Martin Eden

Di

Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

4.4
(1970)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 458 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Polacco , Olandese , Finlandese

Isbn-10: 8817153478 | Isbn-13: 9788817153478 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: O. Previtali

Disponibile anche come: Paperback , Cofanetto , Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
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  • 5

    In search of Eden

    Martin in search of Eden: which is affirmation of the self as writer and as man. When he has it all he does not care any longer, loses himself and the finally attained eden on earth. What a great stor ...continua

    Martin in search of Eden: which is affirmation of the self as writer and as man. When he has it all he does not care any longer, loses himself and the finally attained eden on earth. What a great story, what a great book.

    ha scritto il 

  • 5

    La capacità di London di descrivere la psicologia delle persone è stupefacente. Itre anni della vita di Martin dalla vitale ed entusiamante scoperta alla depressione suicida ,passando attrav ...continua

    La capacità di London di descrivere la psicologia delle persone è stupefacente. Itre anni della vita di Martin dalla vitale ed entusiamante scoperta alla depressione suicida ,passando attraverso la delusione per il genere umano .. Una parabola annichilente che però trascina con la forza di una scrittura limpida , mai noiosa . Un classico imperdibile

    ha scritto il 

  • 3

    seconda rilettura deludente

    avevo molto amato questo romanzo, da ragazza. ho la sensazione che, mentre i romanzi di avventura di london conservino la loro magia anche letti in età adulta, l'ingenuità dei contenuti più spiccatame ...continua

    avevo molto amato questo romanzo, da ragazza. ho la sensazione che, mentre i romanzi di avventura di london conservino la loro magia anche letti in età adulta, l'ingenuità dei contenuti più spiccatamente politici o sociali non possano che lasciare disarmati.
    forse avrei preferito conservare il ricordo e l'amore della mia prima lettura :(

    ha scritto il 

  • 4

    Peccato, Martin Eden.

    London sviluppa il personaggio in modo mirabile: lo vediamo evolvere, nel lessico e nel pensiero. Il franco e grossolano marinaio diventa un intellettuale tormentato, tanto cambiato da non sentirsi pi ...continua

    London sviluppa il personaggio in modo mirabile: lo vediamo evolvere, nel lessico e nel pensiero. Il franco e grossolano marinaio diventa un intellettuale tormentato, tanto cambiato da non sentirsi più a casa in nessun luogo. Martin Eden è un proto-Gatsby, come Gatsby cresce oltre i limiti dell'oggetto del suo amore, solo che a differenza di Il grande Gatsby, Martin Eden è un romanzo mediocre; è non è alla bella scrittura che mi riferisco, quanto alla mancanza di vividezza: London raramente fa prendere vita al personaggio, piuttosto della sua vita fa un lungo racconto indiretto.
    Peccato. Comunque un page turner, comunque ti resta appiccicato addosso.

    ha scritto il 

  • 0

    And at the instant he knew, he ceased to know.

    Hai commesso due errori, Martin, così ti sei perduto. Non ti accuso d’esser stato ingenuo, piuttosto radicale fino all’estremo. Hai giocato male la mano ...continua

    And at the instant he knew, he ceased to know.

    Hai commesso due errori, Martin, così ti sei perduto. Non ti accuso d’esser stato ingenuo, piuttosto radicale fino all’estremo. Hai giocato male la mano buona, che non la fortuna ma il talento e il lavoro da mulo ti avevano dato. Così ti sei perduto. Un vero peccato.
    Mentre ti scrivo, non so perché, ti immagino con le fattezze di Josh Homme.

    La prima topica è aver creduto all’idea preconcetta che le persone che hanno una cultura siano colte. Non è un calembour, è una conclusione a cui sono giunto, non senza desolazione, osservando e incontrando: oggi ti farei ben leggere certe castronerie da social network, trasecoleresti scoprendo che arrivano da giornalisti, scrittori, artisti.
    Per colto, del resto, non intendiamo chi sa ma chi ama sapere e vuole sapere sempre più e quando non sa non cerca scuse ma il modo per colmare la sua lacuna. Perché sta bene così.
    In quell’ambiente che sul subito ti ha terrorizzato, poi abbacinato, la prima cosa che hai notato non furono i soldi, non riesci a essere banale nemmeno sforzandoti, ma l’istruzione superiore, che per la tua classe – a quei tempi eravate tutti fissati con questa parola – era un tabù. Gli oggetti della tua ammirazione non li sentivi superiori per il denaro, il potere, le case. Ma perché avevano studiato.
    Quando con il tuo studio matto e disperatissimo pensavi di aver colmato il distacco con quella classe, quanto è stato terribile scoprire che, invece, ti erano superiori proprio per il denaro, il potere, le case? E che nemmeno una laurea in letteratura inglese è garanzia di umanesimo?
    Ti dirò, il tuo umanesimo non mi entusiasma. Spencer, e il darwinismo sociale, e Nietzsche usato nel modo peggiore. Ma ti rendeva colto. Appresa un’idea ne cercavi subito un'altra. Sentendo un nome, una parola, un concetto che non conoscevi ti precipitavi a impararlo meglio di chi lo aveva pronunciato. Perché eri convinto che così facesse Ruth, nevvero?
    Lei ti voleva bene, davvero, detesto mettere in dubbio i sentimenti delle persone, ma aveva quel vizietto di voler essere il tuo Pigmalione. [1] Che paradosso. Riusciva ad amarti quando eri inferiore a lei, è crollata quando le sei diventato superiore. Niente di nuovo, per carità, ma capisco la tua delusione.

    Ognuno si comporta secondo la luce che l’illumina, e nessuno può far meglio.

    Delusione. Ma ci hai messo anche del tuo, con il secondo, fatale, errore. All’inizio ti ho pensato come un antenato di Gatsby, disposto a qualunque cosa, fino a stravolgere completamente la tua vita, per amore di una donna. Poi, via via, mi sei sembrato sempre più Christopher McCandless. Non mi levo dalla testa che se si fosse fermato alla comune hippie con quella ragazzetta dalla bella voce sarebbe ancora vivo.
    Conosco già la tua obiezione, Martin. Eri andato troppo in là per tornare da Lizzie. Premesso che non sono d’accordo, avresti potuto anche tenerti Ruth, accettare limiti, difetti, incomprensioni, investire la tua titanica volontà per superarli.
    Vedi, l’insoddisfazione incurabile ha creato uno dei personaggi più celebri della letteratura, Faust. E non è che l’insoddisfazione sia di per sé una brutta cosa: spinge artisti, lavoratori, imprenditori a crescere ogni giorno nella loro attività.
    Ma non va applicata a tutto. Purtroppo tu sei radicale e una volta scelto il metodo lo porti all’estremo in ogni ambito della vita. Ma l’insoddisfazione, là dove non si tratta solo di realizzazione, quando ci sono in ballo emozioni e sentimenti: fede, solidarietà, amore… può ritorcersi contro. Hanno coniato un proverbio per questo: il meglio è nemico del bene. Al solito, non prenderlo alla lettera, ma nelle regioni della nostra vita di cui ti ho detto funziona. Se si volesse essere perfetti non si crederebbe mai, non si farebbe mai del bene, non si amerebbe mai.

    Per questo la tristezza che mi dà Christopher che va ancora più a nord ora la provo anche per te che sali sulla Mariposa. Vorrei fermarti, Martin, e dirti che l’ultima frase della tua storia, che London ti ha confezionato su misura, non è vera.
    Ma purtroppo lo è.

    [1] La mente della ragazza era afflitta da quella «insularità», che spinge le nature umane a pensare che il loro partito o credo o concezione di vita sia la migliore, l’unica giusta, e che tutti gli altri individui sparsi per il mondo si trovino in una posizione di svantaggio nei loro confronti.

    ---

    Come posso ancora interessarmi ai libri? Questa mattina ho avuto un’altra emorragia.
    Il tisico Brissenden si interroga su ciò che davvero ha valore nella vita.

    – Vi assicuro che sono rimasto sgomento, a vedere la quantità di sciocchezze scritte sul conto di Stevenson e delle sue opere.
    – Vampiri e arpie! Come la conosco quella genia… che cercava di beccarlo per la sua lettera su padre Damien, che voleva analizzarlo, misurarlo…
    – Che volevano misurarlo sul metro della loro miserabile personalità.

    Martin e Brissenden parlano di uno dei miei santi preferiti e della straordinaria apologia che ne fece Stevenson.

    Era una torma di lupi, che aveva deciso di lambirgli le mani anziché piantargli le zanne nella carne. Lambir le mani o azzannare era una cosa che dipendeva tutta dal caso.
    Dedicata ai critici letterari e agli intellettuali vari. Ma si applica benissimo anche all’isterismo del cosiddetto popolo nel decretare il successo o la rovina di una moda, un’idea, una persona.

    ha scritto il 

  • 4

    eden paradossale

    Un vero eroe da romanzo dell' 800 ma con inquietudini più moderne quasi esistenzialiste. Il finale senza speranza di fuga segna l'impossibilità di vivere nello schema del determinismo darwiniano ma a ...continua

    Un vero eroe da romanzo dell' 800 ma con inquietudini più moderne quasi esistenzialiste. Il finale senza speranza di fuga segna l'impossibilità di vivere nello schema del determinismo darwiniano ma anche l'aborto del superuomo nietzschiano: nulla conta nel mondo delle apparenze.

    ha scritto il 

  • 5

    "Quanto a me, voglio il meglio che c'è in ogni uomo, chiamalo fatto personale, o volgarità, o come ti pare e piace."

    Sono certa che chiunque troverà tra le pagine di questo libro meraviglioso qualcosa di davvero importante.

    ha scritto il 

  • 5

    Io sono il capitano della mia anima

    Vi è mai capitato di avere la certezza che la vostra vita non vi si confacesse, di avere voglia di mirare alto ad un obiettivo e di cercare con tutte le vostre forze di raggiungerlo perchè sapevate ch ...continua

    Vi è mai capitato di avere la certezza che la vostra vita non vi si confacesse, di avere voglia di mirare alto ad un obiettivo e di cercare con tutte le vostre forze di raggiungerlo perchè sapevate che voi non vi potevate accontentare, come fa la maggior parte della massa?
    Vi è mai capitato, nel tentativo di raggiungere quell'obiettivo, di sentirvi dire che non ce l'avreste mai fatta, di sentirvi apostrofare come fannulloni, idealisti, utopici, falliti, e di vedervi trattati alla stregua di reietti?
    Vi è mai capitato di avere la sensazione di non riuscire a farvi capire, di domandarvi se siete voi a parlare ostrogoto o gli altri a non intendere una sola parola di ciò che dite, di trovarvi in mezzo ad una turba pensando "che ci faccio qui?" o di pensare di essere migliori rispetto a chi vi circonda e, per questo, essere tacciati di superbia quando invece si trattava solo di consapevolezza di sè e riconoscimento dei propri e altrui limiti?
    Vi è mai capitato che, una volta effettivamente raggiunto quell'obiettivo prefissato, le stesse persone che prima vi additavano, insultavano, umiliavano, siano state poi così pronte a riavvicinarsi stendendo tappeti rossi al vostro passaggio e adulandovi come se, per loro, non ci fosse mai stato un atteggiamento diverso nei vostri confronti (anzi, se glielo si fa notare, negano...negano fino allo sfinimento persino l'evidenza)?
    E vi è mai capitato che, sempre alla realizzazione del proprio desiderio, quello stesso obiettivo realizzato si tramutasse in qualcosa di totalmente diverso da ciò che si era desiderato, immaginato, aspettato e che non si potesse tollerarne la delusione ma non si riuscisse nemmeno più a tornare indietro?
    Se almeno ad una delle domande di cui sopra la vostra risposta è "sì", fatevi un regalo: leggete di Martin Eden!
    Ma anche se avete risposto "no"...leggetelo comunque!

    ha scritto il 

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