dei bei libri del tempo che fu) i personaggi sono palpabili come se fossero lì realmente con il lettore o peggio come in ta ...(continue)

    Precisa e satirica descrizione dei peggiori comportamenti e difetti umani. Al di là delle immagini riportate sul libro (quelle dei bei libri del tempo che fu) i personaggi sono palpabili come se fossero lì realmente con il lettore o peggio come in taluni casi fossero il lettore stesso. Non per altro Dickens voleva introdurre questo libro con una citazione del tipo "potrebbe essere casa vostra, potreste essere voi" ma gli fu sconsigliato. Poi, il lieto finale dove il bene trionfa! Nonostante la consistenza del volume (1300 pagine) una piacevolissima lettura che mi dispiace sia terminata

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    puffetta said on Mar 23, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Dopo avergliene dette peste e corna per un buon terzo del romanzo, nella postfazione che per sua espressa volontà deve suggellare ogni edizione del Chuzzlewit, il buon Charley cerca la tardiva riappacificazione con l'America e gli americani.
    Ma non c ...(continue)

    Dopo avergliene dette peste e corna per un buon terzo del romanzo, nella postfazione che per sua espressa volontà deve suggellare ogni edizione del Chuzzlewit, il buon Charley cerca la tardiva riappacificazione con l'America e gli americani.
    Ma non ci casca nessuno, vecchio marpione.

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    pierlapo kirby said on Feb 8, 2013 | Add your feedback

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