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Mary Barton

By

Publisher: Oxford University Press

4.0
(72)

Language:English | Number of Pages: 480 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , Spanish

Isbn-10: 0199538352 | Isbn-13: 9780199538355 | Publish date: 

Curator: Shirley Foster

Also available as: Hardcover , Audio Cassette , Library Binding , Others , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Book Description
This new edition reproduces the last edition of the novel supervised by Gaskell.
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  • 3

    Mentre Marx scriveva il Manifesto...

    Elizabeth Gaskell scrisse Mary Barton nel 1848, e di fatto questo è uno dei primi, se non il primo, romanzo a porre al centro della vicenda la condizione operaia nell'Inghilterra industriale del ...continue

    Elizabeth Gaskell scrisse Mary Barton nel 1848, e di fatto questo è uno dei primi, se non il primo, romanzo a porre al centro della vicenda la condizione operaia nell'Inghilterra industriale del primo ottocento. E' questo indubbiamente un grande merito del libro, che gli fruttò tra l'altro – oltre che una fulminea notorietà – le ire degli ambienti conservatori britannici. La Gaskell era all'epoca una giovane signora di estrazione borghese che, avendo sposato un ecclesiastico di Manchester, era entrata in contatto con la dura condizione di vita degli operai delle industrie delle Midlands, che proprio in quegli anni subivano gli effetti di una delle più tremende crisi da sovrapproduzione del primo capitalismo. Colpita dalla morte di un figlioletto, scrive Mary Barton con funzione quasi catartica rispetto al proprio dolore. Visto con gli occhi di oggi Mary Barton è un romanzo contraddittorio, che unisce ad aspetti di indubbia importanza rispetto allo sviluppo di una letteratura “degli umili”, anche elementi discutibili e, come dire, già datati all'epoca della stesura. Sicuramente di grande rilevanza, come detto, è l'ambientazione del romanzo: la Manchester dei quartieri operai è descritta in tutta la sua crudezza, con i suoi vicoli bui e maleodoranti, le case annerite dal fumo, gli scantinati umidi dove si ammassano intere famiglie. Molto lucida è anche l'analisi degli spietati meccanismi dello sfruttamento attivati dal capitalismo industriale: ci sono passi nei quali l'autrice rivela di avere compreso appieno come le forze del mercato determinino la mercificazione del lavoro, e come questa mercificazione – con l'appropriazione da parte dei padroni di buona parte del frutto del lavoro degli operai - sia la causa prima del dolore, della fame e dell'ignoranza in cui questi ultimi sono costretti a vivere. La storia, poi, è indubbiamente una bella storia, in cui si mescolano una vicenda collettiva – quella degli operai che anelano ad una vita migliore e lottano per questo – e una personale – quella della protagonista, giovane e bella figlia di un operaio cartista, che si affaccia alla vita e fatica a riconoscere il vero amore. Le vicende collettive e familiari si dipanano in parallelo, e non mancano i momenti di suspance e di attesa legati alla drammaticità degli avvenimenti narrati. Molti personaggi sono dotati di una loro specifica umanità, che l'autrice ci comunica con tratti a volte brillanti. Se questi sono gli elementi che colpiscono positivamente, non si possono tacere gli aspetti che considero negativamente. Innanzitutto la tendenza ad una narrazione fortemente melodrammatica, in cui i dialoghi – in particolare - risultano molte volte artificiosamente pomposi, soprattutto considerando che i protagonisti sono rudi operai di Manchester. La lingua, il tono della Gaskell non si adattano all'ambiente che descrive, e questo accentua la sensazione - crescente con l'avanzare della lettura – che il libro sia frutto di un atteggiamento paternalistico. Il paternalismo religioso emerge poi appieno se si considera la tesi di fondo del libro: padroni e operai hanno gli stessi interessi, e basta che gli uni guardino agli altri con occhi cristiani e trovino le occasioni per cooperare che tutto andrà meglio. La contrapposizione delle classi, la dura lotta per i propri diritti non può che generare lutti e disgrazie. Ora, è vero che il romanzo è del 1848, ma incidentalmente si può far notare che è proprio di quell'anno la pubblicazione del Manifesto del Partito Comunista di Mark & Engels. Per questi motivi non concordo con Anna Luisa Zaso che nella sua prefazione parla di un romanzo rivoluzionario: è il romanzo di una signora che sicuramente prova pietà per la vita degli operai, che sicuramente si sente moralmente vicina a loro, che sente quanta umanità e quanto talento inespresso vi sia in quelle vite, ma che ha paura della rabbia che si accumula nelle menti, delle lotte che il movimento può esprimere, e propone quindi una prospettiva di concordia universale basata sui valori cristiani, non accorgendosi che le cause dello sfruttamento, peraltro dall'autrice come detto comprese, impediscono una tale prospettiva. In definitiva Mary Barton è un romanzo che oggi definiremmo buonista. Un punto della prefazione della Zaso invece mi convince, ed è quello della funzione centrale del dolore, che viene visto nel romanzo come mezzo per purificarsi e migliorare: molti sono i morti che costellano le pagine di Mary Barton, ed è proprio attraverso le sofferenze e i lutti che i protagonisti costruiscono o “migliorano” la propria personalità. Probabilmente a questo aspetto del romanzo non è estranea, oltre alla concezione etico-religiosa della Gaskell, anche la vicenda personale della perdita del figlio.

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  • 4

    ‘John Barton became a Chartist, a Communist, all that is commonly called wild & visionary.’

    Il problema colla Gaskell è la sua appartenenza di classe – e, naturalmente, la sua visione religiosa. Si deve farne tara per meglio apprezzarne l’opera – almeno cosí è per me. Perché ...continue

    Il problema colla Gaskell è la sua appartenenza di classe – e, naturalmente, la sua visione religiosa. Si deve farne tara per meglio apprezzarne l’opera – almeno cosí è per me. Perché questi aspetti rendono conciliante e prudente la sua narrazione; e il suo discorso morale, piuttosto che politico, dunque inutile e inefficace: l’antifona si capisce d’altra parte fin dalla prefazione, ove lamenta che ‘bound to each other by common interests, as the employes and the employed must ever be’ invece siano in conflitto! – Questo soltanto costituirebbe un difetto invero grande... Ma tutto –o quasi– è riscattato dalla sua onestà intellettuale che la fa essere molto empatica verso i lavoratori: prova ne sia che fu criticata da amici, e da personaggi della sua stessa parte, che la videro schierata coi ‘men’ piuttosto che coi ‘masters’ – ovvero non neutrale, non obbiettiva... d’altra parte nulla di nuovo: solo i padroni –è cosa notoria– conoscono il bene generale, oltre ai loro sicofanti e lacchè vari... La Gaskell non volendo esser, con tutta la sua pietà e discernimento morale (se non precisamente economico...) né l’uno né l’altro narra una buona storia, – ottima se non fosse, appunto, per le concessioni al tentativo (religioso) di conciliare ed escludere ogni implicazione «sovversiva»: come la trama stessa, la sua conclusione, la figura di John Barton mostrano. Confesso di preferire ancora North & South (e la sua intraprendente protagonista!) – ma la prima parte sopra tutto, che si concentra sulla vita degli operai di Manchester –sulla loro vita privata, in verità, più che quella di fabbrica– è davvero pregevole, narrata con tono affatto realistico e, come già detto, empatico: mostrandone aspetti anche particolari –e spesso ignorati– come la passione entomologica dell’autodidatta Job Legh! Comunque, un libro importante, politicamente quanto artisticamente – per rammentarsi di quale insulto clamoroso fosse un volta ‘Owenite’: il nome del padre, per molti aspetti, del sindacalismo, un benefattore che si trova usato come paradigma della nefandezza di voler l’eguaglianza dei godimenti... solo la cialtroneria dei ‘masters’ (che tali rimangono, quale che sia il nome che si vuol loro attribuire!) può arrivare a tanto... quindi – viva Owen!

    P.S Naturalmente trattare come atto politico -in relazione al Cartismo, ma non solo– il gesto di John Barton è fuorviante, di là da ogni questione morale!

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  • 5

    Finalmente un libro in cui la fervente religiosità dell'autrice ben si fonde e si bilancia con la storia dei suoi personaggi. Stupisce un po' che, in questo suo primo romanzo, non esista alcuna ...continue

    Finalmente un libro in cui la fervente religiosità dell'autrice ben si fonde e si bilancia con la storia dei suoi personaggi. Stupisce un po' che, in questo suo primo romanzo, non esista alcuna figura ecclesiastica. La storia è pregna di drammi che coivolgono Mary e quelli a lei cari, ben ci sarebbe stato un uomo di chiesa, invece qui i "consigli" religiosi si limitano a passare per bocca della gente comune. Ne vien fuori un lavoro molto più godibile rispetto agli altri letti in precedenza, non appesantito da continue citazioni bibliche e sermoni vari.

    Opera prima che, anche se nata in età ormai matura, porta evidenti tutti segni della genuina passione che solo le iniziazioni possono generare.

    La storia non si discosta molto dalle solite del periodo in cui è ambientato il libro, Mary Barton è o potrebbe essere una delle tante ragazze perdute. Fa da sfondo la Manchester del 1840 circa, una metropoli minacciata dalla crisi industriale, dalla fame e dallo sciopero, tutti temi cari all'autrice. Il padre di Mary è un membro del sindacato attivamente coinvolto nella lotta operaia dei tessitori. La sua stessa famiglia si ritrova, come tante, a scivolare inesorabilmente verso la povertà. La fame, la rabbia e la disperazione lo spingeranno a compiere scelte deprecabili. Le vicende di Mary Barton sono totalmente coinvolgenti, la storia d'amore si alterna a quella più dura e realista dei lavoratori. Le pagine volano via velocemente e ci si ritrova a leggere spasmodicamente per giungere al finale, salvo poi chiudere improvvisamente il libro per il motivo opposto. E qui riconosco la Sherazade di Dickens. E questo è tutto ciò che mi aspetto da un buon libro.

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  • 4

    Cominciato, abbandonato e ripreso varie volte per pigrizia o per leggere altro alla fine si è rivelato un libro molto interessante per lo spaccato sull'Inghilterra della rivoluzione industriale. ...continue

    Cominciato, abbandonato e ripreso varie volte per pigrizia o per leggere altro alla fine si è rivelato un libro molto interessante per lo spaccato sull'Inghilterra della rivoluzione industriale. Ambientato tra i poveri lavoratori di Manchester nella metà dell'Ottocento narra la storia di Mary e della sua frivola infatuazione per Henry Carson il figlio di un ricco industriale che mira solo a sedurla. Purtroppo il giovane viene ucciso in circostanze misteriose e Jem, un bravo ragazzo seriamente innamorato di Mary e gran lavoratore viene ingiustamente incolpato dell'omicidio. Ottima prova letteraria della Gaskell, erede al femminile di C. Dickens.

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  • 4

    "La cara vecchia fosca triste fumosa grigia Manchester" [cit. Gaskell]

    Avevo voglia di leggere un libro "antico" e mi son ritrovata tra le mani un libro dalla tematica quanto mai attuale, vale a dire la crisi economica che colpì duramente i tessitori inglesi a metà ...continue

    Avevo voglia di leggere un libro "antico" e mi son ritrovata tra le mani un libro dalla tematica quanto mai attuale, vale a dire la crisi economica che colpì duramente i tessitori inglesi a metà dell'Ottocento. Sullo sfondo di una Manchester cupa, squallida, ricoperta dal fumo delle ciminiere, "questa città che sembra la cappa di un camino" la definisce uno dei protagonisti, si muovono gli operai ridotti alla fame e al freddo a causa della mancanza di lavoro, costretti ad assistere alle sofferenze e alle dipartite dei propri figli. L'incomunicabilità e l'incomprensione tra le classi sociali sono il tema fondamentale del romanzo: da una parte la fredda indifferenza dei padroni arroccati sulle loro posizioni e insensibili alle tribolazioni dei loro dipendenti, dall'altra gli operai esasperati da questa ingiusta disuguaglianza. Le esigenze dei tessitori sono riassunte nella frase rabbiosa che pronuncia John Barton, il padre di Mary, in risposta alla figlia che lo esorta a rivolgersi all'assistenza pubblica: "Non voglio soldi. Maledetta la loro carità e i loro soldi! Io voglio lavoro, è nel mio diritto! Voglio lavoro!" L'insoddisfazione dei tessitori sfocia in tragedia. L'autrice fa intendere che alla fin fine anche dalla tragedia può nascere qualcosa di buono, affinchè i padroni riescano ad immedesimarsi negli operai.

    Mary Barton è un buon personaggio: all'inizio un po' frivola e dissennata, si evolve poi in una donna pronta a combattere in difesa dell'uomo che ama e in grado di far fronte a tutte le tragedie che le piombano addosso.

    Si legge bene, nonostante il dolore, le sofferenze e i patimenti che pervadono tutto il libro fino alla penultima pagina...un po' di gioia solo nel finale.

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  • 4

    Primo romanzo di Elizabeth Gaskell, scritto a trentanove anni. Si sente che è il suo primo romanzo, perché è una vera dichiarazione d'intenti.C'è tutto. La Gaskell era una "militante" ...continue

    Primo romanzo di Elizabeth Gaskell, scritto a trentanove anni. Si sente che è il suo primo romanzo, perché è una vera dichiarazione d'intenti.C'è tutto. La Gaskell era una "militante" cristiano-sociale , e il romanzo in molte parti si dilunga appassionatamente nella descrizione del suo punto di vista, sfilacciando un poco la trama del romanzo. Ma, superato il primo impatto un pò pesantuccio, ci si lascia impregnare dalla densa gravità del periodo, descritto meticolosamente dalla Gskell, e cioè il periodo che va dal 1838 bal 1842 circa, chiamato il periodo della grande fame. Siamo in Inghilterra, e le lotte di classe nelle città industriali si facevano sentire: aspre, dure, violente. Elizabeth Gaskell, con Mary Barton , apre la strada al romanzo realistico, al romanzo a forte impatto sociale. la strada su cui viaggia Charles Dickens. Non a caso lo stesso Dickens, apprezzerà moltissimo i suoi romanzi. Io l'ho trovato interessante, l'ho letto velocemente ed ho apprezzato questa sua descrizione lucida della divisione netta delle classi sociali: ho apprezzato questo suo indulgere in questioni , ritenute ad appannaggio maschile, pur usando come pretesto una storia d'amore (retaggio romantico) ma che appunto serve da collante per descrivere la grande divisione di classe essitente nella società...conosceva molto bene il sindacato, il movimento operaio, le asscociazioni politiche...Questo aspetto la rende unica.Perché intravedo in lei la bis-bis-bis-bis-bisnonna di quella corrente social-realista-british che va dal rock (vedi i Clash e altri) al cinema (vedi Ken Loach), alla letteratura che guarda il mondo attraverso gli occhi degli emarginati, dei poveri...di coloro che quando dicono basta, si ribellano violentemente... Per i miei gusti, il romanzo è un pò troppo intriso di prediche e morale cristiana...ma la Gaskell è un'autrice che va assolutamente letta.

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  • 3

    寫於 1848 年,這是作者的第一部長篇小說。Gaskell 在 Knutsford, Cheshire 長大,結了婚才因為丈夫工作(牧師)的關係定居於老家北邊的 ...continue

    寫於 1848 年,這是作者的第一部長篇小說。Gaskell 在 Knutsford, Cheshire 長大,結了婚才因為丈夫工作(牧師)的關係定居於老家北邊的 Manchester。婚後跟隨丈夫工作上的需要,接觸當地的勞動階級和貧民,不但常幫助他們,對他們的困境及苦楚有相當的瞭解,也因此使她產生以小說傳達社會問題的想法。另一個讓她創作 Mary Barton 的動機則是結婚初期曾失去兩個孩子,多年後好不容易生了一個兒子,又不幸在快一歲時病死。傷心的 Gaskell 只能以寫作轉移並試圖平撫喪子之痛。

    Mary Barton 的前半部描寫勞動階級的慘況。原本任勞任怨只求養家活口,如何被逼得在餓死或錢愈拿愈少,終究也是死路一條間做選擇;部分偏激的工人甚至打算以激烈手段逼迫業主和勞工談判。Gaskell 以充滿同情的語調詳細說明工人們的辛酸:光靠男人工作還不夠,女孩子年紀一到不是跟著進工廠作工,就是幹針線活補貼家用(然後年紀輕輕就瞎眼),再不然就是幫人洗衣打雜或到有錢人家幫傭。男孩子粗壯些的便隱瞞年紀早早送進工廠,童工限制什麼的對窮人只是要命的負擔。

    當謀殺案終於發生,小說的節奏也開始加快 ── 只稍微快一些。全書唯一稱得上緊湊或引人入勝之處,大概只有 Mary 為了提供 Jem 的不在場證明而必須尋找證人的部份。謀殺案本身不需要讀者動腦推敲,作者很快便自行接露謎底 ── 畢竟本書是寫實小說,不是奇情小說。

    我不是很喜歡這部小說。除了因為探討的問題嚴肅而不易投入,主要是 Gaskell 使用大量 Lancashire 方言並直接把腔調轉化為文字,讓我難以聚精會神於故事上。尤其作者以 "omnipresence" 的態度不斷介入故事發展,個人想法也摻雜其中 ── 這一直是我最討厭的說故事方式。同樣探討 Manchester 的社會問題,作者在 1855 年另外又寫了一本 North and South,印象中比 Mary Barton 好讀些,故事也比較有趣。類似題材的還有 Charlotte Brontë 寫於 1849 的 Shirley,調性又比 Gaskell 的那兩本輕鬆些,也是三本中我最喜歡的。

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  • 3

    A simple story of what life was like for both poor and rich in the 1800's. It contains some memorable sayings but the characters are not so memorable as they could be - too much description and not ...continue

    A simple story of what life was like for both poor and rich in the 1800's. It contains some memorable sayings but the characters are not so memorable as they could be - too much description and not enough dialogue to make them real.

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  • 5

    Wow! by far the favorite of Mrs. Gaskell's books I've read so far. How really awful it was to be poor in Manchester in the 1840s. It was all about how tragedy happens to really good people. It ...continue

    Wow! by far the favorite of Mrs. Gaskell's books I've read so far. How really awful it was to be poor in Manchester in the 1840s. It was all about how tragedy happens to really good people. It lacked artificiality and had great characterisation. There was so much you wouldn't expect her to write about, opium addicts, alcoholic prostitutes and murders. She talked about mother's giving opium to their children to fend off the feelings of starvation and there were many many deaths. But despite this it was never truly bleak.

    Even the 19th century love story was there as social commentary and on the gloomy side, including the line of the hero picturing see his lover dead when he heard she'd been interested in someone else. "A vision of her pale sweet face, with her bright hair, all bedabbled with gore, seemed to float constantly before his eyes".

    She wrote this after the death of her son and there was some beautiful passages, my favorite was:
    It is the woes that cannot in any earthly way be escaped that admit least earthly comforting. Of all trite, worn-out hollow mockeries of comfort that are ever uttered by people who will not take the trouble of sympathising with others, the one I dislike the most is the exhortion not to grieve over an event "for it cannot be helped". Do you think if I could help it, I would sit still with folded hands, content to mourn? Do you not believe that as long as hope remained I would be up and doing? I mourn because what has occurred cannot be helped. The reason you give me for not grieving, is the very and sole reason of my grief."

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