Hooray! You have added the first book to your bookshelf. Check it out now!
Create your own shelf sign up
[−]
  • Search Digit-count Valid ISBN Invalid ISBN Valid Barcode Invalid Barcode

Mary Barton

By Elizabeth Cleghorn Gaskell

(7)

| Paperback | 9780199538355

Like Mary Barton ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free

Book Description

'It's the masters as has wrought this woe; it's the masters as should pay for it.' Set in Manchester in the 1840s - a period of industrial unrest and extreme deprivation - Mary Barton depicts the effects of economic and physical hardship upon the cit Continue

'It's the masters as has wrought this woe; it's the masters as should pay for it.' Set in Manchester in the 1840s - a period of industrial unrest and extreme deprivation - Mary Barton depicts the effects of economic and physical hardship upon the city's working-class community. Paralleling the novel's treatment of the relationship between masters and men, the suffering of the poor, and the workmen's angry response, is the story of Mary herself: a factory-worker's daughter who attracts the attentions of the mill-owner's son, she becomes caught up in the violence of class conflict when a brutal murder forces her to confront her true feelings and allegiances. Mary Barton was praised by contemporary critics for its vivid realism, its convincing characters and its deep sympathy with the poor, and it still has the power to engage and move readers today. This edition reproduces the last edition of the novel supervised by Elizabeth Gaskell and includes her husband's two lectures on the Lancashire dialect. ABOUT THE SERIES: For over 100 years Oxford World's Classics has made available the widest range of literature from around the globe.
Each affordable volume reflects Oxford's commitment to scholarship, providing the most accurate text plus a wealth of other valuable features, including expert introductions by leading authorities, helpful notes to clarify the text, up-to-date bibliographies for further study, and much more.

10 Reviews

Login or Sign Up to write a review
  • 1 person finds this helpful

    Mentre Marx scriveva il Manifesto...

    Elizabeth Gaskell scrisse Mary Barton nel 1848, e di fatto questo è uno dei primi, se non il primo, romanzo a porre al centro della vicenda la condizione operaia nell'Inghilterra industriale del primo ottocento.
    E' questo indubbiamente un gran ...(continue)

    Elizabeth Gaskell scrisse Mary Barton nel 1848, e di fatto questo è uno dei primi, se non il primo, romanzo a porre al centro della vicenda la condizione operaia nell'Inghilterra industriale del primo ottocento.
    E' questo indubbiamente un grande merito del libro, che gli fruttò tra l'altro – oltre che una fulminea notorietà – le ire degli ambienti conservatori britannici.
    La Gaskell era all'epoca una giovane signora di estrazione borghese che, avendo sposato un ecclesiastico di Manchester, era entrata in contatto con la dura condizione di vita degli operai delle industrie delle Midlands, che proprio in quegli anni subivano gli effetti di una delle più tremende crisi da sovrapproduzione del primo capitalismo.
    Colpita dalla morte di un figlioletto, scrive Mary Barton con funzione quasi catartica rispetto al proprio dolore.
    Visto con gli occhi di oggi Mary Barton è un romanzo contraddittorio, che unisce ad aspetti di indubbia importanza rispetto allo sviluppo di una letteratura “degli umili”, anche elementi discutibili e, come dire, già datati all'epoca della stesura.
    Sicuramente di grande rilevanza, come detto, è l'ambientazione del romanzo: la Manchester dei quartieri operai è descritta in tutta la sua crudezza, con i suoi vicoli bui e maleodoranti, le case annerite dal fumo, gli scantinati umidi dove si ammassano intere famiglie.
    Molto lucida è anche l'analisi degli spietati meccanismi dello sfruttamento attivati dal capitalismo industriale: ci sono passi nei quali l'autrice rivela di avere compreso appieno come le forze del mercato determinino la mercificazione del lavoro, e come questa mercificazione – con l'appropriazione da parte dei padroni di buona parte del frutto del lavoro degli operai - sia la causa prima del dolore, della fame e dell'ignoranza in cui questi ultimi sono costretti a vivere.
    La storia, poi, è indubbiamente una bella storia, in cui si mescolano una vicenda collettiva – quella degli operai che anelano ad una vita migliore e lottano per questo – e una personale – quella della protagonista, giovane e bella figlia di un operaio cartista, che si affaccia alla vita e fatica a riconoscere il vero amore. Le vicende collettive e familiari si dipanano in parallelo, e non mancano i momenti di suspance e di attesa legati alla drammaticità degli avvenimenti narrati. Molti personaggi sono dotati di una loro specifica umanità, che l'autrice ci comunica con tratti a volte brillanti.
    Se questi sono gli elementi che colpiscono positivamente, non si possono tacere gli aspetti che considero negativamente.
    Innanzitutto la tendenza ad una narrazione fortemente melodrammatica, in cui i dialoghi – in particolare - risultano molte volte artificiosamente pomposi, soprattutto considerando che i protagonisti sono rudi operai di Manchester. La lingua, il tono della Gaskell non si adattano all'ambiente che descrive, e questo accentua la sensazione - crescente con l'avanzare della lettura – che il libro sia frutto di un atteggiamento paternalistico.
    Il paternalismo religioso emerge poi appieno se si considera la tesi di fondo del libro: padroni e operai hanno gli stessi interessi, e basta che gli uni guardino agli altri con occhi cristiani e trovino le occasioni per cooperare che tutto andrà meglio. La contrapposizione delle classi, la dura lotta per i propri diritti non può che generare lutti e disgrazie. Ora, è vero che il romanzo è del 1848, ma incidentalmente si può far notare che è proprio di quell'anno la pubblicazione del Manifesto del Partito Comunista di Mark & Engels.
    Per questi motivi non concordo con Anna Luisa Zaso che nella sua prefazione parla di un romanzo rivoluzionario: è il romanzo di una signora che sicuramente prova pietà per la vita degli operai, che sicuramente si sente moralmente vicina a loro, che sente quanta umanità e quanto talento inespresso vi sia in quelle vite, ma che ha paura della rabbia che si accumula nelle menti, delle lotte che il movimento può esprimere, e propone quindi una prospettiva di concordia universale basata sui valori cristiani, non accorgendosi che le cause dello sfruttamento, peraltro dall'autrice come detto comprese, impediscono una tale prospettiva. In definitiva Mary Barton è un romanzo che oggi definiremmo buonista.
    Un punto della prefazione della Zaso invece mi convince, ed è quello della funzione centrale del dolore, che viene visto nel romanzo come mezzo per purificarsi e migliorare: molti sono i morti che costellano le pagine di Mary Barton, ed è proprio attraverso le sofferenze e i lutti che i protagonisti costruiscono o “migliorano” la propria personalità. Probabilmente a questo aspetto del romanzo non è estranea, oltre alla concezione etico-religiosa della Gaskell, anche la vicenda personale della perdita del figlio.

    Is this helpful?

    Viducoli said on Dec 29, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    ‘John Barton became a Chartist, a Communist, all that is commonly called wild & visionary.’

    Il problema colla Gaskell è la sua appartenenza di classe – e, naturalmente, la sua visione religiosa. Si deve farne tara per meglio apprezzarne l’opera – almeno cosí è per me.
    Perché questi aspetti rendono conciliante e prudente la sua narrazione; e ...(continue)

    Il problema colla Gaskell è la sua appartenenza di classe – e, naturalmente, la sua visione religiosa. Si deve farne tara per meglio apprezzarne l’opera – almeno cosí è per me.
    Perché questi aspetti rendono conciliante e prudente la sua narrazione; e il suo discorso morale, piuttosto che politico, dunque inutile e inefficace: l’antifona si capisce d’altra parte fin dalla prefazione, ove lamenta che ‘bound to each other by common interests, as the employes and the employed must ever be’ invece siano in conflitto! – Questo soltanto costituirebbe un difetto invero grande...
    Ma tutto –o quasi– è riscattato dalla sua onestà intellettuale che la fa essere molto empatica verso i lavoratori: prova ne sia che fu criticata da amici, e da personaggi della sua stessa parte, che la videro schierata coi ‘men’ piuttosto che coi ‘masters’ – ovvero non neutrale, non obbiettiva... d’altra parte nulla di nuovo: solo i padroni –è cosa notoria– conoscono il bene generale, oltre ai loro sicofanti e lacchè vari...
    La Gaskell non volendo esser, con tutta la sua pietà e discernimento morale (se non precisamente economico...) né l’uno né l’altro narra una buona storia, – ottima se non fosse, appunto, per le concessioni al tentativo (religioso) di conciliare ed escludere ogni implicazione «sovversiva»: come la trama stessa, la sua conclusione, la figura di John Barton mostrano.
    Confesso di preferire ancora North & South (e la sua intraprendente protagonista!) – ma la prima parte sopra tutto, che si concentra sulla vita degli operai di Manchester –sulla loro vita privata, in verità, più che quella di fabbrica– è davvero pregevole, narrata con tono affatto realistico e, come già detto, empatico: mostrandone aspetti anche particolari –e spesso ignorati– come la passione entomologica dell’autodidatta Job Legh!
    Comunque, un libro importante, politicamente quanto artisticamente – per rammentarsi di quale insulto clamoroso fosse un volta ‘Owenite’: il nome del padre, per molti aspetti, del sindacalismo, un benefattore che si trova usato come paradigma della nefandezza di voler l’eguaglianza dei godimenti... solo la cialtroneria dei ‘masters’ (che tali rimangono, quale che sia il nome che si vuol loro attribuire!) può arrivare a tanto... quindi – viva Owen!

    P.S Naturalmente trattare come atto politico -in relazione al Cartismo, ma non solo– il gesto di John Barton è fuorviante, di là da ogni questione morale!

    Is this helpful?

    Morvan [Sunt lacrimae rerum] said on Aug 17, 2013 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    Finalmente un libro in cui la fervente religiosità dell'autrice ben si fonde e si bilancia con la storia dei suoi personaggi.
    Stupisce un po' che, in questo suo primo romanzo, non esista alcuna figura ecclesiastica. La storia è pregna di drammi che c ...(continue)

    Finalmente un libro in cui la fervente religiosità dell'autrice ben si fonde e si bilancia con la storia dei suoi personaggi.
    Stupisce un po' che, in questo suo primo romanzo, non esista alcuna figura ecclesiastica. La storia è pregna di drammi che coivolgono Mary e quelli a lei cari, ben ci sarebbe stato un uomo di chiesa, invece qui i "consigli" religiosi si limitano a passare per bocca della gente comune. Ne vien fuori un lavoro molto più godibile rispetto agli altri letti in precedenza, non appesantito da continue citazioni bibliche e sermoni vari.

    Opera prima che, anche se nata in età ormai matura, porta evidenti tutti segni della genuina passione che solo le iniziazioni possono generare.

    La storia non si discosta molto dalle solite del periodo in cui è ambientato il libro, Mary Barton è o potrebbe essere una delle tante ragazze perdute. Fa da sfondo la Manchester del 1840 circa, una metropoli minacciata dalla crisi industriale, dalla fame e dallo sciopero, tutti temi cari all'autrice. Il padre di Mary è un membro del sindacato attivamente coinvolto nella lotta operaia dei tessitori. La sua stessa famiglia si ritrova, come tante, a scivolare inesorabilmente verso la povertà. La fame, la rabbia e la disperazione lo spingeranno a compiere scelte deprecabili.
    Le vicende di Mary Barton sono totalmente coinvolgenti, la storia d'amore si alterna a quella più dura e realista dei lavoratori. Le pagine volano via velocemente e ci si ritrova a leggere spasmodicamente per giungere al finale, salvo poi chiudere improvvisamente il libro per il motivo opposto.
    E qui riconosco la Sherazade di Dickens.
    E questo è tutto ciò che mi aspetto da un buon libro.

    Is this helpful?

    Monica said on Dec 14, 2012 | 4 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Cominciato, abbandonato e ripreso varie volte per pigrizia o per leggere altro alla fine si è rivelato un libro molto interessante per lo spaccato sull'Inghilterra della rivoluzione industriale. Ambientato tra i poveri lavoratori di Manchester nella ...(continue)

    Cominciato, abbandonato e ripreso varie volte per pigrizia o per leggere altro alla fine si è rivelato un libro molto interessante per lo spaccato sull'Inghilterra della rivoluzione industriale. Ambientato tra i poveri lavoratori di Manchester nella metà dell'Ottocento narra la storia di Mary e della sua frivola infatuazione per Henry Carson il figlio di un ricco industriale che mira solo a sedurla. Purtroppo il giovane viene ucciso in circostanze misteriose e Jem, un bravo ragazzo seriamente innamorato di Mary e gran lavoratore viene ingiustamente incolpato dell'omicidio.
    Ottima prova letteraria della Gaskell, erede al femminile di C. Dickens.

    Is this helpful?

    Paola Rozzoni said on Sep 17, 2012 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    "La cara vecchia fosca triste fumosa grigia Manchester" [cit. Gaskell]

    Avevo voglia di leggere un libro "antico" e mi son ritrovata tra le mani un libro dalla tematica quanto mai attuale, vale a dire la crisi economica che colpì duramente i tessitori inglesi a metà dell'Ottocento.
    Sullo sfondo di una Manchester cupa, s ...(continue)

    Avevo voglia di leggere un libro "antico" e mi son ritrovata tra le mani un libro dalla tematica quanto mai attuale, vale a dire la crisi economica che colpì duramente i tessitori inglesi a metà dell'Ottocento.
    Sullo sfondo di una Manchester cupa, squallida, ricoperta dal fumo delle ciminiere, "questa città che sembra la cappa di un camino" la definisce uno dei protagonisti, si muovono gli operai ridotti alla fame e al freddo a causa della mancanza di lavoro, costretti ad assistere alle sofferenze e alle dipartite dei propri figli.
    L'incomunicabilità e l'incomprensione tra le classi sociali sono il tema fondamentale del romanzo: da una parte la fredda indifferenza dei padroni arroccati sulle loro posizioni e insensibili alle tribolazioni dei loro dipendenti, dall'altra gli operai esasperati da questa ingiusta disuguaglianza.
    Le esigenze dei tessitori sono riassunte nella frase rabbiosa che pronuncia John Barton, il padre di Mary, in risposta alla figlia che lo esorta a rivolgersi all'assistenza pubblica: "Non voglio soldi. Maledetta la loro carità e i loro soldi! Io voglio lavoro, è nel mio diritto! Voglio lavoro!"
    L'insoddisfazione dei tessitori sfocia in tragedia.
    L'autrice fa intendere che alla fin fine anche dalla tragedia può nascere qualcosa di buono, affinchè i padroni riescano ad immedesimarsi negli operai.

    Mary Barton è un buon personaggio: all'inizio un po' frivola e dissennata, si evolve poi in una donna pronta a combattere in difesa dell'uomo che ama e in grado di far fronte a tutte le tragedie che le piombano addosso.

    Si legge bene, nonostante il dolore, le sofferenze e i patimenti che pervadono tutto il libro fino alla penultima pagina...un po' di gioia solo nel finale.

    Is this helpful?

    Mother Superior said on Dec 3, 2011 | 1 feedback

  • 9 people find this helpful

    Primo romanzo di Elizabeth Gaskell, scritto a trentanove anni. Si sente che è il suo primo romanzo, perché è una vera dichiarazione d'intenti.C'è tutto. La Gaskell era una "militante" cristiano-sociale , e il romanzo in molte parti si dilunga appass ...(continue)

    Primo romanzo di Elizabeth Gaskell, scritto a trentanove anni. Si sente che è il suo primo romanzo, perché è una vera dichiarazione d'intenti.C'è tutto. La Gaskell era una "militante" cristiano-sociale , e il romanzo in molte parti si dilunga appassionatamente nella descrizione del suo punto di vista, sfilacciando un poco la trama del romanzo. Ma, superato il primo impatto un pò pesantuccio, ci si lascia impregnare dalla densa gravità del periodo, descritto meticolosamente dalla Gskell, e cioè il periodo che va dal 1838 bal 1842 circa, chiamato il periodo della grande fame. Siamo in Inghilterra, e le lotte di classe nelle città industriali si facevano sentire: aspre, dure, violente. Elizabeth Gaskell, con Mary Barton , apre la strada al romanzo realistico, al romanzo a forte impatto sociale. la strada su cui viaggia Charles Dickens. Non a caso lo stesso Dickens, apprezzerà moltissimo i suoi romanzi. Io l'ho trovato interessante, l'ho letto velocemente ed ho apprezzato questa sua descrizione lucida della divisione netta delle classi sociali: ho apprezzato questo suo indulgere in questioni , ritenute ad appannaggio maschile, pur usando come pretesto una storia d'amore (retaggio romantico) ma che appunto serve da collante per descrivere la grande divisione di classe essitente nella società...conosceva molto bene il sindacato, il movimento operaio, le asscociazioni politiche...Questo aspetto la rende unica.Perché intravedo in lei la bis-bis-bis-bis-bisnonna di quella corrente social-realista-british che va dal rock (vedi i Clash e altri) al cinema (vedi Ken Loach), alla letteratura che guarda il mondo attraverso gli occhi degli emarginati, dei poveri...di coloro che quando dicono basta, si ribellano violentemente...
    Per i miei gusti, il romanzo è un pò troppo intriso di prediche e morale cristiana...ma la Gaskell è un'autrice che va assolutamente letta.

    Is this helpful?

    emma said on Feb 1, 2010 | Add your feedback

Book Details

Improve_data of this book